Paola Calvetti.
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Elisabetta Seconda. Ritratto di Regina.
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2019. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il lunghissimo regno di Elisabetta seconda  la storia enigmatica di una donna timida e inavvicinabile che dell'accettazione del proprio destino, dell'appassionata difesa della corona, ha fatto la suprema ragione di vita e uno schermo impenetrabile. Con un'eccezione: la fotografia, che l'ha accompagnata nel suo lungo viaggio di sovrana e nell'iconografia del secolo. L'unico palcoscenico in cui The Queen, cedendo anche solo per pochi minuti alle leggi universali della luce e alle esigenze pratiche di un ritrattista, si  davvero rivelata. Delegando cos ai grandi autori che con il loro obbiettivo l'hanno seguita nei decenni - da Cecil Beaton a Yousuf Karsh, da Lord Snowdon a Brian Aris, da Annie Leibovitz a Harry Benson - non solo il racconto della propria immagine nel tempo e la memoria dei favolosi e talvolta drammatici giorni dei Windsor, ma anche la testimonianza del ruolo della monarchia in una societ in costante evoluzione.
Bambina giudiziosa, acerba erede al trono, regina in ogni grammo del proprio corpo, madre distante, sovrana impopolare (e poi amatissima), pi forte di ogni scandalo o dolore, espressione massima del senso del dovere e di equilibrio nella discordia e nel disordine: c' materia sufficiente per il mito.
Ma Paola Calvetti, in queste pagine, delinea anche un profilo personale, quasi intimo, di Elisabetta: l'amore per Filippo (solo formalmente due passi dietro la moglie) e le affettuose amicizie vere o presunte di entrambi; il legame profondo con il padre Giorgio sesto e l'indomabile sorella Margaret; i complessi rapporti con i membri della numerosa e impegnativa famiglia, troppo spesso fonte di pettegolezzi e imbarazzanti rivelazioni. E c' spazio per i momenti pi lievi, le passeggiate in stivaloni e foulard con gli inseparabili corgi, gli scambi di battute con gli stilisti che creano gli abiti e i bizzarri cappellini per i quali  famosa, fino alla scelta della borsetta e del gioiello pi adatto in ogni occasione: aneddoti e retroscena che mostrano anche la verit di una donna sempre in attesa di vivere, di essere compresa e amata dentro il nostro sguardo.
In un ritratto rigoroso e incalzante che per la prima volta riavvicina donna e simbolo, tra i mille irresistibili dettagli di un'esistenza e di una Royal Family senza pari al mondo, l'autrice rende ancora pi amabile una protagonista della Storia, con noi da quasi un secolo e finora sconosciuta.
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L'AUTRICE.
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Paola Calvetti, giornalista, ha lavorato alla redazione milanese di Repubblica e scritto per il Corriere della Sera e Io Donna. Ha diretto l'ufficio stampa del Teatro alla Scala,  stata direttore della comunicazione del Touring Club Italiano e direttore comunicazione e marketing dell'Opera di Firenze - Maggio Musicale Fiorentino. Finalista al premio Bancarella con il romanzo d'esordio, L'amore segreto, nel 2000 ha pubblicato L'Addio, nel 2004 N con te n senza di te, nel 2006 Perch tu mi hai sorriso, nel 2009 Noi due come un romanzo (Mondadori), seguito nel 2012 da Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili, nel 2013 da Parlo d'amor con me e nel 2017 da Gli innocenti, pubblicati da Mondadori. I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Germania, Spagna, Albania, Giappone, Olanda, Stati Uniti.
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ELISABETTA SECONDA.
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WILTSHIRE, INGHILTERRA, MARZO 2015.
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Il ragazzo del furgone carica gli ultimi mobili, sgangherato ciarpame di nessun pregio lasciato a languire nelle stanze al piano terreno. Ora il cottage ha solo bisogno di una rinfrescata, la struttura  solida, l'intonaco sano. Certo, il giardino  invaso da un groviglio di creature selvatiche, i rami degli alberi si sono arrampicati fino al tetto, il legno delle finestre  screpolato e i muretti in pietra sono sbrecciati come fette di pane raffermo, ma la posizione, nascosta da una siepe agli sguardi dei passanti,  impagabile.
L c' il silenzio perfetto.
E l'alba ha il colore del miele.
Rimasto solo, il neoproprietario di quell'oasi sonnacchiosa a poco pi di un'ora di treno da Londra scende a esplorare la cantina. La porta  socchiusa, due strisce di luce tagliano la semioscurit. Dal soffitto pende una lampada sdentata. Un treppiede velato di polvere  gettato in un angolo. Sotto una trave avvolta di ragnatele c' una cassa di legno, con un'etichetta sbiadita. Pensando che gli toccher chiamare nuovamente il tizio del furgone, solleva il coperchio senza la doverosa eccitazione che richiederebbe la scoperta di un tesoro. All'interno, disposte in verticale, ci sono decine di buste color crema.
Sono soltanto vecchie fotografie.
Alcune appaiono in condizioni perfette, altre hanno gli angoli ingialliti. Un cartaceo vaso di Pandora che  stato miracolosamente preservato dall'umidit. Nella penombra, allunga la mano e afferra la busta datata 1926. Tenendola con due dita sfila la fotografia: una giovane donna dai lineamenti delicati, il collo avvolto in una collana di perle che cade a onde sull'abito scuro, le labbra pronte ad aprirsi al sorriso, sembra fissarlo. Sulle sue ginocchia una bimbetta bionda dall'espressione corrucciata sbuca da una vestina di pizzo bianco, scalza. A fargli battere il cuore  la didascalia sul retro: Princess Elizabeth and the Duchess of York, dec. 2 1926.
Ecco perch quel viso ha l'aria cos familiare!
La misteriosa signora  la futura regina madre e la biondina non pu che essere quella bambina.
Lo scatto si  conservato intatto nella cassa per ottantanove anni, insieme a centinaia di altre testimonianze di un'infanzia predestinata e, sembrerebbe, felice: chi ha abbandonato i ritratti della famiglia reale in quella capsula del tempo? A destra, in basso, l'inchiostro della firma  sbiadito: Marcus Adams.
All'uomo basta una rapida ricerca in rete per scoprire che non solo quel nome corrisponde al suocero dell'ex proprietaria del suo cottage, la defunta Rosalind Thuillier, ma che Adams  il blasonato cognome di una stirpe di fotografi, testimoni della famiglia reale per decenni: Walton, della British Archaeological Association e coinventore della lastra a secco, era il prediletto della regina Vittoria; il figlio Marcus fra il 1926 e il 1956 ha immortalato intere pattuglie di piccoli aristocratici e, infine, Gilbert ha esordito come assistente del padre e ha avuto il privilegio di illuminare l'abbazia di Westminster per l'incoronazione di Elisabetta seconda.
C' un non so che di irresistibile nel possedere qualcosa che appartiene ai reali, ma che farsene di quel tesoro di cui fino a poche settimane prima non conosceva neppure l'esistenza? Trasformare il cottage in un museo di decorazioni vintage o sbarazzarsi di quei frammenti dinastici il prima possibile?
Vendere! Vendere!
Qualche mese dopo, alla casa d'Aste Dominic Winter di Cirencester non si trova una sedia libera e una strana, piacevolissima eccitazione attraversa la sala: onnivori collezionisti, galleristi, fedelissimi dei Windsor e semplici curiosi sono arrivati nel Gloucestershire da ogni angolo di Gran Bretagna per accaparrarsi un esemplare fra le cinquecento fotografie dell'anonimo venditore. L'occasione  ghiotta: Marcus Adams  stato un fotografo prolifico, non un archivista della Storia quanto, piuttosto, un irrazionale accumulatore di ricordi, e quelle stampe al bromolio fortemente evocative sono inedite. Come memorie di famiglia sparpagliate in un cassetto, raccontano l'incipit di una vita che pochi anni dopo quegli scatti si evolver in una trama del tutto inattesa. Circa la met del regale bottino ha come soggetto Elisabetta, deliziosa bambina dalle fossette alle ginocchia in posa con l'austera nonna Mary di Teck, adolescente gi sovrana di tutto ci che sembra dominare con gli occhi, madre poco pi che ventenne col primogenito Carlo fra le braccia.
L'asta  un successo.
L'offerta pi alta  per un ritratto di Giorgio sesto e della regina in posa accanto alle due principesse, realizzato nel 1939, poche settimane prima che l'Inghilterra entrasse in guerra. Fra il pomeriggio del 12 e la sera del 13 ottobre 2015 il tesoro di un fotografo sbadato viene disperso in mille rivoli. Le stampe sono tutte vendute tranne una, che il fortunato venditore ha trattenuto per s:  datata 2 dicembre 1926 e segna il debutto di Elisabetta davanti all'obbiettivo.


INFANZIA.
(1926-1933).

Sette mesi prima di quello scatto.
Il 20 aprile 1926 un vento gelido soffia sul Tamigi.
Nonostante i giornali del mattino diano l'evento come imminente, al 17 di Bruton Street, nell'esclusivo quartiere di Mayfair, non sono appostati fotografi. Poche righe, quanto basta a una piccola folla di sudditi devoti per raccogliersi sotto le finestre mentre al pub dell'angolo, Coach and Horses (ancora l, oggi, incastonato fra lussuosi palazzi bianchi), i boccali di birra sono pronti a sollevarsi per un brindisi. Nel gelo londinese soffia anche il vento dello sciopero dichiarato per il 3 maggio dai sindacati dei minatori inglesi in lotta contro gli industriali del carbone, che minacciano di abbassare i salari. Eppure  altro ci che tiene impegnato Sir William Joynson-Hicks, ministro dell'Interno del governo conservatore di Stanley Baldwin: un affare di Stato.
 passata da poco la mezzanotte, quando l'autista lo accompagna alla residenza di Claude George Bowes-Lyon, 14 conte di Strathmore e Kinghorne, dove l'eco degli scioperi arriva attenuata e distante. Al primo piano, la venticinquenne Elizabeth Angela Marguerite Bowes-Lyon, nona figlia del conte di Strathmore,  in travaglio da ventiquattro ore, in attesa di partorire il suo primogenito. Davanti all'esausta duchessa di York non bastano tre ginecologi, due ostetriche, ecclesiasti e cortigiani: a testimoniare la nascita del bambino reale  richiesta la presenza del ministro dell'Interno, una tradizione che risale al 1688, quando si sospett che Giacomo Stuart, figlio di Giacomo secondo e della regina Maria Beatrice, fosse un impostore e che il vero figlio della coppia fosse morto alla nascita, sostituito con un altro bambino dalle mani di una scaltra dama di compagnia.
Non deve aspettare a lungo, Sir William.
Poich il parto naturale si rivela troppo complicato, il chirurgo, Sir Harry Simpson, decide di eseguire un taglio cesareo. La sala operatoria  improvvisata in casa, nonostante il rischio di un intervento che potrebbe precludere alla neomamma la possibilit di avere altri figli, ma i discendenti degli York non sono destinati al trono, dunque si procede senza esitare. Pochi minuti dopo le 2,40 del 21 aprile 1926, Sir Joynson-Hicks informa il primo ministro che il parto si  istituzionalmente svolto senza problemi e che egli ha personalmente verificato: non  intervenuta alcuna sostituzione. La neonata, peso alla nascita 3 chili e 600 grammi,  la prima nipote femmina del sovrano Giorgio quinto. Ma soprattutto  l'amatissima figlia della minuta e spiritosa Elizabeth, moglie del balbuziente e irritabile principe Albert, detto Bertie.
Buckingham Palace annuncia la nascita con un breve comunicato - Alle 2,40 di questa mattina la duchessa di York ha partorito una principessa. Mamma e figlia stanno bene - che viene confinato in un trafiletto a pagina 14 del Times. Solo il Daily Mail del giorno successivo  profeta involontario quando ricorda ai suoi lettori che la bimba che da ieri occupa tutte - o quasi - le conversazioni del regno  terza in ordine di successione dopo Edward, principe del Galles, programmato per il trono (e, prevedibilmente, per matrimonio e figli), e del fratello Albert.
Svegliati alle 4 del mattino con la notizia, i primi a visitare la neonata nel pomeriggio stesso sono i nonni paterni, re Giorgio quinto e la regina Mary, che descrive la principessa come una piccina adorabile, con una bella carnagione e bellissimi capelli biondi. Il neopadre, felice ed entusiasta, mander loro un biglietto la sera stessa:
Spero che tu e Pap siate felici di avere una nipote, aggiungendo, come un'implicita promessa (si sa che i re preferiscono eredi maschi...) spero che presto avrete un nipote(1).
A ricordo di quella gelida notte  rimasta una targa:
IN QUESTO LUOGO AL 17 DI BRUTON STREET SI ERGEVA LA CASA DEL CONTE DI STRATHMORE E KINGHORNE DOVE ELIZABETH ALEXANDRA MARY WINDSOR, DIVENUTA SUA MAEST LA REGINA ELISABETTA SECONDA, NACQUE IL 21 APRILE 1926.
Fortunatamente i reali avevano la consumata abitudine di scriversi fra loro da una stanza all'altra dello stesso palazzo e, anche se a decenni di distanza biglietti e diari rischiano di suscitare pi tenerezza che gusto per succosi pettegolezzi, sono utili a scoprire insospettabili verit. Del fidanzamento e del matrimonio di Elizabeth Bowes-Lyon, per esempio, si conoscono i dettagli proprio grazie alle lettere, rese pubbliche soltanto nel 2012(2), nelle quali la ragazza, molto determinata quanto a gusti e scelte, rivela di non essere per niente convinta di sposare il figlio del re. Anzi,  piena di dubbi, manifesta addirittura orrore all'idea degli oneri che avrebbe comportato quel legame, come scrive sfogandosi con la ex governante Beryl Poignand(3). Albert, invece,  soggiogato dai magnetici occhi della scozzese tutto pepe, la corteggia insistentemente per mesi, ma  soltanto il secondogenito dei Windsor, forse un po' poco per l'ambiziosa nobildonna, che le cronache danno per innamorata del funzionario di corte James Stuart.
I Windsor, per, hanno deciso altrimenti e la regina Mary d una mano al timido figlio. Con astuzia, fa sparire dalla circolazione il rivale, offrendogli un prestigioso impiego negli Stati Uniti. La prima proposta di matrimonio, avanzata con un'improvvida carezza durante una visita alla residenza estiva degli Strathmore a Glamis, riceve tuttavia un garbato rifiuto. La seconda pure. Ma dopo mesi di corteggiamento, fra una lettera e un biglietto, una festa e un ballo, lo sguardo di Elizabeth verso il vulnerabile duca di York lentamente cambia, la terza proposta viene accettata e il fidanzamento annunciato il 15 gennaio 1923. Da quel giorno la promessa sposa attira la morbosa attenzione della stampa, ansiosa di conoscere dettagli e indiscrezioni. L'idea di doversi adeguare allo scrutinio pubblico la infastidisce, Elizabeth considera giornalisti e fotografi una vera iattura e confida che si stanchino presto lasciandola in pace.
L'auspicio non si avverer e saranno proprio i fotografi una delle leve che, pochi anni dopo, la duchessa di York azioner a vantaggio suo e della monarchia.
Il 26 aprile 1923 Elizabeth e Albert si sposano nell'abbazia di Westminster. Dopo un breve viaggio di nozze a Polesden Lacey, nel Surrey, si trasferiscono nella quiete di Bruton Street, dove Elizabeth si trasforma presto in una moglie attenta, abile nell'assecondare il desiderio del marito di una vita familiare il pi possibile lontana dalle beghe di corte.
Fedele allo spirito vittoriano, la duchessa si adegua al protocollo reale senza battere ciglio, sa che poco o nulla  lecito senza l'approvazione del suocero, al quale spetta anche il diritto e privilegio di approvare i nomi proposti per la nipote: Elizabeth Mary Alexandra (in omaggio a mamma, nonna e bisnonna, tutte consorti o vedove reali, ma non regine) vengono accettati e il 29 maggio 1926 la piccola viene battezzata dall'arcivescovo di York Cosmo Lang nella cappella di famiglia a Buckingham Palace, con acqua del fiume Giordano di Terra Santa.
E piange per tutto il tempo.
Festeggiatissima dal popolo britannico, in pochi mesi occupa le copertine e le pagine dei giornali e diventa la bambina pi nota al mondo anche grazie alle foto di Marcus Adams.
Per Bertram Park i bambini sono soggetti troppo complicati da tenere fermi e in posa davanti all'obbiettivo. Molto pi semplice far quattrini con le star dello spettacolo o con giovani e vanitose signorine che si affacciano alla maggiore et e chiedono ritratti da esibire nei salotti di famiglia. Ma quando le richieste si fanno sempre pi frequenti, Park intuisce l'affare e, con la talentuosa moglie Yvonne Gregory e lo scapigliato Marcus Adams, fonda lo studio Three Photographers, dove i tre lavoreranno insieme condividendo i processi di stampa, di ritocco e lo staff della camera oscura, ma dove solo Adams ha il gravoso incarico di immortalare il volto evanescente dei figli di.
 l'autunno del 1920 e, nel giro di pochi mesi, il 43 di Dover Street diventa la mecca dei pargoli di aristocratici e borghesi gonfi di quattrini, come la bruttina Rosalind Hicks, figlia unica della scrittrice Agatha Christie, o Christopher Robin Milne, il bambino triste che ha ispirato le avventure dell'orsetto Winnie the Pooh al padre scrittore, Alan Alexander Milne. Nel portfolio che potrebbe servire per un Who's Who delle future generazioni dell'lite britannica, non possono mancare i duchi di York, polvere d'oro per gli editori delle riviste soprattutto dopo la nascita della principessa dai boccoli biondi, che diventa uno dei soggetti pi ambiti.
Dal debutto del 2 dicembre 1926, l'automobile degli York arriva con regolarit in Dover Street, dove Adams li accoglie in grembiule bianco sopra una giacca grigia di buon taglio, cravatta annodata e un fiore all'occhiello. Con le loro altezze reali la riverenza  d'obbligo e poi via nella spaziosa stanza giallo crema dove, su un grande tavolo, sono sistemate decine di pupazzi e giocattoli. Adams ha gi disegnato uno schizzo a matita della giovanissima cliente e si  costruito una macchina fotografica fatta in casa che, grazie a un ingegnoso marchingegno di gomma, gli permette di fluttuare nella stanza, riuscendo a non spaventare la bambina con il rumore dello scorrimento metallico della lastra.
Adams scatta alla luce morbida di lampade nascoste, il suo gesto furtivo cattura l'attenzione della modella, che posa sotto lo sguardo dei genitori nascosti dietro un pannello di vetro, mentre il fotografo la distrae con spassose messinscene. A testimoniare la sua abilit di giocoliere c' un breve video rintracciabile in rete, in cui si vedono Elisabetta e Adams insieme come fossero uno zio a tu per tu con la nipote preferita(4).
Per avere cinquanta fotografie buone, ne scatta almeno duecento e per arrivare alle immagini dalla consistenza morbida a cui ambisce, aggiunge sfondi con gessetti o mine di matite che passa sulle lastre di vetro in un'elaborata (per l'epoca!) post-produzione. Nel giro di qualche giorno fa recapitare i ritratti a palazzo. Molti rimarranno tracce sentimentali nell'album di famiglia, altri saranno pubblicati sulle riviste, stampati sulle scatole di latta dei biscotti, usati per cartoline, francobolli, calendari, porcellane e tazze da t.
A tre anni Elisabetta precorre l'americana Shirley Temple e la rivista Time le regala la prima copertina.

Lilibet.

Gli York si tengono alla larga dagli ingessati doveri di corte e riescono a ritagliare per se stessi spazi privati, ma la discrezione a cui aspirano dura poco: li aspetta un viaggio di Stato nei domini del Canada, del Sudafrica e dell'Australia, dove il 9 maggio 1927 Albert dovr pronunciare un discorso all'apertura del Parlamento federale australiano di Canberra.
Bertie  delicato di salute e balbetta vistosamente: l'idea di dover parlare o anche solo mostrarsi in pubblico gli crea ansie insopportabili e scatena vere e proprie crisi di nervi. Ha bisogno di aiuto. Cos, grazie alle insistenti premure della moglie, intensifica le visite nello studio di Harley Street a Kensington, dove lo aspetta il logopedista australiano Lionel Logue, noto a Londra per aver curato i veterani della prima guerra mondiale che, traumatizzati e psicologicamente indeboliti, non riescono pi a parlare correttamente.
Il 6 gennaio 1927, quando Elisabetta ha nove mesi, il primo distacco  lacerante. I duchi di York si imbarcano sulla Renown, un incrociatore riadattato in lussuosa nave da crociera, angustiati all'idea di lasciarla alle bambinaie, Clara Knight detta Allah, che si occupa di lei come aveva fatto con la duchessa, e Margaret MacDonald, detta Bobo, che rimarr accanto a Elisabetta per quasi settant'anni, unica a godere delle sue confidenze e a potersi permettere di consigliarla e criticarla anche da regina.
I nonni, bonari e generosi, non fanno mancare le loro attenzioni alla nipote. La regina (spesso in abito da sera e tiara sulla testa!) la accoglie a Buckingham Palace insieme al marito. Il re, che nel 1917 ha creato ex novo il cognome Windsor per la famiglia (le origini tedesche dei Sassonia-Coburgo-Gotha non erano il massimo per farsi amare dagli inglesi), considera i bambini una vera seccatura.  contrario al divorzio, ai cocktail, alle donne che fumano e dedica tutto il tempo libero alla sua collezione di francobolli, ma con Elisabetta e soltanto con lei perde i tratti da rigido conservatore e si trasforma nel classico nonno che non si lascia sfuggire occasione per viziare la nipote.
Un'autentica stranezza, in un palazzo dove di felicit non c' traccia.
Giorgio quinto, infatti, non  un genitore amorevole e vessa in egual misura i figli maschi e l'unica figlia femmina. Con tutti applica la regola della paura (Mio padre aveva paura di sua madre, io avevo paura di mio padre. Far di tutto perch i miei figli abbiano una dannata paura di me  il suo credo), insistendo con regale perfidia soprattutto con il primogenito Edward. Davanti ai farfugliamenti del secondogenito Albert, nato mancino e da lui obbligato a scrivere con la mano destra, la frase Sputa il rospo!  fra le pi gentili. Del quinto maschio non parla mai. Affetto da una grave forma di epilessia e da altre patologie neurologiche, John vivr la sua breve esistenza nella tenuta reale di Sandringham accudito dalla tata Charlotte Lala Bill. Muore adolescente nel 1919, senza mai pi essere nominato. A corte e nel paese rimarr un fantasma.
Solo Elisabetta riesce a far breccia nella corazza del re, che da lei accetta tutto e, prima di regalarle il pony Peggy, non rifiuta di mettersi docilmente a quattro zampe e farsi cavalcare dalla nipote nella sala del trono di Buckingham Palace, persino alla presenza dell'arcivescovo di Canterbury.
Il mercoled  il giorno delle fotografie.
Marcus Adams arriva a Buckingham Palace con il suo armamentario, fa un inchino e scatta decine di foto a Elisabetta in posa con una rivista fra le mani e una buffa cresta di riccioli all'ins o mentre gioca con la collana di perle della nonna. Saranno questi dispacci reali, spediti in buste color avorio via Imperial Airways nei diversi porti dove attracca la Renown, il solo tramite fra la bimba e i genitori che, proprio grazie al tocco magico di Adams, per nove mesi potranno vedere i progressi della figlia, il primo dentino e - vero! - il saluto con la mano di Elisabetta, che diventa uno dei soggetti preferiti dai giornali australiani, i primi a pubblicarne le fotografie, rendendola una celebrit anche laggi.
Qualche settimana dopo il loro rientro a Londra, gli York traslocano al 145 di Piccadilly in un sontuoso palazzotto dai colonnati neoclassici, appartenuto al duca di Wellington: venticinque camere da letto, tre saloni, la biblioteca, due cucine grandi e confortevoli, una sala da ballo, un ascensore e l'accesso privato su Green Park all'altezza di Hyde Park Corner.
Per vedere dal vivo la loro principessa i sudditi devono attendere il 27 giugno 1927, quando Elisabetta appare per la prima volta in braccio alla madre sul balcone di Buckingham Palace. Sa gi sorridere in pubblico e, fra le prime parole, pronuncia il suo nome, storpiandolo. Quando le chiedono: Come ti chiami?, risponde Tillibet e il nomignolo Lilibet, che scivola agilmente sulla lingua, le rimarr per sempre.
Il 21 agosto 1930, nel castello di campagna degli Strathmore a Glamis, nasce Margaret Rose e il quartetto che Bertie orgogliosamente chiama We Four  al completo.
Per lui, che ha subito le umiliazioni di un'infanzia condannata all'assenza, quell'intimit familiare  il caldo rifugio da sempre desiderato.

Fare la Crawfie.

Se sappiamo molto dell'infanzia e dell'adolescenza di Lilibet  grazie a una soffiata lunga cinquecento pagine scritta da Marion Crawford, detta Crawfie, affettuosa e rivoluzionaria governante venuta dalla piccola borghesia presbiteriana scozzese, una delle prime a intuire che l'industria letteraria ha fame del fascino pubblico degli York. Dopo diciassette anni al loro servizio, avr la fortunata (per noi) idea di raccontare la sua esperienza in un resoconto clandestino, rispettoso fino alla noia, della famiglia e delle sue giornate. Quando verr pubblicato nel 1950, il suo The Little Princesses andr a ruba, fruttando all'autrice la considerevole somma di 75.000 sterline. E se da quel giorno fare la Crawfie diventer sinonimo di tradimento, ai sudditi  concesso per la prima volta di infilare il naso nelle segrete stanze di corte. Un crimine imperdonabile per i reali, furiosi che qualcuno abbia osato tradire la loro fiducia, spifferando i dettagli delle loro giornate, le loro abitudini e i sistemi educativi adottati per le bambine.
L'ingrata governante sar bandita, si ritirer nella natia Scozia e inizier una nuova carriera da giornalista con la rubrica Crawfie's Column sul magazine Woman's Own. Sar un articolo del 16 giugno 1955, dedicato alla giovane Elisabetta regina alle corse di Ascot nel suo abito giallo canarino, scritto a freddo e con largo anticipo, a sbugiardarla: a causa di uno sciopero delle ferrovie le corse di Ascot quell'anno non si terranno e la reputazione della cara vecchia Crawfie croller, segnando la fine della carriera di una signora che dalla campagna scozzese si era trovata a insegnare i rudimenti di storia alla futura regina. Rimasta vedova, dal 1977 vivr reclusa e dalla finestra della sua casa sulla strada fra Aberdeen e Balmoral vedr sfilare le auto che portano i reali in vacanza. Morir nel 1988, a 78 anni, e nessun membro della famiglia reale presenzier alle sue esequie. Si sarebbe potuta arricchire vendendo oggetti e memorabilia, ma, forse pentita di essersi costruita una fama sulle faccende della famiglia tanto amata, sceglier di lasciare in eredit alla corona le sue innocenti reliquie, ora conservate negli archivi reali.
Marion Crawford, proposta da amici fidati alla duchessa di York come una ragazza di campagna, ottima insegnante eccetto in matematica, prende servizio nell'autunno 1933 e affianca la fidata nanny Clara Knight, detta Allah, che aveva visto crescere la mamma di Elisabetta ed era stata accolta a Piccadilly con immenso sollievo dagli York. Albert non ha mai dimenticato la freddezza emotiva che ha permeato la sua infanzia, n le severe governanti che si sono occupate della sua educazione, e anche se Giorgio quinto impone a Crawford di insegnare alle bambine a scrivere in bella grafia e studiare almeno un poco la storia, agli York poco importa che le figlie seguano un programma scolastico impegnativo, perch ci che entrambi desiderano per loro - oltre a saper stare a tavola in modo appropriato, tenere una conversazione decente e fare ginnastica all'aperto -  un'infanzia felice.
Pur con qualche margine di libert, come andare a Green Park dove incontrano aristocratici coetanei per giochi all'aria aperta, la giornata di Elisabetta e Margaret  scandita da inflessibili orari e abitudini. La nursery come dettaglia Crawford nel suo bestseller  un mondo in miniatura, uno Stato in uno Stato dove il capo di Stato  la Nanny o Nana Allah(5), che, con Bobo MacDonald, supervisiona la vita quotidiana di Lilibet. La sua  l'esistenza classica delle figlie dell'alta aristocrazia inglese: la prima visita ai genitori  al mattino (talvolta ha il permesso di incontrare la madre mentre questa fa colazione a letto, privilegio concesso solo alle donne sposate) dalle 9,30 alle 11 segue lezioni di aritmetica, un poco di storia e geografia, danza e musica, pranza nella nursery, poi riposa per un'ora e mezzo, passeggia e gioca all'aperto fino all'ora del t. Alle 5, di nuovo, vede i genitori e cena, prima di essere spedita a fare il bagno e a letto.
Contenti della loro intimit e in una sorta di felice claustrofobia domestica, gli York trascorrono quiete serate a casa davanti al camino, dove leggono, conversano e fanno sciarade, a riprova del fatto che ci che Albert adora della moglie - rimasta la figlia di un latifondista che nel suo albero genealogico annovera contadini e pastori -, in fondo,  la mancanza di formalit e la capacit di offrirgli delle giornate serene, il pi possibile lontane dalla rigida etichetta in cui  vissuto.
Elisabetta e Margaret vengono vestite uguali con abiti a punto smock, cappottini dal colletto di velluto, calze bianche e scarpe di vernice con le stringhe. La stampa va pazza per le piccole sorelle York, che, nonostante si assomiglino nell'aspetto, hanno personalit e attitudini molto diverse, persino nel modo di mangiare zuccherini, come dettaglia Crawford nelle sue pagine: Margaret li prende nella manina e se li ficca in gola tutti insieme, Lilibet li appoggia in ordine di grandezza sul tavolo e li mangia con grazia uno alla volta, dal pi piccolo al pi grande(6).
Rivoluzioni e cambiamenti disturbano Lilibet che, gi da ragazzina, manifesta il bisogno di controllare tutto ci che la circonda. C' un'abitudine che apre una piccola finestra nella sua personalit: la sera non si addormenta se non prima di aver compiuto diversi rituali. Nutre, abbevera e dispone perfettamente allineati l'uno accanto all'altro i suoi trenta cavalli giocattolo e piega i vestiti agli angoli in geometrica specularit con le scarpe, sistemate sempre nello stesso punto sotto la sedia, come nature morte in cornice. L'ossessione per l'ordine raggiunge il suo apice quando, il 16 marzo 1932, Elisabetta riceve come dono di compleanno dai gallesi la Little House (Y Bwthyn Bach, in gallese), un cottage in miniatura progettato dall'architetto Edmund Willmott: quattro camere con camino, impianto idraulico ed elettrico perfettamente funzionanti, tetto di paglia, muri bianchi, finestre in legno blu. Immortalato in una serie di fotografie che fanno il giro del mondo, il minicottage - abbastanza grande per organizzare dei tea party con ingresso vietato agli adulti -  arredato con tende di chintz bianche e blu, divani a fiori, una radio, una cucina attrezzata con frigorifero, scaldavivande e una credenza con piatti, pentole e bicchieri, uno scaffale di libri con la raccolta completa delle opere di Beatrix Potter, un telefono(7). Installata a Royal Lodge nel parco di Windsor, la Little House diventa il rifugio estivo di Lilibet, che vi trascorre ore praticando con puntigliosa dedizione l'arte della pulizia, virt che le torner molto utile in futuro.


EREDE AL TRONO.
(1934-1940).

La mattina del 7 febbraio 1934 Lisa Sheridan sfoglia i giornali e va su tutte le furie: non solo il Daily Mail, ma anche il Daily Express, il Mirror, l'Evening Standard e la rivista House Beautiful dedicano intere pagine, corredate di fotografie e ricche di consigli, a come prendersi cura e allevare i cani.
Quelle foto sono sue!
Le sono state commissionate per il libro Our Princesses and Their Dogs di Michael Chance, che le principesse avrebbero dedicato a tutti i bambini che amano i cani, e quel disgraziato dell'editore si  preso la libert di distribuirle ai giornali senza averne il diritto, rovinandole il ricordo dei pomeriggi trascorsi a Piccadilly e a Royal Lodge, la residenza degli York a Windsor. L le principesse hanno posato con i labrador Mimsy, Stiffy e Scrummy, con il cocker spaniel Ben, il golden retriever Judy e soprattutto con Jane e Dookie, i corgi dal muso volpino e orecchie grandi come pipistrelli che si sono lasciati riprendere mentre trotterellavano intorno alle bambine o venivano imboccati con cibo fresco. Senza stare troppo a rifletterci sopra e prima di prendersela con l'editore cialtrone, Lisa scrive al duca e alla duchessa di York.  un semplice sfogo dal quale non si attende risposta: non si possono immaginare i membri della famiglia reale che dialogano con i sudditi, figuriamoci con una fotografa, seppure affermata e ambiziosa. A sorpresa, pochi giorni dopo, la Sheridan riceve un invito dagli York e due settimane pi tardi, armata di cavalletti, Rolleiflex e ingombranti attrezzature, si presenta al 145 di Piccadilly. In realt la sua non  la prima volta, c'era gi stata nel 1927, invitata per un t dall'amica Bobo MacDonald, e di quella visita ricorda di quando la piccola Lilibet, vedendola arrivare, aveva subito interrotto i suoi giochi e, aiutandosi con la gamba della poltrona, si era alzata in piedi muovendo la mano in un regale saluto.
Indirettamente Lisa Sheridan fa conoscere agli inglesi i corgi, i preferiti di Elisabetta dal 1933, quando si innamora di un cucciolo di propriet della famiglia del visconte Weymouth - futuro marchese di Bath - col quale gioca in Garden Park. Incalzato dalla figlia, il duca di York chiede all'allevatrice Thelma Gray di scegliere per le bambine due cuccioli corgi e si presenta alle figlie con Jane e Dookie (cos chiamato perch si comporta come un aristocratico). In pochi mesi i corgi diventano la razza canina pi conosciuta e popolare della Gran Bretagna, inaugurando una passione che durer tutta la vita e, indirettamente, la carriera di una strepitosa royal photographer.
Arrivata dagli York grazie all'incidente del libro di Michael Chance per un servizio fotografico, Lisa Sheridan fa molto di pi: ne cambia radicalmente l'immagine, portando il duca e la duchessa lontano dagli studi fotografici e dando inizio ai primi reportage reali. Sheridan organizza con la famiglia composizioni di apparente spontaneit, in realt studiatissime, mette letteralmente in scena spicchi della loro vita quotidiana, fotografa le bambine mentre prendono lezione, o giocano con cavallucci di legno e giocattoli sparsi sul tappeto, riprende Lilibet nel parco che cavalca il suo pony Peggy senza sella (e senza cap), o intanto che fa giardinaggio e, naturalmente, gioca con i cani. Mai i lettori dei giornali hanno visto i membri della famiglia reale cos da vicino, come una famiglia qualsiasi e, soprattutto, liberi dal consueto, aristocratico distacco. E la fiducia ispirata da quei racconti per immagini conquista il paese.
Il successo non arriva per caso
Se nel pantheon della fotografia dell'epoca Lisa Sheridan  la regina del reportage, lo si deve all'incontro con Jimmy Sheridan e alla loro intuizione per una nuova forma di manifesti pubblicitari. Nata a Londra nel 1893, Lisa trascorre l'infanzia a San Pietroburgo dove la famiglia possiede dei cotonifici, ma i segni della rivoluzione sono nell'aria e deve lasciare la Russia. Durante il viaggio incontra James (Jimmy) Sheridan, vecchio amico d'infanzia che diventer suo marito e socio per i successivi quarant'anni. Jimmy si arruola a Parigi, ma quando la sua carriera militare si interrompe per problemi di salute, i due si ritrovano senza il becco di un quattrino e senza lavoro. In un mercatino delle pulci scovano una fotocamera ancora funzionante, la comprano e iniziano a fare foto, scoprendo di avere, insieme, una dote inaspettata: Jimmy ha straordinarie capacit tecniche, Lisa sa ideare vere e proprie sceneggiature visive e ha un naturale talento per l'uso della luce. Si trasferiscono a Londra e nel 1934 gli incarichi per piccole campagne pubblicitarie li portano a fondare lo Studio Lisa a Welwyn Garden, cittadina nella contea dell'Hertfordshire. Il successo arriva grazie a una nuova forma di pubblicit che fa scalpore: per manifesti e manchette sui giornali, Lisa e Jimmy scelgono di non ricorrere a modelli professionisti, ma fotografano i vicini di casa, annoiate e perfette casalinghe con la borsa della spesa e abitini a quadretti, famigliole dei sobborghi middle class che diventano il loro marchio.
Saranno quegli informali ritratti di buon vicinato ad aprire loro le porte dell'editoria e a condurre alla scelta di Lisa per illustrare il libro di Michael Chance e alla successiva lettera ai reali scritta per rabbia.
Lisa continuer a fotografare gli York quando saliranno al trono, chiamata in soccorso dalla neoregina che vorr dare ai sudditi l'idea che la loro sia una famiglia quasi normale.

Il re  morto. Lunga vita al re!

Di colpo, lo scenario cambia.
Ho capito che le cose si facevano serie da una frase del messaggio diffuso alla radio - la vita del re sta lentamente volgendo alla fine - e dal telegramma che mi invitava a tornare immediatamente a Windsor. Il duca e la duchessa erano in citt e avevano lasciato un messaggio per me: Fai in modo che non si deprimano, Crawfie, sono cos piccole.... Ho tenuto Lilibet e Margaret a Windsor fino a poco prima dei funerali e poi le ho accompagnate a Londra. Margaret era colpita dal fatto che di tanto in tanto Allah scoppiava a piangere; Lilibet, sensibile com', sentiva tutto profondamente e cercava di fare quello che tutti si aspettavano che lei facesse.(1).
Il 20 gennaio 1936 Giorgio quinto, re di Gran Bretagna, Irlanda, dei Domini britannici d'oltremare e imperatore d'India, muore nel castello di Sandringham. Gi malato e sentendo avvicinarsi la fine, aveva confidato le sue inquietudini a un membro della corte: Prego Dio che mio figlio Edward non si sposi mai e che nulla si frapponga fra il trono, Bertie e Lilibet. Due giorni dopo, in cappottino e berretto nero, la nipotina preferita rende omaggio a nonno Inghilterra nella Westminster Hall, dove i figli maschi della coppia reale - David, Albert, Henry e George - montano di guardia al catafalco del padre. Tornata a casa, Lilibet confida a Crawfie che, nonostante le migliaia di cittadini in fila, intorno a loro tutto era calmo e silenzioso e che ad averla particolarmente toccata era stato zio David: Non si  mai mosso, Crawfie. Nemmeno un battito di ciglia(2). Seguono timide domande sul comportamento da tenere con lo zio e se, dopo quello che  successo, lei e Margaret sono autorizzate a giocare.
Zio David, ovvero Edward Albert Christian George Andrew Patrick David, figlio viziato e riottoso erede al trono, bello, biondo, elegante e impeccabile maestro di stile, che rifiuta di impegnarsi in una relazione ufficiale e d scandalo per i suoi legami sentimentali con donne sposate,  re con il nome di Edoardo ottavo. L'amante in carica  Wallis Simpson, che l'ha soffiato all'amica Thelma, moglie del visconte di Furness. Edward  sedotto dalla personalit della borghese avventuriera americana assolutamente priva di fascino, instancabile arrampicatrice, che passa con estrema facilit da un letto all'altro purch siano quelli di persone in vista(3) e che ha gi alle spalle due matrimoni: il primo a vent'anni con l'aviatore violento e alcolista Win Spencer, finito con un divorzio nel 1927; il secondo con Ernest Aldrich Simpson, direttore di un'azienda di trasporti marittimi.
Gi dal 1935 Edward e Wallis sono inseparabili, amano mettersi in mostra durante lunghe vacanze in giro per l'Europa, partecipano a incontri ufficiali, finendo pedinati dalla polizia britannica per il loro comportamento, ritenuto scandaloso e pericoloso per la tenuta della monarchia. Ma quando lui osa portarla a Buckingham Palace, Giorgio quinto e la regina Mary si rifiutano di incontrarla.
Dopo la mia morte, il ragazzo si roviner in meno di dodici mesi aveva pronosticato il re. Prima che Edward si rovini di mesi ne passano undici, per la precisione i 326 giorni di un breve regno. Edoardo ottavo  insofferente, trascura gli adempimenti formali previsti dal suo ruolo, ignora i documenti ufficiali che arrivano alla sua residenza, infrange il protocollo osservando la proclamazione ufficiale della sua ascesa al trono dalla finestra, in compagnia della Simpson. Come annota il suo segretario privato Alan Frederick Lascelles, detto Tommy, dovere, dignit e sacrificio di s per lui non hanno assolutamente nessun significato(4). In compenso i reporter lo braccano con entusiasmo e gratificazioni: da principe del Galles e da re, Edward  uno dei personaggi pi fotografati del tempo. Wallis, dal canto suo, si atteggia a first lady, concedendosi agli obbiettivi e inaugurando l'epoca di quelli che, decenni dopo, saranno chiamati in tutto il mondo all'italiana paparazzi. La scandalosa relazione occupa pagine e pagine della stampa estera e quando, il 4 gennaio 1937, il ritratto della fotografa Maryon Parham appare sulla copertina di Time e Wallis  eletta donna dell'anno, i tabloid americani iniziano a immaginarla regina.
Pochi mesi prima, Simpson ha ottenuto il divorzio e Edoardo ottavo, Governatore supremo della Chiesa d'Inghilterra, che non permette il matrimonio ai divorziati se i loro consorti sono ancora in vita, manifesta l'intenzione di sposarla.
Basta questa scintilla ad appiccare il fuoco.
A sbarrare il passo alle nozze  il primo ministro Stanley Baldwin. In un concitato incontro a Buckingham Palace informa il re che, qualora insista nell'idea di sposarsi, il governo tutto si dimetterebbe. I duchi di York, che detestano Wallis, sono furiosi con lui e preoccupati per il loro futuro, ma la maggior parte dei sudditi non ha il minimo sospetto che la monarchia stia attraversando una crisi cos profonda. Sui giornali inglesi scende il velo di un omertoso silenzio: per un tacito accordo con il governo, la linea di Fleet Street  quella di tacere, negare, sminuire. Fino alla clamorosa rivelazione del 3 dicembre, quando la stampa si scatena e sciorina i dettagli di un amore che all'estero  noto da mesi. Sulle prime pagine dei principali quotidiani il titolo recita
IL RE E I SUOI MINISTRI. GRAVE CRISI COSTITUZIONALE.
Posto di fronte alle conseguenze politiche della sua scellerata imprudenza ed escludendo l'ipotesi di interrompere la relazione, il re prende la decisione che cambier il corso della Storia: abdicare.
Bertie  sopraffatto dall'angoscia e oppone una forte e alquanto inutile resistenza: tocca a lui, ora, salire su quel trono che teme come un vertiginoso precipizio. Convocato dalla madre, scoppia in lacrime davanti a lei, fatto insolito a quei tempi e in quella famiglia; confessa il suo profondo smarrimento a Louis Dickie Mountbatten, pronipote della regina Vittoria e prezioso consigliere, ammettendo di non aver mai visto un documento di Stato e di sentirsi totalmente impreparato al ruolo. Il pensiero di essere costretto a esibire la sua scarsa loquacit e i suoi balbettii confusi davanti alla folla lo tormenta. Ricordando quelle ore difficili, lo storico Andrew Roberts conferma quanto quei timori fossero in parte infondati: Quando non  sotto tensione Albert  perfettamente in grado di tenere una conversazione in privato senza il minimo balbettio(5).
Un po' poco per un futuro re.
E Lilibet? Lei adora zio David, i loro giochi nella nursery e i libri che leggono insieme come l'amatissimo Winnie the Pooh, ma, con infantile stupore, avverte che intorno a lei tutto sta cambiando.
Il rassicurante guscio di Piccadilly si  crepato.

L'inchino.

 gi buio quando, alla presenza dei fratelli Albert, Henry e George, Edoardo ottavo seduto alla scrivania in mogano della sua residenza di Fort Belvedere, nel parco di Windsor, firma la prima volontaria rinuncia al trono da parte di un sovrano britannico in oltre mille anni di monarchia.
Non c' commozione e nemmeno rabbia.
Tutto sembra risolversi in fretta.
Se avesse potuto aspettare un paio di settimane, ci sarebbe stato un discorso di Natale inedito e sorprendente con auguri e abdicazione annessa, ma quando la sera di venerd 11 dicembre 1936 il direttore generale della BBC John Reith interrompe le trasmissioni per annunciare il discorso di Sua Altezza Reale il principe Edward, il popolo di Gran Bretagna, Irlanda e dei Domini britannici d'oltremare si raccoglie davanti agli apparecchi radio. Nelle cucine delle fattorie gli agricoltori appoggiano sui tavoli i loro boccali di birra, nei ristoranti di Londra i banchieri della City smettono di cenare, le casalinghe di Norfolk abbandonano le loro faccende, i bambini vengono zittiti. Per i contadini australiani di Alice Springs sono le 7,30 del mattino, per gli studenti di Toronto le 5 del pomeriggio, per i cittadini di Vancouver  ora di pranzo, gli impiegati di Sydney sono in ascolto nei loro uffici.
Sette, interminabili minuti.
Nessun tentennamento.
Non una parola pi del necessario.
L'ormai ex re prende il respiro, cerca il suo tono pi grave e spiega al mondo i motivi che lo hanno portato a una decisione senza ritorno:
Dovete credermi se vi dico che avrei trovato impossibile sostenere il pesante carico di responsabilit e assolvere ai miei doveri di re come avrei voluto fare senza l'aiuto e il supporto della donna che amo.
Mentre con questa frase prosegue nel suo storico annuncio, Wallis, le labbra strette in un sorriso di convenienza,  seduta dietro di lui.
Il Parlamento vota l'His Majesty's Declaration of Abdication Act, tutti i Parlamenti del Commonwealth lo ratificano e Albert, ora re Giorgio sesto, conferisce al fratello il titolo di Sua Altezza Reale duca di Windsor.
Lilibet dorme serena nella nursery di Piccadilly. Non  pi little Princess, n Elisabetta di York, ma l'erede presuntiva al trono di Inghilterra e dell'impero pi esteso del mondo. Soltanto la nascita di un fratello le farebbe riguadagnare il suo felice anonimato in cui il tempo, volendo, si pu ancora fermare.
Il mattino successivo  alla finestra che affaccia sulle schegge verdi di Green Park, il suo angolo preferito, dove il mondo ha la meraviglia di un paesaggio magico. Con Crawfie osserva il via vai di ministri, dignitari, vescovi, arcivescovi e uomini politici che fanno visita al padre. La mamma  a letto con una forte influenza e spetta a Marion Crawford il compito di annunciare l'imminente cambiamento: andranno a vivere a Buckingham Palace.
Inizia a piovere. Una brezza lieve spinge nella stanza l'odore della pioggia ed  come se quelle gocce, a poco a poco, senza violenza, le portassero via l'infanzia.
Cosa? chiede Lilibet con un filo di voce.
Intendi dire per sempre? piagnucola la piccola Margaret.
Non  la fine del mondo, ma  la fine del loro mondo.
La pioggia, ora, martella sui vetri.
Elisabetta scende a salutare il padre, che la abbraccia, teso e irrigidito in divisa da ammiraglio. La governante spiega alle bambine che, quando egli torner dopo la cerimonia di proclamazione, dovranno salutarlo come facevano con il nonno.
Dobbiamo fare l'inchino?
Questo significa che poi diventerai regina anche tu?
Suppongo di s risponde Elisabetta con una vocina fievole.
E Margaret, con la perfidia di un'adulta, aggiunge un laconico Povera te.
Qualche ora dopo, le bambine vengono accompagnate dai genitori. Elisabetta e Margaret si inchinano davanti al re e alla regina. C' qualcosa di nuovo e definitivo nel bacio profumato di cipria della mamma e nell'abbraccio del padre, quando annuncia alle bambine di prepararsi e che andranno subito a Windsor, dove nessun servitore, o quasi, sar presente alla cena per l'ultimo fine settimana dei We Four.
Qualcosa  cambiato per sempre, ma Lilibet  ancora troppo piccola per accorgersi di un segnale che ha l'aria di una premonizione: gli inserti speciali dei giornali della domenica pubblicano lunghi articoli sulla nuova famiglia reale corredati dalle foto di Marcus Adams e Lisa Sheridan, ma, pi che sul re, si soffermano quasi esclusivamente su di lei, la nostra principessa Elisabetta.

Una stanza tutta per s

Lilibet si sveglia presto. Eccitata dalla nuova avventura, prepara i cavalli. Anche se ormai preferisce cavalcare Peggy, ha un suo codice segreto per dire addio alla vecchia stanza: li striglia, li accarezza, fissa le selle con le cinghie, li etichetta in attesa dei traslocatori. Dookie e Jane saltellano curiosi tra le pile ordinate di scatoloni. Dalla brownstone di Piccadilly, l'auto impiega pochi minuti per arrivare al cancello di Buckingham Palace, dove i londinesi stazionano da ore per salutare l'arrivo della famiglia reale.
Le bambine conoscono bene l'immenso spazio che pu permettersi chi tanto spazio possiede: un dedalo di saloni dai tendaggi pesanti, gli scaloni sontuosi coperti di pesanti tappeti, i lunghi e cupi corridoi. Nonostante le veloci migliorie che la nuova regina ha fatto apportare e la trasformazione della grande stanza dove i nonni la ricevevano in un'aula scolastica, con le sue 52 camere da letto, i 92 uffici e i 78 bagni, Buckingham Palace resta un luogo tetro. Ha impianti elettrici obsoleti, stanze umide e sotterranei come caverne infestate dai topi, camini inadeguati a scaldare ambienti cos vasti. Tutto sembra essere stato prosciugato del suo colore originario. Nella dimora reale pi lugubre d'Europa, che Edoardo ottavo chiamava il sepolcro, fa freddo, fa freddo sempre, anche d'estate.
Quel palazzo, nato come residenza di campagna per John Sheffield, duca di Buckingham e Normanby nel 1703, per Giorgio sesto e la sua regina deve diventare il pi possibile casa.
Fu re Giorgio terzo ad acquistarlo per 28.000 sterline e destinarlo, col nome di Buckingham House, alla moglie, la regina Carlotta. Il figlio Giorgio quarto, col sogno di una Londra in stile neoclassico, ne affider l'ampliamento al famoso architetto John Nash, che tuttavia, dopo aver speso 500.000 sterline, nel 1830, a poche ore dalla morte del re, verr licenziato in tronco per aver ampiamente superato il budget a disposizione. Al nuovo sovrano Guglielmo quarto, infatti, il palazzo non interessa e sar la diciottenne Vittoria, nel 1837, a trasformarlo nella residenza ufficiale della famiglia reale: non ci sono bagni, n riscaldamento e il fumo dei camini pu provocare pericolosi incendi, ma per la giovanissima regina  perfetto per feste e ricevimenti. Nel 1845 affida all'architetto Edward Blore la costruzione di una nuova ala e del famoso balcone centrale, il palcoscenico della famiglia, da cui affacciarsi in occasione di eventi importanti, scenario - ancora oggi - di nascite, trionfi, compleanni, matrimoni.
Ora la nuova regina vuole anche cancellare dal palazzo lo spirito libertino lasciato dal breve regno di Edoardo ottavo e impone sobriet, pomeriggi di t e domeniche in chiesa, cercando di offrire al marito e alle figlie una vita il pi possibile vicina alle vecchie abitudini. Fa dipingere in delicati colori pastello la nursery, dove Allah si sistema con Margaret mentre Bobo viene alloggiata nella camera accanto. Lilibet assapora l'avventura di una stanza tutta per s, ma poich per salutare il padre deve percorrere interminabili corridoi, con tempestivo senso pratico suggerisce di comprare nuove biciclette per tutti(6).
Le due sorelle vivono isolate e certo rimpiangono i giochi nel parco con i coetanei. Ancora una volta  Marion Crawford, con l'approvazione dei sovrani, a trovare la soluzione che offrir loro una parvenza di vita sociale: a Buckingham Palace, con tanto di uniformi, cappello e foulard, nasce un gruppo di Girl Guides (sezione femminile degli scout), che si incontrano il mercoled pomeriggio per vivere avventure fra gli alberi del parco e nei misteriosi sotterranei. Nobili e cortigiani fanno accompagnare a palazzo le figlie, bardate in abiti di pizzo e guanti, e solo quando vengono informati che lo scopo delle Guides  quello di fare trekking e giochi di squadra all'aria aperta, si adattano all'informalit e alla divisa.
Nella quiete di giornate tutte uguali, Lilibet studia grammatica, aritmetica, geografia, poesia e disegno, mentre  la nonna ad accompagnarla alla Torre di Londra, a Kew Gardens e al British Museum, inaugurando la sua formazione nella storia di famiglia e avvicinandola all'arte e alla cultura. Senza ancora immaginarsi nel ruolo che l'aspetta, due volte la settimana la principessa  accompagnata a Eton dal rettore, l'illustre storico Henry Marten, per preziose lezioni di storia costituzionale.
Lei impara subito, voracemente. Interroga. Risponde.
Educata come una possibile futura regina, deve mostrarsi giudiziosa e distaccata con le persone, mentre a Margaret  concesso di essere se stessa.(7).
L'intraprendente Crawfie si ingegna a rendere la vita delle bambine il pi normale possibile con bagni di realt, come un avventuroso viaggio nella metropolitana di Londra, dove riesce a mantenere l'incognito fino a quando le principesse vengono riconosciute dai passanti ed  costretta a chiamare in soccorso un'auto che le liberi dall'esuberanza della gente e dall'obbiettivo di un fotografo, che di quell'unica escursione di Elisabetta in veste di anonima cittadina lascer splendide immagini.

Re suo malgrado.

Giorgio sesto si applica al nuovo ruolo, si educa ai temi della Costituzione, lavora a stretto contatto con il primo ministro. Ma  un uomo fragile e infelice, un monarca inanimato, lo definisce Harold Nicolson nei suoi diari. Spesso Elisabetta entra in punta di piedi nella zattera di silenzio dove il padre  immerso nello studio degli atti e siede accanto a lui. Con il suo sguardo di saggia adolescente cerca di capire il suo lavoro, quasi a volerne condividere le fatiche e gi affascinata dalle misteriose scatole di pelle rossa che contengono le carte ufficiali.
Quando la sua scarsa esperienza viene a galla, Giorgio sesto grida furioso, per calmarsi in fretta solo davanti al coraggio e alla pazienza della moglie. Come la pi amorevole delle donne e il pi forte e sicuro degli uomini,  lei a prendere le redini del regno, temendo che il recalcitrante Bertie non riesca a reggere il peso emotivo dell'incoronazione senza il suo supporto, ma contrasta con fermezza chi, al governo, suggerisce di abbreviare la cerimonia temendone la fragilit emotiva.
Lionel Logue  sempre pi presente accanto al suo illustre paziente. Per settimane prova con lui il discorso che dovr tenere alla radio la sera del 12 maggio 1937, gli suggerisce semplicemente di non pensare ai milioni di sudditi che lo ascolteranno e di rivolgere le sue parole a lui e a lui soltanto. Mentre il padre prova e riprova scandendo le parole a voce alta e camminando su e gi nel suo studio, Lilibet, prima donna nella storia moderna ad assistere all'incoronazione del suo predecessore, lo ascolta trepidante nel salone accanto.
 con tutto il cuore che vi parlo questa sera. Mai prima d'ora un re appena incoronato ha potuto parlare a tutto il suo popolo nelle sue case nel giorno dell'incoronazione. La regina e io auguriamo salute e felicit a tutti voi. Non trovo le parole per ringraziarvi dell'affetto e della lealt alla regina e alla mia persona. Vi dico solo che, se negli anni futuri potr darvi prova della mia gratitudine nel servirvi,  questo il modo che pi d'ogni altro sceglier. La regina e io serberemo sempre nei nostri cuori l'ispirazione che arriva da questo giorno. Che possiamo essere sempre degni della benevolenza che con orgoglio credo ci circondi dall'inizio del mio regno. Vi ringrazio di cuore e che Dio vi benedica.
12 maggio 1937. La data che era stata scelta per l'incoronazione di Edoardo ottavo viene rispettata.
Solo il re  diverso.
 lo stesso Logue, nel suo diario, a offrire frammenti di quell'indimenticabile giornata: la sveglia alle 3 del mattino, l'abito da cerimonia con la spilla del MVO (Membro del Reale Ordine Vittoriano) che il re gli ha conferito poche ore prima, l'infantile timore di inciampare nella spada, il Chelsea Bridge inaugurato da qualche giorno, il posto a lui riservato nell'abbazia di Westminster, i principi e le principesse che risalgono la navata laterale, Elisabetta e Margaret nel palco reale, le due regine, Elizabeth e Mary, che incedono accompagnate da sei damigelle.
E poi, lui.
Annunciato dalla fanfara delle trombe, ecco l'uomo che servo con tutto il mio cuore e la mia anima da dieci anni, avanzare lento verso di noi.  molto pallido, ma  re in ogni grammo del suo corpo.(8).
La sera stessa un'auto porter Logue a palazzo, dove il re legger al paese il suo primo messaggio radiofonico da sovrano: lo hanno provato e riprovato. Logue  sicuro che la pronuncia sar impeccabile.
Fuori, sotto un sole vivido e ingannevole, la citt  in pieno trambusto.
Il giovane fotografo francese Henri Cartier-Bresson vaga per le strade affascinato dall'ossessione - per lui assolutamente incomprensibile - del popolo inglese per la famiglia reale: ha attraversato la Manica su commissione del quotidiano paracomunista Ce Soir per un reportage sull'incoronazione di Giorgio sesto. Ma lui non  un ritrattista alla moda, non fa fotografie da incorniciare o appendere a un muro.
Bresson vuole leggere l'evento sui volti della gente comune.
Le facce!  su quei fondali naturali che, secondo quello che sarebbe diventato uno dei pi grandi fotografi del ventesimo secolo, l'incoronazione va in scena. Cos, fa una scelta rivoluzionaria: volta le spalle ai fastosi cortei, all'aristocrazia, alle carrozze dorate e, come un diaframma chiuso al massimo per aumentare l'incisione dell'immagine, cerca il riflesso dell'evento negli sguardi dei londinesi. Affrontare la folla controcorrente  un'impresa, sono a migliaia, ma facendosi largo con l'agilit di un funambolo, ondeggia dietro le lenti della sua Leica senza preoccuparsi di cosa provino gli anonimi modelli, orfani di un re che ha rinunciato a esserlo, figli di un re che ancora devono conoscere, rispettare e, forse un giorno, amare.
La Leica maneggevole e leggera del rabdomante Bresson si muove in modo anarchico, danza intorno a grappoli stanchi di donne, inquadra vecchi addormentati su tappeti di giornali accartocciati e bambini che si tengono per mano, fruga nella nobile chincaglieria celebrativa esposta nelle vetrine dei negozi, segue le persone che, dando le spalle alla parata e con specchietti montati su bastoncini di legno, aspettano di scorgere la carrozza del re.
Bresson non cerca, trova. Ogni fotogramma  un racconto preso al volo, strappato alla citt, ai palazzi, alle fantasie e ai sogni. E di quello sterminato catalogo di anonimi ritratti lascer immagini uniche.
Ma se il francese sceglie la rivoluzione, la casa reale non  da meno e commissiona il ritratto ufficiale dell'incoronazione a Dorothy Wilding, estroversa fotografa di stelle del cinema e del teatro che, anni dopo, sar la prima donna insignita del titolo ufficiale di fotografa reale.  lei stessa a ricordare il primo incontro con Elisabetta: Una voce dolcissima mi disse Oh Miss Wilding, sono cos felice di incontrarla, finalmente! e una piccola, calda mano premette la mia cos a lungo e cos forte che in un attimo la mia mente si svuot completamente(9).
Lilibet, tornata a Buckingham Palace, orgogliosa del suo primo abito lungo, della mantellina di ermellino, dei sandali d'argento e della coroncina, va incontro a Wilding dopo essere apparsa sul balcone accanto al re, alla regina e alla spazientita sorellina per salutare la folla che da ore staziona sotto Buckingham Palace. Rientra nella sala del trono e, disciplinata, si mette in posa sfoderando il pi fotogenico dei sorrisi.

Si pu arrivare alla gloria grazie a un rifiuto.

 il 1893 quando nasce Dorothy Frances Edith Wilding, decima figlia indesiderata di una famiglia povera. Allo scoccare del nuovo secolo  accolta dai generosi zii di Cheltenham, cittadina termale vicino a Gloucester. Da ragazzina si sogna artista, ma il pur compassionevole zio oppone un categorico rifiuto alle sue ambizioni. Dorothy non si lascia intimidire e, risparmiando su paghette e regali di Natale, a sedici anni acquista la sua prima macchina fotografica annunciando in famiglia che, se non le permettono di diventare attrice o dipingere ritratti, lo far lo stesso grazie a quell'aggeggio.
Detto, fatto.
Dietro la goffaggine di un corpo grosso e senza grazia, la cocciuta Dorothy impara da autodidatta i primi rudimenti della fotografia, fino a quando, forte di ci che riesce a fare con l'aggeggio, convince gli zii riluttanti a lasciarla partire per Londra. In poche settimane trova un impiego come apprendista della fotografa Marion Neilson nello studio di Henry Walter Barnett, che annovera fra i suoi modelli la divina Sarah Bernhardt e Mark Twain.  la Neilson a svelarle i segreti del ritocco, la sublime menzogna che anticipa il moderno Photoshop. Nel 1915, maggiorenne, Wilding ha risparmiato abbastanza soldi (per l'esattezza 60 sterline) per permettersi uno studio in Portman Square e mettersi in proprio. Progetta e si fa allestire un sistema di binari fissati al soffitto, ai quali aggancia delle enormi lampade con grandi riflettori azzurri, ottenendo cos fotografie dalla luminosit unica. Lavora senza sosta, notte e giorno, perch grazie al suo incredibile talento per il ritocco le immagini raggiungano la levigatezza a cui aspira. Scattando foto con una macchina pesante e delle dimensioni di un frigorifero, crea la moda delle ragazze con le perle - pose formali di giovani donne alle quali chiede espressioni informali - che saranno pubblicate su Country Life e altre riviste.
Grazie all'uso magistrale della luce, inventa il cosiddetto Wilding Look fatto di chiaroscuri e penombre, che diventa il filo conduttore della sua opera, ed  cos sicura del suo talento che, anni dopo, quando l'esordiente Antony Armstrong-Jones le fa notare che lui preferisce la luce naturale a quella artificiale di uno studio, risponde piccata: Mister Jones, nel mio studio posso portare il sole dove voglio(10).
Nel 1929 pu contare su sette assistenti,  celebre tanto quanto i suoi modelli, poeti e stelle del cinema come Nol Coward, Bernard Shaw, Aldous Huxley, Jessie Matthews, Maurice Chevalier, Douglas Fairbanks Jr, Barbara Hutton.
Nel nuovo studio in Bond Street il debutto reale  con il duca di Kent, fratello minore del futuro Giorgio sesto, al quale scatta un ritratto che la porter a corte nel 1937, quando viene scelta per fotografare la giovane regina Elizabeth. Durante il servizio, il re entra nella stanza in divisa da ammiraglio, Wilding non se lo lascia scappare e senza alcun pudore chiede a Sua Maest di avvicinarsi alla moglie per un ritratto di coppia. Si sentirebbe sola senza di lei, Maest, suggerisce con malizia, e sar proprio quella foto strappata al protocollo a essere scelta per francobolli, monete e banconote.
Da quel debutto, il rapporto con il palazzo non si interromper pi. Dalla prima stretta di mano con Lilibet del 12 maggio, nelle occasioni importanti Wilding sar sempre con lei, anche quando, ormai ricercatissima, aprir uno studio a New York con trentasette assistenti e dodici ritoccatori al suo servizio.

Il fascino del cadetto.

Provvidenziali sono le aste.
La prima volta che ricordo di aver incontrato Filippo  stato al Royal Naval College di Dartmouth nel luglio 1939, appena prima della guerra. Io avevo 13 anni e lui 18. Un cadetto.(11).
Questa frase, scritta nel 1947 con grafia minuta e tondeggiante su carta bianca e stemma reale da Elisabetta a Betty Spencer Shew per un libro sui matrimoni reali,  venduta all'asta per 14.400 sterline alla Chippenham Auction Rooms nel Wiltshire, il 23 aprile 2016. In realt Elisabetta e Filippo si sono gi visti al matrimonio dello zio di lei, George duca di Kent, con la cugina di lui, Marina di Grecia, quando Lilibet ha otto anni e si sono di nuovo incrociati tre anni dopo alla cerimonia di incoronazione, ma il primo capitolo destinato a segnare la vita di entrambi indica una data precisa: 22 luglio 1939.
La tredicenne Lilibet  con mamma, pap e sorella in visita al Britannia Royal Naval College di Dartmouth, quando un dinoccolato cadetto dal bel ciuffo di capelli  incaricato di dare un'occhiata alle ragazze mentre il re prosegue la visita. Lo spilungone bello come un dio Vichingo, dal volto affilato e penetranti occhi blu(12) ha il pedigree adatto per intrattenere le principesse sotto l'occhio vigile di Marion Crawford: Philip von Schleswig Holstein Sonderburg Glcksburg, nato su un tavolo di cucina a Corf il 10 giugno 1921,  un principe, imparentato con le famiglie di Danimarca, Grecia, Russia. Lilibet potrebbe chiamarlo cher cousin, poich sono cugini di terzo grado, avendo entrambi come trisnonna la regina Vittoria. Figlio dello squattrinato Andrea di Grecia, quartogenito di re Giorgio di Grecia e della nobildonna Alice di Battenberg, nel 1922  portato in salvo dai turchi, che minacciano di occupare l'isola di Corf, su una nave britannica con le tre sorelle e i genitori. Ma quando  ancora bambino, la coppia di genitori cos male assortita si separa: il padre si trasferisce in Costa Azzurra, dove vivr tra alcol e amanti, la madre, traumatizzata dalla separazione, finir in una clinica psichiatrica per gravi deliri religiosi e un principio di psicosi schizofrenica. Il bel cadetto cresce dunque senza genitori, fra i precetti dello zio materno, Lord Louis Dickie Mountbatten (che ha inglesizzato il proprio cognome da Battenberg in Mountbatten), e le cure della nonna, Vittoria Alberta d'Assia, a Kensington Palace. Quando termina con scarso successo gli studi presso la Schule Schloss Salem in Germania e la Gordonstoun in Scozia, entra nella Royal Navy e si diploma al Britannia Royal Naval College di Dartmouth.
 il miglior cadetto del suo corso.
 forte, ambizioso e non ha un soldo.
Ma quel giorno, fra biscotti allo zenzero e infantili indovinelli, il figlio di una madre folle e di un padre donnaiolo, cattura il cuore di Elisabetta. Quando la invita a saltare oltre la rete del campo da tennis e a divertirsi sul serio(13), l'adolescente Lilibet  come ipnotizzata e ripete come  bravo, Crawfie, e come salta in alto, senza mai staccargli gli occhi di dosso.
D'improvviso  come se non ci fosse nessun altro.
Per lei, i cinque anni che li distanziano sono solo un breve spazio generazionale.
A fine giornata, lo yacht reale Victoria and Albert salpa da Dartmouth. Ai cadetti viene concesso di seguirlo sulle loro barche per un omaggio collettivo ai reali. Un centinaio di imbarcazioni scendono in acqua, ma si allontanano troppo dalla riva e il re suggerisce di farli tornare indietro. Tutti obbediscono tranne Filippo, che continua a remare in direzione dello yacht. Quel giovane  pazzo, grida il re deve tornare indietro e solo quando gli ufficiali gli sbraitano di rientrare, lui si arrende, salutando con i remi alzati.
Elisabetta  sul ponte di coperta, i miti occhi azzurri sgranati nel binocolo verso la barchetta che si allontana fino a diventare un puntino nel mare. Trattiene il respiro, culla una nuova emozione che sta sbocciando, sicura che in qualche parte del mondo, in qualche modo, in qualche momento, lo rivedr.
E Filippo? Forse quel giorno coglie al volo l'occasione per recuperare tutta la fortuna che gli  mancata da ragazzino, ma dietro le quinte, a propiziare quell'incontro, si  astutamente mosso Lord Mountbatten. Cupido desideroso di intrecciare il suo nome a quello dei Windsor, ha mosso i fili come un sapiente e malizioso burattinaio perch fosse proprio il nipote a occuparsi delle principesse.
Lilibet, timida e cauta adolescente con poche occasioni di incontrare ragazzi, non potr che essergliene grata.

Le rose bianche di Cecil Beaton.

Seguendo le orme della regina Vittoria che, malata di narcisismo, inondava il regno e le colonie dei suoi ritratti, la neoregina intuisce che, dopo la catastrofe del 1936, la famiglia reale ha bisogno di una nuova immagine che restituisca gloria alla corona. E chi meglio di Cecil Beaton, celebre almeno quanto i soggetti che fotografa, pu soddisfare la sua sete di glamour?
Nato in una famiglia di commercianti di legname nel 1904, Cecil Walter Hardy Beaton non aspira ad altro: la famiglia delle famiglie  ci che manca al suo curriculum. Da quando, ragazzino, ha ricevuto in dono dal padre la sua prima Kodak a soffietto, non ha fatto altro che disegnare, scattare foto e sognare un ingresso a corte dal cancello principale. Del resto, gi nel 1926, l'anno in cui Lilibet  venuta al mondo, una cartomante gliel'aveva predetto, ma lui non le aveva creduto.
Invece.
Il telefono squill: Parla la dama di corte. La regina desidera sapere se lei pu fotografarla domani pomeriggio.
All'inizio pensai si trattasse di uno scherzo, ma non lo era. Ero sopraffatto dall'eccitazione e dalla felicit. Scegliendo me per fare dei ritratti, la regina mostrava di avere audacia... visto che il mio lavoro era considerato rivoluzionario e anticonvenzionale.(14).
 il 13 luglio 1939.
Sceglierlo  un'intuizione geniale o nasconde una (malcelata) rivalit nei confronti dell'americana Simpson e delle sei pagine firmate Beaton al castello di Cand e pubblicate sul numero di Vogue nel giugno 1937? O per quelle del suo matrimonio con il duca di Windsor, realizzate in esclusiva mondiale? Nonostante Beaton con petulante snobismo la descriva come una sgradevole, volgare e grossolana americana di seconda scelta, in quel servizio la fredda manipolatrice che ha intrappolato l'ex re appare diversa da come la ricordavano i lettori. Con il suo tocco da maestro di inganni, Beaton la nobilita, d al suo viso un'espressione assorta e di lei un'idea morbida e rassicurante.
Anche Giorgio sesto vuole che la moglie sia il contraltare della modaiola Wallis Simpson. Il nome giusto per questo progetto di differenziazione estetica  quello di Norman Hartnell, il sarto che ha disegnato gli abiti delle principesse per la sua incoronazione, il genio che nel 1938, in sole tre settimane, aveva creato il famoso guardaroba bianco per la visita di Stato in Francia con la moglie in lutto per la morte della mamma avvenuta cinque giorni prima, abiti che pochi anni dopo ispireranno il francese per eccellenza, monsieur Christian Dior.
 Hartnell l'uomo in grado di ideare un look regale e senza tempo e, per dagli un'idea ancora pi precisa dei suoi gusti, Giorgio sesto lo accompagna a visitare la galleria dei ritratti di Franz Xaver Winterhalter, suggerendo il ritorno alle crinoline, a figure femminili simili a mazzi di fiori, tutti simboli esteriori di un passato che per Giorgio sesto deve tornare. La coppia Hartnell-Beaton incarna la sua idea di restaurazione, tradizione e magnificenza.
Quando ho attraversato per la prima volta i cancelli di Buckingham Palace, ero determinato: le mie fotografie dovevano dare un indizio della natura incandescente, degli occhi brillanti come mughetti in un campo, del sorriso radioso, dello strabiliante effetto che la regina crea con la sua presenza. Volevo che fossero del tutto diverse dall'aspetto formale e spesso anonimo delle fotografie reali.(15).
Fissato l'apparecchio al treppiede, non c' nulla da spiegare e bastano pochi, complici, sguardi.
Fra i due  colpo di fulmine.
A Beaton vengono concessi venti minuti. Tre ore dopo  ancora l e di foto ne ha scattate centinaia: la regina nei giardini di palazzo armata di ombrellino, negli appartamenti reali fra fondali di fiori, la tiara fra i capelli arricciati sulla fronte, le spalle a una finestra adorna di foglie e boccioli di rose bianche. Quel pomeriggio, l'alchimia che si crea con la regina trasforma Beaton nel fotografo che, con tratto da nostalgico pittorialista, offrir alla monarchia le atmosfere che diventeranno la sua firma per i successivi trent'anni. Pubblicata due mesi dopo lo scoppio della guerra, la sequenza di ritratti offre al pubblico l'immagine di una coppia imbattibile.
E pensare che le prime modelle di Cecil sono state la madre, le sorelle Nancy e Baba e una bambinaia, innamorata di quella che all'epoca  ancora un'arte nuova! Lui le costringeva a mettersi in posa usando come fondali lenzuola, garze plissettate e paraventi, sperimentando metodi rudimentali per riflettere la luce con specchi e carta stagnola. Dopo il liceo, il giovane talento studia storia, arte e architettura a Cambridge, ma non si laurea e il padre lo costringe a entrare nell'azienda di famiglia come impiegato. Per Cecil, che smania per essere accolto nell'alta societ,  una vera sofferenza dalla quale si distrae frequentando tutti i party che intercetta e immortalando tutti gli aristocratici che incontra. Spedisce i ritratti alle principali riviste di moda senza successo, ma una minuscola e insignificante fotografia della duchessa di Amalfi viene acquistata da Vogue per una rubrichetta dedicata alle celebrit. I suoi ritratti di belli, giovani e famosi, che fanno la fila davanti al suo piccolo studio, vengono esposti in una galleria semisconosciuta di Londra. La mostra ha un tale, inaspettato, successo, che il vanitoso Cecil prende coraggio, molla il padre e l'ufficio e, nell'inverno del 1928, sbarca a New York con il suo cavalletto sottile, la sua Kodak e una scorta di tulle e tagli di stoffe. Eccitato dalla frenesia di Manhattan, Beaton finalmente mette piede e obbiettivo negli ambienti glamour dai quali  attratto come una falena verso la luce. Disegna e fotografa per Vanity Fair, Harper's Bazaar e per l'ammiraglia delle riviste di moda, Vogue. In posa per i suoi surreali e rarefatti ritratti ci sono Gary Cooper, Katharine Hepburn, Marlene Dietrich e Greta Garbo, con la quale - si dice - il fotografo vive una complicata storia d'amore. Omosessuale stravagante e malinconico, sempre elegante, ogni notte Beaton annota la complessit dei suoi set in una sterminata messe di pagine diaristiche, che descrivono la preparazione maniacale per ottenere lo scatto perfetto, ma riportano anche sarcastici - ed esilaranti - giudizi (Jean Cocteau lo chiama Malice in Wonderland) sulle celebrit che tuttavia lo osannano.
Nel 1939 Beaton lascia improvvisamente la culla di Vogue: per un'infelice frase riportata in un suo schizzo, il magazine lo ha licenziato con l'accusa di antisemitismo. Torna a Londra amareggiato e pentito, ma non abbastanza per essere perdonato; si isola nel suo appartamento all'8 di Pelham Place.
Pochi mesi dopo, riceve la telefonata che gli cambier la vita.
Solo durante il conflitto mondiale Beaton si allontana da quel mondo patinato, incaricato dal ministero dell'Informazione britannico di documentare le attivit della Royal Air Force. Il ritrattista delle star diventa il fotografo dei senza voce e punta l'obbiettivo sulla distruzione e l'orrore.  sua una delle fotografie pi rappresentative della sofferenza britannica del periodo bellico: gli occhi inchiodati al suolo di Eileen Dunne, una bambina di tre anni ricoverata in ospedale, mentre stringe la sua bambola di pezza finiscono sulla copertina di Life e contribuiscono a orientare l'opinione pubblica americana verso la necessit dell'intervento degli Stati Uniti nella guerra.

Macerie.

3 settembre 1939, le strade del regno si svuotano in fretta. Sta per succedere qualcosa.
S, sta per succedere.
La notizia  certa.
Tutta la nazione, china su radio balbettanti, ascolta Giorgio sesto che, nel pi impegnativo discorso della sua vita, con la voce arrochita da decenni di sigarette annuncia l'entrata in guerra della Gran Bretagna.
Londra  in pericolo, chi ha abbastanza soldi e protezioni abbandona l'Inghilterra per il Canada. Alla fine del 1939 i bambini vengono evacuati dalle citt minacciate, ma a chi esorta i reali a lasciare il fumo denso che aleggia sugli edifici della capitale, la regina, nominata comandante in capo del Servizio Navale Reale femminile e del Servizio Territoriale Ausiliario femminile, risponde con schiettezza: Le bambine non andranno senza di me. Io non lascer il re. E il re non se ne andr in nessun caso.
La coppia reale non abbandona Buckingham Palace nemmeno durante i mesi del terribile Blitz che, dal 7 settembre 1940 all'11 maggio 1941, in interminabili bombardamenti devasta un milione di edifici londinesi, dai quartieri popolari dell'East End al palazzo di Westminster, dalla cattedrale di Saint Paul alla cappella del caro vecchio Buck.
Vestita di beige, rosa cipria o blu lavanda - mai di nero, giudicato un colore disfattista e ansiogeno -, la regina e il suo sempre meno fragile marito attraversano una Londra in ginocchio, passano davanti alle file che si snodano al riparo di edifici sventrati, alle botteghe dalle vetrine in frantumi e alle case malamente protette con assi di legno. Le loro fotografie fra le macerie campeggiano sulle prime pagine dei giornali per settimane e diventano uno dei simboli della volont di resistenza degli inglesi. Insieme soffrono per il destino del paese e, grazie a quelle immagini, diventano popolari e amati senza riserve.
La guerra influisce su tutti, anche su Lilibet e Margaret, accolte dalla serenit inviolata del castello di Windsor, che domina la vallata del Tamigi nella contea del Berkshire, 36 chilometri a ovest di Londra.
Windsor: pi che un castello, ora  un rifugio (i gioielli della Corona vengono smontati, avvolti nella carta di giornale e infilati in una scatola di biscotti nascosta nei sotterranei) dove le convulsioni del conflitto sono attutite da un ambiente premuroso.
Windsor: pi che un rifugio, il luogo di una vita in apparenza normale per le due principesse e le bambinaie Allah, Bobo e Crawfie, che fra quelle mura, nell'invalicabile nascondiglio lontano dai problemi del mondo, organizzano giornate di studio della lingua francese e della storia europea con la viscontessa Antoinette de Bellaigue, ma anche di svago con cani e cavalli nell'immenso parco. L'isolamento a cui  costretta non impedisce a Lilibet di far sentire la sua voce a tutti i bambini, quando, su richiesta di Churchill, il 13 ottobre 1940 pronuncia il suo primo discorso radiofonico durante la trasmissione Children's Hour (L'ora dei bambini) della BBC. La guerra del secolo  anche guerra di bambini defraudati dell'infanzia e, pur cullata nel suo rifugio privilegiato, Elisabetta si rivolge a loro, in una sobria giacchetta grigia e dopo ore di puntigliose prove al microfono: Migliaia di voi in questo paese hanno dovuto lasciare le loro case ed essere separati da mamma e pap. Mia sorella Margaret Rose e io vi siamo molto vicine, poich sappiamo per esperienza cosa vuol dire essere lontani da coloro che si amano pi di tutti(16). Il discorso ha talmente successo che la BBC ne realizza un disco e lo mette in commercio negli Stati Uniti e nei paesi del Commonwealth, mentre Elisabetta continua a servire la propria nazione come pu: lavora a maglia, cuce vestiti per i poveri, raccoglie fondi per le sigarette delle forze armate e organizza giochi e sciarade per i bambini evacuati.
Ma, a Windsor, Elisabetta fa anche l'attrice.
Nessuno ne ha saputo niente fino a quando, sessant'anni dopo, vengono battuti all'asta da Dominic Winter un archivio fotografico con alcuni scatti di Lisa Sheridan rimasti inediti, appunti e sceneggiature appartenenti a Hubert Tannar, preside della Royal School, e a Cyril Woods, amico della sovrana nella sua adolescenza. Dopo quelli di Marcus Adams, altri ritratti perduti e ritrovati che aggiungono un tassello al memoir iconografico di Elisabetta, frammenti di una biografia da esplorare con lo sguardo e che a distanza di decenni si rivelano preziosi.
Durante la guerra, gli scatti della Sheridan continuano a essere richiesti dai giornali, sempre pi affamati di immagini della famiglia. La fotografa trascorre intere giornate a Windsor dove riprende Lilibet mentre disegna, dipinge, segue lezioni di geografia davanti a un grande mappamondo e fa dei puzzle, circondata dai fedeli corgi. Ma le foto all'asta rivelano una Elisabetta sconosciuta, in candida parrucca e costumi d'epoca - cuciti da lei stessa - per gli spettacoli tenuti davanti alla famiglia reale e ad alcuni amici nella Waterloo Chamber del castello, il cui ricavato va a beneficio della Royal Household Wool Fund, che fornisce abiti di lana per i soldati al fronte.  il 30 dicembre 1941, gli spettacoli prevedono Aladino, La Bella e la Bestia, Cenerentola, le solite fiabe, ma quando a interpretarle  una futura sovrana in abiti maschili, anche le foto pi sgranate diventano un vero e proprio scoop.


MOGLIE E MADRE.
(1940-1951).

Dall'altra parte dell'oceano.
Quello stesso giorno, 30 dicembre 1941, Winston Churchill  a Ottawa per tenere un discorso al Parlamento canadese. In una stanzetta angusta, dietro le quinte, il giovane fotografo Yousuf Karsh attende.  carico d'ansia gi dalle prime ore del mattino, anche se ai politici di rango si sta lentamente abituando. Nel suo minuscolo studio, arredato con mobili usati e cassette della frutta coperte con pelli di scimmia, sono gi passati il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, politici locali e diplomatici stranieri. Ma l'incontro con Churchill, che non  propriamente famoso per il carattere accomodante, lo riempie di terrore.
Certo, nella sua breve vita il giovane Karsh ha vissuto di peggio. A quel momento - che si riveler il pi importante della sua carriera -  arrivato in fuga dagli orrori del genocidio armeno, senza sapere una parola di francese e ancora meno di inglese. Era il 1923 e lo zio Nakash, fotografo scapolo e generoso, lo aspettava nel gelo di Halifax, in Nuova Scozia, e lo prese a lavorare con s, anche se il ragazzino sognava di diventare medico. Invece sta a bottega, nel fine settimana gira per le strade di Sherbrooke armato di una piccola macchina e la fotografia lo cattura definitivamente. Si trasferisce a Boston dall'amico dello zio, il miglior ritrattista dell'epoca, John H. Garo, armeno come lui, che non solo gli insegna le complicate procedure di stampa al platino e gli svela i segreti del ritratto, ma lo indirizza - lui stesso pittore - verso i maestri della pittura, soprattutto Rembrandt e Velzquez di cui il giovane Karsh si innamora senza riserve. Nel 1931 lascia Boston per Ottawa, dove a stravolgere la sua carriera  l'incontro col primo ministro Mackenzie King, che lo incarica di ritrarre Churchill, senza averne ottenuta l'autorizzazione. Quando lo vede, il primo ministro gli concede due minuti in cui devo cercare di mettere su pellicola un uomo che ha gi scritto o ispirato intere biblioteche di libri, beffato i biografi, riempito il mondo con la sua fama e me, in particolare, di terrore(1).
In attesa, Churchill si accende il sigaro. Timidamente, Karsh gli allunga un posacenere, che il leader bellamente ignora. Ma quel sigaro proietta un'antiestetica ombra sul suo volto, cos il giovane fotografo farfuglia un educato mi perdoni Sir, allunga la mano, glielo toglie di bocca, si fionda alla macchina e registra sulla lastra uno sguardo furibondo.
Life compra la foto per 100 dollari. Quel gesto imprudente - che generer il ritratto pi riprodotto nella storia della fotografia - a Karsh cambia la vita. E lo porta a incrociare gli occhi azzurri della principessa Elisabetta su ordine di Mackenzie King che, per mostrare al resto del mondo quanto il Canada stia contribuendo in modo determinante allo sforzo bellico, lo spedisce in Inghilterra a ritrarne i grandi protagonisti, famiglia reale inclusa.
Ricorda Karsh: Nel 1943 ho fatto la prima di innumerevoli odissee fotografiche. Dopo un viaggio a bordo di una fregata norvegese che si riveler essere imbottita di esplosivi, mi ritrovo all'Hotel Savoy di Londra dove mi aspetta Tom Blau, fondatore di Camera Press, la maggiore agenzia fotografica britannica che - come far poi per i successivi decenni - ha gi predisposto le pose con diverse personalit e organizzato i set, e che mi dar il necessario supporto morale. Quando cadevano le bombe, Tom e io scendevamo in cantina a proseguire il lavoro(2). In quel seminterrato illuminato di luci al tungsteno, l'eco visivo dei venerati Rembrandt e Velzquez ancora negli occhi, Karsh incontra le pi importanti personalit inglesi, da George Bernard Shaw all'arcivescovo di Canterbury. Niente  pi lontano dallo stile spoglio da documentarista della Sheridan o dalle frivole pennellate di Beaton: quelli di Karsh sono ritratti coerenti con la severa estetica richiesta da quel tempo fragile.
Il bianco e nero  la sua cifra.
Il bianco e nero scrive la sua storia di fotografo che dipinge con la luce e che il 1 novembre 1943 illumina la figura della principessa Elisabetta in una foto volutamente sobria: in austero tailleur grigio, un filo di perle al collo, Elisabetta rivolge alla macchina lo sguardo innocente e fiducioso che deve offrire al suo popolo.  il primo momento di un'intimit che Karsh e la futura regina d'Inghilterra condivideranno per i successivi quarantacinque anni con ritratti che entreranno nella Storia.

Un ospite speciale.

Quasi presagisse l'ora del suo arrivo, Elisabetta  pronta gi dal primo pomeriggio: Pensi che verr per vederci recitare, Crawfie? domanda eccitata in un modo che nessuno ha mai visto prima(3). Gioved 23 dicembre 1943, al castello di Windsor si replica Aladino. Elisabetta ha ideato i costumi, per settimane ha provato una quantit di giacche e abiti vecchi della madre, vuole incantare in tunica e pantaloni di seta il suo ospite, Filippo Mountbatten. Saranno giorni deliziosi per la principessa che, fra bisbigli e sottintesi (di corte), inizia a frequentare il dinoccolato giovanotto dagli occhi azzurri. Ai balli e ai pranzi di famiglia Filippo partecipa con disinvoltura, nonostante abbia le scarpe bucate e pochi abiti di ricambio, procuratigli dalla nonna, la marchesa di Milford Haven, e dallo zio Louis Mountbatten, che vede lentamente dispiegarsi sotto la sua occulta regia il disegno inaugurato con la visita a Dartmouth quattro anni prima. Ma l'adolescente di allora  adesso una giovane donna dalla grazia acerba, la vita sottile e il seno fiorente.
Quando sono insieme, Elisabetta perde la sua timidezza e si rianima. Dopo qualche giorno al castello, gi conquistato dalla grazia discreta della diciassettenne Lilibet, Filippo riparte per il Pacifico come luogotenente della Marina britannica a bordo del cacciatorpediniere Whelp, portando con s un ritratto della principessa in una vecchia cornice di pelle.
Per Elisabetta, ormai,  solo questione di tempo.
L'inverno a Windsor si annuncia aspro e lungo, ma le giornate di Lilibet assumono una luce nuova. Lo squattrinato principe greco e l'erede presuntiva al trono d'Inghilterra iniziano una fitta corrispondenza, i loro biglietti e le lunghe lettere segnano i tempi del conflitto; a Windsor lei tiene una sua fotografia sul suo comodino.
Ti sembra saggio? Cominceranno a fare pettegolezzi su di te la rimprovera Crawfie.
Quasi sfrontata, Elisabetta la sostituisce con una foto di Filippo con una peluria chiara sul mento e sulle labbra: Ora sfido chiunque a riconoscerlo! dice trionfante(4).
Ha torto.
Sulla coppia cominciano a circolare le prime voci e il giovane Mountbatten attira l'attenzione dei giornali.
La nonna, regina Mary, intuisce i sentimenti della nipote, il ragazzo le piace, ma teme la reazione del popolo inglese verso quel principe straniero dal background decisamente insolito e ne scrive al figlio, allarmata. Poverina, non si diverte affatto dice il re, intendendo che da quando le principesse sono rifugiate a Windsor non vedono praticamente nessuno, mentre la moglie (che in privato chiama Filippo l'Unno) si d un gran da fare per distrarre Elisabetta presentandole dei candidati alternativi, scelti fra i migliori partiti dell'aristocrazia inglese. Il primo della lista dei nati bene e suo preferito  Hugh Euston, erede del ducato di Grafton e di sette anni pi vecchio di Elisabetta che lo frequenta a Windsor; tuttavia, interrogato da giornalisti ficcanaso, egli nega di essere interessato. Poi ci sono Johnny Dalkeith, erede del ducato di Buccleuch; Charles Manners, futuro duca di Rutland; Sonny Bleford, erede del ducato di Marlborough-Blenheim Palace; Simon Phipps, futuro vescovo di Lincoln; Lord Brabourne e Lord Wyfold, uno degli ufficiali che la sera della vittoria scorter Elisabetta per le strade di Londra. La principessa li incontra in locali come il 400 Club in Leicester Square o al vicino Caf de Paris, prima che sia bombardato, ma, a causa della sua timidezza, rischia spesso di fare da tappezzeria. Lei, infatti, preferisce le feste organizzate nelle residenze reali, dove pu frequentare i ragazzi lontana dagli sguardi della stampa, anche se sembra non avere alcun interesse per il genere di divertimento a cui fa cenno il padre. Pur conoscendo la posizione della famiglia nei confronti di Filippo, Elisabetta non recede dall'impegno segreto che ha preso con se stessa. E la sua attesa resiste, nell'incorporea forma di una speranza.
O di una preghiera.
Matricola N. 230873
Guerra.
Le foto di donne in uniforme - cuoche, magazziniere, segretarie, centraliniste, operatrici di radar, figure di supporto sul campo per i militari - vengono regolarmente pubblicate sui giornali. Elisabetta non si sottrae alla propaganda per il suo paese, posa per le copertine di Life e di Time e si lascia fotografare mentre ispeziona le truppe in qualit di Consigliere di Stato. Ma non le basta, vuole partecipare allo sforzo per la guerra in prima persona; il padre tenta di dissuaderla, ma lei si ostina. Cos, nel 1945, entra nel corpo ATS (Auxiliary Territorial Service) col numero di matricola 230873 e il titolo di Secondo Subalterno Elisabetta Windsor, prima donna di una famiglia reale a servire il proprio paese come membro attivo, unica principessa a vestire una divisa militare dai tempi della regina celtica Budicca (33-61 d.C.).
Di motori non sa niente, ma dopo un corso di 10 settimane diventa meccanico,  abilitata alla guida di automezzi, impara a leggere le mappe e viene promossa con il titolo di Comandante Onorario Junior. Non deve indossare la divisa a lungo: il 30 aprile le truppe alleate occupano il Reichstag e sei giorni dopo le forze tedesche si arrendono.
7 maggio 1945, 7,40 p.m.
La BBC interrompe un concerto di piano per annunciare che l'8 maggio diventer giorno di vacanza: parole dolci per dire che la guerra  arrivata all'ultimo atto. Il V-E Day (Victory in Europe)  confermato da Winston Churchill alle 3 del pomeriggio dell'8 maggio: la cappa nera che ha oscurato il mondo per sei anni  spazzata via dalle sue roboanti parole. Non si vede una gioia cos dall'incoronazione di Giorgio sesto: tutta Londra scende in strada, l'inarrestabile onda sonora delle campane che suonano a distesa, i clacson di bus e automobili, il rumore di cucchiai sulle pentole crescono di minuto in minuto.
Fino a diventare musica.
Alle 6 del pomeriggio Giorgio sesto parla alla nazione. Subito dopo, la famiglia reale, insieme al primo ministro, appare al balcone di Buckingham Palace. Elisabetta in divisa da ausiliaria  l'immagine delle giovani donne inglesi che stanno per uscire dalla guerra.
Siamo uscite sul balcone a ogni ora per sei volte, e poi, al momento dell'accensione dei riflettori, io e mia sorella abbiamo realizzato che non eravamo in grado di vedere bene quello che la folla stava vivendo(5).
Alle principesse  concesso di lasciare Buckingham Palace accompagnate da sei persone, fra cui Lord Porchester (che diventer il custode dei cavalli da corsa della famiglia reale) e il giovane pilota della Raf Peter Townsend, e di unirsi in incognito alla folla. Elisabetta, eccitata da quella prima - e unica - fuga all'esterno del palazzo, teme di essere riconosciuta, cos si infila un cappello della ATS calato sul viso.
Ricordo file di persone sconosciute prendersi sottobraccio e camminare verso Whitehall, e tutti noi travolti da una corrente di felicit e sollievo.
La passeggiata clandestina dura ore. Non c' nulla di pianificato, niente parate, niente cerimonie, solo celebrazioni spontanee dove tutti si abbracciano ridendo.
Si canta, si corre, si danza in ogni angolo.
 la luce dopo il buio della guerra.
Una notte che appartiene alla gente.
E alla Storia.
Elisabetta e Margaret tornano sotto i cancelli di Buckingham Palace, dove il boato della folla invoca un'ultima apparizione della coppia reale, in quella che rimarr - parole sue - una delle notti pi memorabili della mia vita.
Filippo  dall'altra parte del mondo, a bordo della Whelp nella baia di Tokyo, e non immagina che, pochi mesi dopo, la vita sentimentale della sua futura sposa avrebbe potuto prendere una piega diversa.
Ancora una volta, se non fosse stata battuta all'asta per 5000 sterline una lettera di Elisabetta alla cugina Diana Bowes-Lyon, nessuno avrebbe mai scoperto il nome del prestante ufficiale di fanteria scozzese Roderick Cameron Robertson-Macleod, che aveva attirato l'attenzione della diciannovenne principessa e di sua sorella, entrambe a Balmoral per dimenticare la guerra:  un giovane gigante, attraente in modo devastante, chiamato Roddy. Ha causato agitazione al cuore della mia Margaret (e anche al mio, un poco)(6).
Al ventiseienne capitano scozzese l'identikit del principe azzurro calza a pennello:  alto due metri, ha capelli biondi e occhi chiari e, complice il suo dovere di sorveglianza, non distoglie lo sguardo da Elisabetta e Margaret. I tre trascorrono insieme tutto il tempo permesso dalle regole di corte e alcune fotografie li mostrano mentre ballano danze scozzesi (nasce allora la passione di Elisabetta per il Ghillies Ball) o escono da un teatro, lui in kilt che scorta Elisabetta in vestito da sera e pelliccia. Nonostante il frammento lasciato da quella lettera, non sapremo mai se fra loro c' stato qualcosa di pi di un'amicizia. Perch nella vita di Elisabetta  entrato Filippo, pronto a prendere il posto che gli spetta.

Promessa sposa.

Castello di Balmoral.
La sera dell'11 agosto 1946, una domenica.
Elisabetta, che alle regole di solito si attiene per educazione e temperamento, ha un deliberato guizzo d'indipendenza: durante una passeggiata nei giardini del castello accetta la proposta di matrimonio di Filippo, senza chiedere, come avrebbe dovuto, il consenso del padre.  stato meraviglioso. Gli ho gettato le braccia al collo e l'ho baciato mentre lui mi stringeva a s, e i miei piedi si sollevavano da terra confida a Bobo(7). Solo successivamente, durante una battuta di caccia alla pernice, Filippo chiede la mano della figlia al re d'Inghilterra. Tanto  perfettamente consapevole che il cuore di Elisabetta  gi suo.
La regina guarda a quel ragazzo dalla parlantina impaziente con un misto di perplessit e disapprovazione, e non  affatto convinta dell'unione: l'accento tedesco e quel cognome poi! sono un'implicita condanna, e Filippo  davvero troppo povero per sposare una futura regina. In effetti non se la passa molto bene: sul conto in banca ha 6,10 sterline(8). come ufficiale ne guadagna 11 alla settimana e tutti i suoi averi occupano al massimo due valigie.
Elisabetta non sente ragioni, lo difende contro tutti.
E lo conosce cos poco.
Adora andare a ballare con lui al Bagatelle di Londra sulle note di People Will Say We're in Love dal musical Oklahoma! e scorrazzare per le strade della citt sulla sua piccola, rombante MG.
Pur non essendo convinto che quel giovane dal viso bello e intelligente sia l'uomo giusto per stare accanto alla figlia quando prender il suo posto sul trono, Giorgio sesto acconsente alle nozze. Come unica condizione impone che, per annunciarle, si aspetti il ventunesimo compleanno della figlia. La corte tiene segreta la notizia, ma i fotografi li rincorrono per tutta Londra a caccia dello scoop. Che riuscir a uno di loro, il 26 ottobre 1946: la prima foto insieme della coppia, al matrimonio della figlia di zio Dickie, Lady Patricia Mountbatten, con John Knatchbull, settimo barone Brabourne, e la posizione delle mani di Filippo, appoggiate con sensuale garbo sulle spalle della principessa, svelano pi di qualsiasi annuncio ufficiale.

Io dichiaro davanti a tutti voi.

Abbiamo pensato di sposarci, ma non potevamo n abbiamo fatto nulla a riguardo fino a dopo la visita in Sudafrica - in parte perch stavo andando all'estero, in parte perch non avevo ancora 21 anni.
Aprile 1947. La Gran Bretagna  immersa nel gelo di una primavera spietata come il peggiore degli inverni. Le code di cittadini impoveriti si allungano fin dalle prime ore del mattino davanti alle botteghe: pane, patate, carne, pancetta, prosciutto, vestiti e benzina sono razionati. Difficile ignorare quello che sta accadendo in un paese paralizzato dall'austerit, ma quando Giorgio sesto, in viaggio verso il Sudafrica, chiede al governo se  il caso che interrompa quella vacanza al caldo e torni in patria per stare accanto ai suoi sudditi, viene esortato a proseguire il viaggio: mai come ora la Gran Bretagna ha bisogno di simboli di gloria e potere e quel tour reale in uno dei paesi pi importanti del Commonwealth per la corona  pi prezioso di qualsiasi discorso. Per Elisabetta  il primo viaggio all'estero, un periodo di libert e allegria dopo l'isolamento a Windsor. Ti divertiresti un mondo se tu fossi con noi scrive a Marion Crawford(9).
21 aprile 1947, Citt del Capo.
Il giorno del suo ventunesimo compleanno Elisabetta  seduta a un piccolo tavolo davanti al microfono, l'ombra di un grande albero dietro le sue spalle. La telecamera della BBC si muove su di lei fino a inquadrarne il viso in un intenso primo piano. Il timbro chiaro della sua voce attraversa l'impero, mentre pronuncia il suo discorso, sigillando un giuramento cui terr fede per il resto dei suoi giorni: Io dichiaro davanti a voi tutti che la mia intera vita, sia essa lunga o breve, sar dedicata al vostro servizio e al servizio della grande famiglia imperiale alla quale tutti apparteniamo.
Al ritorno dal trionfale tour, mercoled 9 luglio 1947, il fidanzamento fra Elisabetta e Filippo, salutato da Churchill come un lampo di colore sulla strada difficile che dobbiamo percorrere(10), viene annunciato ufficialmente, nonostante il 40 per cento degli inglesi intervistati dalla stampa si dichiari contrario al matrimonio, confermando le perplessit della regina. Nella foto di rito, i due fidanzati passeggiano tenendosi sottobraccio nel parco di Buckingham Palace: lei, con l'espressione composta e visibilmente emozionata, alza gli occhi verso di lui e gli concede un timido, quasi sorpreso, sorriso; lui, il mento appuntito e i maliziosi occhi verdeazzurri dentro i suoi, ha l'aria di chi sta imparando in fretta a interpretare il suo ruolo.
Il giorno seguente, il re e la regina danno un garden party a Buckingham Palace in onore della figlia e del futuro genero.
Filippo deve procurarsi un anello di fidanzamento degno della futura regina, ma poich vive del suo stipendio da ufficiale di Marina, non ha i soldi per acquistarne uno adeguatamente prezioso. Cos chiede aiuto alla madre, da anni reclusa in un convento in Grecia, che gli mette a disposizione un suo vecchio diadema di brillanti, dal quale il gioielliere Philip Antrobus ricava un solitario da tre carati e un braccialetto in stile art dco. In una cerimonia officiata dall'arcivescovo di Canterbury Geoffrey Fisher, Filippo si converte dalla fede ortodossa a quella anglicana, rinuncia ai suoi diritti al trono di Grecia e abbandona definitivamente il cognome, che richiama troppo le origini tedesche. Giorgio sesto regala al genero i titoli di barone di Greenwich, conte di Merioneth e duca di Edimburgo e dona agli sposi l'ordine della Giarrettiera, prima a Elisabetta e, sette giorni dopo, a Filippo: un dettaglio utile a rimarcare da subito la gerarchia fra i due sposi.
Il matrimonio  annunciato per il 20 novembre.
In un paese stremato dalla guerra, i deputati laburisti invocano una cerimonia privata e spartana e, per non fermare i lavori della ricostruzione, il governo decide di non dichiarare il 20 novembre un giorno di festa nazionale. Centinaia di donne britanniche spediscono a Elisabetta i tagliandi delle loro tessere annonarie per l'acquisto dell'abito, ma cedere i buoni personali  considerato borsa nera e i tagliandi vengono restituiti con un riconoscente biglietto di ringraziamento.  la regina a pretendere una cerimonia sfarzosa, che rappresenti platealmente la rinascita della nazione. E il fasto sartoriale, a Londra, ha un solo nome: Norman Hartnell.
In Bruton Street, di fronte alla casa dove Elisabetta  nata, c' ancora la storica insegna della sua sartoria, aperta nel 1923 grazie all'aiuto finanziario del padre e della sorella Phyllis. Dal 1935 Hartnell ha messo piede a palazzo, realizzando gli abiti per i membri della famiglia:  suo l'abito da sposa di Lady Alice Montagu Douglas Scott, figlia del duca di Buccleuch che convola a nozze con il duca di Gloucester, terzo figlio di Giorgio quinto e fratello del futuro re; suoi i vestiti per le damigelle, Elisabetta e Margaret di York. Il suo stile rispecchia alla perfezione il rigido protocollo di corte: abiti interi dalla linea diritta lunghi fin sotto il ginocchio per il giorno, niente tailleur o camicette da infilare nella gonna e, soprattutto, opulenza e trionfo di ricami per gli abiti da sera e da cerimonia. Hartnell trasforma Londra nella citt che pu sfidare la supremazia di Parigi, regno dell'emergente Christian Dior con il quale condivider il disprezzo per la moda di Chanel, creata per donne moderne, che addirittura lavorano: lui veste l'lite, Marlene Dietrich, Barbara Cartland e l'attrice Vivien Leigh, ma  popolare anche presso le stelle francesi come Alice Delysia e Mistinguett e l'amatissima Evita Pern.

Un bouquet di mirto e mughetti.

20 novembre 1947.
Milioni di persone armate di coperte sono accampate nei punti strategici della citt, fra grappoli di palloncini multicolori che volano sulle loro teste. I pi fortunati stanno al balcone, ma i prezzi aumentano col passare delle ore: se fino a ieri per una finestra con vista corteo si spendevano 35 sterline, adesso ne servono 100.
Tutti aspettano.
Tutti tranne un uomo che in giacca nera, camicia bianca e cravatta corre trafelato facendosi largo fra lucide Rolls-Royce e democratici taxi in lenta processione verso l'abbazia di Westminster. Prima di scapicollarsi a piedi per le strade di Londra, John Rupert Colville - questo il suo nome - ha provato a salire al volo sulla Daimler di re Haakon settimo di Norvegia parcheggiata in cortile, ma una volta fuori  stato bloccato dalle migliaia di persone ammassate fra la strada e i marciapiedi. Deve raggiungere al pi presto il palazzo di St. James, dove la collana a due fili di perle della sposa  stata dimenticata tra i 2583 regali di nozze esposti. Elisabetta non pu rinunciare alle sue perle! Sono un dono di Giorgio sesto, tramandato in famiglia da generazioni: la collana pi corta apparteneva ad Anne, l'ultima regina degli Stuart, la pi lunga era di Carolina di Ansbach, moglie di re Giorgio secondo. Dopo una lunga spiegazione ai sospettosi addetti alla sicurezza, che gli credono solo in seguito a una frenetica ricerca sull'elenco dei dipendenti della casa reale, Colville, che della principessa Elisabetta  segretario, recupera la collana e arriva a palazzo giusto in tempo per metterla fra le mani della dama di compagnia.
Se per la maggior parte delle spose i disastri nel giorno del matrimonio sono di cattivo auspicio, Elisabetta non si scompone e d prova di nervi saldi, anche quando, recuperate le perle, si mette davanti allo specchio per indossare la prima tiara della sua vita ( il matrimonio a segnare il debutto di una tiara fra i capelli), la Fringe Tiara, appartenuta alla regina Vittoria, poi indossata dalla nonna regina Mary, passata alla nuora nel 1936 e ora prestata dalla regina alla figlia. Ma non appena viene appoggiata sulla testa della principessa, la tiara cade a terra e il supporto di metallo si rompe.
Mancano cinquantasei minuti alla cerimonia. Convocato d'urgenza, il gioielliere di corte  costretto a portarla nel suo laboratorio per saldare il pezzo. Recuperate le perle, riparata la tiara, indossati gli orecchini a grappolo di perle e brillanti, a palazzo si scatena il panico: non si trova il bouquet! Passano pochi, interminabili minuti di imbarazzo fra le dame di compagnia addette alla vestizione e la servit. Ma poco dopo il mistero  svelato: un solerte domestico lo ha custodito nel ghiaccio in cucina, per mantenerlo fresco.
Dopo un addio al celibato piuttosto animato e ad alto tasso alcolico, Filippo ha trascorso l'ultima notte da scapolo nell'appartamento di sua nonna a Kensington. Prima di salire in macchina in direzione Westminster nel tight prestatogli da un amico, si gode il sapore dolciastro dell'ultima sigaretta: per amore di Elisabetta ha promesso di smettere. Accompagnato dal suo testimone, il cugino David marchese di Milford Haven, si presenta alla porta del Poets' Corner di Westminster. All'interno dell'abbazia, 2250 invitati sono gi ai loro posti. Esclusa la madre, che indossa l'abito dell'ordine religioso da lei fondato, nessun membro della famiglia di Filippo  fra loro: troppo imbarazzante la presenza delle sorelle Margarita, Theodora, Sophie (una quarta, Cecilie,  morta dieci anni prima in un incidente aereo), mogli di gerarchi nazisti. Assenti anche zio David e Wallis Simpson e la zia Mary, ufficialmente per problemi di salute, ma in realt perch legatissima al fratello dimissionario.
Lontano, nella nebbia, il Big Ben rintocca le 11.
La musica dei fucilieri della marina intona Lili Marlene, ripresa in coro come un cantico. In due automobili la processione della regina Mary sfila lentamente sul Mall, seguita dalle auto della principessa Giuliana e del principe Bernardo d'Olanda, del principe ereditario di Svezia e sua moglie, del duca e della duchessa di Gloucester. Gli applausi della folla non si sono ancora affievoliti che gi appaiono altre quattro automobili, con Margaret in abito di satin e tulle color avorio, la regina con il nastro blu dell'ordine della Giarrettiera su un abito di lam beige e oro e le damigelle d'onore. Poi arriva il corteo della principessa, scortato da un plotone della Household Cavalry, che per la prima volta dopo il 1939 indossa l'uniforme rossa di gran gala.
Tutti fremono per vedere la sposa.
E dare una sbirciatina all'abito.
Per cucirlo ci hanno lavorato in assoluto segreto trecentocinquanta sarte per sette settimane, dietro le finestre del laboratorio di Hartnell, oscurate con dei teli neri. Ispirato alla Primavera di Botticelli,  una meraviglia di seta color avorio prodotta da bachi cinesi (e non giapponesi o italiani, paesi contro i quali l'Inghilterra ha recentemente combattuto), decorato con oltre diecimila perline, impreziosito da cristalli e ricami floreali, da un lunghissimo velo di tulle e da uno strascico lungo cinque metri. Per indossare qualcosa di blu (che dovrebbe propiziare la nascita del primo figlio maschio), invece del tradizionale nastrino cucito nel corsetto o affrancato nella sottogonna, Elisabetta indossa il nastro dell'ordine della Giarrettiera.
Le note della Marcia nuziale di Mendelssohn annunciano l'arrivo del re e della sposa. Seguita da otto damigelle d'onore - la principessa Margaret, la principessa Alexandra di Kent, Lady Caroline Montagu Douglas Scott, Lady Mary Cambridge, Pamela Mountbatten, Margaret Elphinstone e Diana Bowes-Lyon - e da due paggi - il principe William di Gloucester e il principe Michael di Kent -, Elisabetta avanza verso l'altare al braccio del padre.
Fra le mani tiene il bouquet per il quale il fiorista Martin Longman ha scelto mughetti, tre tipi di orchidee bianche e un rametto di mirto, raccolto a Osborne House, sull'isola di Wight, dal cespuglio della regina Vittoria.
Elisabetta promette solennemente a Filippo di amarlo, onorarlo e, soprattutto, di obbedirgli.
Alle 13,08, sulle note di God Save the King, Elisabetta duchessa di Edimburgo e Filippo sono marito e moglie. Gli sposi firmano i registri che certificano la loro unione nella cappella di St. Edward, poi il corteo procede verso l'uscita al suono di una marcia nuziale solenne e i due giovani prendono posto nella carrozza che parte al trotto verso Buckingham Palace, accompagnata dalla scorta del re. Elisabetta non dissimula la sua felicit, sorride e saluta fra gli applausi della folla, un incredibile oceano di teste, che si aggiungono ai 200 milioni di ascoltatori che hanno seguito il matrimonio via radio. Solo 150 invitati hanno l'onore di presenziare al pranzo di nozze, dove vengono serviti filetto di sogliola, pernice in casseruola e gelato, aragoste della Nuova Scozia e la torta nuziale. Alta 2 metri e 74 centimetri, disposta su quattro piani,  stata realizzata dalla pasticceria di Edimburgo McVitie & Price, con ingredienti fatti arrivare da diversi paesi del Commonwealth: burro della Nuova Zelanda, farina del Canada, rum giamaicano, zucchero e frutta caramellata dall'Australia.
 il momento delle fotografie.
Stirling Henry Nahum, conosciuto semplicemente come Baron, aspetta gli sposi accanto al collega del Times.
Con i fotografi Filippo perde spesso la pazienza, ma Baron  un amico e, da quando si sono conosciuti mesi prima a casa di Dickie e Edwina Mountbatten, gli ha gi fatto qualche scatto informale e si sono visti spesso a pranzo insieme. A Filippo interessava la fotografia e usava la sua piccola macchina con una certa abilit. Quando ci siamo conosciuti giravano voci sul suo fidanzamento con la principessa Elisabetta, ma lui non ne ha mai parlato. La sua discrezione era assoluta e persino io, che lo vedevo pi di altri, ho saputo del fidanzamento leggendolo sui giornali!(11).
Quando c' Baron dietro la macchina fotografica, poi, anche Elisabetta  sorprendentemente spiritosa e sorride senza un filo di timidezza.
Nella sala del trono la pedana  pronta. Elisabetta e Filippo sono felici, allegri, rilassati. Le voci della folla arrivano a ondate dalla piazza, ma il brusio diventa presto il tifo corale dei londinesi che reclamano la coppia sul balcone.
La sposa! Vogliamo vedere la sposa! gridano.
Baron  pronto dietro la fidata Kodak Century che somiglia, parole sue, a un vecchio strizzatoio, ma  la sua macchina migliore, e gli d sicurezza, soprattutto in un'occasione come quella: ha pochi minuti a disposizione, la scaletta degli sposi  pressante, ha giusto il tempo di fare una decina di scatti e non  affatto pronto a vivere una delle sue pi tragiche crisi professionali.
Erano appena scesi dal palchetto quando, per un momento che mi  parso eterno, mi sono reso conto con orrore di non aver controllato la messa a fuoco. Un momento storico se ne stava andando e con tutta probabilit avevo iniziato a scrivere la parola fine alla mia carriera.
Baron implora di poter fare qualche altro scatto, ma non c' tempo, gli sposi sono gi al balcone, davanti alla folla esultante. Scosso, senza nemmeno salutare i suoi modelli, se ne va da palazzo, ha l'animo straziato per ci che  andato perduto. Corre nel suo studio, consegna i rullini all'assistente e, disperato, si accascia su un divano fuori dalla camera oscura attaccandosi alla bottiglia. La pi nauseante mezz'ora della mia carriera  stata interrotta dal viso raggiante del capo dei miei operatori. Signor Baron! Ma come ha fatto a fare queste foto meravigliose?
Gli  andata bene, gli sposi sono a fuoco, la sua carriera  salva. E quelle foto entrano di diritto nella storia della corona.
Saranno per altri fotografi (e l'intemperanza del duca di Edimburgo) a rovinare la luna di miele. Nel pomeriggio la coppia lascia Buckingham Palace su una carrozza scoperta, riempita di bottiglie di acqua bollente per riscaldarli, e attraversa la citt diretta alla stazione Victoria, dove il treno reale li porter verso la prima tappa del viaggio di nozze: Broadlands, sontuosa dimora di Lord Mountbatten nell'Hampshire. Elisabetta indossa abito e cappotto color azzurro polvere di Hartnell, ha portato con s il corgi Susan e quindici valigie. Filippo due borse da viaggio. In treno, Elisabetta legge la lettera che il padre le ha consegnato salutandola ed evitandosi un emozionato (e balbettante?) discorso di commiato: Ero cos orgoglioso di te, eccitato di averti accanto a me nella nostra lunga camminata a Westminster! Ma quando ho dato la tua mano all'arcivescovo, ho sentito di perdere qualcosa di molto prezioso. Tu eri cos tranquilla e composta durante la cerimonia e hai pronunciato le tue parole in modo cos convinto, che ho pensato che tutto sarebbe andato bene.
A Broadlands, il problema sono i fotografi.
Da come si concede docilmente ai loro obbiettivi, si capisce che Elisabetta ha con loro un rapporto generoso, orchestrato da palazzo e vissuto come un dovere. Con il matrimonio, per, sembrano essersi rotti gli argini: se li ritrova dappertutto, acquattati dietro i cespugli della tenuta, sui rami degli alberi, intenti a sbirciare dietro i cancelli. Filippo, meno abituato alla loro presenza, li detesta platealmente, invano li insulta e li minaccia, arrivando a capire che la soluzione  quella di scappare.
Filippo  un angelo,  cos carino e premuroso... scrive un'estasiata Elisabetta alla madre, omettendo le liti con i paparazzi che gli stanno rovinando le giornate.
Per proseguire la loro luna di miele con maggior tranquillit, gli sposi si trasferiscono a Birkhall, nella tenuta del castello scozzese di Balmoral, decisamente pi protetta della casa di zio Dickie.
Rientrati a Londra, non possono ancora andare a vivere nella loro nuova residenza, Clarence House, che ha bisogno di essere ristrutturata, e si stabiliscono a Buckingham Palace, dove a Filippo bastano pochi passi a piedi attraverso St. James's Park per raggiungere l'Ammiragliato.
Nei fine settimana si spostano in una tenuta del Surrey presa in affitto.
Sono una coppia felice.

La moglie del marinaio.

Della sua prima visita ufficiale a Parigi, nell'aprile 1948, Elisabetta non conserva un buon ricordo: soffre di violente nausee.  incinta ma nessuno deve saperlo, perch il protocollo reale prevede che nulla venga annunciato prima della fine del terzo mese. Discutere di una gravidanza reale  considerato inappropriato e con il massimo della deferenza il palazzo informa che la principessa Elisabetta non ricoprir incarichi pubblici dopo la fine di giugno.
Quando, il 14 novembre 1948, si rompono le acque, Filippo sta giocando a squash con Michael Parker, suo segretario privato e grande amico. Torna a Buckingham Palace giusto in tempo per festeggiare la nascita dell'erede al trono in calzoncini e maglione, come riporta la stampa: Il re in frac, la regina in abito da sera, Filippo in pullover e la bisnonna regina Mary attendevano in una stanza attigua bevendo champagne. Si cerca affannosamente il segretario privato del re a cui spetta il compito di redigere il bollettino che annuncia la nascita, ma il segretario privato non  a palazzo perch il bambino  nato parecchie ore prima rispetto al calcolo fatto dal ginecologo di corte. Il mattino dopo, un paggio in livrea attraversa il cortile, bisbiglia qualcosa al poliziotto di turno presso la cancellata (Tutto bene,  un bambino, probabilmente) e affigge al cancello il primo bollettino sulle condizioni della puerpera e del neonato: S.A.R. la principessa Elisabetta ha riposato qualche ora durante la notte. Le sue condizioni e quelle del piccolo sono soddisfacenti. Poi vengono sparati quarantuno colpi di cannone da Hyde Park e dalla Torre di Londra, e le campane di Westminster e di Saint Paul suonano per tre ore. Nel pomeriggio, un secondo bollettino annuncia il peso del bambino: tre chili e mezzo. Nelle stesse ore anche il corgi Susan fa il suo dovere di mamma, partorendo due cuccioli, Sugar e Honey, che danno inizio alla dinastia reale.
 Cecil Beaton, il 13 dicembre, il primo a fotografare Elisabetta nella nuova veste di mamma nella Music Room di Buckingham Palace. Ma con lui, a veder crescere il figlio dell'erede al trono, futuro re d'Inghilterra, e a rifornire regolarmente i giornali sempre pi affamati di indiscrezioni e fotografie, ci sono anche gli altri (come li chiama Beaton): Baron, Marcus Adams e Lisa Sheridan.
Elisabetta  mamma, ma  soprattutto una moglie innamorata. Filippo, promosso secondo comandante del cacciatorpediniere Chequers, vuole proseguire nella sua carriera navale, cos, alla fine del 1949, Elisabetta non esita a lasciare Carlo a Londra con nonni e bambinaie per andarsene a Malta con lui.
Villa Guardamangia, alla Valletta, diventa la sua felicit segreta; il luogo dove vive da semplice moglie di un ufficiale di Marina e dove esattamente desidera essere. L la disciplina che l'ha inseguita durante tutta l'adolescenza non pu raggiungerla; l c' la libert di nuotare e prendere il sole in spiaggia; di guidare l'automobile per andare una volta alla settimana da Tony, il parrucchiere di Sliema, per shampoo e piega da sei scellini; di frequentare le cene danzanti il sabato sera all'Hotel Phoenicia; di andare a bere un caff con le amiche e girare film amatoriali, passione che, insieme alla fotografia, Elisabetta ha iniziato a coltivare, armata della sua prima Kodak.
A Malta c' il mare e, soprattutto, c' il suo marinaio, e fare la moglie di un marinaio  stato il periodo pi felice della sua vita, come racconter Margaret Rhodes, cugina di Elisabetta e sua intima amica.
A Malta c' zio Dickie, che si gode la pace di comandante.
A Malta, Elisabetta  incinta di Anne Elizabeth Alice Louise, che nascer il 15 agosto 1950 a Clarence House. In una celebre foto nella quale tiene in braccio la figlia appena nata, Filippo sembra proteggerle con lo sguardo, e la felicit della coppia appare, in quel momento, infinita.

La partita di polo.

A mezzogiorno di mercoled 11 aprile 1951, all'aeroporto di Ciampino, un sole primaverile accoglie l'atterraggio del bimotore Viking, che accompagna la duchessa e il duca di Edimburgo nel loro primo viaggio in Italia. La ragione della visita  privatissima: un torneo fra la squadra italiana del Polo Club di Roma e quella degli Optymist maltesi, di cui Filippo di Edimburgo  difensore. L'invitato ufficiale  Filippo. Elisabetta lo segue in modalit moglie, anche se dovr ottemperare a qualche impegno pubblico, a un viaggio-lampo a Firenze, qualche visita a canili e orfanotrofi, diverse serate di gala all'ambasciata inglese e al ballo per il quale gli aristocratici romani si stanno preparando da mesi.
Una Rolls-Royce attende la coppia accanto alla pista. Decine di fotografi sono appostati dietro le transenne che, sotto la pressione, rischiano di cedere. Da l, seguendo l'auto dei reali in sella alle loro motociclette, si riversano al palazzo del Quirinale dove la coppia  attesa per la colazione offerta dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi e dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, con menu squisitamente italiano: ristretto in tazza, timballo di ravioli, spuma di prosciutto, faraona arrosto con insalata, gelato alla siciliana e fragole. I fotografi attendono la coppia all'uscita nel cortile del Quirinale e qui avviene l'impossibile (per gli inglesi): Elisabetta si ferma ai piedi dello scalone, sorride e lascia loro tutto il tempo necessario a scattare decine di fotografie. I tre corrispondenti britannici presenti gridano allo scandalo, forse invidiosi dei colleghi italiani: A Buckingham Palace nessun fotografo  ammesso!, e danno il via al primo di molti articoli al vetriolo. Sentenze lapidarie, in uno stillicidio di critiche; la stampa inglese definir il tour un autentico fallimento, durante il quale l'erede al trono  stata appestata da aristocratici servili. Ai giudizi affilati dei cronisti anglosassoni si aggiungono le obiezioni di un gruppo di protestanti inglesi, per via del colloquio privato di Elisabetta e Filippo con papa Pio dodicesimo: criticano Elisabetta la principessa per essersi inchinata ben tre volte davanti al pontefice.
Elisabetta e Filippo non sembrano curarsi dell'ostilit della stampa, come due turisti visitano il Colosseo e i Fori imperiali, ma, soprattutto, trascorrono molto tempo all'Acqua Acetosa, il campo romano di polo, dove Filippo si allena con i tre puledri fatti arrivare da Malta.
Dopo giorni di partite preparatorie che Elisabetta segue dagli spalti con la sua piccola cinepresa, finalmente arriva la finale, per la quale la squadra degli Optymist, clamorosamente sconfitta nel torneo di andata che si  tenuto a Malta, cerca la rivincita. Elegantissimo, in pantaloni bianchi, stivali di cuoio e giacca di panno blu con bottoni dorati, Filippo gioca col numero 4.  straordinariamente eccellente nei rimandi, giocatore corretto e preciso (parola dei giornalisti presenti), ma la squadra italiana domina e il torneo finisce 9 a 4. Al momento della premiazione, Elisabetta, in tailleur blu, camicetta scozzese con fiocco, consegna la coppa al capitano della squadra vincitrice, e riserva al marito un trofeo di consolazione e un incantevole e malizioso sorriso.
La spensieratezza durer pochi mesi, fino all'estate del 1951, quando Elisabetta  costretta a lasciare Malta e a tornare a Londra: Giorgio sesto  gravemente malato, lei deve stargli vicino e Filippo deve stare vicino a lei, a Londra e nei viaggi dove Elisabetta rappresenta il padre. Nell'ottobre 1951 per la prima volta visitano il Canada;  l'occasione per incontrare di nuovo Yousuf Karsh, ormai una celebrit, che ha gi messo la sua sofisticata capacit al servizio dell'ultimo ritratto di Elisabetta principessa, duchessa di Edimburgo, il 30 luglio a Londra: il petto e le braccia incorniciati in un dcollet a corolla,  gi una donna irraggiungibile, ma il suo sguardo, incastonato nell'opulenza di una tiara e di un collier, simboleggia la fisionomia di un'epoca irripetibile.


REGINA.
(1952-1955).

L'addio.
31 gennaio 1952.
Non ci sono estranei nell'immagine scattata da un fotoreporter sulla pista dell'aeroporto di Heathrow: la regina ondeggia nel suo cappottino frusciante accanto alla principessa Margaret e, poco distante da loro, il re cammina a fatica. Pallido, le guance scavate e le labbra terree, si tende in un debole sorriso, mentre saluta con la mano la sua principessa e Filippo che sorridono sulla scaletta dell'Argonaut Atalanta G-ALHK della British Overseas Airways. Meta: il Kenya, prima tappa del viaggio di Stato verso l'Australia e la Nuova Zelanda.
Ma gli addii possono essere freddi e solitari come una fotografia in bianco e nero, e quando il portellone si richiude dietro Elisabetta, gli occhi del sovrano sono un enigma di malinconia. Come il silenzio che precede un temporale, quella partenza  carica di presentimenti e, forse, in quel dolce arrivederci Giorgio sesto intravede ci che nessun altro immagina: l'ultimo sguardo fra un padre e una figlia.
Elisabetta non sa di andare incontro al suo destino.
Non lo aspetta.
Lo accetter.
1 febbraio. La coppia arriva a Nairobi, accolta dal governatore generale Philip Mitchell. I cronisti descrivono una principessa felice e spensierata, fotografi e cineoperatori riprendono folle festose allineate lungo le strade con bandierine e palloncini, i garden party, i pranzi in suo onore, la visita avventurosa al Nairobi National Park. Filippo, come sempre, tratta i reporter senza grazia e rimanda di continuo i momenti delle pose accanto alla sua festeggiatissima consorte. Far le vostre fottute fotografie pi tardi minaccia sgarbato, ma loro sono gi abituati ai modi bizzarri del duca bellicoso e non si fanno intimidire: i giornali inglesi hanno fame di notizie e il Kenya  solo l'inizio di corposi reportage.
4 febbraio. Elisabetta e Filippo fanno una lunga sosta al Sagana Lodge, residenza di legno di cedro nella riserva di caccia del Parco nazionale di Aberdare e regalo di nozze del governo kenyota ai due sposi: vogliono riposare in vista dello spettacolo che li attende, la notte successiva, al Treetops Hotel - tre camere da letto, una sala da pranzo e una stanza per la guardia del corpo - costruito su un gigantesco albero di fico. Da lass, quando la luna sbucher dalla foresta e un tripudio di suoni e barriti saliranno al cielo, la piccola videocamera di Elisabetta riprender elefanti, ippopotami e giraffe che si abbeverano al fiume.
6 febbraio. Inghilterra. Sandringham  gelida e ventosa. Il valletto entra nella stanza alle 7,30. Deve svegliare Sua Maest. Oggi  giornata di caccia. Spalanca le tende alla luce pallida del mattino, lo chiama pi volte. Si avvicina. Lo scuote dolcemente, ma il corpo distante del suo re fragile e amato  irrigidito nella morte. Sul comodino il posacenere con l'ultima, colpevole, sigaretta.
Aveva 56 anni.
L'Inghilterra perde un re.
Elisabetta perde un padre.
Va avvisato il governo.
Quella mattina Elisabetta viene svegliata quando ancora la notte non ha ceduto alle lusinghe del giorno: Michael Parker, segretario privato di Filippo, l'ha convinta che perdere il sorgere del sole nella savana dal punto pi alto del Treetops sarebbe imperdonabile. Improvvise, nuvole rosse irrompono nel tenue azzurro del cielo. Un uccello dalle piume nere plana accanto alla principessa. Fiero di bellezza, la sfiora, la spaventa, subito dopo si impenna e sparisce, inghiottito dalla luce rosa.
Una premonizione?
Non si conoscer mai con esattezza quando il regno di Elisabetta seconda ha inizio, ma deve essere quello il momento preciso in cui il re, a undicimila chilometri di distanza, muore.

Hyde Park Corner.

La regina Elizabeth ha perso il suo Bertie, la corona, l'impero, tutto ci che ha di pi caro. Da Sandringham manda un biglietto dalla scrittura incerta verso la residenza di Marlborough House: Il valletto non riusciva a svegliarlo. Sono corsa nella sua camera e ho pensato che stesse dormendo profondamente. Sembrava cos in pace. Poi, ho capito. Per la regina Mary il colpo  durissimo: sopravvissuta alla morte del marito, ha mal sopportato l'abdicazione del primogenito e sofferto la morte di altri due figli, l'adolescente John il 18 gennaio 1919 dopo l'ennesima crisi epilettica, e George duca di Kent, in un incidente aereo, il 25 agosto 1942.
Nelle stesse ore, il segretario privato di Giorgio sesto, Edward Ford, informa il primo ministro: Ho una notizia terribile. Il re  morto stanotte(1)
Cattive notizie, dici? La peggiore.
John Colville, segretario privato di Churchill, sa che la morte dell'amato re non sar semplice da gestire per il vecchio leone e quando entra nella sua stanza lo trova seduto sul letto, lo sguardo offuscato dalle lacrime. Non ha letto le carte ufficiali del giorno, n sfogliato i giornali. Riesce soltanto a mormorare tra s, come in preghiera: Non la conosco affatto ed  soltanto una bambina.
A Nairobi, intanto, l'Amministrazione coloniale riceve il messaggio.  criptato: l'operatore non pu sapere che Hyde Park Corner  la frase stabilita in caso di morte del sovrano.  il governatore - gi partito alla volta di Mombasa, per salutare la principessa che si imbarcher sulla SS Gothic per proseguire il viaggio - ad avere con s la chiave della cassaforte che contiene il codice.
Quattro ore dopo, il direttore del Treetops Hotel Norman Jarman  al bar con il segretario privato della principessa Martin Charteris, quando riceve la telefonata del direttore del Nairobi Standard, che lo informa del drammatico dispaccio giunto alla telescrivente del giornale. Qualche metro pi in l, appollaiato su uno sgabello al bancone, il fotografo John Jochimsen sente di sfuggita una telefonata di Granville Roberts, corrispondente dell'East African Standard. Tutto intorno a lui sembra muoversi al rallentatore, ma la frase captata  chiara: Il re  morto. Elisabetta non sa ancora nulla, ma la BBC non pu aspettare e Churchill d la sua autorizzazione: il popolo deve essere informato.
Dopo alcuni, interminabili minuti, Martin Charteris avverte Michael Parker con una telefonata, poi sale in macchina e si precipita al Sagana Lodge, dove Elisabetta e Filippo si stanno preparando per raggiungere Mombasa. Parker accende la radio, che ogni quindici minuti, come il battito di un cuore stanco, trasmette crepitando l'annuncio della BBC.
Qui Londra.  con il massimo dolore che facciamo il seguente comunicato. Si annuncia da Sandrigham, alle 10,45 di oggi, 6 febbraio 1952, che il sovrano, ritiratosi ieri sera per riposare in condizioni normali di salute,  deceduto pacificamente nel sonno nelle prime ore di stamane.
Le 11,45 del mattino a Londra, le 14,45 del pomeriggio in Kenya. Il cielo  disseminato di nuvole bianche. Filippo, sdraiato su un divano, tiene aperto il Times sulla faccia. Parker interrompe il suo sonnellino con una scusa. Passano diversi minuti, ma quando Filippo porta con s Elisabetta in giardino per una passeggiata, tutti chinano il capo. Intorno a loro, sembra quasi che anche i rumori della giungla abbiano deciso di prendersi una pausa, che gli uccelli non cantino pi e gli animali ammutoliscano. Il tempo si riempie di solitudine e silenzio. Filippo le cinge le spalle con delicatezza, ascolta il suo respiro. Un'invisibile onda di smarrimento pare sommergere la giovane principessa: la barriera che l'ha sempre protetta  stata rimossa d'improvviso, la morte le  passata accanto e si  presa colui che ama.
Se  invasa da una desolante sensazione di dolore, non lo d a vedere e, pochi minuti dopo, la donna che ora il mondo chiamer regina siede composta, senza lacrime, nella piena accettazione del suo destino.
Le chiesi che nome voleva e lei rispose: Il mio, naturalmente racconter Martin Charteris(2).
Da quel momento tutto corre veloce.

Londra  in lutto.

Il cuore del popolo si  fermato. Nelle strade tutti sembrano camminare cauti e furtivi. Chi pu, si affretta verso casa. L'Evening Star esce in edizione straordinaria nel primo pomeriggio con una foto del cancello di Sandringham e le quattordici parole del comunicato emesso da Buckingham Palace. Winston Churchill convoca i membri del governo. La Camera dei Comuni rimanda la sua sessione. La bandiera scende a mezz'asta sugli edifici pubblici e sulle navi in mare aperto. Cinema e teatri spengono le luci, le vetrine dei grandi magazzini vengono listate a lutto, le gare sportive annullate. La folla inizia a raccogliersi davanti al palazzo reale.
L'andatura quieta, la postura eretta, Elisabetta avanza a piccoli passi verso l'auto che l'aspetta sul vialetto del Sagana Lodge per scortarla all'aeroporto di Nanyuki. Lo sguardo fisso davanti a s, il sorriso mite sulle labbra increspate da un velo di rossetto, le mani infilate nei guanti, appesa al braccio una borsetta bianca.
 gi perfetta. E indifesa.
Non appena varcato il cancello li trova tutti l, allineati come canne d'organo, il fiato sospeso, lo sguardo interrogativo, le macchine pronte: per i fotografi al seguito del tour reale, il momento  storico.
Non una parola, niente.
Un inavvertibile fruscio.
Basta un'occhiata e John Jochimsen rinuncia per primo. China il capo, appoggia la macchina fotografica a terra. Lo stesso fanno tutti gli altri, in una pudica resa. Per rispetto, lo scoop non ci sar.
Alle 18,57 ora locale, l'aereo decolla.
7 febbraio. Winston Churchill parla alla nazione via radio: Alla fine la morte lo ha raggiunto come un'amica. E dopo una giornata felice di sole e divertimento, dopo aver dato la buona notte a chi lo amava di pi, si  addormentato. Ora io devo abbandonare i tesori del passato e guardare al futuro. Degni di fama sono stati i regni delle nostre regine. Alcuni dei pi grandi periodi della nostra storia si sono sviluppati sotto i loro scettri. La regina Elisabetta seconda, cos come la sua omonima regina Elisabetta prima, non ha trascorso la sua infanzia con l'aspettativa certa della corona. Io, che ho vissuto la mia giovinezza nelle magnifiche, incontrastate e tranquille glorie dell'era vittoriana, provo una grande emozione nell'invocare, ancora una volta, la preghiera che  il nostro inno. GOD SAVE THE QUEEN(3).

Ventisei ore di volo.

Londra. L'aereo atterra sulla pista sotto una pioggia sottile. Anche il cielo pare listato a lutto. Un valletto sale la scaletta, deve consegnare un messaggio della regina Mary. Oggi tu non piangerai solo la morte di tuo padre, ma anche quella di Elisabetta Mountbatten, che oggi muore per cedere il posto alla regina Elisabetta. Le due Elisabetta saranno sempre in conflitto tra loro. Il fatto  che in questo conflitto la corona deve vincere. Deve sempre vincere.
Un monito.
Sar lei la prima a inchinarsi davanti alla nipote e a baciarle la mano.
Ad attendere la sua regina, il corpo massiccio di Winston Churchill, in tuba e bastone da passeggio, accanto ai membri del governo e al leader dell'opposizione Clement Attlee. Una processione di Rolls-Royce  parcheggiata poco lontano. In un silenzio spettrale, una sagoma fragile vestita di nero scende la scaletta dell'aereo con compostezza. Ostenta serenit, frutto, certo, di allenato autocontrollo. Ha solo 25 anni, ma l'essenziale sembra gi far parte di lei: personalit, temperamento, carattere.
Filippo, lo sguardo chino e il ciuffo di capelli che gli ricade sulla fronte, sguscia dietro di lei. Il destino ha cambiato i suoi piani di aspirante ammiraglio. Ora - e per sempre - rimarr due passi indietro. Segue la sua sposa, scivolandole accanto verso l'auto che li aspetta con il motore acceso.
Il giorno successivo Elisabetta seconda  proclamata regina.
Noi, i Signori Spirituali e Temporali di questo Regno, essendo qui assistiti dal Consiglio Privato di Sua Maest, con rappresentanti di altri Membri del Commonwealth, con altri Principali Signori dalle grandi Qualit, con il Sindaco, gli Aldermanni (membri del consiglio municipale, ndr) e i Cittadini di Londra, ora con la presente, con una sola voce e il Consenso di Lingua e Cuore, pubblichiamo e proclamiamo che l'altissima e potentissima principessa Elizabeth Alexandra Mary  ora, con la morte del nostro ultimo Sovrano di felice memoria, diventata la regina Elisabetta seconda, per Grazia di Dio Regina di questo Regno e di tutti gli altri Regni e Territori, Capo del Commonwealth, Difensore della Fede, a cui i suoi fedeli riconoscono tutta la Fede e la costante Obbedienza con Affetto cordiale e umile, implorando Dio per mezzo del quale regnano re e regine, di benedire la principessa reale Elisabetta seconda affinch regni su di noi per lunghi e felici anni.

Le tre regine.

Alle 6 del mattino di venerd 15 febbraio un ragazzino, che ha aspettato il suo turno sotto la pioggia per dodici ore, chiude la fila delle migliaia di sudditi che hanno sfilato a Westminster Hall davanti al catafalco del re.
Alle 9,30 il primo di cinquantasei colpi di cannone rompe la muta ipnosi collettiva, mentre il Big Ben batte il primo di cinquantasei rintocchi e Londra riprende a respirare al ritmo del loro dialogo. I grandiosi funerali di Giorgio sesto, il pi timido dei sovrani d'Inghilterra, hanno inizio.
I soldati che marciano a passo lentissimo danno l'impressione di essere le ruote di un meccanismo perfetto. I loro volti sono tesi nello sforzo, la marcia  estenuante. Si intravede profilarsi la bara al di sopra di un oceano di teste. I lembi dello stendardo reale galleggiano nel vento. La corona imperiale  fissata al legno della bara accanto a un'altra corona, quella della vedova, composta di rose bianche, orchidee e mughetti. Una carrozza trasporta quattro donne nascoste dietro un velo nero: Elisabetta seconda, la madre Elizabeth, la sorella del re, Mary, e la principessa Margaret.
La regina Mary, 84 anni, non ha avuto la forza. Quando il corteo entra nel Mall e passa davanti a Marlborough House, le tende alle finestre sono tutte abbassate tranne una, al primo piano, aperta a met. Seduta su una sedia, gli occhi incollati alle lenti di un binocolo, l'anziana regina guarda la processione, non pi sovrana dal volto di marmo, ma madre alla quale per la terza volta un destino spietato ha imposto di vedere la bara di un figlio. Morir l'anno seguente, il 24 marzo 1953, dopo aver scritto nel testamento che la sua morte non dovr intralciare la cerimonia di incoronazione della nipote prediletta.
Dietro la carrozza camminano Filippo di Edimburgo, il duca di Gloucester, il duca di Kent e il duca di Windsor che, in divisa di ammiraglio, attira gli sguardi della folla in silenzio:  la prima volta che partecipa a una cerimonia pubblica da quando ha abdicato. La Marcia funebre di Chopin accompagna il corteo per quattro chilometri, novemila passi in due ore e venti minuti.
Alla stazione di Paddington gli orologi sono fermi sull'ora zero, i cartelloni pubblicitari sono ricoperti di panni viola. Il capostazione in redingote e cappello a cilindro accoglie la bara, che viene sistemata nel vagone centrale del treno reale. Le tende ai finestrini sono abbassate. D'improvviso una si solleva: la giovane regina Elisabetta saluta i suoi soldati sull'attenti. Nel silenzio pi assoluto, il treno si muove lentamente. Da quel finestrino Elisabetta vede scorrere l'amore del popolo per il suo re: bambini per mano ai genitori, ragazze intirizzite nei cappotti neri, uomini col cappello sul cuore e il volto chino. La malinconia di un addio si dissolve l, sui binari che segnano il lento tragitto verso la sepoltura.
Alle 14 in punto, cinquantasei colpi di cannone salutano l'arrivo a Windsor. In tutto il regno e in tutte le terre dove la bandiera inglese piange a mezz'asta, la circolazione di taxi, bus, automobili si ferma; chi sta camminando, si blocca; la BBC interrompe le trasmissioni. Nessun'altra sepoltura  consentita in tutta l'Inghilterra quel giorno. Il feretro viene alzato dal fusto di cannone e caricato sulle spalle dei granatieri della guardia. Novecento persone hanno gi preso posto nella cappella di San Giorgio. Ventisei minuti dopo, Elisabetta raccoglie un pugno di terra da una ciotola d'argento e lo getta sulla bara del padre che - spogliata della corona e della bandiera - viene fatta calare nel buio della cripta dove Giorgio sesto riposer accanto al padre e al fratello.
Poi, senza pi voltarsi, raggiunge l'uscita.
Del lungo addio rimane una fotografia in bianco e nero. Niente posa, niente luci artificiali da studio, ma uno scatto rubato nel breve tratto di strada fra il portone e la carrozza dal fotografo Ron Case della Keystone Press Agency, che da ore staziona con decine di colleghi fuori dalla cappella. Ha con s soltanto una strana macchina fotografica della RAF usata durante la guerra e rimaneggiata per l'occasione, appoggiata su una struttura fatta di bottiglie vuote usate come cavalletto, costruita la mattina stessa in un bar di Windsor.
Pi di ogni parola, quell'immagine racconta un irripetibile momento.
Regine in lutto l'hanno chiamata. Tre generazioni di regine: una madre, una moglie, una figlia, il volto nascosto sotto il velo che scende come un'impalpabile nebbia. La luce scava i loro volti e sembra amplificare le smorfie di un dolore inanimato.
Sar stampata in migliaia di copie e pubblicata sulle prime pagine di tutti i giornali del 17 febbraio 1952.
Diventer un simbolo.
E Ron Case, che non ci guadagna un soldo perch i diritti appartengono all'agenzia per cui lavora, entrer nella Storia.

God Save the Queen.

Il trasloco  solenne.
Il nuovo stendardo reale viene issato sul pennone di Buckingham Palace. All'interno, i 300 orologi che hanno gi segnato l'ora del fidanzamento di Elisabetta con Filippo, della nascita del principe Carlo e del battesimo della principessa Anna(4) - tappe fondamentali della biografia della giovane regina - rintoccano il mezzogiorno. Cameriere, maggiordomi e valletti, in sincronia come artisti di un corpo di ballo, attendono lungo i corridoi.
In quel luogo sospeso tra due mondi, Elisabetta cerca forse gli invisibili segni del suo rapporto col padre, la dolcezza dei loro gesti, i colori che hanno illuminato la sua giovinezza.
Quanto  ancora vicina a lei quella ragazzina?
Le scatole rosse, nelle quali tante volte ha sbirciato insieme a lui, la aspettano sulla scrivania dello studio.
Nel palazzo dove non sarebbe mai dovuta entrare da regina, Elisabetta vorrebbe svolgere il suo ruolo, ma da moglie e madre vorrebbe vivere nel bozzolo di Clarence House, rimessa a nuovo sotto l'energica guida di Filippo. Se ne discute in interminabili vertici di governo, ma dopo qualche settimana Elisabetta accoglie i suggerimenti del primo ministro e si piega alle pressioni dei consiglieri di corte e di Tommy Lascelles, suo nuovo segretario privato, dopo esserlo stato di Giorgio sesto e di Edoardo ottavo: l'idea  irrealizzabile, una regina deve risiedere a Buckingham Palace.
Ma tutto deve cambiare, ora.
Le cassette della Royal Mail, i passaporti e le divise hanno le iniziali GVIR (acronimo di Giorgio sesto); francobolli, banconote e monete hanno il profilo delicato del fragile re. E se nei segni spesso c' tutto quello che cerchiamo,  certo un'eco d'infanzia la decisione di affidare i suoi primi ritratti di regina a Dorothy Wilding, fotografa prediletta del padre, che la scelse all'esordio del suo regno.
I cinquantanove ritratti in diversi abiti realizzati da Norman Hartnell, che Wilding scatta in un solo pomeriggio, presentano Elisabetta con l'enfasi di una donna forte che deve impressionare e restare irraggiungibile. La doppia versione dell'inconfondibile profilo, su fondo nero e su fondo bianco, illumina una figura che pare dipinta all'acquerello. Gli occhi brillano senza calore, con regale, timida lontananza. Quel profilo diventer un francobollo familiare (noto ai collezionisti come il Wilding) e arreder le pareti di ogni ambasciata inglese nel mondo.
Tutto sta per cambiare, ora.
La stampa inglese dibatte da settimane sul contrasto fra la giovane et della coppia e quel mondo popolato di paggi, tesorieri, dame di corte e camerieri che sembrano montare di guardia alle convenzioni. E a Buck l'arrivo di Elisabetta e Filippo  atteso con una certa inquietudine. Il Lord Ciambellano, conte di Clarendon, ha gi sentito sulle sue spalle i brividi rivoluzionari di quando la coppia ha vissuto l nel primo anno di matrimonio; del giovanotto sfacciato ha conosciuto l'attitudine libertaria, le opinioni bizzarre, l'eleganza non propriamente da nobiluomo. Sentendosi intrappolato in un'esistenza che non ha scelto, Filippo ricambia con gusto la diffidenza generale che lo circonda.
Lui ha scelto Lilibet, la corona era prevista pi in l. Lilibet  diventata Sua Maest e la polvere di quella bolla isolata, con le sue rigide regole, lo sconcerta. Vuole proteggere la sua famiglia e la sua vita privata dall'asfissiante barriera di formalit e dall'invasione del protocollo. Sensibile a tutto ci che profuma di nuovo, progetta di rinfrescare stanze e saloni, di sostituire mobili e ammodernare l'illuminazione. Sulle modalit di comunicazione all'interno del palazzo ha idee giudicate troppo radicali: perch mai affidare i messaggi al vassoio d'argento di un valletto, quando si potrebbero utilizzare comodi walkie-talkie come quelli che lui usa sulle navi? Col tempo riuscir a far installare dei telefoni e un centralino che smista le telefonate negli appartamenti privati e negli uffici. Per giorni si interroga sulla misteriosa bottiglia di whisky che appare ogni sera sul comodino della regina, scoprendo che si tratta di una disposizione della regina Vittoria mai cancellata.
Filippo si lamenta con la moglie di non essere altro che un'ameba, l'unico uomo che non pu dare il suo cognome ai figli, come ogni marito sulla faccia della terra(5). Circondato da un inossidabile triumvirato di donne (in un'ala separata del palazzo vivono ancora Margaret e la regina madre, che non ha nessuna intenzione di lasciare i suoi appartamenti e ha un rapporto strettissimo con Tommy Lascelles), Filippo capisce presto che la forza del cognome Windsor rester intatta. Solo l'8 febbraio 1960, con una riforma costituzionale, diventer Mountbatten-Windsor per i discendenti non altezze reali.
Se il padre  sempre con lei nella foto della Wilding che Elisabetta tiene nella sua piccola borsa,  la regina madre, attivissima nella sua nuova carriera dietro le quinte, a stimolare il suo ct vittoriano e a renderla refrattaria ai cambiamenti. La giovane regina  aperta alle novit, ma al tempo stesso guarda con gli occhi della tradizione quel mondo che Filippo vorrebbe rivoluzionare. Compensa la mancanza di esperienza rincorrendo la perfezione nei modi e nei comportamenti. Ma  dotata di istintiva saggezza e capisce quanto sia difficile per Filippo adattarsi al nuovo status e rimanere inattivo.
Un'ameba, per l'appunto.
Per attenuare la frustrazione del marito, ha il primo (dei molti che verranno) colpo di genio: il 28 aprile 1952 Buckingham Palace annuncia che Elisabetta seconda sar incoronata trentanovesima sovrana il 2 giugno dell'anno successivo e che il duca di Edimburgo ricoprir il ruolo di Capo della Commissione.
Mancano quattordici mesi, ma i contrasti fra la visione di Filippo e la rigidit del grande maestro di cerimonie Bernard Fitzalan-Howard, 16esimo duca di Norfolk che per convenzione ha la responsabilit dell'evento, emergono presto. Al quartier generale di Belgrave Square, dove dal 1484 risiede in permanenza un organismo del quale lui ora  a capo, volano gli stracci. La regina madre, lingua di miele e cuore di ghiaccio, pretende che l'incoronazione della figlia sia ispirata a quella di Giorgio sesto.
La sua parola d'ordine  tradizione.
Quella di Filippo  innovazione.
Churchill, devoto a Elisabetta con sentimenti cavallereschi che sconfinano nel romantico,  conquistato dalla sua giovinezza (Lilibet aveva due anni quando l'anziano leader disse ha un'autorevolezza e una ponderatezza sorprendenti per una bambina), ma con Filippo  tutta un'altra storia e in un acceso incontro-scontro al 10 di Downing Street ne raffredda l'intemperanza, intimandogli solennemente: Dovrai fare a modo nostro, non a modo tuo(6).
Su un argomento in particolare il duca di Edimburgo si mostra insistente: l'incoronazione va mandata in diretta televisiva. Ma la trasmissione ha fra i suoi pi agguerriti avversari l'arcivescovo di Canterbury, che considera la televisione uno dei pi grandi pericoli del mondo, e lo stesso Churchill, che pubblicamente manifesta la paura che una cerimonia religiosa diventi uno spettacolo teatrale(7). Anche Elisabetta, frenata da tutto ci che sa di avere ancora da imparare,  restia. Teme gli occhi del mondo su di lei e sui possibili errori durante la sacra cerimonia. Ma quando, nell'ottobre 1952, Norfolk annuncia che solo l'entrata e l'uscita dall'abbazia potranno essere riprese dalle telecamere, la BBC, che ha il monopolio televisivo in Gran Bretagna, organizza una sotterranea rivolta cercando l'alleanza della stampa. E dunque dell'opinione pubblica.
No, no, Norfolk titola il Daily Express, mentre dalle sue pagine il Daily Herald chiede direttamente ai deputati di protestare. La tattica di persuasione popolare funziona e Filippo, sapendo usare tutto il suo fascino e il suo ascendente sulla moglie, la convince a offrire al mondo l'evento pi significativo della nuova era elisabettiana.

In prima pagina.

A sei mesi dal grande giorno, la preoccupazione degli inglesi si scioglie nella nebbia. Per le strade di Londra gli strilloni lanciano la notizia che occupa la prima pagina dei quotidiani della sera: per la prima volta nella storia, l'incoronazione sar trasmessa in mondovisione. Elisabetta stessa difender la decisione davanti a Churchill -  la mia corona, non la vostra -, ma dal marito esige che il suo momento con Dio rimanga nascosto agli occhi del mondo. Non ci saranno primi piani sul suo viso nel momento pi sacro di tutti, l'unzione. La seconda novit annunciata dai giornali riguarda il tragitto del corteo: per permettere a migliaia di scolari londinesi di vedere il passaggio della carrozza reale, il percorso tradizionale Westminster-Buckingham sar allungato.
In pochi minuti le copie dei quotidiani vanno esaurite e dal giorno successivo le vendite di apparecchi televisivi si impennano. Nelle settimane che seguono, le case vengono tinteggiate di rosso, bianco e blu, in ogni quartiere della capitale e in ogni villaggio del paese si preparano migliaia di feste di strada. Il ministro dei Lavori pubblici David Eccles, incaricato degli aspetti logistici,  subissato di richieste e di offerte astronomiche per un posto in tribuna. Impossibile accontentare tutti: sono gi stati assegnati ai paesi del Commonwealth e alle colonie, alle organizzazioni nazionali dei sindacati, alle scuole, ai comuni. I posti restanti saranno messi in vendita dalle agenzie turistiche, ma il mercato nero trionfa, raggiungendo prezzi astronomici.
Sono attesi milioni di visitatori e Londra dispone di solo 40.000 camere d'albergo, quelle del Dorchester e del Savoy sono prenotate da mesi; Grosvenor House ha chiuso le liste d'attesa dopo aver ricevuto 6000 richieste per 500 letti, persino a Brighton non c' pi una sistemazione disponibile, si cercano soluzioni su barche e hotel galleggianti sul Tamigi. Le principali compagnie aeree hanno esaurito i biglietti in poche settimane.
Malgrado il costo dell'evento per le casse pubbliche, l'incoronazione si rivela un affare e ingrassa i commercianti che vendono ogni genere di memorabilia: tazze, piattini, teiere, posacenere, vasetti, calendari e bottoni col volto della regina. Non manca l'omaggio degli artisti: l'onore spetta a Benjamin Britten che compone Gloriana, opera in tre atti, con libretto di William Plomer basato sulla biografia Elizabeth and Essex: A Tragic History di Lytton Strachey. Messa in scena alla Royal Opera House l'8 giugno 1953, alla presenza di Elisabetta e Filippo e con un pubblico scelto di invitati, non avr molto successo: gli applausi saranno tiepidi e la critica, che pure eloger la regia e i costumi, si dimostrer piuttosto fredda nei confronti della partitura e ostile verso il libretto, giudicato troppo realistico.
Filippo sovrintende ai lavori nell'abbazia. Elisabetta, chiusa a palazzo, si prepara al momento pi importante della sua vita di sovrana con il libro di preghiere quotidiane scritto per lei dall'arcivescovo di Canterbury. Per abituarsi al peso della corona, si esercita e fa pratica sotto lo sguardo divertito dei figli Carlo e Anna, camminando su e gi per Buckingham Palace con un sacco pieno di patate sulla testa. Con lei, a mimare nel dettaglio il rituale, le damigelle che, seguendo la tradizione della regina Vittoria, sono figlie non sposate di conti, marchesi e duchi di et compresa fra i 17 e i 23 anni: Lady Anne Coke, figlia del Conte di Leicester; Lady Moyra Hamilton, figlia del duca di Abercorn; Lady Jane Vane-Tempest-Stewart, figlia del marchese di Londonderry; Lady Mary Baillie-Hamilton, figlia del conte di Haddington; Lady Jane Heathcote-Drummond-Willoughby, figlia del conte di Ancaster; Lady Rosemary Spencer-Churchill, figlia del duca di Marlborough.

L'incoronazione.

2 giugno 1953.
Poche righe di ordinaria meteorologia: Si prevede per oggi una temperatura piuttosto fredda, con pioggia occasionale e acquazzoni a tratti, ma anche schiarite.
La prima pagina del News Chronicle titola La pioggia, la grandine, il temporale, persino la neve, cosa possono farci?
Infatti.
Allo spuntare del giorno, Londra ha l'aspetto di un immenso dormitorio flagellato dalla pioggia. Elisabetta affida a Filippo il suo primo messaggio pubblico: Well done le parole su un telegramma inviato nelle prime ore del mattino. Destinatario il colonnello Henry Cecil John Hunt, che poche ore prima ha orgogliosamente infilzato con l'Union Jack la montagna pi alta della terra, l'Everest.
Ore 9. Un tiepido sole asciuga il Mall, dagli altoparlanti le note di Singin' in the rain si mescolano al suono delle cornamuse, a Marble Arch un pianoforte appare misteriosamente sul marciapiede. Due milioni di persone, in un tripudio di bandierine pronte a sventolare, attendono la loro regina lungo le strade del corteo.
Mentre anacronistici personaggi con la mano sulla spada e nobildonne in diadema si avviano verso l'abbazia di Westminster, la signorina Jacqueline Bouvier, futura first lady d'America, inviata del Washington Times-Herald, e altri seicento fotografi accreditati e duecentocinquanta giornalisti attendono davanti all'abbazia. L'Accademia del fotogiornalismo, la celebre agenzia Magnum, schiera i migliori: Inge Morath, Werner Bischof e Robert Capa che, emulando il Cartier-Bresson del 1937, scelgono di raccontare lo storico avvenimento dalla parte della gente: tweed e non ermellini, ombrelli e non alabarde, poliziotti che scortano ragazze ubriache di birra e di emozione, braccia che si levano in aria, un oceano di fogli di giornale fradici di pioggia e, fra spettatori provvisti di periscopi in cartone, l'attrice Lauren Bacall con una telecamera in mano, John Huston e Humphrey Bogart che si accalcano eccitati fra la folla come ragazzini. Gli americani adorano Elisabetta: persino la giornalista pi velenosa del tempo, l'inguaribile pettegola d'America Elsa Maxwell, sulle pagine di un magazine la racconta come una ragazza meravigliosa che diventer probabilmente la pi grande regina del suo paese da quando l'altra Elisabetta regn sull'Inghilterra.
Alle 10,30 i cancelli di Buckingham Palace si aprono sulla pi grigia e radiosa giornata del Regno Unito dopo il V-E Day del 1945. Elisabetta va incontro alle sue damigelle d'onore con uno spigliato Andiamo ragazze?. Fra le mani tiene un bouquet composto di mughetti d'Inghilterra, gelsomini di Scozia, orchidee del Galles e trifoglio dell'Irlanda del Nord e dell'isola di Man.
Un'ovazione accompagna l'uscita della Gold State Coach preceduta da militari di ogni ordine provenienti da pi di cinquanta paesi del Commonwealth, e tirata da otto castroni grigi: Cunningham, Tovey, Noah, Tedder, Eisenhower, Snow White, Tipperary e McCreery, scelti personalmente dalla sovrana. Accanto a Elisabetta siede Filippo in alta uniforme della Marina. Dietro la carrozza, gli zii duca di Gloucester e Louis Mountbatten, in cappello a bicorno da ammiraglio. Nella galleria reale dell'abbazia siedono in prima fila la regina madre, la principessa Margaret e il piccolo Carlo, in seconda fila la suocera, la principessa Alice di Grecia. Grandi assenti, per volere di Churchill, il duca e la duchessa di Windsor che, intervistata dai giornalisti, risponde caustica: Perch mai mio marito dovrebbe partecipare all'incoronazione della regina, se non  andato nemmeno alla sua?.
Elisabetta e Filippo si separano davanti alla porta dell'abbazia, mentre 27 milioni di inglesi (su una popolazione di 36 milioni) sono gi raccolti davanti ai loro piccoli e sgranati teleschermi.
Alle 11,15, Elisabetta in abito di satin bianco con maniche corte, scollo a cuore, gonna a campana e sandaletti numero 37, creati da Roger Vivier con tomaia di capretto d'oro e tacco tempestato di rubini, fa il suo ingresso nell'abbazia, mentre i settemila invitati si alzano dalle loro tribune. Va incontro alle damigelle, che la aiutano a indossare un mantello di velluto rosso bordato di ermellino, lungo 5 metri e mezzo. Poi, stando alla testimonianza di Lady Anne Coke, dopo essersi voltata verso di noi con un informale tutto bene, ragazze?, inizia il suo viaggio verso il suo regno.
Lo sbalorditivo abito di Hartnell, ricamato con i simboli dei quattro paesi che formano il Regno Unito - la rosa per l'Inghilterra, il cardo per la Scozia, il porro per il Galles e il trifoglio per l'Irlanda del Nord -,  considerato uno dei pi belli del secolo. Per disegnarlo, il sarto preferito a corte ha pensato ai gigli, alle rose, alle margherite e al granoturco dorato. Ha pensato ai paramenti sacri. Ha pensato al cielo, alla terra, al sole, alla luna, alle stelle e a tutto quanto del firmamento potesse essere ricamato in un abito destinato a rimanere nella Storia(8). Di nascosto, all'insaputa di Elisabetta (che lo scoprir solo nel 1993 quando lo prester per una mostra), Hartnell cuce un quadrifoglio portafortuna nella gonna.
La regina, accolta da laudi in latino, prende posto al centro della navata, in un punto chiamato il teatro; l'arcivescovo di Canterbury Geoffrey Fisher si volta verso i quattro punti cardinali e per quattro volte dichiara: Signori, vi presento la regina Elisabetta, nostra incontestabile regina, per consentire ai presenti di dichiarare a voce che la riconoscono. Il reverendo James Pitt-Watson, rappresentante della Chiesa presbiteriana, le porge la Bibbia: un invito a ispirarsi alla Sacra Scrittura nel guidare il suo regno. La regina giura che governer l'Inghilterra e i territori di cui  sovrana nel rispetto delle leggi. Quaranta minuti pi tardi siede sulla sedia di sant'Edoardo, ufficialmente incoronata Sua Maest Elisabetta Seconda, per Grazia di Dio, del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e dei Suoi altri Reami e Territori, regina, Capo del Commonwealth, Difensore della Fede, sovrana di sedici paesi (Antigua e Barbuda, Australia, Bahamas, Barbados, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Isole Salomone, Santa Lucia e Tuvalu, oltre al Regno Unito), Governatore supremo della Chiesa d'Inghilterra, comandante in capo delle Forze armate e signore dell'Isola di Man. Ma perde la cittadinanza: i cittadini britannici sono per definizione sudditi della regina, che non pu essere suddita di se stessa.
Un baldacchino viene abbassato per proteggerla dalle telecamere, le damigelle le sfilano la toga, i guanti, i gioielli e il diadema e l'aiutano a indossare il colobium sindonis, una tunichetta di lino bianco in segno di umilt e purezza; riceve l'olio sacro (olio d'arancio, rosa, cannella, muschio e ambra grigia) ed  consacrata. Il volto severo, assorto nella solennit della cerimonia, sembra assistere a una nuova se stessa, vulnerabile come una novizia, come ricorder anni dopo Lady Jane Vane-Tempest-Stewart. Dopo l'unzione, la regina riceve i bracciali d'oro che simboleggiano sincerit e saggezza, lo scettro sormontato da un diamante da 530 carati, il bastone del potere, il globo con la croce a ricordare la supremazia di Dio sul mondo, un guanto bianco che incoraggia la dolcezza nella riscossione dei tributi, la spada e l'anello di rubini e zaffiri, che rappresenta il matrimonio della sovrana con la nazione.
Alle 12,32 l'arcivescovo, insieme ai vescovi di Durham e di Bath, avanza verso il trono, alza al cielo la corona, realizzata nel 1661 per Carlo secondo, e la depone sulla testa della regina, dicendo: Dio ti dona questa corona di gloria. Uno dopo l'altro, i nobili si inginocchiano davanti a lei giurandole fedelt.
Un fremito sembra scuotere il viso impassibile di Elisabetta quando con un movimento lento, quasi esitante, Filippo depone la sua piccola corona, si avvicina per inginocchiarsi davanti a lei, prende le sue mani con delicatezza, e le promette solennemente di diventare suo vassallo di anima e di corpo. Poi si alza, tocca la corona per attestare che ne sar difensore e, infrangendo il protocollo, la bacia delicatamente su una guancia.
Elisabetta regina  di nuovo Elisabetta donna, umana e non pi trascendentale simbolo divino.
Deposta la corona di sant'Edoardo per la pi leggera corona Imperiale e rifocillatasi con un po' di pollo condito con maionese al curry e qualche albicocca (ricetta poi ribattezzata Coronation Chicken), Elisabetta insieme a Filippo lascia l'abbazia sul canto God Save the Queen e prende posto sulla carrozza che li riporter a casa.

I segni del potere.

A casa, Elisabetta sprofonda in un divano:  stato tutto magnifico. E niente  andato storto. Il piccolo Carlo, primo erede al trono nella storia ad aver assistito all'incoronazione di una madre, afferra la corona, se la mette in testa e cade sotto il suo peso, la principessa Anna fa il trenino intorno a Filippo e la regina madre cerca di tenere sotto controllo i nipoti:  il momento del ritratto ufficiale, ma i bambini non ci pensano nemmeno a lasciare la mamma e la rincorrono nella Green Drawing Room dove, ad aspettarli, c' un agitatissimo Cecil Beaton con i suoi assistenti, John Drysdale e Ray Harwood.
Filippo ha insistito per mesi sul nome di Baron, ma la regina madre si  ferocemente opposta all'idea. Filippo ha vinto la sua battaglia per la televisione, la regina quella sulla scelta fotografica. Anche se il suo soggetto preferito rimane la regina madre, Beaton ha gi fotografato Elisabetta molte volte a partire dal 1942, testimoniandone la trasformazione da ragazza a giovane donna. In realt non  proprio ammaliato da lei: Sarebbe stata una perfetta infermiera scriveva nel diario del 1948, ma poich anche il pi grande ritrattista vivente deve pur campare, oggi che  regina la definisce una persona serena dal fascino gentile, dall'incarnato luminoso, dallo sguardo chiaro e dal sorriso di pervasiva dolcezza.
Per Beaton l'incarico  inaspettato: Mi chiedevo se i miei giorni come fotografo a palazzo fossero finiti: Baron, il pi imprevedibile degli amici del principe Filippo, aveva scattato tutte le foto pi recenti, cos la telefonata che annunciava che la regina voleva me per il ritratto dell'incoronazione mi diede un immenso sollievo. La sera stessa, a un ballo dell'ambasciata americana, avevo incrociato la regina Elisabetta per un breve momento e l'avevo ringraziata. No, sono molto felice che sarai tu a fare le foto, mi ha detto, ma quando accadr avr delle occhiaie qui intorno (agli occhi).
Sopracciglia nere, ciglia lunghe, labbra disegnate in punta di matita, guance bianche e mani bianchissime: sotto il tocco di Beaton, Elisabetta  ancora pi diafana, mentre - esausta - si mette in posa su una sedia dorata come se tutto fosse semplice e naturale. In realt il principale ingrediente della foto  l'artificio. Segnato da un'aura di mistero e seduzione, il ritratto  scattato con uno sfondo dipinto della cappella di Enrico settimo dell'abbazia di Westminster; la luce morbida e l'uso del ritocco fanno pensare che emblemi, paramenti e segni del potere siano rappresentati in tutta la loro magnificenza. Ma l'immagine parla anche di solitudine, quasi che la regina possa ritrovare la sua purezza solo astraendosi, al riparo dalla realt, immersa nell'incorporeo.
Terminato il ritratto, Beaton non si ferma, e lo scatto della principessa Anna - tre anni appena - mentre saltella sulla coda del mantello bordato di ermellino della mamma rimane un piccolo gioiello di spontaneit.
Pochi mesi dopo, il volto di Elisabetta seconda campeggia sulla copertina di Time che, ancora una volta, la sceglie come donna dell'anno.

Quel granello sulla divisa.

Non c' soltanto la potenza evocativa di Cecil Beaton a segnare quel giorno.
Mentre i londinesi ammirano abiti, corone e carrozze che si allontanano dall'abbazia, un giornalista del Sunday People prende appunti. E il fotoreporter al suo fianco scatta, cogliendo con l'obbiettivo la principessa Margaret mentre rimuove un granello di lanugine dalla divisa del colonnello Peter Townsend, revisore dei conti della regina madre.
Un brivido. Una silenziosa sensazione di illecito.
Nel giro di poche ore, l'incauto gesto fa il giro della citt, ma sui media inglesi cala un omertoso silenzio. La sempre cauta stampa inglese soprassiede, ma non l'americano Daily News che il 6 giugno si spinge a chiedere: Se fra i due  certamente amore, ci sar matrimonio?(9). Mentre altre chiacchiere scandalose prendono vigore sul New York Journal e su diversi rotocalchi italiani e francesi.
Elisabetta pubblicamente non commenta, consapevole che  arrivata, per lei, la prima grande sfida da regina: da un lato c' l'affetto incondizionato per Margaret, dall'altro la corona e i princpi su cui essa si fonda. Elisabetta non ha certo dimenticato che quando, nel febbraio 1944, Margaret e Peter si sono visti per la prima volta,  stata proprio lei a commentare con una battuta: Che sfortuna,  sposato; non ignora il viaggio in Sudafrica del 1947, quando, essendo Townsend al seguito dei reali come scudiero e maestro di cerimonie di Giorgio sesto, i due hanno passato molto tempo insieme e che, nominato viceministro della Real Casa con tanto di ufficio a Buckingham Palace nel 1950, Townsend vive praticamente sotto lo stesso tetto di Margaret. Ma ora, di ritorno dal suo primo tour da sovrana - sei mesi estenuanti intorno al mondo -, affrontare la sorella  un imperativo.
 il 1953 e il colonnello Townsend, divorziato da poco per volere della moglie, ha chiesto a Margaret di sposarlo, fingendo di ignorare il precedente del duca di Windsor e il divieto della Chiesa d'Inghilterra rispetto al matrimonio per i divorziati. Ai sensi del Royal Marriages Act del 1772, per accettare la proposta, Margaret deve chiedere il consenso della regina. Elisabetta confida nel potere del tempo e cerca una soluzione per separarli: manda la sorella in viaggio reale in Rodesia e, senza avvertirla, offre a Townsend di rientrare nei ranghi della Royal Air Force con un incarico all'ambasciata di Bruxelles. Il Consiglio dei ministri giudica il matrimonio contrario alle tradizioni reali e cristiane, a meno che, dopo il suo venticinquesimo compleanno, Margaret non rinunci ai propri diritti. Si avvicina la fatidica data del 21 agosto 1955 e la tensione fra le sorelle aumenta. La stampa freme, anche i giornali inglesi, alla pari di quelli stranieri, seguono le tappe della triste storia della principessa, l'opinione pubblica sogna il lieto fine. Il primo ministro Anthony Eden conferma alla regina che, qualora sposasse Townsend, Margaret perder i diritti di successione, il titolo di Altezza Reale e l'appannaggio di Stato. Quanto basta a Elisabetta per capire che, messa di fronte a un aut aut, Margaret non rinuncer mai al suo status e agli agi che ne derivano. Peter Townsend non diventer suo marito e i giornali se ne facciano una ragione.
Infatti, il 31 ottobre, dopo un angoscioso incontro fra i due a Clarence House, l'annuncio firmato Margaret  reso pubblico: Vorrei che si sapesse che ho deciso di non sposare il colonnello Peter Townsend.
E la regina?
Sempre pi compresa nel suo ruolo, travolta dal vortice delle incombenze, al feroce rancore della sorella risponde eclissandosi in un protettivo scudo di impenetrabilit.


SOLITUDINE.
(1955-1970).

Tradimenti?
Nel matrimonio reale si avvertono le prime, timide crepe. Elisabetta e Filippo funzionano come ingranaggi separati, ci sono segreti che non condividono, i sogni di lui non sembrano pi essere quelli di lei e al duca di Edimburgo la vita a corte sta sempre pi stretta. Negli appartamenti privati di Buckingham Palace ognuno ha la sua stanza, i suoi (grandi) spazi, il suo mondo. E il mondo vivido di Filippo  animato dall'amico fotografo Baron, che diventa assiduo compagno di libere uscite, come sveler anni dopo Michael Dunne, suo assistente in quegli anni: Andavano alle feste insieme, dove c'erano un sacco di ragazze carine, Baron era un grande alleato per le fughe. A unirli, oltre alle partite di squash, c' il Club del gioved(1). Fondato dopo la guerra da Baron, che lo descrive come un piccolo club per illuminare il buio che avvolge tutti noi,  frequentato anche dagli attori David Niven e Peter Ustinov e da Stephen Ward, un osteopata noto soprattutto per procurare prostitute al futuro ministro John Profumo. I membri del club si incontrano una volta alla settimana sopra il Wheeler's Oyster Bar a Soho, poco distante dall'appartamento di Baron che, in diverse occasioni, presta le chiavi di casa a Filippo. Intorno ai due amici, spalleggiati da Michael Parker, aleggia profumo di libertinaggio. La stampa si scatena, Baron viene screditato per la cattiva influenza che ha sul duca,  accusato di presentargli showgirls e altri disgustosi personaggi e a Filippo viene attribuito un lungo elenco di conquiste. Per allontanarlo da quelle amicizie, ma anche per offrirgli un ruolo pi ufficiale in seno alla casa reale, Elisabetta lo incarica di inaugurare a suo nome le Olimpiadi di Melbourne, in Australia. Inoltre chiede al governo di valutare per il marito il titolo di principe. Ci riuscir soltanto nel 1957 quando Filippo sar nominato principe del Regno Unito, anche se rester un principe consorte, in quanto solo marito di una regina regnante.
Filippo si imbarca sullo yacht reale Britannia per un tour di quattro mesi, durante i quali la stampa mormora di fine del matrimonio.
Ma se immaginare  facile, sapere  impossibile.
Tutto ci che anche solo sfiora la figura della regina  avvolto dal mistero: le sue giornate sono coperte dal segreto di Stato. Bocche cucite su pettegolezzi di corte, insinuazioni e misteri sentimentali che la riguardino. Solamente decenni dopo, i (presunti) fatti verranno spifferati in biografie autorizzate e non, come The Royal Marriages di Lady Colin Campbell e Queen Elizabeth seconda: A Woman Who is Not Amused, nella quale lo scrittore Nicholas Davies afferma che Elisabetta fu coinvolta sentimentalmente con due uomini, nomi tab nei circoli dell'aristocrazia(2).
La regina non replicher mai pubblicamente, ma i due nomi che dai biografi e dagli storici vengono accostati al suo sono quelli del sovrintendente delle scuderie di palazzo, Henry George Reginald Molyneux Herbert, conte di Carnarvon conosciuto come Lord Porchester (da Elisabetta affettuosamente chiamato Porchie) e Patrick Terence William Span, settimo barone di Plunket, amico d'infanzia e sicura spalla su cui piangere, che trascorrer pi di venticinque anni al fianco di Elisabetta, fino alla morte prematura nel 1975.
Nella crisi matrimoniale tra Elisabetta e Filippo, Lord Porchester ha avuto un ruolo non secondario. Si conoscono da quando lei aveva 17 anni e lui 20 e, assente Filippo, trascorrono molto tempo insieme, nonostante lui sia fidanzato con la futura moglie Jean Margaret Wallop. Porchester non solo  il migliore amico di Elisabetta, ma ha una linea telefonica diretta con Buckingham Palace e le altre residenze reali, per poter conversare personalmente con lei dei suoi amati cavalli in ogni momento della giornata e senza passare attraverso il centralino di palazzo. Porchester diventer il responsabile delle sue scuderie nel 1969, ma fin da ragazzo conosce e frequenta le scuderie reali di Hampton Court, gli allevamenti di Sandringham e di Wolferton nel Norfolk. Elisabetta alleva purosangue e Porchester  al suo fianco quando si tratta di acquistare nuovi cavalli, insieme verificano ogni aspetto dell'allevamento, discutono su quale stallone debba ingravidare le cavalle, scelgono le fattrici da inviare in America per essere coperte, seguono i puledri in attesa di essere mandati in addestramento. Insieme frequentano le corse dei cavalli come il Derby e il Royal Ascot. Ma se nella penombra delle scuderie reali c' stato fra loro qualcosa di pi dei cavalli, lo scandalo che li riguarda affiorer solo successivamente.
Nel grappolo di immagini che li ritraggono, c' una fotografia che coglie appieno la loro complicit. Sono a Epsom, l'ippodromo dove da quasi due secoli si corre il Derby, la gara di cavalli pi famosa del mondo.  una festa quasi popolare, che non ha le formalit di Ascot, gli abiti di un certo tono per le signore e i cilindri per gli uomini non sono obbligatori, sul prato la folla pu schiamazzare e divertirsi senza che nessuno gridi allo scandalo. Elisabetta e Porchester, uomo elegante e dai tratti delicati, seguono la corsa dalla tribuna. Un cavallo della scuderia di Elisabetta  ai blocchi di partenza e la partecipazione alla gara da parte della regina  quanto di pi spontaneo e irriverente si possa offrire all'obbiettivo del fotografo: Elisabetta tormenta e spiegazza i guanti, si solleva sulla punta dei piedi per vedere meglio, sferra pugni nell'aria e alla fine ricade sul sedile, con l'aria quasi disperata: il suo cavallo ha perso.
E a consolarla c' lui.
Magro, bello, capelli scuri e profilo aristocratico, anche Patrick Plunket conosce la regina dall'infanzia: il padre  stato amico intimo dei genitori di Elisabetta e lui, da Maestro della casa,  uno dei suoi pi fedeli confidenti. Durante la seconda guerra mondiale ha prestato servizio nelle guardie irlandesi, poi  diventato dignitario di corte di Giorgio sesto, e, secondo quanto riporta l'autore reale Christopher Wilson, nessun uomo, a parte Filippo,  mai stato pi vicino alla regina di lui. Una vicinanza discreta e alla luce del sole, una passione platonica che tuttavia in quei mesi difficili la aiuta a far fronte alla solitudine e a sopportare la lontananza, anche emotiva, di Filippo. Plunket la fa stare bene, e pur avendo la confidenza necessaria a essere sincero con lei, la rispetta senza piaggeria. Hanno un rapporto speciale,  l'unico membro del suo staff che le parla quasi da pari a pari. C' un rapporto basato sul rispetto, sull'amicizia e... sul prendersi in giro. Collezionista lui stesso, la consiglia anche sulle opere d'arte da acquistare per la Royal Collection. Resteranno sempre vicini e, quando Plunket nel 1975 morir all'et di 51 anni, Elisabetta ordiner per lui un funerale reale a St. James's Palace e un tempietto commemorativo nel parco di Windsor.
Anche se nessuno cita mai n l'uno n l'altro, in quei mesi fra i giornalisti si vocifera di una possibile frattura fra Elisabetta e Filippo. Per lei l'opzione divorzio  improponibile, come annota Lady Campbell: Erano legati per il resto delle loro vite e a prescindere da come si potessero sentire l'uno verso l'altra o quale forma le loro vite potessero prendere in futuro, davanti al mondo devono mostrare un fronte unito(3).
Nessuno padroneggia l'arte di tacere meglio di Elisabetta, che ascolta tutti con attenzione, soppesa le parole e, soprattutto, prende tempo. Quell'anno,  il 1957, per tacitare ogni possibile voce sulla loro crisi e per tagliar corto sulle maldicenze che inquinano le sue giornate, Elisabetta raggiunge l'esuberante e irrequieto marito al ritorno dall'Australia, sul molo dell'attracco del Britannia in Portogallo.
Pallida, la luce del giorno cade dal cielo, Elisabetta sale a bordo e ne esce un'ora dopo seguita da Filippo. Non lo vede da 124 giorni. Va solo riconquistata l'intimit di un tempo. Contravvenendo alla regola aurea del silenzio, Buckingham Palace rilascia un comunicato ufficiale dove nega che il rapporto fra la regina e il duca di Edimburgo sia in crisi.
Le loro divergenze rimarranno un segreto. E, forse, il terzo incomodo fra loro ha un solo nome: la corona.

Mistero Andrea.

Il 19 febbraio 1960 nasce Andrew Albert Christian Edward.
Assomiglia in modo clamoroso a Lord Porchester insinua anni dopo la storica Lady Campbell e la loro somiglianza non si limita al volto, diversamente dagli altri membri della famiglia che sono magri come Filippo, Andrea  grosso proprio come Porchie e i due figli nati dal suo matrimonio. Non ho idea di come abbiano cominciato a diffondersi quelle voci sulla paternit di Andrea, fino a un mio viaggio in Irlanda. Ho sempre pensato che quello che avevo sentito era confinato nel circolo ristretto della regina, ma con mio sconcerto Terry Keane del Sunday Independent mi chiese a bruciapelo se potevo confermare che Andrea fosse figlio di Lord Porchester. Borbottai qualcosa, sperando di averla scansata, e rimasi attonita nel leggere, il giorno successivo, una dettagliata descrizione del nostro incontro, che non lasciava margini di dubbio sulla visione della signora Keane in proposito.(4)
Si spinge oltre il temuto re del giornalismo da tabloid Nigel Dempster, in un'intervista al New York Times Magazine(5): Osservate una foto di Andrea e di Lord Porchester alla stessa et, e capirete perch Filippo non pu essere il padre di Andrea(6). E lo stesso fanno anche la biografa Sarah Bradford, menzionando le voci sulla paternit di Andrea, e Kitty Kelley, che scrive: Nel 1993 Filippo accetta di incontrare la giornalista Fiammetta Rocco dell'Independent on Sunday. Nel colloquio, quando la giornalista accenna all'illazione che il principe Andrea non sia figlio di Filippo, ma di Lord Porchester, il duca non reagisce e, consapevole che ogni sua frase sarebbe stata pubblicata con enfasi sui giornali del giorno dopo, rimane impassibile(7).
John Parker, autore di una biografia di Filippo, alimenta l'aura di mistero quando si chiede perch mai gli atti del gabinetto Macmillan relativi a tutto il 1959 (l'anno in cui Andrea viene concepito) sono destinati a restare segreti fino al 2059. Il 1 gennaio 1990, i documenti del Gabinetto del governo Macmillan rilasciati per il 1959 confermano che in tre consigli dei ministri di quell'anno la materia di discussione era talmente sensibile per il governo da ordinarne la segretezza pi a lungo di quanto normalmente accada per le questioni riservate. Uno dei fascicoli  timbrato con un embargo di 50 anni, quando normalmente sono 30, e due fascicoli potranno essere consultati soltanto a partire dal 2059. Il fatto  senza precedenti in tempi di pace: nel 1959 non c'erano guerre, crisi politiche o costituzionali.(8)
Illazioni, supposizioni, cattiverie sempre ignorate dalla casa reale, che reagisce nell'unico modo possibile: il silenzio.

Un fotografo in famiglia.

La nascita del terzogenito riguarda molto da vicino anche la principessa Margaret che, ancora una volta,  costretta a fare un passo indietro. Ma anche per la sfortunata sorellina, preghiere e desideri possono avere conseguenze inaspettate, e quando, archiviato l'affare Townsend alla voce cuori infranti, chiede a Cecil Beaton di presentarle qualcuno che non allevi cavalli e non possieda terre dove conoscono sua madre, viene accontentata.
Il solerte fotografo, insieme a Lady Elizabeth Cavendish, organizza una cena in suo onore. Al tavolo siedono soprattutto artisti scapestrati, stravaganti musicisti, poeti, letterati e un coccolatissimo fotografo della Swinging London, Antony Armstrong-Jones. Margaret lo ha gi incrociato anni prima a un matrimonio senza averlo notato, ma quella sera  come se lo vedesse per la prima volta: 28 anni, occhi blu, sorriso da cinema,  un artista agli antipodi della vita che la principessa contesta, senza tuttavia riuscire a farne a meno.
 il 20 febbraio 1958. La principessa capricciosa e l'artista bohmien si innamorano a prima vista. Antony la invita nella sua casa-studio a Pimlico, frequentato da modelle e amici; Antony la diverte, la ascolta, si mostra sensibile alle sue ferite per la perdita del padre e per il suo vecchio amore frustrato dall'etichetta reale. Antony la consola, pieno com', anche lui, di lividi sull'anima. Le racconta dell'infanzia sballottato fra le case dei genitori divorziati, l'avvocato Ronald Armstrong-Jones e la bellissima Anne Messel, ma soprattutto della solitudine all'ospedale di Liverpool, dove a causa della poliomielite contratta da bambino, non riceve la visita di nessuno. Tony fa breccia nel cuore di Margaret perch  diverso dai nobili che frequenta,  uno scapolo ad alto tasso di seduzione, definito nei circoli dell'aristocrazia il fotografo pi fotografato del mondo. Ha nell'albero genealogico qualche nobile, personaggi noti nel campo della psichiatria e dell'insegnamento e un creatore di fumetti; ha frequentato college prestigiosi, dove aveva come compagni di scuola principini e figli di notabili; non si  mai laureato, perch lo zio Oliver Messel, scenografo teatrale, lo ha lanciato giovanissimo nella mischia del mondo artistico londinese.  cresciuto in un misto di aristocrazia, rancore e buon gusto: un cocktail esplosivo, che riverser nella vita della principessa e nelle sue straordinarie fotografie, gi pubblicate su magazine patinati. Tony  abituato alle ragazze carine, alle modelle e alle attrici ed  consapevole dell'effetto che la sua esperienza sessuale ha sulle donne. Ma Margaret  qualcosa di diverso. Ha l'aura misteriosa e mitica della regalit.(9)
Sono pazzi l'uno dell'altra.
La professione poco convenzionale di Tony a palazzo solleva qualche sopracciglio. Sono in molti a pensare che nella famiglia reale non ci sia posto per un ragazzo che lavora per vivere, ma Margaret non sente ragioni e nei circoli londinesi comincia a girare la parola matrimonio.  il Natale del 1959 quando Armstrong-Jones chiede il consenso alla regina, che, incinta di Andrea, esige che l'annuncio ufficiale del fidanzamento sia dato dopo la nascita del bambino.
Margaret deve aspettare.
La sua rivincita con la sorella sar nei fatti: Armstrong-Jones  un commoner (senza titoli nobiliari, cio), il primo a sposare la figlia di un re in quattrocentocinquanta anni. In quei mesi di attesa, Elisabetta indaga con discrezione sul futuro cognato e, dopo una rapida indagine, le illazioni sulla presunta bisessualit di Antony, il fatto che nonostante la giovane et abbia gi corteggiato e sedotto decine di altre donne, diventano una certezza. Quelle zone d'ombra preoccupano Elisabetta, ma non abbastanza perch trovi il coraggio di vietare alla sorella l'occasione di levarsi di dosso la reputazione di sfortunata. Margaret  una donna complicata, un'aristocratica fortemente classista da un lato, trasgressiva e anticonformista dall'altro, sempre all'ombra di altre due donne: la madre e la sorella. Elisabetta non pu ferirla di nuovo e, senza attendere ulteriori rivelazioni, d il suo consenso alle nozze, assegnando al futuro cognato il titolo di conte di Snowdon. Cos'altro dovrebbe sapere la regina? Che Tony ha un'amante, la modella e ballerina Jacqui Chan (la relazione non si interromper nemmeno dopo il matrimonio), e che intrattiene una relazione anche con la giovane mannequin Gina Ward e con la moglie dell'amico Jeremy Fry, Camilla, che  incinta. La verit su quella gravidanza verr alla luce quarant'anni dopo grazie alla prova del DNA alla quale Lord Snowdon si sottoporr, rivelando che Polly Fry, in realt,  sua figlia ed  stata concepita durante il fidanzamento con Margaret.
Beaton  sollevato dal fatto che l'amica gli abbia tolto di mezzo il rivale pi pericoloso, ma quando Margaret lo informa che Tony non ha nessuna intenzione di chiudere con la fotografia, immagina che sar presto sostituito. Lo sar, quando, scandalizzando molti, la principessa sceglier Tony per il ritratto ufficiale dei suoi 29 anni: niente tiare e abiti da sera, con cui Beaton l'ha fotografata per anni come se fosse un mobile pregiato in saloni superdecorati, ma un primo piano dove lei, prima che una principessa,  una donna (nuda) ed  bellissima.
Il fidanzamento viene annunciato il 26 febbraio 1960, a una settimana dalla nascita del principe Andrea. Tony e Margaret diventano il nuovo volto della monarchia che Elisabetta, intrappolata com' nella sua rete di consiglieri retr, non pu incarnare. La principessa ribelle e il suo fotografo diventano il bersaglio preferito - e amatissimo - dei paparazzi. La Gran Bretagna si infiamma per la giovane coppia, le loro dispute e le successive riconciliazioni sono la favola della Londra bene. E nonostante quell'incessante turbinio di fotografie e fughe notturne di Margaret verso Pimlico, per quel cognato cos deliziosamente eccentrico Elisabetta nutre una specie di affetto, apprezza che egli segua l'etichetta, che la chiami ma'am, che chini il capo quando la incontra e che abbia un buon rapporto con gli uomini di famiglia. Come fotografo, poi, la mette a suo agio.  uno dei pi raffinati della sua generazione, influenzato da Cartier-Bresson e da Irving Penn, si ispira a Richard Avedon e all'impertinente David Bailey (senza tuttavia averne la spregiudicatezza) con istinto da pubblicitario. Quando scatta, ha il dono di rendersi invisibile e con lui le pose diventano quasi riunioni familiari durante le quali la regina, catturata nel suo lato pi morbido, sorride rilassata. Tony riesce a dare l'immagine di una famiglia moderna, come nella studiatissima foto campestre dei piccoli Carlo e Anna sotto un ponticello, da cui la sovrana e Filippo gettano un amorevole sguardo.
Il 6 maggio 1960 Margaret e Tony si sposano a Westminster. Nel primo matrimonio reale trasmesso in televisione davanti a venti milioni di telespettatori,  Filippo ad accompagnare la cognata all'altare. Lei, in abito Norman Hartnell, in organza di seta, scollo a V, giacchino, vita stretta e gonna ampia, emerge finalmente, fra venti di novit e ribellione, come protagonista.

Viaggio in Italia.

 una limpida mattina del maggio 1961. Ad attendere Elisabetta nel suo primo viaggio di Stato in Italia, per le strade della capitale c' la folla che grida: Bella! Viva la regina!. Impegni ufficiali da sovrana, ma spirito e tappe da classico Grand Tour di stampo europeo: a Roma, banchetto di Stato col presidente Giovanni Gronchi e tremila invitati, e visita a papa Giovanni ventitreesimo (il suo secondo papa, dei sette che nel lungo regno incontrer); a Napoli, a Firenze, a Venezia per un classico giro in gondola tra le calli (I would love to ride in a gondola, dice Elisabetta, subito accontentata); a Milano per un concerto alla Scala; a Torino dove, ad accoglierla, sono i nostri reali Gianni e Marella Agnelli. E un giovanissimo fotoreporter che lavora in Italia per un'agenzia giornalistica inglese, Michelangelo Rossi. La visita di Elisabetta e Filippo nel capoluogo piemontese  blindata, la tessera di servizio con la quale il fotografo di solito ha libero accesso ovunque si rivela un inutile pezzo di carta: ci vuole l'invito. Rossi  disperato, ha confermato all'agenzia che mander loro le fotografie della regina e non pu sgarrare. Ci riuscir grazie alla fantasia e al coraggio.
Rossi vive a Roma, ma a Torino ha un piccolo appartamento. Quando scopre che non ha il tempo di procurarsi un invito ufficiale, ricorre a uno stratagemma da scafato reporter: corre a casa, si infila un paio di pantaloni bianchi, una giacca bianca con i bottoni dorati, un cappello con visiera e lo stemma della Marina e mette in tasca la sua Leica. Davanti al Palazzo del Lavoro, dove i reali devono inaugurare il padiglione dell'Inghilterra, aspetta l'arrivo di un gruppo di invitati e senza farsi notare vi si intrufola. Probabilmente il suo abbigliamento trae in inganno la vigilanza perch nessuno osa reclamargli l'invito. Conoscevo il tragitto che avrebbe fatto la regina, cos sono salito sulla scala mobile per avere una visuale dall'alto del padiglione inglese e l'ho aspettata. Non appena ha iniziato a salire la scala, sono riuscito a fare degli scatti con la bandiera inglese sullo sfondo. Gli agenti della sicurezza mi hanno beccato, probabilmente volevano sequestrarmi il rullino, ma sono riuscito a scappare infilandomi la macchina in tasca, ho sviluppato le foto e l'Associated Press le ha distribuite. Senza la mia firma, come si usava allora, ma quella foto con la regina davanti all'Union Jack ha fatto il giro del mondo e a me bastava.(10)
Il 10 marzo 1964 nasce Edward Antony Richard Louis, quartogenito di Elisabetta e Filippo.
E a palazzo sembra tornata la pace.

La regina a cavallo.

Un giorno della sua infanzia, visitandone le stalle, Lilibet aveva confessato al direttore di un circo che avrebbe tanto voluto essere un cavallo. Sapeva gi che il suo amore per Peggy (e la sua discendenza) non sarebbe mai venuto meno? Probabile. Da bambina venerava Owen, scudiero di Giorgio sesto e suo insegnante di equitazione, un omone grande e grosso che sembrava uscito dalle pagine di Dickens e che lei considerava il miglior cavaliere del mondo e l'uomo pi intelligente del regno, suscitando l'ironica gelosia del re, il quale, interrogato dalla figlia a proposito dell'attitudine ribelle di un nuovo cavallo, un giorno le rispose, polemico: Non chiedere a me, chiedi a Owen. Chi sono io per dare consigli?(11).
Per l'equitazione  amore vero e anche gli estimatori pi distratti, dopo averli visti in decenni di fotografie e documentari, sanno che, pi che per la trama di un romanzo, Elisabetta si anima chiacchierando di equini.
Con lei i cavalli sono un buon modo per rompere il ghiaccio o un felice argomento di conversazione. Lo conferma una famosa battuta di Winston Churchill, che usava i cavalli come scusa per depistare i curiosi: a chi gli chiedeva conto dei loro incontri del marted, rispondeva che erano molto divertenti e il pi delle volte con la regina parlava di corse di cavalli.
Ogni mattina, che si trovi sul limitare delle foreste che circondano Balmoral o nel parco intorno a Windsor, Elisabetta affronta la sua giornata con una cavalcata, rifiutando, da sempre, di indossare il cap protettivo. Da quando  regina, dirige personalmente il suo allevamento di purosangue a Balmoral e a Hampton Court e, con la complicit di Lord Porchester, seleziona gli esemplari, acquista stalloni e puledri, li fa accoppiare e li educa a... vincere. Conosce i suoi beniamini di scuderia a uno a uno. Sar lei a scoprire Monty Roberts, l'addestratore californiano che ha ispirato il romanzo di Nicholas Evans L'uomo che sussurrava ai cavalli: lo consulta sui programmi di addestramento e su quali strategie adottare per domare i cavalli con ardore e infinita dolcezza.
I cavalli della regina corrono, e anche bene. Da quando ha iniziato a frequentarlo col nonno, Elisabetta non manca mai l'annuale appuntamento di giugno al Royal Meeting, la pi classica tra le corse di cavalli, che dal 1779 si tiene ad Ascot, nella contea del Berkshire. Ma Ascot  anche l'evento mondano pi socialmente rilevante dell'anno per gli inglesi nobili - o soltanto ricchi - che vi partecipano; le regole di abbigliamento sono ferree e se in pista gareggiano magnifici purosangue, nel parterre e sugli spalti dell'ippodromo, la sfida si disputa piuttosto fra gli stravaganti ed eccessivi cappelli e i vestiti colorati delle signore. Da quando  regina, Elisabetta apre la parata di Ascot in carrozza accanto a Filippo e subito dopo si rifugia nel Royal Enclosure (box riservato e ambitissimo fra gli invitati) a tifare e sospirare per le sue creature, spronando cavalli e fantini come una ragazzina.
Chi meglio di un giovane caporale delle guardie a cavallo e appassionato fotografo pu tradurre in immagini la regale dedizione?
 il 1965. Godfrey Argent ha ventotto anni,  un militare con uno sfrenato entusiasmo per la fotografia, ha gi vinto la British Army Photographic Competition ed  il pi giovane membro della Royal Photographic Society (club di aristocratici cultori della fotografia, fondato nel 1853 dal pioniere della fotocamera Roger Fenton), quando viene scelto per fotografare le scuderie reali per una guida dedicata al mondo dei cavalli. Argent  lusingato e, nel contempo, intimidito per l'incarico: Non avete idea di quanto sia complicato essere certi che le orecchie di un cavallo puntino nella stessa direzione e che i loro finimenti siano a posto commenter a lavoro ultimato. Ma il suo ingresso definitivo nelle file dei fotografi reali avviene grazie a un libro, il primo e unico mai pubblicato sulla regina e i suoi cavalli. Nel 1965 Elisabetta accetta infatti di partecipare alla realizzazione di The Queen Rides, ovvero La regina a cavallo, per il quale l'autrice Judith Campbell intervista gli addetti ai lavori nelle sue scuderie. Un'opera minuziosa e unica, che Argent deve arricchire di fotografie. Un irripetibile privilegio: Elisabetta collabora, entusiasta si concede al fotografo in scatti quasi intimi mentre visita le scuderie, mentre cavalca in foulard e stivali a Balmoral, a Windsor, a Sandringham o con l'uniforme delle Guardie reali.
La passione di Elisabetta non rimarr solitaria e inascoltata e, negli anni, sar trasferita alla figlia Anna, che nel 1976 parteciper anche alle Olimpiadi di Montral, e alla nipote Zara Phillips, figlia di Anna, che conquister un argento olimpico a squadre nell'edizione di Londra 2012.

Swinging Sixties.

Domenica 24 gennaio 1965, all'et di 90 anni, muore a Londra Sir Winston Leonard Spencer Churchill. Per lo statista che in modo cavalleresco l'ha adorata dai loro primi incontri ( stata il suo romanzo d'amore della terza et afferma il nipote Nicholas Soames)(12) Elisabetta vuole il funerale di Stato, su una scala che si addice alla sua posizione nella storia. Il 30 gennaio, giorno dell'Operazione Hope Not (questo il nome in codice della cerimonia funebre), il cielo  quasi bianco di neve. In una lunga e solenne processione i leader del mondo, re e regine, presidenti e primi ministri di 112 nazioni, seguono il feretro fino alla cattedrale di Saint Paul, piangendo l'uomo che ha guidato la Gran Bretagna alla vittoria contro il nazismo. Il suo popolo si raccoglie lungo le sponde del Tamigi per rendere omaggio alla salma che, coperta dalla bandiera britannica, sfila sul fiume a bordo della nave Havengore; la gente china il capo al suo passaggio, proprio come tutte le alte gru dei cantieri della capitale, che vengono posizionate a testa in gi in segno di cordoglio. L'Inghilterra perde il pi grande dei suoi figli; Elisabetta, che non ha mai pubblicamente ammesso di preferire un primo ministro a un altro, perde un amico, un alleato, un mentore. Come dichiara Nicholas Soames: Elisabetta seconda era l'ultimo atto nella sua vita di uomo politico, che lui definiva la nuova era elisabettiana. Mio nonno, figlio dell'Impero Vittoriano, era un pragmatico, cap che con lei la storia stava cambiando e la assecond(13).
In quell'anno la societ britannica  gi cambiata e le gerarchie di cui Elisabetta  la massima espressione appaiono anchilosate. Ai giovani la monarchia non interessa granch e nelle strade sempre pi colorate, nel linguaggio dei corpi, nella musica, nell'arte e nella moda soffia un vento rivoluzionario.
Un profumo di innocenza in cui tutto sembra possibile.
Nella sua boutique di King's Road, Mary Quant scopre le ginocchia delle ragazze con vertiginose minigonne, il parrucchiere Vidal Sasson inventa il bowl cut, un taglio che le libera da obsolete cotonature, mentre l'intero paese impazzisce per quattro ragazzi con i capelli a caschetto, capaci di radunare folle di ragazzine urlanti.
Gli spifferi della British Invasion e la musica dei Beatles raggiungono le finestre di Buckingham Palace; Elisabetta, in qualche modo, vi si adegua facendo arricciare il naso a molti: intuisce che quei quattro ragazzi della working class sono il simbolo della nuova Inghilterra e il 24 ottobre 1965 nomina John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr baronetti dell'Ordine dell'Impero Britannico per i servizi resi alle esportazioni del Regno Unito, scatenando un putiferio. Molti membri del Most Excellent Order of the British Empire, colonnelli ed ex ufficiali della RAF, restituiscono l'attestato indignati, rifiutando di prendere parte alla cerimonia.
Ma la mattina del 26 ottobre ad alimentare lo scandalo  il pi ribelle e irriverente dei quattro musicisti, John Lennon, che - tra risate e imbarazzo - confessa di aver fumato uno spinello nel bagno di Buckingham Palace. Vero o no che sia (pare che i quattro, in preda all'ansia di dover incontrare la regina, si fossero rifugiati in una toilette a fumare un'innocua sigaretta), in casi simili la legge inglese punisce anche il proprietario dell'abitazione che ospita il consumatore di droghe, dunque la regina  passibile di denuncia.
Sar sempre Lennon, quattro anni dopo, a rispedire la medaglia di baronetto al mittente, in segno di protesta per il sostegno dato dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti nella guerra in Vietnam. Gli altri Beatles porteranno con orgoglio il loro titolo, soprattutto Paul, che gi a dieci anni aveva scritto un tema su Elisabetta, nel quale dichiarava di adorarla fin dal giorno della sua incoronazione.

Una pelle perfetta.

Nel rispetto di regole non scritte, i fotografi non commentano mai i loro incontri, ma c' un aspetto sul quale, dopo averla ritratta, tutti concordano: il suo incarnato diafano, un dono di natura che Elisabetta tutela sin dall'adolescenza. Se si escludono i pallidi raggi della campagna scozzese, Elisabetta evita il sole e, quando  in viaggio, si protegge con ombrellini e cappelli. Il suo make-up  invisibile, quasi non fosse necessario: poco o niente sulle palpebre, un velo di mascara sulle ciglia, le gote sfumate con una leggera spolverata di fard color pesca. Solo al rossetto non rinuncia mai, ed  stata notata ritoccarsi le labbra con regale naturalezza davanti allo specchietto del portacipria anche dopo una cena di Stato alla Casa Bianca. Misteriose la marca e la tonalit, ma leggenda vuole che per la sua incoronazione la maison francese Clarins le abbia dedicato il Balmoral Lipstick in una nuance ottenuta da un mix tra il rosso e il blu.
La pettinatura  la stessa da lustri. Ragioni squisitamente pratiche: i capelli che arrivano alla nuca e l si ondulano in riccioli corti sono perfetti per indossare le tiare.
Nel 1967, quando incontra la regina per la prima volta, David Montgomery  un timido trentenne americano di straordinario talento, giunto in Inghilterra da Brooklyn come assistente del grande Lester Bookbinder. Gli basta poco per innamorarsi delle atmosfere della Swinging London e della luce fragile che avvolge la capitale; persino la nebbia lo affascina, cos lontana dal sole della Grande Mela che gli sembra artificiale. Si trasferisce, prende casa in un bilocale di Camden Road e cerca lavoro. Diventer il ritrattista a cui dobbiamo alcune delle immagini pi iconiche degli anni Settanta, come l'Andy Warhol esposto all'Andy Warhol Museum di Pittsburgh, e le sue foto di ricchi, potenti e famosi finiranno sui magazine pi letti del mondo, rendendolo una star.
A Montgomery, l'invito a fotografare la regina come una persona vera che fa cose normali arriva dall'Observer. Terrorizzato di trovarsi al cospetto della sovrana, lui risponde con un cortese no, grazie. Poco dopo, spinto dalla moglie, ci ripensa, carica l'attrezzatura in auto e parte per la Scozia, in direzione Balmoral.
A cinquant'anni di distanza, la passione per il ritratto - e per la regina -  intatta e Montgomery ricorder in una lunga intervista il pomeriggio scozzese che gli ha cambiato la vita(14), rivelando il gustoso dettaglio di una foto in bianco e nero scattata al volo con formidabile istinto. E mai pubblicata.
In un salotto cos grande che avresti potuto parcheggiarci un aeroplano eravamo in tre: lei, io e il mio assistente. Niente guardie, niente valletti, nessun altro. Ho chiesto a Sua Maest di sedersi nel posto che preferiva e lei si  accoccolata sul pavimento di fronte a un gigantesco camino. Non ci potevo credere! Ho scattato decine di foto e, quando lei ha fatto il gesto di rialzarsi, mi sono avvicinato, porgendole la mano. Lei mi ha sorriso, apostrofandomi con un malizioso: Non sono ancora cos vecchia!. Con quella frase ha sciolto il ghiaccio, e io mi sono sentito perfettamente a mio agio.
A quel punto mi sono fatto coraggio e le ho chiesto se potevo fare qualche scatto all'aperto. Lei ha accettato: Vado di sopra a cambiarmi, mi aspetti alla porta ha detto. Sono rimasto accanto alla porta, ma quando l'ho vista salire le scale due gradini alla volta, non me la sono lasciata sfuggire. La foto  leggermente sfocata, ma lei  perfettamente riconoscibile. Non c'era alcuna fretta e ricordo di aver pensato: la regina di Inghilterra che corre sulle scale per non farmi aspettare?
Poco dopo  riapparsa con un kilt, un golfino e l'immancabile collana di perle e siamo usciti nel parco dove quella magnifica signora mi ha nuovamente sconvolto, ha fatto un fischio e dagli alberi sono spuntati dei cavalli che le si sono fatti intorno regalandomi delle foto uniche. All'Observer mi avevano avvisato che, al massimo, mi sarebbero stati concessi sei minuti. Ne erano gi passati venti e non ne ho approfittato. Ci siamo salutati all'ingresso di Balmoral e, se non fosse stata Sua Maest, l'avrei abbracciata come se fosse una zia che non vedevo da anni. Oltre alla sua generosit, la cosa che pi mi ha colpito  stata la sua pelle: luminosa, opalescente, senza alcuna imperfezione.

L'ultima fotografia di Cecil Beaton.

1968. In ogni scatto, la donna dalla pelle diafana tace, subordinata al ruolo che ricopre. Pur restando inaccessibile, Elisabetta ha il formidabile istinto di intuire che il periodo da sogno  al tramonto. Lo splendore della corona rischia di appannarsi e le cascate di rose, lill e ortensie che hanno fatto da sfondo a innumerevoli scene di splendore reale sfioriscono. Ora i fotografi non esitano a ritrarre Elisabetta in modi (per l'epoca) irriverenti, come fa l'americana Eve Arnold della Magnum che, in una Londra refrattaria alla primavera, la sorprende irrequieta mentre sghignazza radiosa sotto l'ombrello. E, naturalmente, scatta senza chiedere alcuna autorizzazione.
Nonostante il successo e l'Oscar vinto nel 1965 per le scene e i costumi del film My Fair Lady, anche di Cecil Beaton si comincia a parlare al passato. E lui, che ha dedicato alla luce del volto di Elisabetta interi capitoli dei suoi diari, sembra cedere davanti a un progresso di cui non riesce a interpretare lo spirito, si sente vecchio e superato, sa di appartenere a un'altra epoca. Il rapporto con la regina si incrina, Beaton ammette che i loro gusti sono ormai troppo diversi, ma a rimetterli entrambi in gioco pensa la National Portrait Gallery che, per la grandiosa - e definitiva - mostra antologica a lui dedicata, gli commissiona un nuovo ritratto della sovrana.
 la terza domenica di aprile del 1968 e la Rolleiflex del grande esteta si inchina a Elisabetta per l'ultima volta.
Beaton vuole essere estremo, limpido e coraggioso e lasciare il podio con un'immagine unica, nuova e sorprendente. Ci riuscir, grazie alla complicit della regina, che accetta di posare per lui isolata in un mantello da ammiraglio, davanti a un candido fondale nudo. Eroina austera, il viso increspato dalle prime rughe, si offre all'amico come sospesa nell'atemporalit, in una fotografia contemplativa e senza tempo che inaugurer la nuova iconografia elisabettiana.
Nel 1977, preoccupato per le sue finanze, Beaton mette in vendita tutto il suo archivio fotografico da Sotheby's, esclusi i ritratti della famiglia reale. Quando morir, tre anni dopo, li lascer in eredit alla devota segretaria Eileen Hose, che alla sua morte li doner al Victoria&Albert Museum.

Royal Family e walkabout.

Richard Colville detesta la televisione ed  noto a Fleet Street (la strada del Times e dei quotidiani pi importanti) come l'abominevole uomo dei no. Quando lascia l'incarico di addetto stampa di Elisabetta per raggiunti limiti di et, i pochi progressisti dello staff di Buckingham Palace tirano un sospiro di sollievo. Al suo posto viene promosso il suo vice, l'australiano William Frederick Payne Heseltine, che, diversamente dal comandante Colville,  convinto che la monarchia sia troppo distante dalle persone e che la televisione sia il mezzo ideale per sollevarne l'immagine e incrementarne la popolarit.
Filippo, confortato dal successo televisivo dell'incoronazione, la pensa allo stesso modo e fa di tutto per convincere la moglie che il suo volto su monete, banconote, sigilli, medaglie, sculture, quadri e fotografie non basta pi. Archiviata la regina Vittoria che per prima si serv della fotografia per promuovere la Gran Bretagna nel mondo disseminando le sue immagini in tutto l'impero,  arrivato il momento di fare un ulteriore passo in avanti.
Occorre aprire le porte del palazzo alle telecamere.
Se si escludono le immagini pubbliche e i servizi fotografici posati, dei giovani Windsor e della regina formato famiglia in quegli anni si sa quello che Elisabetta vuole far sapere, cio ben poco. Abituata, per carattere e per il ruolo che ricopre, a non mostrare mai in pubblico i propri sentimenti, applica la regola anche con i figli, che crescono protetti da una privacy che risparmia loro l'esposizione mediatica.
Soprattutto nei primi anni di regno, quando Elisabetta  impegnata a imparare il suo compito di regina,  Filippo a dettare la linea, a scegliere governanti, scuole e precettori, sport e attivit all'aperto, hobby e amici, spesso senza considerare le diverse personalit dei figli, ma basandosi sulla sua (infelice) esperienza di bambino e sulla sua formazione dall'adolescenza in poi. Lui ha frequentato la severissima e spartana scuola di Gordonstoun? Il figlio Carlo deve fare lo stesso. Ma il principe  un ragazzo sensibile e introverso, certo pi portato all'arte che alla guerra, assai poco incline agli sport, indifferente al rombo dei motori e, grazie alla positiva influenza della regina madre, appassionato di giardinaggio e natura, pittura e architettura. Filippo non ne tiene minimamente conto e lo costringe a un'educazione marziale e niente affatto artistica.
Per contrastare Filippo e la sua educazione rigida e quasi punitiva, Elisabetta fa quello che pu, cio poco, mentre vive un rapporto pi semplice, lineare e privo di complicazioni emotive con la figlia Anna, amazzone vigorosa, ragazzina dal carattere forte, pi lineare e meno introverso di quello del fratello.
Elisabetta e Filippo viaggiano moltissimo, restano lontani dall'Inghilterra anche per mesi e, quando sono a casa, trascorrono con i giovani Windsor poche ore al giorno. Per vederla o parlare con lei, Carlo e Anna devono prendere un appuntamento tramite la segreteria di palazzo,  impensabile per loro entrare senza preavviso (scritto) nello studio della regina per chiedere ciao mamma, come va? o abbracciarla. Di questa distanza parler Carlo, decenni dopo, nella sua biografia, rivelando che sono state le nannies e non i suoi distanti genitori a insegnargli a giocare, ad assistere ai suoi primi passi, a punirlo e a premiarlo quando necessario, ad aiutarlo a trasformare i suoi primi pensieri in parole(15). Meno severo il giudizio della principessa Anna, pi solare, energica e facile del fratello, istruita privatamente da bambina, poi iscritta alla Beneden School, ma soprattutto appassionata di cavalli con grande gioia della mamma. Andrea e Edoardo, ancora bambini, se la caveranno meglio del fratello maggiore: non hanno la corona che incombe come una spada di Damocle sulla loro testa e sono ancora troppo piccoli per rivendicare l'affetto dei genitori.
Nel 1968, infatti, i riflettori sono puntati sul primogenito.
Giornalisti e fotografi premono per avere notizie dell'imminente investitura di Carlo a principe di Galles, chiedono di fotografarlo e intervistarlo, ma per Elisabetta e Filippo il principe ventenne  ancora troppo impacciato e impreparato a un incontro con la stampa.
Convinta che essere vista come persona e come madre di famiglia la renda pi accessibile in un momento storico in cui rischia di sembrare un inutile orpello, la regina capisce per che deve vendersi, apparire pi vicina ai sudditi, mantenendo nel contempo il carisma che giustifica la sua funzione. Cos, dopo mesi di incertezza, accetta la proposta di William Helsetine e della BBC: per la prima volta accoglier le telecamere fra le mura di casa per un documentario, il primo della storia, dedicato alla famiglia reale.
L'incarico viene affidato a David Attenborough, che della BBC  uno dei producer emergenti. Preoccupato che un evento cos rivoluzionario possa uccidere la monarchia e danneggiarne la mistica, Attenborough lo rifiuta. Sar curioso vederlo, esattamente cinquant'anni dopo (ormai diventato la star di pluripremiati documentari naturalistici), mentre passeggia fra gli alberi secolari del parco di Buckingham Palace accanto alla coetanea Elisabetta nel film The Queen's Green Planet, entusiasta promotore del Queen's Commonwealth Canopy Project, un progetto di salvaguardia degli alberi nei paesi del Commonwealth.
Ma nel 1969, il documentario Royal Family si far senza di lui. Lo diriger Richard Cawston nel pi puro stile mosca sul muro, che d l'illusione dell'assenza della macchina da presa. Con una troupe di venti persone, Cawston segue la vita quotidiana della famiglia a Buckingham, Sandringham e Balmoral per un intero anno, producendo 43 ore di girato che verr ridotto a un'ora e mezza per la messa in onda: mai si erano visti i reali giocare alla famigliola felice della porta accanto, mentre chiacchierano e scherzano con i figli durante la cena, nessuno ha mai goduto dell'immagine di Elisabetta in modalit mamma affettuosa, mentre compra un gelato al piccolo Edoardo nel villaggio di Ballater, o del duca di Edimburgo in kilt e grembiule che arrostisce salsicce per il barbecue.
La sera del 21 giugno 1969, 37 milioni di persone sono davanti alla tv: l'audience di Royal Family  stellare. Il vaso di Pandora  aperto e per Elisabetta ha inizio un'epoca di scrutinio pubblico: i sudditi ora si sentono in diritto di vederla sempre pi da vicino. A volte essere troppo normali pu rivelarsi pericoloso come non esserlo affatto e, sei mesi dopo la messa in onda, il documentario viene ritirato dalla circolazione. Oggi ne resta un estratto di novanta secondi e rare foto di scena di Elisabetta in abitino bon ton, mentre fa colazione con i figli.
La rivoluzione sessantottina  per inarrestabile e una nuova parola fa il suo ingresso nel lessico della monarchia: walkabout, letteralmente a spasso, a fare un giro. Ad accostare la parola alla regina  un reporter del Daily Mail al seguito di Elisabetta e Filippo nel loro tour in Nuova Zelanda, ma l'artefice di questa svolta , di nuovo, William Heseltine: la folla allineata sui marciapiedi di Wellington, anzich sbirciare la regina che passa veloce con la sua decappottabile e saluta svitando un'immaginaria lampadina (copyright Gore Vidal), la vedr per la prima volta scendere dall'automobile reale, scambiare battute, stringere mani, ricevere piccoli doni e mazzi di fiori.
Dobbiamo cambiare perch rischiamo di diventare noiosi aveva detto Filippo un anno prima. E infatti: dopo dodici mesi, grazie a sorridenti passeggiate in pubblico e patinate apparizioni televisive, la popolarit della coppia  all'apice.


WINDSORMANIA.
(1970-1979).

Semplicemente innamorato di lei.
Il documentario Royal Family ha acceso una luce nel mistero. Abbiamo forse sbagliato incoraggiando la stampa a ficcare il naso dentro la gabbia dorata? Non credo avessimo molta scelta.
Parole del duca di Edimburgo?
No, dell'uomo che, dopo Filippo, ha maggiore ascendenza sulla regina, ovvero Martin Michael Charles Charteris, gi suo segretario privato quando era principessa, e poi declassato ad assistente del segretario privato Michael Edward Adeane, alla sua ascesa al trono. Nel 1972 il tradizionalista Adeane si ritira e, con grande gioia di Elisabetta, Charteris ne prende il posto. Rinunciare a lui vent'anni prima le era costato parecchio, ma per i segretari reali la gerarchia  ferrea quanto quella della monarchia stessa ed Elisabetta si era dovuta adeguare ai dettami dinastici e... a sua madre. Quanto a Charteris, educato a non commentare, decenni dopo confesser di essersi innamorato di lei non appena l'ha incontrata, cos giovane, bella e disciplinata. Nonostante sia un aristocratico, figlio di un conte e genero di un duca, abbia studiato a Eton e si sia ritirato dall'esercito (era tenente colonnello) nel 1951, Charteris  un anticonformista indifferente all'eleganza e allergico all'etichetta di corte, e la sua presenza al fianco di Elisabetta coincide con la felice metamorfosi di una regina in cerca del proprio stile. A differenza di molti cortigiani, lui sa come prenderla. La tratta come una persona normale, con deferenza mista a determinazione, con lei non usa mai toni autoritari,  il primo a capire e a ridere delle sue battute, si concede persino la libert di aggiungere humor ai testi che scrive per lei.
Elisabetta raramente tiene discorsi in pubblico; non indicare mai i suoi gusti e le sue preferenze  il prezzo che paga (volentieri) per restare al di sopra della politica e incarnare la nazione tutta. Ma proprio riguardo ai suoi discorsi, negli anni dell'era Charteris non mancano vivaci frizioni con la corte e, spesso, con la Camera dei Lord.
La regina ha un'abilit straordinaria nel giudicare gli eventi, ma ha scarsa iniziativa politica, cos che altri devono seminare le idee nella sua testa si giustificher l'intraprendente Charteris nel maggio 1977, quando verr accusato di aver inculcato a Sua Maest idee troppo radicali sulla proposta di referendum in Scozia e nel Galles. La frase incriminata? Forse il giubileo  il momento giusto per ricordare a noi stessi i benefici che l'unione ha conferito a tutti noi. Sar quella parola, unione, a scatenare veementi critiche (e velenosi commenti) sul contenuto troppo politico del discorso; anche se Charteris afferma di essersi soltanto accertato che venisse scritta.
La verit  che quella di Elisabetta  una vita in cui i doveri superano i piaceri. Ci che conta  il lavoro, l'impegno quotidiano, che viene scandito con una regolarit da libro delle ore, quasi che ogni deviazione dall'abitudine possa condurre al caos.
Alle 9, Buck  gi a pieno regime. Quando in elegantissimo kilt il Piper to the Sovereign suona la cornamusa sotto la finestra della sua camera da letto, la giornata di Elisabetta  gi iniziata, alle 7,30, con il notiziario della BBC ascoltato dalla vecchia radio Roberts posta sul comodino. Dopo un bagno caldo e la prima vestizione della giornata,  il momento del breakfast con Filippo (t Darjeeling, corn flakes, marmellata di arance, frutta e latte di vacca jersey proveniente dall'allevamento di Windsor) e della lettura dei quotidiani, primo fra tutti il Racing Post, la Bibbia delle corse dei cavalli.
Alle 9,30 Elisabetta  al lavoro.
Sulla scrivania Chippendale (sotto la quale non manca una ciotola di acqua fresca per i corgi) dello spazioso studio dalle pareti verde e oro, la aspettano le scatole rosse con i documenti ufficiali e gli atti di governo, che la regina legge e, se necessario, firma. Il primo della giornata a essere ricevuto  il segretario privato, torre di controllo della sua vita, che a quell'ora ha gi filtrato le informazioni ufficiali e confidenziali da sottoporle, e smistato la corrispondenza. La regina riceve dalle duecento alle trecento lettere al giorno, il suo segretario le seleziona e gliele riassume e lei chiosa una nota su ci che vorrebbe rispondere. Stilografica a inchiostro nero per le lettere ufficiali, verde per quelle private. Per scongiurare che segreti personali o di Stato vengano rivelati, appoggia ogni foglio su una speciale carta assorbente nera, del tipo di quella usata da Sherlock Holmes, che ne rende impossibile la lettura a potenziali ficcanaso.
Il resto della mattina pu essere dedicato a incontri con altri membri dello staff, come il Lord Ciambellano, capo del cerimoniale che sovrintende il lavoro di tutti i diversi dipartimenti della casa reale, o il supervisore dei conti, che ne segue le finanze. Dopo il segretario personale  sempre il Master of the Household, una sorta di direttore generale del Palazzo, a fare il suo ingresso con un inchino, portando con s il menu-book in pelle rossa, sul quale la regina approva o corregge le proposte dello chef, rigorosamente scritte in lingua francese. Prima di pranzo, Sua Maest riceve: ambasciatori inglesi che devono partire per i paesi a cui sono destinati o nuovi ambasciatori stranieri che presentano le loro credenziali, giudici dell'Alta Corte, rappresentanti del Commonwealth, prelati, colonnelli del suo reggimento. A ciascuno sono concessi al massimo venti minuti: Elisabetta non ha bisogno di essere avvertita, ha una sorta di orologio interiore che la avvisa quando l'udienza volge al termine. Le basta uno sguardo e il colloquio finisce, con la grazia con cui  cominciato.
Una ventina di volte l'anno, nella sala da ballo di Buckingham Palace, si tengono le investiture, occasione che Elisabetta ama particolarmente perch le offre la possibilit di incontrare i personaggi pi diversi, con i quali scambiare qualche battuta: campioni dello sport, scienziati, attori, letterati, personaggi dello spettacolo che il pi delle volte, nonostante la loro celebrit, al suo cospetto manifestano un'incontenibile ansia ed emozione. Prima della cerimonia, Elisabetta riceve qualche sommaria informazione sulle loro biografie, ma  lei a decidere se rivolgere loro la parola e avviare un breve dialogo oppure semplicemente premiare e passare oltre. Una spilla appuntata sul bavero della giacca o un colpetto di spada sulla spalla e avanti un altro. Pi a suo agio con i militari che con gli artisti, Elisabetta cerca sempre di mettere i futuri Sir e le future Lady a proprio agio. Ha imparato a comprendere e prevenire l'emozione o l'imbarazzo di chi incontra Sua Maest. E quando non  ferrata sulla specializzazione di chi si trova davanti, riesce comunque a cavarsela egregiamente.
Rester negli annali non scritti della monarchia l'investitura di alcune rockstar, che nel 2004 si trovano in fila come scolaretti in attesa di ricevere il titolo di Sir. Al primo di loro, l'ex chitarrista dei Queen Brian May, la regina chiede: Lei che lavoro fa?. Suono la chitarra risponde lui. Anche lei? chiede al secondo della fila, Jimmy Page dei Led Zeppelin. Anch'io, s conferma quello con un sorriso grato e devoto. Col terzo, ormai allertata, va pi spedita: E lei  tanto che suona la chitarra? chiede con lieve malizia. Da quarantacinque anni, Maest ammette Sir Eric Clapton, uno dei massimi chitarristi della storia del rock.
L'ora di pranzo  riservata a Filippo, al quale talvolta si uniscono altri membri della famiglia o qualche amico. Il pomeriggio della regina  invece dedicato alle incombenze pubbliche, selezionate fra le migliaia di inviti delle associazioni che Sua Maest presiede. Al ritmo di un maratoneta Elisabetta visita o inaugura ospedali, scuole, aziende, musei, unit militari, per un totale di circa quattrocento impegni l'anno.
Alle cinque il lavoro si interrompe per l'irrinunciabile rituale del t, Earl Grey con biscottini, marmellate e torta al cioccolato.
Quando non  impegnata in cene ufficiali o banchetti di Stato, o non ha ospiti privati, a Elisabetta piace cenare da sola e andare a letto presto, dopo aver guardato un programma televisivo e aver letto un resoconto dell'attivit parlamentare, che il suo segretario le manda a fine giornata.
Prima di dormire, annota meticolosamente le sue impressioni in un diario. Avr il lucchetto?
In realt, pagine di diario escluse, non c' nulla di misterioso o segreto nell'attivit della regina, puntualmente riportata nella court circular, il bollettino quotidiano ideato da Giorgio terzo, che viene pubblicato sul Times, il Daily Telegraph e lo Scotsman.
Dopo giornate dal ritmo quasi militaresco,  un piacere per Elisabetta trascorrere il fine settimana a Windsor, dove la corte si sposta insieme a lei e dove il segretario la raggiunge con le scatole rosse.
L'agenda annuale della regina  immutabile e la parola flessibilit suona come un paradosso: per le feste di Natale  a Sandringham, nel Norfolk, dove si ferma fino al 5 febbraio, anniversario della morte di Giorgio sesto e dunque della sua ascesa al trono, e dove, fra una battuta di caccia e qualche ricevimento, mette a punto con il segretario la prima parte dell'anno che si apre. Dall'inizio di febbraio risiede a Buckingham Palace, trascorre le vacanze di Pasqua a Windsor, dove torna nel mese di giugno per la cerimonia dell'Ordine della Giarrettiera (il pi alto ordine di cavalleria, i cui membri sono nominati direttamente da lei e non dal governo) e per le irrinunciabili corse del Derby di Epsom e del Royal Meeting di Ascot. Fino all'inizio di luglio  di nuovo a Londra, quindi trascorre una settimana nel palazzo di Holyroodhouse a Edimburgo, la sua residenza ufficiale in Scozia, e ad agosto parte per Balmoral.
Se l'agenda della regina  regolata nei minimi dettagli, non lo  la sua visione del mondo, che dietro una silenziosa neutralit, e grazie o a causa di Charteris, si sta sensibilmente evolvendo.

Lo sguardo dietro la veletta.

Gioved 18 maggio 1972. Grappoli di nuvole color latte si spandono nel cielo di Parigi, velandone l'azzurro. Martin Charteris accompagna Elisabetta e Filippo in visita di Stato. In programma c' una cena con il presidente Georges Pompidou, una visita al castello di Versailles e le irrinunciabili (per lei) corse di cavalli all'ippodromo di Longchamp. Ma quel breve viaggio oltre Manica ha anche un altro, profondo significato:  l'occasione, a lungo meditata e poi accettata senza riserve, per rivedere zio David. Sono passati trentasei anni dalla sua abdicazione, e pochi meno dalle sconcertanti rivelazioni dei trascorsi del duca e della duchessa di Windsor con Adolf Hitler e dei loro rapporti con il nazismo.
Ora il duca  molto malato.
 Simpson ad accogliere la regina al 12 di Route du Champ d'Entranement, nella pomposa villa Le Bois, affacciata sul Bois de Boulogne, dove la coppia vive dal 1953. Il duca, costretto su una sedia a rotelle, la aspetta al primo piano.  consumato da un devastante tumore alla gola, fatica a respirare, ma ha conservato la dignit e il vigore per difendere le apparenze: al cospetto della nipote si sforza in un impacciato inchino. L'incontro  breve, pochi minuti di convenevoli, in cui l'affetto di Elisabetta per zio David, nonostante tutto, si mostra immutato.
Il duca morir nella sua stanza da letto dieci giorni pi tardi, all'et di 77 anni. Esiliato in vita, sar accolto in patria con tutti gli onori e fra le lacrime di molti sudditi nostalgici. Il 5 giugno gli vengono concessi funerali reali nella cappella di San Giorgio a Windsor e la sepoltura nel cimitero di Frogmore. Di quell'addio al re che ha rinunciato a esserlo resta la fotografia in bianco e nero di un esserino ossuto che sbircia da una finestra di Buckingham Palace:  l'anziana duchessa di Windsor nella sua ultima volta a palazzo, dove alloggia su invito di Elisabetta nonostante il parere contrario della regina madre, per la quale quella donna continua a essere una presenza intollerabile.
Il 24 aprile 1986, quando l'americana che ha fatto abdicare un re morir, ormai novantenne, la sua storia d'amore con il duca, le sue avventure, i suoi raffinati gusti sartoriali e la sua triste esistenza da vedova riempiranno ancora una volta le pagine dei giornali del regno per settimane.
Anche allora la riconciliazione con la famiglia reale sar parziale: il 29 aprile, durante il servizio funebre a Windsor, il nome di Simpson non verr mai pronunciato. E come se quel vecchio scandalo avesse conservato inalterato il suo potere, Elisabetta rifiuta di esaudire il desiderio di zio David: Wallis Simpson viene sepolta sotto una semplice lapide di pietra, senza le tre agognate lettere HRH, il titolo di Sua Altezza Reale. La coppia pi elegante del secolo rester indivisibile nel prato del Royal Burial Ground di Frogmore, il cimitero privato della famiglia. Davanti a loro, il monumentale e austero mausoleo, dove, sotto una magnifica scultura in granito dell'italiano Carlo Marochetti, riposano la regina Vittoria e l'amatissimo principe Albert.

Il Britannia.

L'anno  il 1972, il luogo  Southampton. La giornata  tersa, nella luce trasparente del mezzogiorno, il mare scintilla. Elisabetta  in partenza per il Sudest asiatico a bordo del Britannia, lo yacht reale da lei stessa varato il 16 aprile 1953, giovane regina ancora senza corona, nei cantieri della West Dunbartonshire della John Brown & Company. Il lancio della bottiglia di vino inglese - nel dopoguerra lo champagne sarebbe stato considerato troppo lussuoso - sull'ottantatreesima nave reale che sostituiva il Victoria and Albert della regina Vittoria (poi usato da quattro sovrani), alla presenza di una folla di trentamila persone, era perfettamente riuscito, cos come il timido, applaudito discorso della giovane sovrana: Nomino questa nave Britannia e auguro successo a essa e a tutti coloro che vi navigheranno aveva detto con tutta l'enfasi di cui era capace.
Un buon auspicio, per un rifugio che la rende felice, dove pu starsene in pace ad apprezzare la calma di un tramonto libera dalle formalit, godersi il profumo del mare e magari un buon gin tonic dalla veranda sul ponte.
Perch quel panfilo  la sua casa lontano da casa. Insieme all'architetto Hugh Casson, ne ha curato personalmente gli interni, ha scelto tappezzerie, mobili e quadri, lo ha riempito di fotografie dei figli e di doni provenienti da ogni parte del mondo, mentre Filippo, da ex comandante di Marina, ne ha seguito passo dopo passo tutti gli aspetti tecnici.
Il cronoprogramma del tour  coreografato al millimetro: si conosce il minuto preciso in cui la regina sieder per la cena con il presidente di Singapore Benjamin Henry Sheares, o salir su un'automobile per la cena di Stato con il presidente Kenyatta quando far tappa in Kenya, al suo Sagana Lodge, per tornare nel luogo dove il suo regno ha avuto inizio. Lo staff ha preparato il terreno mesi prima, a Singapore, in Malesia, alle Seychelles e alle Mauritius, dettando le regole del protocollo nel rispetto dei paesi che la ospiteranno. Non si tratta certo di un viaggio solitario, sono decine le persone al seguito, dal Master of the Household, che sovrintende la logistica e l'organizzazione di pranzi, cene e incontri, al segretario privato e ai due vicesegretari, e poi i due segretari del duca di Edimburgo, le dame di compagnia, le sarte, il parrucchiere, l'addetto alle relazioni con la stampa e alle relazioni istituzionali, otto guardie del corpo e, naturalmente, il medico di corte, che ha provveduto a imbarcare come previsto sacche di sangue per la coppia reale.
Tutto  pronto: le scorte di acqua Malvern per il t con tanto di bollitore, la marmellata di arance e i biscotti preferiti (scozzesi e al burro) sono stati sistemati nelle cucine. I bauli e le valigie, sigillati in contenitori che non  concesso aprire nemmeno agli impiegati delle dogane e contrassegnati dall'etichetta gialla THE QUEEN, sono gi a bordo.
Mancano pochi minuti perch il Britannia affronti il suo lungo viaggio.
Elisabetta  sola sul ponte in occhiali da sole, abito sbracciato e macchina fotografica al collo. Un vento leggero le accarezza il viso e lei, d'improvviso, si volta come per gettare un'occhiata al mare sotto di s, sporgendosi dal parapetto con un sorriso incantevole.
Un fotografo in giacca blu e pantaloni bianchi  pronto per salire a bordo insieme a un gruppetto di reporter accreditati a seguire il tour. Tutto succede in poche frazioni di secondo. Lui la vede, solleva la macchina che tiene al collo e scatta quattro volte.
Un solo scatto  perfetto, e rimarr unico: la regina, ripresa da sottobordo,  una giovane donna informale e spontanea con l'aria beata di chi sta partendo per una crociera.
 una giovane donna felice. Ecco cos'.
L'autore della foto pu permettersi questa intimit, senza timore di essere fermato. Ha un lasciapassare familiare, essendo il cugino di Elisabetta, il fascinoso e impertinente Patrick Lichfield: Ho avuto l'intuizione di portare con me una macchina impermeabile, lei non mi ha visto e io ho scattato racconter poi. Lord Snowdon, il fotografo reale acquisito grazie al matrimonio (agli sgoccioli) con Margaret, non  l'unico in famiglia a guadagnarsi da vivere con i suoi scatti. Anche Lichfield, all'anagrafe Thomas Patrick John Anson, classe 1939, figlio del visconte di Anson e della principessa Anna di Danimarca, gira da anni per le stanze di palazzo con la macchina al collo. A voler essere precisi, ha scattato la sua prima foto a Elisabetta durante una partita di cricket, quando lui aveva 6 anni e lei 19. Ma poich allora l'immagine della principessa era gi soggetta ai ferrei controlli della casa reale, un funzionario si era avvicinato all'intraprendente cuginetto e gli aveva sequestrato la macchina. Senza sapere che con quel gesto avrebbe potuto troncare sul nascere la carriera di uno dei fotografi di maggior successo del ventesimo secolo.
Il fatto di avere accesso a personaggi non cos facilmente avvicinabili ha sicuramente avvantaggiato il giovane Lichfield, che ha firmato il primo prestigioso contratto internazionale con Vogue per un servizio fotografico al duca e alla duchessa di Windsor, sempre richiestissimi dalle riviste di moda. A quello snodo fondamentale per la sua carriera di fotografo, Lichfield  arrivato al termine di sanguinosi conflitti con i genitori, ovviamente contrari alla decisione del figlio che, dopo aver frequentato le scuole militari ed essersi unito al corpo dei granatieri, lascia l'esercito. Ma il ragazzo  testardo e, nel 1962, convince i fotografi Dmitri Kasterine e Michael Wallis a prenderlo come assistente per un compenso di tre sterline la settimana. Lichfield impara, frequenta bene e vende i suoi scatti di nobili e parenti al Mirror Sunday, al Daily Express e alla rivista Queen.
Lascia i suoi mentori e apre un piccolo studio vicino a Holland Park, ed  l quando riceve un telegramma dalla leggendaria direttrice di Vogue, Diana Vreeland, che gli chiede di fotografare i duchi di Windsor nella loro casa del Bois de Boulogne. Portarono fortuna a Beaton, lo stesso accade a lui che, subito dopo, firma un contratto con Vogue America, dando inizio a una strepitosa carriera fra Londra e gli Stati Uniti. Nonostante il disappunto dei genitori per quel figlio che ormai veleggia lontano dalle sue nobili origini con un mestiere plebeo e poco etico, Elisabetta lo adora. E lui la ricambia svecchiandone l'immagine con foto informali, come il complicatissimo ritratto del 1971 per le sue nozze d'argento, in cui dopo ore di estenuanti trattative con i piccoli di casa, riesce a far posare i ventisei componenti della famiglia in un salone di Buckingham Palace. Sono tutti spontanei, nessun fronzolo, niente abbigliamento regale, ma maglioncini dolcevita, bambini scatenati con le dita nel naso, Elisabetta accomodata fra i parenti come una qualsiasi signora dell'alta borghesia.
Non  un'infatuazione momentanea, la loro, e sar proprio l'amato cugino a regalarle un magnifico ritratto regale nel 2002, per celebrare il Giubileo d'Oro.

Balmorality.

Ovunque vada, come se spargesse magia al suo passaggio, in ogni punto del globo Elisabetta riceve accoglienze festose ed entusiaste. E lei non si risparmia, gratifica le folle allineate ai bordi delle strade dove passa la sua auto con garbati saluti della mano guantata. I pi fortunati, durante il walkabout, riescono persino a scambiare con Sua Maest qualche innocua battuta, anche se ai suoi sudditi sembra bastare vederla da vicino, amichevole, unica e regale nello stesso tempo.
Elisabetta viaggia moltissimo, ma cerca di salvaguardare le sue abitudini. Da quando  regina, con una regolarit quasi pari alla migrazione delle cicogne, trascorre i mesi di agosto e settembre nella tenuta scozzese di Balmoral, terra di vacanze dei reali dai tempi della regina Vittoria, che scopr queste migliaia di acri nelle Highlands nel 1842 e se ne innamor a prima vista. Allora il principe Albert acquist il castello per la somma di 32.000 sterline e lo regal alla moglie. Certo, aveva bisogno di essere rigenerato, restaurato e ampliato, serviva spazio - tanto spazio! - per i nove figli con tate e servit al seguito, ma le torri aguzze e le merlature ricamate rendevano quel luogo cos tedesco e vicino alla sua sensibilit, che egli vi dedic per anni tutte le sue energie, creando interni sfarzosi, una sala delle feste che poteva ospitare pi di cento persone, e distribuendo tartan grigio, nero e rosso - i colori scozzesi di Vittoria - su divani, letti a baldacchino e persino sulle cucce dei cani.
Pu esistere luogo pi fiabesco per una lunga pausa dai doveri di corte?
A Balmoral, le vacanze di Elisabetta iniziano con il saluto del 2 Battaglione dei Royal Highland Fusiliers (il reggimento reale scozzese) e, subito dopo, dei suoi cani labrador, che le vanno incontro abbaiando prima ancora che lei sia visibile agli umani. Come la sua trisavola, Elisabetta adora i colori della Scozia, gli aspri pendii, il perfetto equilibrio di acqua e di terra, i boschi popolati di selvaggina e i fiumi ricchi di salmoni che, una volta pescati, finiscono dritto in tavola.
Nella sua lunga parentesi estiva, la regina sospende (quasi) tutti i rituali londinesi,  libera di andarsene in giro per la tenuta indossando scarpe basse, gonne di tweed, foulard di Herms annodati sotto il mento (ne ha una ricca collezione, alcuni disegnati appositamente per lei), cardigan, giacche Bedale e l'inseparabile collana di perle. La mattina  facile incontrarla con la sella sotto braccio prima di una cavalcata, con decine di cani intorno nelle lunghe passeggiate senza guardie del corpo al seguito, o al volante di una Land Rover che, forte della sua esperienza di meccanico con l'Auxiliary Territorial Service, guida senza indossare cinture di sicurezza (e senza patente!).
Al castello di Balmoral, a fine agosto si balla tutti insieme, come da tradizione inaugurata dalla regina Vittoria. Anche Elisabetta prende parte al Ghillies Ball, l'esclusivo ballo a cui partecipano maggiordomi, valletti, segretari, cuochi, domestiche, guardie e tutti gli altri membri dello staff reale. Una sorta di ringraziamento della sovrana nei confronti di tutte le persone che la servono, ma che raramente incontra e che spesso non conosce affatto. Senza barriere di censo, gli uomini in kilt, le signore in abito lungo e sciarpa di tartan, upstairs e downstairs uniti dalle note delle tradizionali danze scozzesi, si ritrovano per una sera nella sala da ballo.
La giornalista Sarah Gristwood definisce Balmoral una specie di test: alcuni nuovi arrivati passano l'esame, altri no(1). Nell'estate del 1976, il fotografo e artista Milton Gendel, ospite al castello insieme alla moglie Judy Montagu, nobildonna e intima amica della principessa Margaret, non solo lo supera, ma improvvisa una fotografia che arricchisce l'iconografia elisabettiana. I gentiluomini andavano a caccia, le signore a spasso, io giravo indisturbato con la macchina fotografica. Non ho fatto niente per giorni, ma quando me la sono ritrovata davanti in quella situazione non ho resistito racconter, commentando il suo celebre scatto in bianco e nero di Elisabetta in kilt, un fazzolettone in testa, mentre sfama i suoi corgi e si asciuga le mani in un grembiule.
A Balmoral la politica  lontana, ma non del tutto. Le scatole rosse seguono la regina fin lass, cos come i disorientati primi ministri che ogni anno vengono ospitati fra le mura del castello per un intero weekend, e devono partecipare al rito del picnic, che prevede sempre lo stesso copione: Filippo cuoce salsicce o pesci alla brace per tutti i commensali e la regina apparecchia e sparecchia senza valletti e maggiordomi.
 passato alla storia, con una corposa aneddotica, il primo, tragico, picnic a Balmoral di Margaret Thatcher, che nel 1979, pochi mesi dopo aver posato le sue valigie al numero 10 di Downing Street, si presenta in tailleur e tacchetti a spillo, suscitando imbarazzanti commenti fra i presenti. La prima donna nella storia inglese a ricoprire la carica di premier vivr quell'esperienza come una delle pi complicate del suo mandato. Le due signore pi potenti del regno si conoscono ancora poco e, pur essendo devota alla monarchia, la Thatcher  a disagio, considera un purgatorio e una vera perdita di tempo i rituali di campagna, la vita all'aperto, i cavalli, i cani, e prova serio imbarazzo davanti a una regina che lava i piatti senza provvidenziali guanti di gomma. Nessuno sa, n sapr mai, che cosa si dissero, n quella volta n in altre occasioni, ma sono in molti a bisbigliare di una rivalit tutta femminile fra due donne che vivono la loro timidezza in modo speculare: la Thatcher mascherandola con arroganza, la regina occultandola dietro un ventaglio di riservatezza. Nel libro The Queen and Mrs Thatcher: An Inconvenient Relationship, Dean Palmer scriver che le due donne si detestavano; mentre a teatro, e dunque con il beneficio riservato agli artisti, nella pice The Audience, di Peter Morgan, gli incontri di Elisabetta con la Lady di ferro vengono descritti come un dramma. Certo non solo per i detestati picnic, ma per l'interminabile serie di scioperi dei minatori che angosceranno la regina, alla quale mogli e figlie chiederanno in centinaia di lettere di intercedere presso il primo ministro.
Ma Elisabetta non pu.
Elisabetta regna, non governa. Pu e deve consigliare, esortare, confortare. E, al massimo, obbligare i primi ministri a partecipare ai suoi picnic sulla riva del fiume Dee, a Balmoral.

Jubilee line.

Venticinque anni sul trono.
E il primo nipote.
A 51 anni Elisabetta diventa nonna di Peter, figlio della principessa Anna, che il 14 novembre 1973 ha sposato il capitano dei Dragoni Mark Phillips.
La Gran Bretagna vive una delle sue pi gravi crisi industriali, e proprio per questo Elisabetta  riluttante a celebrare il suo giubileo, anche se la linea della metropolitana in costruzione viene rinominata, in onore dell'anniversario, Jubilee line. Ne discute a lungo con lo staff e si narra che, dopo settimane di incertezza, dietro le quinte abbia sbottato spazientita: Ho tre segretari privati e ognuno di loro mi d un consiglio diverso!. Ad avere la meglio sar Martin Charteris, convinto che l'atmosfera di festa del giubileo possa essere un'iniezione di ottimismo per risollevare il morale degli inglesi. La regina deve incarnare la speranza e un suo personale successo sar un segno forte di vicinanza al suo popolo, che vive sull'orlo della voragine di un'economia allo stremo. E infatti, in un giugno clemente, nelle strade di Londra agghindate a festa, il popolo risponde, partecipa, le rende omaggio. Ma a incrinare lo scintillio di quella celebrazione pensa un gruppo musicale.
7 giugno 1977. Nella luce del tramonto, una barca solca le acque verdastre del Tamigi e si ferma di fronte al palazzo di Westminster. A bordo, armati di strumenti e microfoni, ci sono quattro ragazzotti, cantori di una generazione senza soldi, senza prospettive e senza ideali, John Lydon (per tutti Johnny Rotten), Sid Vicious, Steve Jones e Paul Cook, ovvero il luciferino gruppo punk Sex Pistols. Attaccano il loro anti-inno: God Save the Queen, she ain't no human being / There is no future in England's dreaming (Dio salvi la regina, non  un essere umano / Non c' futuro nel sogno dell'Inghilterra), una critica al vetriolo dell'Inghilterra di cui Elisabetta  il simbolo pi alto. Due lance della polizia sono sul posto, i poliziotti gridano con i megafoni di spegnere gli amplificatori. Inascoltati, abbordano l'imbarcazione, la trainano a riva e arrestano undici persone.
Il brano, considerato volgare e di cattivo gusto, messo al bando dalla BBC, vender centomila copie in una settimana. Sulla cover del singolo God Save the Queen, disegnata da Jamie Reid a partire da un ritratto di Beaton e ripresa dalle prime pagine di tutti i giornali, Elisabetta appare cieca e muta, con la bocca e gli occhi coperti da un nastro adesivo. Sono pochi a schierarsi pubblicamente in sua difesa, ma il nobile silenzio della regina per quello sfregio vale pi di mille parole. Risponde con i fatti e prosegue nelle celebrazioni, affrontando un defatigante tour in treno che tocca citt e piccoli villaggi fino all'Irlanda del Nord.
Fra i rari luoghi in cui la regina pu starsene tranquilla, oltre al Britannia, c' il Buckingham Palace sui binari ovvero le nove carrozze del treno reale che, in occasione del giubileo, viene rimesso a nuovo. Nel vagone di Elisabetta - composto di un salone con tavolo da dodici, tappeti e dipinti dei paesaggi della Scozia, una camera da letto, una stanza da bagno con vasca - freschi tessuti leggeri rimpiazzano i velluti e le tende spesse volute a suo tempo dalla regina Vittoria. Pi ridotto ma altrettanto confortevole lo spazio riservato a Filippo, con una camera da letto e un salottino privato. Di notte, il treno sosta su binari lontani da quelli pi trafficati, permettendo ai passeggeri di dormire tranquilli, e al mattino viene fermato a un'ora dalla destinazione per permettere a Sua Maest di alzarsi, vestirsi, fare colazione, incontrare il segretario privato e fare il punto sulla visita che la attende.
Ma oltre alla Gran Bretagna c' il Commonwealth, cos, per chiudere il giubileo con i sudditi d'oltremare, la regina e Filippo si imbarcano sul Britannia in un viaggio lungo 90.000 chilometri, che in tre mesi tocca trentasei paesi, Australia, isole Fiji e isole Tonga comprese.
Il trionfo del viaggio si riverbera anche in patria.
La Windsormania  tornata.
La Storia rischia di ripetersi
Facciamo un passo indietro.
1971. Nel parco di Windsor  appena terminata una partita di polo. La squadra dei Diavoli Blu, di cui il principe del Galles  capitano, ha perso. Carlo se ne sta in un angolo da solo e, accarezzandolo, sembra consolare il suo cavallo (o se stesso?). Infagottata in una giacca verde e pantaloni di velluto, una ragazza bionda, sportiva e disinvolta, gli si avvicina:  un bellissimo esemplare, altezza. Sono Camilla Shand, abbiamo qualcosa in comune, lei e io: la mia bisnonna era l'amante del suo trisnonno.
La ragazza ha 24 anni ed  parecchio spiritosa. Il principe ne ha 23 ed  subito conquistato dalla spontaneit con cui quella bionda e assai poco femminile signorina sembra non curarsi del fatto di trovarsi al cospetto dell'erede al trono(2).
Per entrambi, l'attrazione  immediata. Dopo quel primo veloce incontro, Carlo del Galles e Camilla Shand cominciano a frequentarsi, fra feste in campagna, partite di polo e rapide fughe a Broadlands, nella propriet di Louis Dickie Mountbatten, infrangendo un tab non scritto: avendo avuto in passato una relazione con un altro uomo, Camilla non  pi vergine e l'erede al trono deve tenerne conto. L'attrazione di Carlo per quella ragazza non sfugge agli occhi di Elisabetta e Filippo, e se lei  convinta da subito che non sia la donna giusta per il futuro re, a Filippo basta che resti un'amante e che suo figlio non se ne innamori.
Non  un tema all'ordine del giorno, perch nel 1973 Carlo si arruola in Marina. Non chiede a Camilla di aspettarlo e lei, per tutta risposta, permette che a farle la corte sia il suo ex Andrew Parker Bowles e, di l a pochi mesi, ne accetta la proposta di matrimonio.
La Storia, per, rischia di ripetersi.
E non deve ripetersi.
Mi pare che abbiate imboccato la stessa discesa verso il basso che mand in rovina vostro zio portandolo all'ignobile scelta di abdicare e di condurre un'esistenza vana.(3).  Mountbatten a intervenire sul nipote con un piano tanto semplice quanto audace: cercare per lui la moglie perfetta. E la trova: sua nipote Amanda Knatchbull, che ha l'et giusta ed  stata educata dallo zio per diventare una futura regina. Ma quando, durante una vacanza sul Britannia, il docile Carlo si lascia convincere da Mountbatten a chiederla in moglie, la giovane li spiazza entrambi, rispondendo che non ha nessuna intenzione di accettare e che la vita a corte non l'attira per niente. Zio Dickie non si d per vinto, trascorre molto tempo con Carlo, arrivando a sostituire nel suo cuore un padre troppo superficiale e severo.
Non porter a compimento il suo disegno, n vedr il risultato delle sue trame. Alle 11,45 del 27 agosto 1979, al largo di un villaggio sulla costa nordoccidentale dell'Irlanda, la sua barca da pesca Shadow quinto esploder per mano dell'Ira. Sua figlia Patricia Mountbatten, con il marito John Knatchbull e uno dei due figli gemelli rimangono gravemente feriti, l'anziana suocera di Patricia, Lady Brabourne, sopravvive fino al giorno successivo, mentre per Louis Mountbatten, il secondo gemello e il mozzo Paul Maxwell non c' niente da fare. Il contraccolpo nel paese  enorme: vengono chiuse le frontiere fra Irlanda del Nord ed Eire, ma a distanza di poche ore dall'attentato esplode un altro ordigno uccidendo diciotto soldati britannici.
Carlo rimane solo.
E deve prendere seriamente in considerazione l'idea di trovarsi una moglie.


IN OMBRA.
(1980-1991).

Il fotografo che scopr Lady D.
Per il principe Carlo la morte di Mountbatten  devastante: perde il nonno che non ha pi e il surrogato del padre che non avr mai (Filippo  troppo sbrigativo nelle questioni sentimentali per un figlio cos sensibile). Inoltre  in et da matrimonio e la caccia alle pretendenti scatena i giornalisti dei quotidiani popolari.
I fotografi lo seguono in ogni spostamento ufficiale e non, attribuendogli come promessa sposa qualsiasi fanciulla si mostri al suo fianco per un solo giorno o per qualche settimana. Si fanno i nomi di Jane Wellesley, figlia del duca di Wellington, dell'ereditiera Davina Sheffield e, fra le vergini sicure, della figlia del granduca di Lussemburgo, che per  cattolica e questo, agli occhi di Elisabetta,  un difetto insormontabile.
Quasi anticipando il ruolo che i paparazzi avranno fino al tragico epilogo della sua breve e intensa vita, a scoprire la futura principessa del Galles non pu che essere un fotografo.
Larry Lamb, direttore del Sun (di propriet del magnate australiano Rupert Murdoch), decide che  arrivato il momento di scoprire chi potrebbe diventare la futura regina, a beneficio dei lettori che vogliono intrattenimento, pettegolezzi e notizie gustose (e le faccende della casa reale lo sono). E Arthur Edwards, che fino a quel momento ha puntato il suo obbiettivo su partite di cricket o di calcio e ha fotografato l'erede al trono in veste di giocatore di polo,  il segugio perfetto. Lamb decide di metterlo alle calcagna del principe Carlo perch scovi eventuali candidate.
Il 29 luglio 1980 la fortuna, e il caso, lo portano a incrociare quella giusta durante una partita di polo a Cowdray Park, nel Sussex. In verit, lui sa soltanto che il principe arriver al campo di gioco con una certa Diana Spencer, non ha altri indizi e, soprattutto, non sa che aspetto abbia la ragazza. Cos si guarda in giro e nota fra il pubblico una giovane dall'aria gentile e innocente che indossa un ciondolo con una D. Sar lei? Le si avvicina, educatamente chiede se quella D sta per Diana e lei, lusingata, ingenuamente risponde che s, si chiama Diana Spencer, e senza farsi pregare si mette in posa, le mani intorno al viso e gli occhioni da cerbiatta(1).
 fatta, lo scoop  su pellicola.
Dopo quel fortunato esordio sul Sun, la diciannovenne Diana Frances Spencer, figlia del visconte e della viscontessa Althorp, diventa la preda di una battuta di caccia che coinvolge l'intera Inghilterra. E per Arthur Edwards inizia una strepitosa carriera di fotografo reale.
Tutto ci che era confuso sembra essere ormai chiaro: il principe del Galles ha trovato una possibile moglie. I due si conoscono appena, sanno poco l'uno dell'altro, ma a corte si accelerano i tempi: il 6 febbraio 1981, al castello di Windsor, Carlo si dichiara a Diana e dopo il suo s telefona alla madre, che d il suo immediato consenso. La pura e innocente ragazza di buona famiglia a Elisabetta sembra subito quella giusta: l'ha vista crescere ( dei nostri scrive a un'amica),  giovane,  bella, anglicana e, come viene certificato dal medico di corte,  vergine.
Il mondo intero, ipnotizzato in una collettiva sindrome di Cenerentola (anche se Diana appartiene a una delle famiglie pi importanti del regno), si appassiona alla love story dell'anno: per i sudditi  quello il matrimonio perfetto, un'unione aristocratica ben lontana dai matrimoni reali a met di Margaret con Armstrong-Jones o della principessa Anna con Mark Phillips. Finalmente nozze da sogno per tutti, tranne che per un giovane uomo che sembra accettare il suo destino con passiva rassegnazione.
Il principe Carlo non far ci che vuole o che sceglie, ma, piuttosto, ci che deve: il suo dovere di erede al trono, una scelta che gli coster cara, come la Storia insegner. Anche pubblicamente non manifesta molto entusiasmo e il 24 febbraio, durante il tradizionale incontro con la stampa sul prato di Buckingham Palace per l'annuncio ufficiale del fidanzamento, la sua imbarazzata risposta a un giornalista va letta come un presagio: Se siamo innamorati? S, qualsiasi cosa sia l'amore. Lui lo , innamorato, ma di un'altra: la signora Camilla Parker Bowles, che - come il mondo scoprir anni dopo - non  mai uscita dalla sua vita.
Mostrando con orgoglio ai giornalisti il suo splendido zaffiro al dito, la ventenne Diana sembra non intravedere il pericolo insito in quelle parole:  innamorata di Carlo come pu esserlo una ragazza ingenua, cresciuta a pane, solitudine e principe azzurro e senza alcuna esperienza di vita. Certo  convinta di aver pescato il pesce grosso, ma quando, pochi giorni dopo la festa di fidanzamento, si ritrova scortata da guardie del corpo, obbligata a vivere nella vecchia nursery di Buckingham Palace divenuta suite per gli ospiti o sotto l'ala dell'anziana regina madre a Clarence House, vede velocemente restringersi la sua libert di movimento: l'acquario ha molti, fastidiosi pesci che la spaventano. Nelle per lei noiosissime sciarade in famiglia, che si tengono dopo cena al castello di Balmoral, intravede i contorni di un futuro diverso da quello immaginato. Elisabetta, che con lei  gentile, amabile e distaccata quanto basta, non si premura di darle consigli, non percepisce o forse semplicemente non si interessa dell'ansia della futura nuora, n ha idea dei suoi problemi emotivi, sebbene faccia il possibile per mostrarsi attenta alle sue esigenze. Diana, invece, si sente fra estranei, evita di rimanere sola con la regina, per declinare i suoi inviti a corte inventa scuse e persino amici inesistenti.
Per lei la famiglia reale  ancora un libro misterioso di cui ha sfogliato poche, immaginarie pagine, ma si adatta al cerimoniale di corte, in attesa del grande giorno. E il 13 giugno, in un goffo abitino a fiori con collo da educanda, partecipa al Trooping the Colour, la parata per il compleanno della regina, e alla fine appare, per la prima volta, sul balcone di Buckingham Palace insieme a tutta la famiglia reale.
Se sei la regina Elisabetta, infatti, non hai una sola festa di compleanno, ne hai due: la prima il 21 aprile, annunciata da quarantuno colpi sparati dagli artiglieri reali a cavallo nel centro di Hyde Park e un'ora dopo dalla Torre di Londra; l'altra il secondo sabato di giugno, quando le probabilit di bel tempo sono maggiori, da condividere con i londinesi.

Un matrimonio (e due attentati).

L'esile figura della regina in divisa da colonnello - giubba scarlatta, gonna da amazzone e stivali, sul capo un tricorno di pelo - passa in rivista il battaglione dei granatieri della guardia. Come sempre dal 1969, quando le  stata donata dalla polizia a cavallo canadese, Elisabetta cavalca Burmese, una splendida femmina baia. Il trotto di Burmese  sciolto, emana regale sicurezza. D'improvviso, un giovane si fa largo nella folla e, correndo, spara sei colpi contro Sua Maest. Burmese scarta di lato, allarmata dal rumore e dall'intervento degli ufficiali di scorta. Con ammirevole sangue freddo, la regina tira le redini della cavalla per rallentarne l'andatura, la calma con due vigorose carezze sul collo e, immobile sulla sella, riprende a marciare alla testa delle truppe, riuscendo a mantenere un perfetto controllo dell'animale. Si gira solo una volta, sorridendo, per salutare la regina madre e lady Diana, che assistono alla parata da una finestra del palazzo. Arrestato con una scacciacani caricata a salve fra le mani, l'attentatore, il diciassettenne Marcus Serjeant, si giustificher con il classico volevo essere famoso, volevo essere qualcuno.
Quello del 13 giugno 1981 non  il solo attentato alla vita di Elisabetta: il 14 ottobre dello stesso anno, infatti, durante la tappa nella citt di Dunedin del tour in Nuova Zelanda, il giovane Christopher John Lewis, nascosto al quinto piano di un palazzo, apre il fuoco sulla regina con una calibro 22, mentre insieme a Filippo sta scendendo dalla sua automobile. Il colpo va a vuoto, Lewis viene arrestato, ma per scongiurare il pericolo che Sua Maest decida di non fare altre visite in quel paese, il fatto non viene classificato come attentato e sar rivelato soltanto nel 1997, quando Lewis si toglier la vita in carcere. Anche a Dunedin, Elisabetta mostrer di avere una straordinaria capacit di autocontrollo, la stessa forza interiore a cui attinger il 9 luglio 1982 quando, alle 7,15 del mattino, aprendo gli occhi si trover davanti uno sconosciuto che, superati i sistemi di sorveglianza di Buckingham Palace,  salito fino alla sua camera da letto. Michael Fagan, questo il suo nome, si presenta alla sovrana come un imbianchino disoccupato di trentatr anni e giustifica la sua presenza dicendole che voleva semplicemente confidarsi con lei.
I servizi di sicurezza di Buckingham Palace sembrano svaniti nel nulla, Elisabetta non reagisce e, come se si trovasse a una delle sue udienze, parla con quel poveraccio per una ventina di minuti, durante i quali tenta invano di richiamare l'attenzione della servit premendo il pulsante sul comodino. Solo i fedelissimi corgi avvertono il pericolo e iniziano ad agitarsi, fino a quando Elisabetta, con la scusa di andare a cercare la sigaretta che l'intruso le ha chiesto, riesce a uscire dalla stanza e chiedere soccorso. La notizia fa il giro del palazzo (il giorno dopo finisce sui giornali), e il pomeriggio stesso vengono recapitate diverse lettere di licenziamento e rinforzate le misure di sicurezza.
Mercoled 29 luglio 1981 Londra si ferma. E 750 milioni di spettatori si accomodano sul divano davanti al televisore. Nella cattedrale di Saint Paul va in scena il matrimonio del secolo. La gente  in attesa lungo il tragitto del corteo reale dalla notte precedente: vogliono vedere la regina, Filippo di Edimburgo, il principe del Galles e, soprattutto, la giovane donna che ne ha catturato il cuore. Come ogni cerimonia della casa reale, quel matrimonio, per il rituale e lo sfarzo, alimenta la mistica quasi religiosa della monarchia e fa sognare le ragazze rinforzando, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l'incrollabile mito del principe azzurro.
Al termine della celebrazione, Elisabetta, in una sinfonia di crpe de chine color acquamarina con fiori in satin punteggiati di cristalli, saluta la folla dalla sua carrozza con aria rilassata: il primo passo  fatto, quando verr partorito l'erede e la dinastia dei Windsor sar al sicuro, lei potr finalmente riposarsi e cedere il posto alla bella nuora.
Non troppo, per.
A causa di quel matrimonio, la popolarit della regina inizia a vacillare. Per mesi non si parla e non si legge altro che di Diana, ogni sua uscita in pubblico raccoglie migliaia di fan, ogni abito o cappellino viene scrutato ed esaltato dalla stampa, riducendo Carlo al ruolo di inconsapevole comparsa. Il fanatismo collettivo che si crea intorno alla bionda principessa sembra quasi far scivolare Elisabetta in una nicchia della Storia. La ventata di glamour che circonda i giovani reali la mette in ombra, come se lei non fosse pi in grado di rappresentare niente di nuovo e fosse meglio avvolgerla nel silenzio.
Nasce il mito di Diana. E pi la principessa del Galles si trasforma da goffa ventenne in donna piena di charme, pi la regina appare invecchiata e perde terreno nel cuore dei suoi cantori: i fotografi.
Harry Arnold, corrispondente reale per il Sun dal 1976 al 1990, attribuisce il drastico cambiamento dei media nei confronti di Elisabetta al magnate australiano Rupert Murdoch: Aveva appena comprato il Sun e divenne chiaro che, riguardo ai membri della famiglia reale, non voleva continuare con la vecchia scuola, che usava parole di rispetto e cieca devozione. Ci chiese di trattarli come persone normali e, soprattutto, di renderli protagonisti delle news(2). Ancora pi drastica la giornalista Ann Leslie quando commenta con razionale freddezza: Diana  una superstar, la regina non lo  pi. Lei e Filippo non fanno pi fare soldi. E Murdoch  interessato al box office.

Gourmandises.

I matrimoni dei figli (nel 1986  la volta di Andrea, che sposa Sarah Ferguson, soprannominata Fergie la rossa) e l'arrivo dei nipotini (Peter e Zara Phillips, figli di Anna; William Arthur Philip Louis di Galles, nato il 21 giugno 1982, e, due anni dopo, Henry Charles Albert David entrambi figli di Carlo e Diana) rendono le feste di Natale pi movimentate, ma certo non meno formali. Tutto  pianificato nei minimi dettagli: i grandi abeti provengono dai boschi attorno alla tenuta e arredano ogni salone, decorati con gli antichi angeli di vetro della regina Vittoria, palline colorate, palline di cristallo, nastri di tartan, coroncine di velluto rosso e oro, corgi di pezza.
Ogni anno, Elisabetta e Filippo raggiungono Sandringham in treno il 19 dicembre; il resto della famiglia il 24. All'arrivo, ciascuno di loro viene accompagnato in una delle ventinove stanze della residenza (gli eredi al trono hanno diritto ai migliori alloggi, una suite con il bagno in camera). Per prevenire intollerabili ritardi o evitare che si creino ingorghi nel cerimoniale degli ingressi in sala da pranzo, con imbarazzanti incertezze su chi si deve inchinare a chi, ogni stanza  dotata di una tabella con gli orari e le presenze: la regina accoglie i membri della famiglia in ordine inverso alla linea di successione (il principe Carlo per ultimo), secondo un protocollo basato sul pecking order, che stabilisce non solo l'ordine di entrata ma anche i posti a tavola.
Pecking order, ovvero ordine di beccata, una definizione ideata nel 1921 dallo zoologo norvegese Thorleif Schjelderup-Ebbe, che studiando la gerarchia sociale delle galline non avrebbe mai pensato che alle sue ricerche si sarebbe ispirato il protocollo della famiglia reale inglese per stabilire l'ordine da rispettare nelle occasioni formali e durante gli incontri in famiglia.
Nel pomeriggio del 24, dopo il primo cambio d'abito per il t del pomeriggio, si scartano i regali nella Drawing Room, un'usanza introdotta in Gran Bretagna a met del diciannovesimo secolo dal consorte (tedesco) della regina Vittoria. Nessuna frenetica caccia al regalo: i pacchetti sono rigorosamente disposti sotto l'albero e, anche per lo spacchettamento, vale l'ordine dinastico. I doni devono essere simbolici, poco costosi, possibilmente spiritosi. Quando, al suo debutto in famiglia, Lady Diana si present con maglioni e sciarpe di cachemire per tutti, venne rimproverata per il suo scialacquare.
La mattina del 25, dopo aver aperto - come da tradizione - la calza di leccornie appesa al letto, tutti i membri della famiglia si incontrano in sala da pranzo per la prima colazione, quindi si recano a piedi (passando fra sudditi armati di macchine fotografiche e omaggi floreali) alla messa nella St. Mary Magdalene Church, che si trova a pochi passi dalla residenza. Segue il pranzo, che prevede un menu inalterato da anni: insalata con aragosta e gamberi, tacchino arrosto con contorno di patate, cavoletti di Bruxelles e per finire budino al brandy. Subito dopo, la famiglia si sposta in salotto (assente giustificata: Elisabetta) per ascoltare il discorso della regina alla tv. Ennesimo cambio d'abito per il t delle cinque, accompagnato da biscotti e frutta secca. La sera, cena a buffet con quindici portate a base di carne e, gran finale, una peccaminosa cioccolata calda di cui Sua Maest  ghiotta. A seguire, sciarade e giochi di carte (bridge e canasta i preferiti).
Le abitudini alimentari della regina, i suoi gusti e le (poche) debolezze sono stati svelati dai ricettari bestseller degli chef di palazzo. Elisabetta segue la stessa routine alimentare dal giorno dell'incoronazione, tiene d'occhio la linea (anche per accontentare Filippo), attenendosi alla regola no-starch, ovvero niente amidi come pasta, riso e patate. Contrariamente al duca di Edimburgo, che assaggia con piacere piatti diversi, neppure nei suoi viaggi in giro per il mondo la regina  una mangiatrice avventurosa, e quando riceve dallo chef le proposte dei menu settimanali, tendenzialmente si rifugia in vecchie ricette della cucina inglese o francese. Sia a casa che durante le visite ufficiali, ci sono alcuni alimenti vietati: l'aglio, di cui non sopporta l'odore, granchi e molluschi, lamponi e spaghetti.
La giornata di Sua Maest inizia con una tazza di t Darjeeling, servita a letto con biscottini al burro che hanno impresse le sue iniziali e la corona. La frutta della prima colazione varia a seconda del luogo in cui si trova: fragole di bosco a Sandringham e Balmoral, a Windsor le pesche che crescono nel parco. Talvolta si concede un uovo e un toast con la marmellata, ma snobba l'usanza tutta inglese di mangiare pancetta affumicata.
A pranzo Elisabetta predilige il pesce, come la sogliola di Dover servita su un letto di lattuga o di zucchine o, quando  a Balmoral, il salmone del fiume Dee. Trasgressione d'obbligo: la raffinata versione reale del fish and chips (amatissima da Giorgio sesto) con salsa bernese.
Sacra  l'ora del t, accompagnato da dolciumi (alla crema, alla frutta, o al cioccolato) oppure da una fetta di torta Dundee (a base di frutta secca, ricoperta di mandorle e profumata all'arancia) e toast senza crosta, con salmone affumicato, maionese all'uovo, prosciutto e mostarda.
Come aperitivo, beve un cocktail fatto di due terzi di gin e un terzo di Dubonnet, con una fetta di limone e molto ghiaccio.
Per la cena, a base di carne o pesce, pudding e frutta fresca, Elisabetta non rinuncia a un bicchiere di vino e a una barretta di cioccolato.
La carne deve essere ben cotta, le uova meglio che siano scure piuttosto che bianche e i sandwiches devono essere imburrati su entrambi i lati e farciti con tonno e maionese, una fetta di cetriolo e una spolverata di pepe.
E tutto quello che avanza finisce nelle ciotole dei corgi.


LA GUERRA DEI WINDSOR.
(1992-2000).

Annus horribilis.
24 novembre 1992. Guildhall, storica sede della Corporation of London, nel centro finanziario della citt. Elisabetta  invitata a celebrare i suoi quarant'anni di regno da settecento fra i pi importanti banchieri internazionali. Dopo la cena, si alza per un breve saluto. La pelle  bianca come gesso, il viso  pieno di grazia e dignit. Con voce rauca per via di un raffreddore, chiude il suo discorso confessando che il 1992 non  un anno che ricorder con piacere. Anzi,  stato proprio un annus horribilis.
Strano, sulle disgrazie di solito sorvola e, soprattutto in pubblico, si comporta ignorandole, quasi che, se trascurate, le cose spiacevoli come per magia non esistessero pi. Capita di rado che Sua Maest esprima opinioni personali senza che ogni parola sia stata scrupolosamente ponderata. Se si lascia andare a una pubblica ammissione di fragilit, a una confessione quasi privata, significa che ci ha pensato a lungo.
Sembra una donna che chiede comprensione.
Ma come darle torto? La valanga di guai che si sono susseguiti negli ultimi undici mesi l'ha travolta. Una valanga horribilis iniziata il 19 marzo con l'annuncio della separazione del principe Andrea da Sarah Ferguson e proseguita poche settimane dopo, il 23 aprile, con il divorzio della principessa Anna da Mark Phillips, il pi clamoroso dopo quello di Margaret e Lord Snowdon del 1978. Come se non bastasse, la secondogenita  gi pronta a sposare l'ammiraglio Timothy James Hamilton Laurence, infischiandosene del fatto che le loro lettere d'amore, rubate, siano gi state pubblicate dai tabloid.
Un innocente scandaletto, se paragonato alla bomba che deflagra il 7 giugno.
La miccia viene accesa e la polveriera  pronta a saltare: il Sunday Times pubblica in esclusiva l'anticipazione del libro Diana. La sua vera storia di Andrew Morton, un dettagliato catalogo di recriminazioni matrimoniali nel quale la principessa del Galles definisce se stessa un agnello sacrificale portato al macello il giorno del suo matrimonio. Pagine al vetriolo, nelle quali non risparmia feroci accuse alla famiglia reale, descrivendo Elisabetta come una donna egoista, fredda e insensibile, e, dulcis in fundo, rivelando che Camilla Parker Bowles  stata una costante presenza fra lei e il principe del Galles.
 una dichiarazione di guerra.
Inizialmente Diana nega di aver collaborato al libro, ma quando sette giorni dopo il Sunday Times ne pubblica altri estratti, Elisabetta e Filippo, certi che la nuora stia mentendo, la convocano a Windsor insieme a Carlo. L'incontro  aspro, a tratti persino violento. Il tono della regina  severo e preannuncia una resa dei conti, ma Diana respinge gli attacchi della suocera e smentisce nuovamente di conoscere l'autore.
Per Carlo  l'occasione giusta. Il principe timido, che anche da adulto prova un'inguaribile soggezione nei confronti della madre (mai si  permesso di chiamarla mummy, sempre e solo Your Majesty), trova il coraggio di informarla dell'intenzione di volersi separare. Ma in quella casa non si pu mai parlare davvero o essere sinceri fino in fondo e, come ha fatto - inutilmente - un anno prima con Andrea e Sarah, Elisabetta si limita a imporre loro sei mesi di riflessione. Quanto a Filippo, non resta a guardare: in fondo, a lui Diana piace, non ne capisce n condivide le debolezze, ma comprende le difficolt della nuora a vivere in quella famiglia, perci, ricordandole che il trono vale qualche rinuncia, le scrive lettere comprensive suggerendole di pensare ai figli.
Come parrebbe aver fatto Sarah Ferguson la rossa, che rimane in famiglia per il bene delle figlie Beatrice ed Eugenie, di quattro e due anni. Ma la mattina del 20 agosto anche l'armonia di facciata degli York va in frantumi: il Daily Mirror pubblica dieci pagine di fotografie, firmate Daniel Angeli, che mostrano la duchessa intenta a farsi succhiare un alluce dall'amante texano John Bryan. Leggenda narra che una copia del quotidiano sia stata messa sul piatto di Sarah la quale, scesa per la prima colazione, si trova servita la sorpresa davanti alla famiglia schierata a tavola in stile plotone di esecuzione.  corretto dire che il porridge si fredd ricorder anni dopo Sarah, che da quel momento, quando si reca a Balmoral per le vacanze delle figlie, viene relegata in un cottage riservato al guardiacaccia.
Fra le avventure amorose di Ferguson e le confessioni di Lady D, i giornali popolari hanno materiale in abbondanza per produrre pagine e pagine di rivelazioni, pettegolezzi, commenti dei royal watcher, ma la goccia che fa traboccare il vaso  la pubblicazione integrale delle intercettazioni fra Diana e il rivenditore di automobili James Gilbey, destinate a passare alla storia come squidgygate (da squidgy, strizzolina): Amore, la mia vita  una tortura. Con tutto quello che ho fatto per questa fottuta famiglia dice Lady D fra un'indecenza e l'altra.
L'attacco sferrato dalla principessa del Galles alla corona, e in particolare alla regina,  plateale. Per Elisabetta questo  il colpo di grazia e Filippo, da suocero affettuoso e comprensivo, si trasforma nel pi spietato degli oppositori. Ma Sua Maest  consapevole di quanto l'immagine della nuora sia potente tra i sudditi, come conferma un sondaggio commissionato in fretta e furia dalla casa reale: il 50 per cento degli inglesi sta con la frivola Diana, solo il 29 parteggia per i Windsor. L'ennesimo incontro della regina con il figlio e la nuora si chiude con un ultimatum: Partite per la Corea del Sud, cercate di ricucire e al ritorno decidiamo.
Un armistizio. Una pace armata.
Il viaggio non servir e il clima fra Carlo e Diana rester glaciale, anche in pubblico.

Il castello prende fuoco.

Le nuvole corrono tinte di rosso. Dalla torre piovono scintille di fuoco, mentre si alza una densa nuvola nera. Le fiamme sono visibili a grande distanza, il fumo avvolge la cittadina di Windsor estendendosi fino a Londra.
 il 20 novembre 1992. Il castello sta bruciando.
Il fuoco  divampato nella cappella privata della regina, forse a causa di un corto circuito per una lampadina surriscaldata; veloce arriva alla Brunswick Tower, sul lato nordoccidentale del castello, raggiungendo la sala delle feste e gli appartamenti privati. Fortunatamente sono in corso dei lavori di restauro e molte opere d'arte sono gi state trasferite altrove.
Il principe Andrea, a Windsor per organizzare un banchetto per i quarantacinque anni di matrimonio dei genitori, fa sgombrare l'area: aiutato dal personale, crea una catena umana che in poche ore riesce a mettere in salvo arazzi, porcellane, argenterie, ori, armature, orologi, un tavolo lungo 46 metri e il tappeto di 37 metri dalla Waterloo Chamber, e ancora miniature, migliaia di libri e manoscritti di valore inestimabile, epistolari tra personaggi della famiglia reale ed esponenti della politica e della cultura inglese, disegni di Leonardo da Vinci, studi di Michelangelo e di Raffaello e capolavori di artisti italiani di epoca barocca. La regina possiede la pi grande collezione di opere d'arte del regno e la maggior parte di quei tesori si trova nel castello di Windsor.
L'incendio  feroce. Alle 13,30, grazie a una squadra di 225 vigili del fuoco, la situazione  parzialmente sotto controllo, ma il tetto degli appartamenti di Stato e della hall di San Giorgio collassa, i pavimenti della Brunswick Tower sono distrutti. Alle 20, finalmente, l'incendio  domato, ma questa resta la pi grande catastrofe nella storia recente dei Windsor.
La Gran Bretagna  in lacrime per la sua regina.
Il giornale Windsor and Eton Observer esce in edizione straordinaria col titolo Windsor, l'Inghilterra e il mondo non hanno mai subito un tale disastro. L'eroica lotta contro il fuoco dei pompieri e dei volontari lascia dietro di s un disastro: l'acqua si  infiltrata ovunque. I danni sono calcolati in miliardi di sterline che nessuna assicurazione al mondo potr rimborsare.  improbabile che si tratti di un incendio doloso. Scotland Yard esclude che sia frutto di un atto terroristico.
Intabarrata in un impermeabile di gomma, con gli stivali coperti di fango, Elisabetta avanza accanto al figlio verso la sagoma del castello. Si copre gli occhi con le mani, impressionata dal velo fuligginoso che lo avvolge. Educata a controllare le emozioni, davanti allo spaventoso spettacolo del suo castello che brucia come una nave colpita a morte, tiene le mani sulla bocca: la fotografia, un'immagine che poco o nulla concede all'iconografia regale, evoca sgomento e apprensione.
Sta forse silenziosamente piangendo?
Nessuno pu avvicinarla, figuriamoci consolarla.
L'annus horribilis di Elisabetta si chiuder pochi giorni dopo, il 9 dicembre, con il solenne annuncio del primo ministro John Major alla Camera dei Comuni: il principe e la principessa del Galles si separano. Per evitare una crisi costituzionale e lasciare inalterato l'ordine di successione al trono (Carlo, da re, diventer capo della Chiesa anglicana), la parola divorzio non  contemplata.
La regina chiede che Diana non la rappresenti all'estero e che informi sempre il palazzo di ogni sua iniziativa. Forse spera che lo sguardo dell'opinione pubblica si rivolga altrove.
Ancora una volta, rimarr delusa.

Tasse reali (e privacy in vendita).

Quando il segretario del Patrimonio nazionale annuncia che i contribuenti inglesi dovranno pagare di tasca loro i costi di restauro del castello, si solleva un'ondata di critiche ostili e di propaganda antimonarchica. La regina Elisabetta ha il diritto di non pagare le tasse perch il patrimonio personale, il Crown Estate, da lei consegnato allo Stato al momento della sua ascesa al trono, assicura all'erario pi di quanto lei riceva per servire il suo paese ma, nonostante ci, in questa circostanza prende una decisione storica: pagher le tasse. Non solo: versa 2 milioni di sterline di tasca sua per i primi interventi al castello.
Non  una questione di stile, ma lo stile conta e i detrattori di Sua Maest, a cominciare dai direttori dei giornali di propriet di Murdoch, si ricredono. Il Daily Star si scusa per averla definita una donna avara, tutti apprezzano il fatto che prendendo l'iniziativa di pagare le tasse, la regina esaudisce i desideri dei suoi sudditi. Meno confortati dalla decisione sono i parenti pi poveri, quelli che non hanno propriet, men che meno un lavoro, e vengono perci mantenuti dalla sovrana. Il principe Carlo ha un reddito personale che gli deriva dalle propriet del ducato di Cornovaglia e lussuosi immobili nel centro di Londra, ma gli altri?
Ha inizio il titanico lavoro per restituire al mondo e alla regina il castello di Windsor. Vengono reclutati architetti, operai e restauratori che si muovono sotto la supervisione di Filippo e, soprattutto, del principe Carlo, che allo scintillio dell'architettura contemporanea preferisce il senso di struggimento che infondono le dimore storiche.
Costo previsto: 40 milioni di sterline. Con una decisione che non ha precedenti nella storia della monarchia britannica, Elisabetta apre al pubblico le porte di Buckingham Palace nei mesi estivi: il ricavato contribuir al restauro del castello di Windsor.  l'ennesimo trionfo d'immagine di una regina che nella sua apparente immobilit sa sempre guardare avanti e adattarsi, se necessario, per la sopravvivenza della corona. O  solo una donna pratica?
Agosto 1993. Una limpida giornata di sole. Lo stendardo reale non sventola sul palazzo e nei giardini di Buckingham Palace l'elicottero  pronto a decollare verso Heathrow, dove Elisabetta  attesa dal suo aereo privato, con destinazione Balmoral. Dalle prime ore del mattino, londinesi e turisti sono in coda alla biglietteria, pronti a spiare nelle segrete stanze dei Windsor, anche se rimarranno parzialmente delusi, perch in quella citt in miniatura - dotata di piscina, cappella, cinema, centro medico attrezzato per interventi chirurgici, ufficio postale - avranno accesso soltanto a 19 su 775 ambienti.
Oltrepassato il cortile d'ingresso, sono subito nella Ambassador Court, dove la regina accoglie gli ambasciatori stranieri a corte, e dove sostano le carrozze durante le cerimonie ufficiali. Arrivati alla Grand Entrance, si trovano di fronte alla monumentale scala regia - marmo di Carrara, ringhiere d'oro e tappeto rosso - che invita al piano superiore verso la Bow Room, dove, quando riceve, Elisabetta attende gli ospiti pronti a inchinarsi davanti a lei. Al piano superiore  un susseguirsi di sale, e si pu comprendere la sensazione di smarrimento della piccola Lilibet quando sugger di comprare biciclette per tutta la famiglia. Ecco la Grand Drawing Room, foderata di seta verde e oro, dove ha avvio il lungo cerimoniale che regola i ricevimenti della regina, e che introduce alla (piccola) sala del trono, dove due troni rossi recano le iniziali della regina e del duca di Edimburgo (Elisabetta ci si  seduta una sola volta, durante la sua incoronazione). Dalla Blue Drawing Room, decorata con uno sfondo blu, i turisti possono ammirare i giardini reali, e immaginare uno dei numerosi garden party che ogni anno la regina organizza per ricevere le centinaia di persone che si sono distinte nei loro ambiti professionali. Il tour prosegue nella sala della musica, usata per i concerti privati e per i battesimi reali, e nella White Room, decorata di bianco e oro. Qui il pubblico pu lasciarsi andare alle pi fantasiose ipotesi: su una parete, infatti, c' un invisibile passaggio che porta dalle sale di Stato alle stanze private della regina...
L'emozione di un ballo a corte si vive nella Ball Supper Room che, a seconda dell'occasione, cambia volto: nella sala si ricevono le investiture, ma si imbandisce anche un lungo tavolo a ferro di cavallo per i banchetti di Stato.
Dopo aver visitato la sala da ballo, i turisti curiosi si perderanno fra le bellezze artistiche della Queen's Gallery, pensata dall'architetto Nash come il luogo in cui esporre la collezione di opere d'arte assemblata da Giorgio quarto e dai suoi predecessori. Passeggiando per le sale le esclamazioni di meraviglia si sprecano: opere di Raffaello, Tiziano, Rembrandt, Caravaggio, Artemisia Gentileschi, vedute di Venezia del Canaletto, un autoritratto di Rubens, La lezione di musica di Vermeer, i famosi ritratti di Carlo primo e della moglie Enrichetta Maria di Van Dyck, e quello della regina Vittoria di Hayter e Winterhalter. Inoltre, collezioni di finissime porcellane cinesi e giapponesi e preziosi pezzi di arredamento francesi e inglesi. Chiss se ogni tanto la regina riesce a farci un giro, beandosi di tanta magnificenza!
Chiude il tour, che frutta alle casse di Buckingham Palace l'equivalente di centomila ingressi a stagione, la passeggiata nelle Royal Mews, le scuderie che ospitano le automobili e le carrozze usate per le visite di Stato, i matrimoni e l'apertura ufficiale del Parlamento. La pi ammirata? La Gold State Coach, utilizzata per le incoronazioni, che solleticher la memoria di chi, ancora bambino, era tra la folla il 2 giugno 1953.

E divorzio sia.

L'apertura al pubblico di Buckingham Palace si rivela una macchina da sterline, ma non placa nemici e detrattori. L'inchiostro dei giornali e i flash dei fotografi proseguono nei loro attacchi alla corona. Le rivelazioni si fanno sempre pi audaci: il Sun pubblica le pruriginose telefonate fra Carlo e Camilla (lo scandalo del Tampax) che mettono in ridicolo la monarchia, mentre i libri ispirati al fallimento del matrimonio di Carlo e Diana occupano interi scaffali delle librerie. Dal bestseller di Andrew Morton  un crescendo di voyeurismo editoriale: Diana privata, La nuova vita di Diana, per finire con Camilla, l'amante del re e Un amore pi grande, Carlo e Camilla, titoli che sembrano uscire dalla penna di Barbara Cartland, nonnastra di Diana, dopo che la figlia Raine McCorquodale ha sposato il conte Spencer.
Tutto  messo in piazza come in una soap opera.
Come  lontano, nel tempo e soprattutto nei modi, l'incidente occorso a Elisabetta e Filippo il 6 marzo 1954, quando il cameraman Loch Townsend e il secondo cameraman Frank Bagnall del cinegiornale BBC rinunciarono a uno scoop che li avrebbe resi famosi! I due stazionano da ore sulle rive del O'Shannassy Reservoir, un lago artificiale del Sudest dell'Australia, davanti allo chalet dove la coppia reale trascorre una pausa del suo tour nei paesi del Commonwealth dopo l'incoronazione.
Townsend e Bagnall hanno concordato con l'addetto stampa di Buckingham Palace di fare delle riprese alla regina mentre ammira koala e canguri, ma lei si fa attendere. La luce del giorno sta calando e i due sono sempre pi impazienti, quando la porta dello chalet finalmente si apre.1 Townsend accende la telecamera e la scena che si svolge sotto i suoi occhi lo folgora: Filippo sta saltando sul prato rincorso da Elisabetta che, palesemente furiosa, gli grida di tornare indietro, mentre un paio di scarpe e una racchetta da tennis fendono l'aria.
Du jamais vu!
Quell'autentica scenata reale sarebbe uno scoop planetario. Condizionale d'obbligo, perch tali immagini nessuno le vedr mai. L'addetto stampa si precipita verso di loro e, a malincuore, Townsend gli consegna la bobina. Nessuno conoscer mai la ragione dell'ira di Elisabetta per il suo esuberante marito, e il pubblico a casa dovr accontentarsi soltanto delle idilliache immagini della regina mentre accarezza un koala, in abito leggero a fiori, guanti bianchi e cappellino, fra la natura incontaminata. Qualche minuto dopo la regale scenata, infatti, Elisabetta  riapparsa sul prato e con voce dolcissima ha parlato agli operatori, rivelando la sua classe infinita: Sono desolata per questo piccolo interludio, ma, come sapete, pu succedere in ogni matrimonio. Ora, ditemi, cosa posso fare per voi?.
Altri tempi e, soprattutto, altra classe, che i principi del Galles mostrano di non avere affatto.
Per un anno, i binari della vita di Carlo e Diana corrono paralleli: lui  un uomo libero (di tenersi Camilla come amante) e Diana, che il 3 dicembre 1993 ha annunciato di ridurre i suoi impegni pubblici, pu iniziare a coltivare il proprio mito.
Elisabetta riesce a mantenere la sua posizione di contrariet al divorzio fino al 30 giugno 1994, quando il principe del Galles reagisce alle continue rivelazioni sulla vita della ex moglie (non ultima, la biografia del maggiore James Hewitt, che confessa di esserne stato l'amante per mesi) e decide di fornire pubblicamente la propria versione dei fatti in un documentario. Mettendo a nudo i suoi pensieri e - orrore! - i suoi sentimenti, Carlo si sottrae al codice di comportamento reale secondo cui never complain, never explain (mai lamentarsi, mai spiegare): se per i sessanta minuti della trasmissione la sua voce  piana e quasi inespressiva, il contenuto delle sue parole  esplosivo. Davanti a una platea di 22 milioni di telespettatori, Carlo ammette - finalmente! - la relazione con Camilla Parker Bowles (ancora sposata con Andrew Parker Bowles, alto ufficiale della British Army) e quando il suo intervistatore Jonathan Dimbleby gli chiede a bruciapelo se  stato fedele a Diana, risponde che s, le  stato fedele, aggiungendo un istante dopo: Fino a quando non ho capito che il matrimonio era irrimediabilmente naufragato.
Dopo quella pubblica ammissione, il marito di Camilla chiede il divorzio.
Il 3 novembre 1994 Carlo rincara la dose delle sue confessioni in una biografia che, almeno nelle intenzioni dell'autore, dovrebbe migliorarne l'immagine di futuro re. Ma le sue parole si rivelano un boomerang: Carlo afferma di essersi sacrificato alla ragione di Stato, di non aver mai amato Diana ma che, nel 1980, fu suo padre a offrirgli due alternative: troncare la relazione con lei o sposarla, soddisfacendo cos il desiderio della famiglia e quello della nazione.2 Conferme che arriveranno parecchi anni e un matrimonio dopo, quando Carlo ammetter di aver sempre saputo che sposare Diana sarebbe stato un errore: Prima di sposarci ci siamo visti soltanto dodici volte, io non ero in grado di capire se lei fosse la donna della mia vita(3).
Per l'immagine (e i sentimenti) di Elisabetta le quattrocento pagine di The Prince of Wales: A Biography sono un colpo basso: senza tanti giri di parole, Filippo  descritto come un tiranno, Elisabetta come una madre anaffettiva, incapace di gesti teneri e troppo spesso lontana dai suoi bambini. Sicuramente il rapporto fra madre e figlio si  nutrito pi di misteri che di certezze, il dialogo fra loro  sfuggente e formale, la regina - giovane madre troppo presto costretta nel suo ruolo - ha lasciato insoddisfatto il desiderio di affetto materno di Carlo, ma frasi severe come vedevo pi spesso le mie bambinaie che lei e tutto quello che ha fatto  stato per senso del dovere, quasi che non volesse deludere suo padre la feriscono profondamente. In difesa di Elisabetta interviene la cugina e amica Margaret Rhodes, che saggiamente commenta: A che scopo scombussolare le giornate dei bambini? Non  forse meglio lasciarli con delle governanti dolci e premurose in una casa confortevole, anzich sballottarli in giro per il mondo?(4).
Inutile: la guerra dei Windsor  ormai uno spettacolo permanente. Elisabetta non riesce a scrollarsi di dosso l'immagine di madre inadeguata e scivola nell'impopolarit;  convinta che il paese le si rivolter contro e patisce la presenza costante della ex nuora sui giornali. Le rivelazioni scandalistiche dei tabloid hanno rotto l'incantesimo di una famiglia unita e al di sopra di ogni volgarit, il pubblico segue le vicende dei reali con una sorta di bulimia e la soap opera della famiglia pi celebre di Gran Bretagna assume toni da tragedia scespiriana.
Il 20 novembre 1995, alle 20 ora locale, nel quarantottesimo anniversario di nozze di Elisabetta e Filippo va in scena l'ultimo atto. Mentre la coppia reale presenzia a una serata benefica, quindici milioni di inglesi sono incollati alla tv. Seduta su una poltrona del suo salotto privato, nella trasmissione Panorama della BBC, Diana parla alla nazione, incalzata dalle domande del giornalista Martin Bashir. Sono cinquanta minuti di lacerante autocoscienza, in cui la principessa del Galles ammette di aver tradito Carlo con il maggiore Hewitt, racconta di essere stata felice all'inizio del matrimonio, ma di essersi sentita sempre pi inadeguata in un ambiente ostile e confessa di aver sofferto di bulimia per anni. Quanto a Camilla,  esplicita: In quel matrimonio eravamo in tre... era un po' affollato, ma si dichiara contraria al divorzio avendo sofferto troppo per quello dei suoi genitori.
Molto  stato tollerato, ma dopo quest'ultimo segno di slealt nei confronti della corona,  troppo tardi per ricostruire una qualsiasi forma di rapporto. Divisa tra costernazione e collera, Elisabetta vaglia con il primo ministro la possibilit di chiedere al Parlamento l'abrogazione della legge che da secoli disciplina i matrimoni reali, secondo cui un divorziato non pu diventare re.
 il 20 dicembre. Su carta intestata della residenza di Sandringham, la regina scrive alla nuora. L'incipit e la chiusura della lettera sono amorevoli - Carissima Diana, Con tanto affetto, mamma -, ma il tono, pur venato di rammarico,  tagliente e non lascia margini di replica. La regina convoca Carlo e Diana a palazzo, aspetta che dicano ci che hanno da dire e alla fine di un penoso colloquio, gelida, cala la scure: Dovete divorziare.
Ha tutte le ragioni, Elisabetta?
Come sovrana s, come madre, forse ha qualche scrupolo di coscienza. Affrettare l'unione fra Carlo e Diana  stato un clamoroso abbaglio, minimizzare il rapporto che lega l'erede al trono a Camilla Parker Bowles un errore di valutazione. Ma temendo per l'immagine della corona, superando la disapprovazione del Parlamento e decine di clausole legali, la regina scrive la parola fine.
Diana non ci sta, teme di perdere il controllo sui figli. Pretende di conservare il titolo di Altezza Reale, e vuole soldi, tanti soldi, ma avendo pubblicamente ammesso il suo adulterio non ha armi per opporsi alla decisione della suocera. Indispettita e spaventata dal suo futuro, osa l'inosabile e svela ad alcuni giornalisti offensivi retroscena sulla regina, articoli che per sortiranno l'effetto opposto: mentre tutti esprimono opinioni, si schierano, si confessano e si autoassolvono, Elisabetta conquista per l'ennesima volta i suoi sudditi con la strategia che conosce meglio: tacere.
Il 28 agosto 1996, l'udienza di divorzio davanti al giudice Gerard Angel durer meno di due minuti.

Quella risata, all'improvviso.

Quando si guarda un ritratto fotografico di Elisabetta,  logico immaginare che sia frutto di una rigorosa preparazione. Raramente si pensa che l'autore - spesso celebre, spesso abituato ai capricci di star planetarie o ai pi svariati imprevisti (quanti pu averne vissuti un fotografo che ha ripreso gli scontri in Irlanda del Nord, la guerra in Vietnam, i volti dolenti dei bambini palestinesi, la fame in sperduti villaggi africani) -, quando varca il cancello di Buckingham Palace, possa essere agitato e nervoso come un ragazzino alle prime armi.
Invece succede.
 il 1996. Gli invadenti flash dei paparazzi hanno accecato per mesi la famiglia reale, Elisabetta non vuole correre rischi n affrontare avventure stilistiche e punta sul sicuro: per l'immagine ufficiale dei suoi 70 anni sceglie un maestro, Brian Aris, gi fotoreporter di guerra, uno dei ritrattisti pi amati dagli altri membri della famiglia reale. Lui non  mai stato vis--vis con lei, ma sempre insieme ad altri colleghi in occasioni ufficiali.
Come e forse pi di Elisabetta, Aris non ama i set affollati, porta con s il minimo indispensabile dell'attrezzatura e la sua vecchia Hasselblad di medio formato: con una modella cos preziosa, bisogna lavorare in fretta e l'efficienza  quasi pi importante della bravura. Anche se il fotografo sa che ha a che fare con un occhio esperto, perch da quando Giorgio sesto le ha regalato la sua prima Kodak Brownie, la fotografia  diventata una delle pi grandi passioni di Elisabetta (dopo cani e cavalli, s'intende), che ha imparato a leggere tecnica e arte di chi la ritrae.
Data l'importanza del ritratto, Aris sceglie di chiamare come assistente un fotografo in carriera, Patrick Steel, che accetta di liberarsi dai suoi impegni per un giorno, purch Aris gli faccia una promessa: deve scattargli una foto con Sua Maest da mandare a sua madre. Una foto con la regina! Missione complicata e, soprattutto, vietatissima dal cerimoniale e... dal buonsenso.
All'incontro mancano novanta minuti. Aris e Steel sono davanti a Buckingham Palace. Portano l'attrezzatura nella sala prescelta, per sicurezza ne nascondono un'altra di scorta dietro una tenda, sistemano sul set luci al tungsteno per ottenere un'atmosfera morbida e pastosa, piazzano un riflettore di fronte al punto in cui Elisabetta sieder, scattano Polaroid dell'abito che indosser per mostrargliene in anteprima l'effetto, mentre gli addetti dell'ufficio stampa si rassicurano che tutto proceda come programmato. S, ogni cosa sta funzionando come un meccanismo perfettamente oliato. Ma l'agitazione non passa e a nulla vale la raccomandazione che un amico ha fatto ad Aris il giorno prima: Se ti senti nervoso, ricorda a te stesso che, una volta che hai assolto a quel compito, non sarai mai pi agitato davanti a un uomo politico o a una star del cinema!, perch quando lei entra nella sala, il livello di stress aumenta vistosamente. Per superarlo, Aris si mette a dare una serie di indicazioni alla regina - Un po' pi a sinistra, per favore, Ma'am sollevi leggermente il mento, per cortesia, Potrebbe mettere le mani cos... -, che tradiscono la sua agitazione.
Si prepara al primo scatto e inizia ad armeggiare con la Hasselblad; la inclina, convinto che sia fissata al treppiede, ma la macchina comincia a pendere pericolosamente. Con il talento di un campione di cricket, Patrick Steel fa un balzo in avanti, l'afferra al volo e la rimette in mano al collega che, imbarazzatissimo, solleva lo sguardo e, incrociando la sonora risata della regina, preme sull'otturatore: la proverbiale compostezza di Sua Maest pu rivelarsi un'ingannevole maschera, perch con i fotografi di cui si fida Elisabetta riesce a essere spontanea. Aris intuisce di aver catturato un momento unico e di avere fra le mani uno scatto irripetibile. Ora deve solo mantenere la calma e non reiterare il suo goffo comportamento.
Qualche giorno dopo, riceve il placet sulle fotografie: tutte, compresa quella della risata spontanea e lo strano provino in cui il suo assistente, in piedi proprio dietro Elisabetta, maneggia un proiettore. Foto che finisce incorniciata nel salotto di casa Steel e che nessuno vedr mai. Mentre la Elisabetta intensa e vitale che sorride rilassata in abito color pesca - frutto di una maldestra distrazione - entra di diritto nella biografia per immagini di una regina che, in libera uscita dal suo ruolo, rivela uno scorcio di improvvisa ilarit.

La telefonata nel cuore della notte.

Balmoral, domenica 31 agosto 1997. La telefonata dell'ambasciatore britannico Michael Jay da Parigi squarcia la notte. A riceverla  Robin Janvrin, vicesegretario privato della regina. La voce  calma, la notizia terribile: una Mercedes si  schiantata nel tunnel dell'Alma, sull'auto viaggiava la principessa Diana. Dodi, figlio del magnate egiziano Mohamed Al-Fayed, che le era accanto,  morto sul colpo, la principessa  gravemente ferita. Janvrin compone il numero interno della camera di Sua Maest. Subito dopo, telefona al principe Carlo. Da quel momento  un susseguirsi di notizie incerte, frammentate, sempre pi angosciose. Ogni cosa resta sospesa in un cupo equilibrio per ottanta minuti, fino alle 3,45 ora locale, quando un ultimo squillo del telefono spezza l'irreale silenzio calato entro le mura grigie della fortezza: i medici dell'ospedale Piti Salptrire hanno appena annunciato che la principessa del Galles ha cessato di respirare alle 4,05, nella sala operatoria del Padiglione Cordier.
L'alba cede il passo al giorno. La famiglia reale si riunisce in un salotto. Fuori, la campagna scozzese avvolta nel caldo di fine agosto. Dentro, l'aria gelida di parole trattenute. Tutto sembra calmo. La tragedia viene affrontata con feroce rapidit a porte chiuse. Elisabetta  irritata per il prepotente ritorno della ex nuora nella vita della famiglia, nessuno pi di Diana le ha creato guai e imbarazzi e, almeno dal punto di vista istituzionale, non ha dubbi:  esclusa l'ipotesi che il corpo venga trasferito in uno dei palazzi reali. I funerali sono una questione privata di cui si occuperanno gli Spencer. Lady D non fa pi parte della famiglia che ha ripetutamente offeso e i cui valori ha ridicolizzato con libri e interviste televisive; non  pi un'Altezza Reale, non  la futura regina d'Inghilterra,  solo la madre di un futuro re. (Secondo la biografa reale Ingrid Seward, autrice di The Queen's Speech, la regina avrebbe anche sussurrato la frase: Qualcuno deve aver oliato i freni.)(5).
Carlo  sconvolto. Vuole andare a Parigi e riportare subito a casa l'ex moglie, ma per usare uno degli aerei della flotta reale deve chiedere il permesso a sua madre. Non lo fa direttamente, per lui si muovono Janvrin e il suo segretario personale, in un ininterrotto scambio di telefonate tra gli staff. Solo quando Carlo minaccia di prendere un volo di linea da Aberdeen ottiene l'aereo reale.
Alle 4,41 il conduttore della BBC Nik Gowing interrompe le trasmissioni e, visibilmente scosso - certo pi di quanto il ruolo gli consentirebbe -, annuncia la morte della principessa. La conferma di Buckingham Palace arriver solo alle 5,20.
Elisabetta sa bene che il volto di Diana, il filmato del suo matrimonio, le immagini delle sue gesta invaderanno i notiziari televisivi e vuole tutelare i nipoti dall'inevitabile clamore che la tragedia susciter nel mondo. Ordina perci di far sparire da ogni stanza del castello apparecchi televisivi e radio e impone che nella funzione della domenica alla chiesa Crathie Kirk il nome della nuora non venga pronunciato (Per i ragazzi  meglio dice).
Sar Carlo a svegliare i figli, che soltanto vent'anni dopo, in un documentario dai toni agiografici dedicato all'anniversario, riusciranno a parlare per la prima volta della morte della madre, ammettendo di avere sbagliato a rimuovere a lungo lo shock per la sua scomparsa e rivelando che camminare a piedi dietro la sua bara era stato, per loro, cos giovani, un inferno.
A Londra, intanto, Tony Blair si muove dietro le quinte.  il primo a capire la forza simbolica che la morte di Diana pu avere sul suo paese (come ricorda nella sua biografia: Questa cosa  gigantesca, dobbiamo stare concentrati e usare tutta la nostra sensibilit) e improvvisa sul retro di una busta, con l'aiuto del suo portavoce Alastair Campbell, il discorso sulla principessa del popolo.
Blair intuisce che la mancanza di partecipazione della famiglia reale pu essere pericolosa per la monarchia e per il paese e sente di dover proteggere soprattutto lei, la sua regina. Tutte le emittenti si concentrano sull'aeroporto dove  atteso il feretro e annunciano edizioni speciali sulla morte della madre del nostro futuro re. Diana viene commemorata in tutto il mondo, in tutte le lingue, ricordata dai potenti di ogni nazione, pianta dalla gente comune che conosce ogni cosa di lei dai magazine, che fino a pochi giorni prima hanno dedicato pagine e pagine alla sua relazione con il miliardario Dodi Al-Fayed e ai loro baci nel mare di Sardegna. Sotto i platani che vanno da Buckingham Palace a Saint James's Palace, dove il corpo di Diana verr trasportato,  un fiume in piena di cittadini sconvolti che si accalcano per firmare il libro delle condoglianze. Londra  gonfia di lacrime: davanti a Kensington Palace, residenza della principessa, a Buckingham Palace e fuori dal castello di Balmoral si accumulano mazzi di fiori, poesie, preghiere, disegni di bambini e foto, tantissime foto ritagliate dai giornali.

Dov' la nostra regina?

A Balmoral tutto tace. Nel paese, intanto, il risentimento verso la casa reale dilaga alla stessa velocit con cui sotto Kensington Palace i fiori iniziano a marcire. La BBC manda in onda le lamentele dei sudditi: perch non viene esposta la bandiera a mezz'asta? Col passare delle ore cresce l'insofferenza per l'incapacit di Elisabetta di mostrarsi in sintonia con la commozione universale per quella morte. Il suo silenzio scatena un attacco collettivo che, in proporzioni simili, la monarchia non ha mai subito.
Eri troppo buona per loro, Loro non ti meritano, Hanno il tuo sangue sulle loro mani, sono solo alcuni dei biglietti lasciati davanti ai cancelli.
L'ondata di ostilit verso Elisabetta  inarrestabile. Il loro diventa presto lei. Tutte le prime pagine la mettono direttamente sotto accusa per frigidit emotiva: Dov' la regina?, si chiede il Sun; il Mirror ingiunge Il popolo soffre: parli, Signora; l'Independent grida il suo sdegno a caratteri cubitali La bandiera non c', la Royal Family  lontana, la gente  a disagio.
La regina, con il suo ostinato mutismo, sembra quasi corteggiare il disastro imminente. Milioni di persone lo pensano. Lo dicono ai cronisti in ore e ore di diretta tv. I giornalisti lo scrivono.
L'unico segno di vitalit giunge, come tardiva risposta, mercoled 3 settembre quando Elisabetta, Filippo, Carlo, William e Harry si espongono alle telecamere fuori dai cancelli di Balmoral, mentre guardano i mazzi di fiori lasciati sotto il muro di cinta del castello e leggono i messaggi d'affetto per Diana.
 la prima volta, da domenica.
La monarchia  in pericolo e le diplomazie di Downing Street e della casa reale lavorano giorno e notte per arginare la rabbia dei sudditi.
Vengono decisi i funerali per il 6 settembre.
Elisabetta deve piegarsi al sentimento del popolo: il giorno dei funerali l'Union Jack (non lo stendardo reale) sventoler a mezz'asta sul pi alto pennone di Buckingham Palace, fatto senza precedenti nella storia del regno.  un tentativo di limitare i danni commessi sino a questo momento sentenziano impietosi i commentatori televisivi. Il Times, storicamente alleato dei reali, titola  in gioco la stessa ragion d'essere della monarchia. Ma per quanto Sua Maest accolga i continui suggerimenti di chi le sta accanto, non ha ancora ottenuto l'assoluzione dalla giuria senza volto che parla attraverso giornali e tv sentenziando un definitivo: Troppo poco e troppo tardi.
Come  accaduto nel 1953, quando trov aiuto in Churchill, cos avviene con Tony Blair, che la sostiene senza riserve.
Gli inglesi vogliono compassione.
Avranno un discorso.
Il popolo chiede lacrime.
Elisabetta scandir parole.
Un giorno prima del previsto, nella luce dorata del 5 settembre, torna a Londra poco dopo le due del pomeriggio. Elisabetta e Filippo si muovono in corteo dall'aeroporto verso Buckingham Palace sull'imponente Rolls-Royce. Pochi minuti e raggiungono l'ingresso, ma invece di entrare l'auto si ferma al cancello. Elisabetta, nero il cappello, la borsetta e i guanti, triplo filo di perle al collo, le labbra tirate, i modi impeccabili di sempre, si mostra compassionevole, composta e sorridente come le hanno insegnato l'educazione e l'esperienza.
Parla, chiede, ringrazia.
L'obbiettivo di Peter Nicholls la sorprende immersa nell'oceano di fiori sul quale sembra galleggiare. Alla deriva?
A trarla in salvo  una bambina di 11 anni, Katie Jones. Le tende un mazzo con cinque rose.
Gli occhi della regina si posano per un momento sui fiori: Vuoi che li sistemi da parte tua? chiede(6).
No, Maest, queste sono per voi.
Sei sicura?
Non che si aspetti da lei una risposta, ma  aperta alla possibilit che arrivi.
Rose. Come tante ne ha ricevute, ma che forse, quel giorno, rappresentano per la regina qualcosa di pi.
Penso che lei abbia fatto la cosa giusta stando con i ragazzi. Se la mia mamma fosse morta, io avrei voluto la nonna accanto a me.
Le immagini di quel gesto fanno il giro del mondo.
Sono la prova del perdono? Certo sono un sollievo.
Riuscir Elisabetta con le parole a convincere i sudditi che  in sintonia con i loro sentimenti?

A capo chino.

Chiunque abbia conosciuto Diana non potr dimenticarla. I milioni che non l'hanno conosciuta ma che pensavano di conoscerla la ricorderanno. Io, per parte mia, credo che ci sia una lezione da trarre dalla sua vita e dalle straordinarie e commoventi reazioni alla sua morte.
Il 5 settembre, alle 18 in punto, per tre minuti la sovrana si rivolge alla nazione in diretta televisiva dalla Chinese Room di Buckingham Palace. Diritta come un fuso, le mani in grembo e un'espressione immutabile dipinta sul volto, alle spalle una finestra dalla quale si intravede la gente immobile davanti ai cancelli.
Vi parlo come vostra regina, e come nonna scandisce. Ve lo dico dal cuore.
 la prima volta che Elisabetta seconda include la parola cuore in un discorso pubblico: i sentimenti non fanno parte del suo lessico. Allontanandosi dalla sala, chiede alla troupe della BBC se il tono usato era stato sufficientemente contrito, e quando cala il sole su una giornata sovraccarica di emozioni, il risentimento verso di lei si ribalta in un'ondata di devozione filiale: il paese ha dimostrato di aver capito.
Fra le decine di ore di dirette televisive, c' un frame che meglio di tutte le parole scritte riassume la settimana pi cruciale dei quarantacinque anni vissuti da Elisabetta sul trono d'Inghilterra. Un'istantanea.
Nel terreo silenzio di una Londra ammutolita, accompagnata da un solitario canto di cornamusa, dagli zoccoli dei cavalli sul selciato e dalla campana di Westminster - cento tocchi in cento minuti -, la bara di Diana avvolta nello stendardo della casa reale sfila su un affusto di cannone davanti ai cancelli di Buckingham Palace, per qualche breve secondo. Elisabetta china il capo. Lo fa con un movimento appena accennato, il primo e unico della sua carriera di regina.
Mai una sovrana s'era inchinata, a memoria d'uomo, a vivi e morti.
Quel fermo-immagine parla. Ammette gli errori commessi fino a quel giorno.
Grazie a quell'immagine in cui mostra di condividere il dolore del suo popolo, la regina riesce a farsi perdonare, pur lasciando in qualcuno il dubbio che abbia piegato il capo per puro senso del dovere.
Nel tragitto da Kensington Palace a Saint James's Palace nessuno segue la bara della principessa. Solo venti soldati di scorta, preceduti e seguiti da due ranghi della polizia a cavallo. E due ali di folla.
Sulla bara un cuscino di rose bianche, gigli e tulipani. E un bigliettino: MUMMY, mammina.
Lady Diana  sola.
Carlo si unisce al corteo funebre alla fermata successiva. Accanto a lui ci sono i figli, il quindicenne William e il dodicenne Harry, il duca di Edimburgo e il fratello di Diana, Charles Spencer.
William e Harry seguono la bara della mamma tenendo gli occhi bassi. Non sono l per loro volont. Secondo quanto il portavoce di Tony Blair, Alastair Campbell, avrebbe rivelato al Guardian, un alto funzionario  andato a Balmoral per convincere i due ragazzi a camminare dietro il feretro insieme al padre, per placare le eventuali reazioni di rabbia contro Carlo il colpevole.
Se il principe del Galles l'avesse amata, Diana non sarebbe stata a Parigi con Al-Fayed. Semplicistico e inutile, ma la logica del dolore collettivo dice questo.
Gli altri piangono. Piange in diretta il giornalista della BBC, piange la folla dei presenti, con in mano le rose rosse e i gigli bianchi, e cannocchiali da teatro e thermos. Le loro macchine fotografiche sono tutte in alto.
Clic, clic.
Atto finale. Il sole illumina le navate di Westminster Abbey, l'orologio del Big Ben scocca le undici, la bara varca il portale sulle spalle degli uomini della Welsh Guard, il reggimento gallese della regina. Duemila invitati sono ai loro posti nell'abbazia in ordine sparso: Nelson Mandela, le first lady Hillary Clinton e Bernadette Chirac, la moglie di Mubarak, la regina Noor di Giordania, l'ex re di Grecia Costantino e la moglie Anna Maria, la sorella del re di Spagna, la principessa Margherita dei Paesi Bassi, Henry Kissinger e signora, Tony Blair, Margaret Thatcher, John Major, Tom Cruise, Nicole Kidman, Tom Hanks, Steven Spielberg, Valentino, Karl Lagerfeld e Donatella Versace, Luciano Pavarotti, Richard Attenborough, Diana Ross, George Michael, Sting, Mohamed Al-Fayed (il padre di Dodi), e i rappresentanti delle associazioni seguite da Diana: ammalati di AIDS, senzatetto, la Croce Rossa, le vittime delle mine antiuomo in carrozzella, che dalla principessa avevano carezze e conforto. Popolo e nobilt, celebrit di Hollywood e stilisti, uniti dallo stesso cordoglio.
Elisabetta entra nell'abbazia alle 10,55 insieme alla regina madre. Non verr mai inquadrata dalle telecamere, come tutta la famiglia reale.
Elton John, al piano, canta Goodbye, England's Rose, accanto alle antiche lapidi di nobili ed eroi, di re e di statisti. L'orazione funebre, dura, emozionante, di Charles Spencer  chiusa da un lungo applauso liberatorio, che si propaga dall'abbazia al resto della citt, che assiste alla cerimonia su maxischermi. La cattolica Messa da Requiem pervade il tempio degli anglicani, perch piaceva a Diana. Il laburista Tony Blair legge una lettera di san Paolo.
Un'ora e venti minuti dopo, in un silenzio opprimente come incenso sparso sulla citt, una Rolls-Royce nera trasporta la principessa verso la residenza degli Spencer ad Althorp, dove sar sepolta.
Due miliardi di persone hanno seguito la diretta della BBC in 187 paesi.
Ora Elisabetta pu voltare pagina.
La triste estate del 1997  passata. La vita a corte riprende. Ma la famiglia reale fatica a trovare una parvenza di unit nella gestione del dopo-Diana. L'emittente Channel Four rivela sgradevoli retroscena di liti fra Elisabetta e Carlo, che riportano la regina sotto la luce dei riflettori, mentre i tabloid continuano a sputare veleno. L'istituto Mori pubblica il primo sondaggio realizzato dopo i funerali. Nonostante i suoi sforzi, la popolarit di Elisabetta precipita: il 73 per cento degli inglesi si dichiara ancora favorevole alla monarchia, ma un terzo auspica la sua abdicazione.
Eppure, questa  stata la prima volta in cui Elisabetta ha anteposto la famiglia al dovere.
Il lavoro, per lei,  ancora una volta la risposta. La parola d'ordine  restaurare: ecco il progetto per il futuro. Ricomporre l'unit perduta, ripristinare l'armonia spezzata. Come simbolo e metafora di questo desiderio, arriva la sera del 14 novembre, compleanno di Carlo e fine dei lavori a Windsor. Perch, se nella terribile notte di cinque anni prima l'incendio del castello di Windsor  stato la metafora pi forte dell'annus (poi rivelatosi un quinquennio) horribilis,  il suo impeccabile restauro a ristabilire l'ordine.
Quella sera Elisabetta invita un battaglione di operai, ebanisti, idraulici, carpentieri, giardinieri, pittori e architetti per celebrare la fine dei lavori con pizzette e birra. Dopo cinque anni e grazie al lavoro di 5000 artigiani, Windsor rinasce dalle sue ceneri.
Per il cinquantesimo anniversario di nozze, la regina non poteva sognare regalo pi bello.

Viva la tolleranza.

Troppo spesso, temo, il Principe Filippo si  trovato costretto ad ascoltarmi. Di frequente abbiamo discusso i miei discorsi in anticipo, e, come potrete immaginare, ha espresso la sua opinione in modo franco. Lui, semplicemente, mi  stato accanto ed  stato la mia forza per tutti questi anni; e io e tutta la sua famiglia, e questa e molte altre nazioni gli siamo debitori molto pi di quanto lui potrebbe mai chiedere, o pi di quanto potremo mai riconoscere.
Elisabetta seconda.

La lezione che abbiamo imparato  che la tolleranza  uno degli ingredienti essenziali di ogni matrimonio felice. Pu non essere cos importante quando le cose vanno bene, ma  vitale quando ci sono delle difficolt. Potete dunque immaginare che  una virt che la regina possiede in abbondanza.
Filippo, duca di Edimburgo.

Il duetto fra Elisabetta e Filippo va in scena la sera del 20 novembre 1997, durante la cena di Stato organizzata per festeggiare i loro cinquant'anni di matrimonio. Lui, con un lampo di impazienza negli occhi,  un uomo ancora carismatico, e quasi le strappa un sorriso. Lei gli lancia un'occhiata gentile, con una benevola smorfia di solidariet. Perch se  lei il capo di Stato, lui resta il capofamiglia e sa che il suo lavoro, in primo, secondo e ultimo luogo,  quello di non deluderla mai.
Di tolleranza, in cinquant'anni di matrimonio, Elisabetta ne ha avuta a volont; ha saputo celare i loro segreti e la loro intimit sotto una protettiva coltre di riserbo. Le voci sulle scappatelle di Filippo non sono mai diventate pettegolezzi pronunciati a voce alta. L'elenco delle sue liaison (puntualmente smentite o molto pi spesso ignorate)  lungo, ma si stempera negli anni: Anna Massey, Pat Kirkwood, Hlne Cordet, Daphne du Maurier, Jane Russell, Zsa Zsa Gabor, Shirley MacLaine, Merle Oberon, la duchessa di Abercorn, la contessa di Westmoreland, Susie Barrantes (la madre di Sarah Ferguson), Patti Kluge, le mogli di diversi giocatori di polo.
E la regina ha sempre tollerato.
Quasi sempre, in verit. Perch c' una donna che, forse,  riuscita a farle male pugnalandola alla schiena: sua cugina Alexandra, indiscussa protagonista del segreto pi bisbigliato e meno raccontato dell'era elisabettiana. Di dieci anni pi giovane di Elisabetta, Alexandra, alta, bionda e schietta (tutto ci che Elisabetta non ),  nata dalla coppia pi libertina dell'aristocrazia di allora, paragonabile solo a quella formata da Wallis e Edoardo ottavo.
Il padre di Alexandra, duca di Kent,  il figlio pi brillante di Giorgio quinto, la madre, Marina di Grecia e Danimarca,  una donna vivace e di indiscutibile fascino che, dopo la morte del marito in un incidente aereo durante la seconda guerra mondiale, rimane vedova con tre bambini, Eddie, Michael e Alexandra. Estromessi dalla Civil List, quindi privati dell'appannaggio che lo Stato paga ai Windsor, i Kent sono considerati il ramo povero della famiglia reale: Alexandra cresce indossando i vestiti usati delle cuginette Elisabetta e Margaret. Forse le difficolt finanziarie della sua famiglia avrebbero potuto essere risolte da Giorgio sesto, se non fosse stato per l'estremo rancore fra sua moglie e la duchessa di Kent.
Alexandra incontra Filippo quando si fidanza con Elisabetta e sar una delle damigelle al loro matrimonio. E proprio come la cugina, si innamora di lui non appena lo vede.
A sciorinare i dettagli di una storia mai neppure accennata nelle cronache ufficiali  lo scrittore britannico Nicholas Davies(7) e, anche se nessun altro biografo ha raccontato la relazione tra Filippo e la bionda Alexandra in modo cos spregiudicato e dettagliato, alcuni biografi, fra cui Sarah Bradford e Ingrid Seward, ne hanno parlato, pur relegandola fra gli argomenti tab.
 il 1955, il disagio di Filippo in seno alla famiglia reale  palpabile; come rivelano Clive Prince, Lynn Picknett e Stephen Prior in War of the Windsors: A Century of Unconstitutional Monarchy, lui stesso si definisce niente pi che sangue e sperma. Ritirata in un luogo profondo e segreto, Elisabetta trova rifugio negli amici del cuore, il barone Plunket e Lord Porchester. Filippo aumenta i viaggi all'estero da solo. Sfoga la sua frustrazione partecipando alla Settimana di Cowes, una delle pi antiche gare veliche tuttora disputata all'isola di Wight, che Elisabetta detesta e dove non lo accompagna mai. Durante una di queste regate, Filippo si avvicina alla principessa Alexandra. Li unisce l'amore per la vela, l'atmosfera  perfetta per un love affair. Il fatto che spesso siano entrambi occupati in impegni reali, secondo Nicholas Davies, facilita i loro incontri. Si vedono a Buckingham Palace, a Windsor e sul Britannia. Un'unica condizione: nelle cerimonie pubbliche a cui Filippo presenzia con la moglie, Alexandra non viene invitata.
Secondo quanto afferma Lady Colin Campbell in The Royal Marriages, sarebbe Margaret, ferita per il divieto della sorella al suo matrimonio con Peter Townsend, a riferire le voci che girano a corte (e nei salotti londinesi) sulla relazione fra Alexandra e Filippo. Come sempre, Elisabetta sceglie il riserbo, la prudenza, la cautela. La notizia la devasta, chiede aiuto e consiglio a Louis Mountbatten, che affronta il nipote e, inascoltato, gli ordina di chiudere quella storia proibita, consolando la regina con la memorabile frase: Filippo sa quale fetta del pane  imburrata. Non preoccuparti.
Nel 1963, con la solerte approvazione della regina, Alexandra sposa il banchiere Angus Ogilvy, che  al corrente delle chiacchiere sulla futura moglie. Nonostante le crepe che rischiano di aprirsi nel suo matrimonio, in nome dell'unit della famiglia Windsor - che viene prima di tutto - Elisabetta non esclude Alexandra dalla vita di corte, evitando cos di far scoppiare lo scandalo che avrebbe danneggiato la monarchia. La prima regola (non scritta), a palazzo,  sempre stata quella di non punire i membri della famiglia che commettono peccati, a patto che questi non vengano rivelati.
Alexandra e Angus mettono al mondo due figli, James e Marina, si separano negli anni Ottanta, e sar proprio a causa del divorzio dei genitori che molto tempo dopo Lady Marina Ogilvy, scoperti i trascorsi della madre, rischia di vanificare anni di omertoso silenzio sulla faccenda.
Nel 1989 Marina rimane incinta e non ha nessuna intenzione di sposare il padre del bambino, Paul Mowatt, un giovane fotografo di scarso talento e di origini proletarie malvisto dai suoi. Ma si scontra con le regole: nella famiglia possono essere madri solo donne il cui matrimonio  stato solennemente celebrato. La principessa Alexandra e l'ex marito danno quindi l'ultimatum alla figlia: o ti sposi o interrompi la gravidanza. Ma lei vuole assolutamente tenere il bambino senza sposarsi, va a vivere in una casa modesta col fidanzato, perch i genitori le tolgono ogni supporto economico, e minaccia di rivelare ai giornali tutto quello che sa della vecchia relazione di sua madre con il principe Filippo. Si fa avanti il quotidiano popolare Today, di propriet del nemico Rupert Murdoch. Marina si illude di ottenere il consenso di Elisabetta, ma ovviamente la regina sta dalla parte della cugina Alexandra, la riceve a palazzo e la convince a evitare lo scandalo. Nel febbraio 1990 si sposa alla presenza dei genitori e la figlia Zenouska nasce pochi mesi dopo.
Il rapporto fra Alexandra e Filippo  un ricordo lontano ed  rientrato nei ranghi della cortesia istituzionale: portare alla luce quel fantasma a distanza di decenni avrebbe solo riaperto una ferita.

Addio al Britannia.

Portsmouth, 11 dicembre 1997.
Il volto di Elisabetta lascia trasparire un'insolita tensione. La bocca trema leggermente dietro un sorriso triste, d'un tratto i suoi occhi si velano e una lacrima rotola lungo la guancia. Non dovrebbe piangere in pubblico, ma forse non le importa che implacabili teleobbiettivi siano pronti a smascherare quel momento di inconsueta fragilit. Ma, contrariamente a quanto accadde quarantacinque anni prima in Kenya, il fotografo non si sottrae, n inchina la sua macchina in segno di rispetto.
Un dolore ben pi profondo, certo, ma anche altre regole, altra etichetta. Un'epoca fa.
In verit queste non sono le prime lacrime rubate. Nel 1966 ad Aberfan, un villaggio del Galles, il crollo di una miniera travolse una scuola e uccise centosedici bambini e ventotto adulti. Mentre camminava attraverso un mare di persone in lutto, davanti a una bambina che le porgeva un mazzo di fiori con un biglietto DAI BAMBINI RIMASTI DI ABERFAN, Elisabetta pianse in pubblico, senza preoccuparsi di essere fotografata. E, dunque, giudicata.
Quelle di oggi, per, sono lacrime private: il Britannia va in pensione, dopo aver percorso un milione di miglia. Il governo ritiene che la sua manutenzione e il costo di ventuno ufficiali e duecentosettantasei uomini di equipaggio (oltre al personale privato della regina e a cinque chef) non siano pi sostenibili. E la regina nulla pu obiettare a una decisione governativa. Sa quanto le mancher il basso continuo dei motori della nave sulla quale ha percorso il globo, 968 viaggi reali in centotrentacinque paesi in cui ha ospitato i protagonisti del ventesimo secolo, da Winston Churchill a Nelson Mandela, da Dwight D. Eisenhower a Gerald Ford, da Ronald Reagan a Bill Clinton, oltre a re e regine. Ma soprattutto del Britannia le mancheranno i momenti di intimit con Filippo e la famiglia; il poter essere se stessa, smettendo, almeno in parte, i panni di sovrana; le mancher la crociera di agosto quando il comandante, passando di fronte al castello di Mey, rifugio scozzese della regina madre, riceveva per lei messaggi in codice marinaro del tipo: Cara Lilibet, porta limoni. Qui al castello li abbiamo finiti(8).
Il Britannia verr ancorato nel porto di Edimburgo, dove con un biglietto da 12 sterline si potranno visitare la suite della regina e quella di Filippo, le cambuse e il cinema di bordo, ma anche la suite Honeymoon, probabilmente la pi sfortunata della storia inglese, visto che tutte le coppie che ci hanno dormito in viaggio di nozze si sono separate: Margaret e Armstrong-Jones, Anna e Mark Phillips, Carlo e Diana, Andrea e Sarah.

Un'amicizia felice.

Il giorno del loro primo incontro, il 1 novembre 1943, Elisabetta  una principessa dalla grazia acerba, chiamata a posare davanti all'obbiettivo come simbolo della famiglia reale durante la seconda guerra mondiale. Oggi, 12 novembre 1998, lei - in soprabito e cappello viola -  The Queen e lui, Yousuf Karsh,  universalmente considerato uno dei pi grandi ritrattisti del Novecento. La familiarit con cui la regina e quel vecchio e piccolo uomo dai modi gentili si lasciano riprendere dalle telecamere racconta di una deliberata complicit. Karsh  consapevole, e certo commosso, del fatto che, presentandosi all'apertura della mostra organizzata dalla Canada House di Londra per festeggiare i suoi 90 anni, Sua Maest ha fatto un'eccezione. Raramente si scomoda per inaugurare mostre al di fuori delle sue residenze o della blasonata National Portrait Gallery. Ma Karsh non  uno dei tanti che hanno avuto il privilegio di riprenderla: l'ha seguita per oltre un cinquantennio nei momenti pi importanti della sua vita e i ritratti schierati nella galleria londinese sono solo alcune delle decine di fotografie scattate in ogni angolo del globo e ora esposte al Metropolitan Museum di New York, all'Art Institute di Chicago e un po' ovunque nella sua terra d'adozione, il Canada. Dopo il primo scatto del 1943, la sua giovinezza di principessa viene cristallizzata in una splendida foto scattata nel 1951, pochi mesi prima della sua ascesa al trono. Karsh, il fotografo che insegue la leggerezza, quando ritrova Elisabetta a Buckingham Palace, inflessibile regina nel 1966 e moglie e mamma nel 1984, in ogni inquadratura cerca profondit, realizzando fotografie iconiche che vengono riprodotte sulle copertine di Life, Paris Match, Time, Epoca e altri magazine del mondo: quello che le unisce, in un'unica trama narrativa,  la Storia.
Questo  un giorno davvero speciale: la regina e Karsh non si vedono dall'ultimo set a Balmoral di dieci anni prima, per il quale era stata Elisabetta a cercarlo: voleva una serie di ritratti con i nipoti William, Harry, Zara e Peter.
 una storia personale, quella che li lega, e la regina non esita a sottolinearne l'intimit rivolgendosi a lui con fotogenici sorrisi; mentre camminano davanti alle pareti che espongono i loro ritratti, si scambiano parole lente, meditate, punteggiate, forse, da ricordi personali: sembrano due vecchi amici. La mostra  gremita di pubblico. Non c' pi Tom Blau, che mentre gli aerei sganciavano bombe illuminava per Karsh i suoi sobri e immaginifici set nei sotterranei del Savoy, ma l'agenzia Camera Press, da lui fondata nel 1947,  ormai un affare di famiglia, ora  nelle mani del figlio Jon e in futuro sar in quelle della nipote Emma che, come direttore creativo, diverr custode dei dodici milioni di scatti racchiusi in uno dei pi preziosi archivi del regno.
C' per Jerry Fielder, assistente di Karsh dal 1979, che si lascia andare a qualche gustoso ricordo di quei set confidenziali e rilassati, dove lo accompagnava senza truccatori n parrucchieri, che - consenziente Elisabetta - Karsh disdegnava perch lo distraevano. Luce e silenzio erano indispensabili a entrambi, che prima di ogni scatto si scambiavano poche parole.
Erano davvero altri tempi, ricorda Fielder riportando alla memoria lo stravagante, quasi surreale, episodio del 1984.
Passiamo al Savoy, carichiamo le attrezzature su un taxi destinazione Buckingham Palace. Karsh ha le idee chiare sulla sala, che ha selezionato il giorno prima. All'ingresso informiamo la guardia che abbiamo un appuntamento con la regina. Bene, diritto di l, al primo piano ci risponde quello. Ero sconvolto dal fatto che nessuno ha fatto controlli nelle borse dell'attrezzatura n ci ha perquisito o chiesto documenti di identit. Sul set eravamo solo noi tre, il segretario particolare della regina aspettava nella sala accanto. Il giorno dopo mi accorgo di aver dimenticato una lente a palazzo, prendo un taxi e torno a Buckingham Palace. Arrivato al cancello, spiego (a una guardia diversa da quella del giorno precedente) di aver dimenticato un pezzo dell'attrezzatura all'interno. Sa come arrivarci? Se conosce la strada, prego. Cos sono salito a recuperare la mia lente che era esattamente dove l'avevo lasciata, sono uscito e li ho salutati con grande calore.
Oggi tutto questo sarebbe impensabile.
Dopo quella sera, la regina e il suo fotografo non si rivedranno pi. Karsh morir a Boston il 13 luglio 2002, a 93 anni. Nel Who is Who internazionale  considerato fra le cento persone pi influenti del ventesimo secolo, l'unico canadese. E l'unico fotografo della lista.


NUOVO MILLENNIO.
(2000-2010).

La madre centenaria.
Elisabetta si prepara ad accogliere il secolo di ottimo umore. In controtendenza rispetto ad altri paesi del Commonwealth che scalpitano per avere pi autonomia, l'Australia con un referendum dice no all'introduzione di una repubblica parlamentare: il 6 novembre 1999 dodici milioni di cittadini rifiutano l'abrogazione della monarchia, dunque la regina resta il loro capo di Stato.
Sandringham, 31 dicembre. Nell'ultima sera dell'anno che sta per finire, niente sciarade e giochi di societ in famiglia. L'unica sovrana ad avere attraversato il secolo che si chiude rinuncia alle sue abitudini e fa un insolito regalo al laburista Tony Blair e ad altre migliaia di sudditi: in cappotto e cappellino arancio, lascia per qualche ora il suo rifugio nel Norfolk insieme a Filippo e alla figlia Anna, per salutare il Novecento a Greenwich, al Millennium Dome, la nuova cupola firmata dall'architetto Richard Rogers, dove il primo ministro la accoglie entusiasta per quello che considera un suo personale successo d'immagine, sotto un diluvio di cameramen e macchine fotografiche. Dopo aver ascoltato l'inno in versione jazz, aggrappata alla sua borsetta e in un singolare (per lei) quadretto nazional-popolare, Sua Maest intona la canzone scozzese Auld Lang Syne davanti a una devota platea di sudditi dall'aria visibilmente perplessa. Blair si esibisce accanto a lei tenendola per mano, mentre Filippo, alla sua destra, canticchia con un lampo di annoiata impazienza negli occhi, stringendosi alla figlia Anna.
Ancora una volta, du jamais vu.
Ma Elisabetta  maestra nel reinventarsi e ha abituato gli inglesi - e non solo loro - a insospettabili metamorfosi; cos, dopo la venerata Diana principessa del popolo, gli obbiettivi dei fotografi immortalano le labbra arricciate di un'inedita regina del popolo.
Ma il 2000 , soprattutto, l'anno della regina madre. Per i suoi cento anni arrivano migliaia di telegrammi dalle teste coronate e dai capi di Stato di mezzo mondo, affettuosi biglietti d'auguri dai sudditi di tutto il Commonwealth e un'audace fotografia dell'ex genero Lord Snowdon, che la ritrae in impermeabile da pescatore blu elettrico con un buffo cappello con piuma.
La mattina del suo compleanno, il 4 agosto, in abitino grigio polvere, la regina centenaria fa una breve apparizione davanti al cancello di Clarence House, appoggiandosi con grazia a un bastone sottile. Nonostante abbia subito due operazioni alle anche, rifiuta di sedersi sulla sedia preparata per lei e smista sorrisi e saluti con la mano ai sudditi in paziente attesa dalle prime ore del mattino. Tutti la applaudono desiderosi di onorare platealmente la donna che ha vissuto due guerre mondiali, che in ottant'anni di doveri reali ha accompagnato la Gran Bretagna dall'et vittoriana alla modernit, che non ha mai abbandonato il suo popolo e... il narcisistico piacere di regnare al fianco della figlia.
Anche Elisabetta  l ad aspettarla, e quando il postino della Royal Mail si presenta al cancello della dimora reale per consegnare alla regina madre la cartolina che spetta ai centenari del regno, per un attimo torna bambina e consegna personalmente alla madre il biglietto che ha firmato Lilibet.
Poi, emozionata e commossa, scortata da un reggimento di guardie a cavallo in alta uniforme, la regina madre sale in carrozza accanto al nipote Carlo e attraversa le strade di una Londra vestita a festa, dove una folla oceanica occupa il Mall per la parata popolare in onore dei suoi cento anni, mentre vengono sparate quarantuno salve di cannone. Due ore dopo si affaccia al balcone di Buckingham Palace accanto alla figlia e a tutta la sua numerosa famiglia, godendosi i fragorosi cori di urr della folla assiepata davanti al palazzo.

Quelle note di Elgar alla Scala.

Milano, 18 ottobre 2000. Il palcoscenico e la sala sono illuminati. I professori d'orchestra, in frac da gran sera, camicie immacolate e papillon, accordano gli strumenti dietro i loro leggii. Quel suono speciale, unico, quando gli strumenti cercano il la, simile al rombo dei motori prima della gara, si mescola allo scalpiccio del pubblico che prende posto. Come a un matrimonio si scruta il fondo della chiesa per catturare il momento in cui entrer la sposa, gli sguardi del pubblico sbirciano verso un solo punto; in platea, c' chi storce il collo per non perdersi l'unico ingresso che questa sera conta davvero. L'applauso di rito che accoglie l'arrivo del maestro Riccardo Muti sul podio questa volta  solo un timido preludio, perch quando dal palco centrale - mai stato cos reale - si materializza la regina Elisabetta in abito azzurro, collana di perle e guanti bianchi, il pubblico di platea, palchi e gallerie, in piedi, si rivolge a lei con un interminabile applauso, metaforico abbraccio di un'intera citt. Del resto, se non c' viaggio di Elisabetta in Italia senza una visita in Vaticano (nella sua lunga vita, l incontrer quattro papi: Pio dodicesimo nel 1951, Giovanni ventitreesimo nel 1961, Giovanni Paolo secondo nel 1980 e nel 2000, Francesco nel 2014; Benedetto sedicesimo, invece, lo incontrer durante un viaggio pastorale del pontefice in Scozia, nel 2010), non c' puntata a Milano senza una serata alla Scala.
Un regale rullo di tamburi e l'orchestra attacca God Save the Queen e, a ruota, l'inno di Mameli. Il pubblico rimane in piedi e batte il tempo con le mani. Quando le luci in sala si abbassano, chi pu continua a sbirciare la regina che, seduta accanto a Filippo, inforca gli occhiali e sfoglia le pagine del programma di sala, forse tornando con la memoria al suo debutto in quel medesimo palco, trentanove anni prima, il 9 maggio 1961, o forse alla Cenerentola degli scaligeri, accompagnati da Paolo Grassi e portati in trionfo da Claudio Abbado, che lei stessa ospit al Covent Garden nel 1975.
Il programma scelto da Muti  quasi una partitura a specchio: l'inglesissimo poema sinfonico In the South di Edward Elgar (che a Lilibet scrisse il brano Dreaming per il suo quinto compleanno) seguito da I pini di Roma di Ottorino Respighi, quaranta minuti di musica che Elisabetta, pur non essendo particolarmente appassionata di sinfonica, segue attenta e concentrata. Ma quando la musica finisce  lei a dirigere l'orchestra degli interminabili applausi, che disciplinatamente si fermano quando congiunge e abbassa le mani.
Il copione concertato con il protocollo reale  stato rispettato al minuto, a eccezione del disordinato epilogo. Come stabilito, il sovrintendente Carlo Fontana accompagna la coppia reale nel camerino del maestro Muti e li lascia soli per un veloce colloquio privato. I cinque minuti programmati si prolungano per pi di mezz'ora, lasciando come testimonianza un'unica fotografia nella quale la regina e il maestro, che la conosce da quando era direttore stabile della Philharmonia Orchestra di Londra, ridono come due vecchi amici. Inutile chiedere le ragioni di quel clima cos poco formale e il contenuto della conversazione. Anche il maestro rispetta la regola, non scritta, dell'assoluta riservatezza:  stato un incontro cordiale e privato, che si  svolto in tutta rilassatezza.

Il prezzo che paghiamo all'amore.

New York, 11 settembre 2001. Mentre le Torri gemelle collassano davanti agli occhi del mondo, Elisabetta  a Balmoral, con lo sguardo inchiodato sullo schermo del televisore. Sconvolta, la mattina del 12 settembre, al tradizionale cambio della guardia di Buckingham Palace, ordina di eseguire l'inno americano, un evento mai accaduto prima. Le sessantasette vittime di nazionalit inglese vengono commemorate alla St. Thomas Church di New York, dove viene letto il toccante messaggio di Sua Maest, che si chiude con parole di sincera partecipazione:
Questi sono tempi bui e strazianti per le famiglie e gli amici di chi  disperso o ha sofferto durante l'attacco. I miei pensieri e le mie preghiere sono con tutti voi, ora e nei prossimi, difficili, giorni. Ma niente che possa essere detto a parole pu anche solo avvicinarsi ad allontanare l'angoscia e il dolore di questi momenti. Il lutto  il prezzo che paghiamo per l'amore.
Non  un messaggio di routine.
La regina, per mestiere, parla e quando parla fa tre tipi di discorso: gli interventi politici redatti dallo staff del primo ministro e letti all'inaugurazione del Parlamento; i messaggi di Natale, gli unici che sono scritti di suo pugno con l'aiuto del segretario personale; le dichiarazioni spontanee, che pronuncia in circostanze eccezionali. Non  da lei manifestare pubblicamente il dolore con parole cos intime e sono in molti a sussurrare che quel tono tanto accorato nasconda lo strazio per un altro evento accorso l'11 settembre: l'improvvisa morte di Lord Porchester, colpito da infarto a poche ore dalla tragedia americana. Una coincidenza, certo, che fa risuonare in quella chiusa l'eco di una dolente metafora. Se di Sua Maest non si conoscono debolezze o infedelt, tutti sanno che Lord Porchester era il pi adorabile e amato tra gli amici della regina e possono immaginare quanto la sua scomparsa rappresenti per lei la drammatica fine di un legame fortissimo.
Rompendo le regole del protocollo che contempla la sua presenza unicamente a funerali reali, Elisabetta, il volto ridotto a una maschera esangue, partecipa alla cerimonia funebre dell'amico, ravvivando cos sulla stampa - seppure con toni appena sussurrati - l'ormai archeologica ipotesi di una loro romantica liaison. Era un'amicizia, la loro, che abbracciava molti interessi racconter il figlio Geordie, che ne erediter il titolo e Highclere Castle (la splendida residenza set della serie televisiva Downton Abbey). La regina e mio padre appartengono alla stessa generazione, hanno attraversato la guerra e condiviso un amore immenso per la campagna e i cavalli. Per lei, il loro appuntamento settimanale era irrinunciabile, quasi come quello con il primo ministro.
Dopo quei primi giorni di lutto, nessuno rivangher pi le voci e i pettegolezzi degli anni Cinquanta e, nel segno della continuit dinastica, il genero di Porchester John Warren verr nominato capo delle scuderie reali.

L'et dell'oro.

Cinquant'anni sul trono, una data che gi profuma di leggenda. Come richiede un anniversario cos prezioso, in tutto il Commonwealth e in Gran Bretagna si preparano festeggiamenti in grande stile. Gallerie d'arte e musei si apprestano a celebrare la loro regina con mostre e antologiche d'autore, le librerie riempiono le vetrine di volumi su di lei, sulla sua famiglia e, in generale, sulla storia dei Windsor. La National Portrait Gallery fa una scelta innovativa puntando sull'australiana Polly Borland, celebre sia in patria che nel Regno Unito per i suoi elaborati (e assai poco prosaici) ritratti di star. Ricevuto l'incarico, l'artista dichiara da subito di volersi ispirare a Andy Warhol per creare, della sovrana pi tradizionalista del mondo, un'immagine pop. Un'intenzione che, gi nelle fasi preparatorie, si trasformer se non proprio in un incubo, certo in uno dei momenti pi complicati del suo percorso professionale. Borland vuole dare un'interpretazione letterale del Golden Jubilee, cerca di mettere in scena l'oro, sulle pareti, esaltandolo nella corona e negli altri simboli.
Ma va tutto storto.
Il set che ha scelto per il ritratto, una sala color crema con tende dorate, le viene rifiutato perch proprio l quel giorno la regina ha un incontro gi programmato con il primo ministro giapponese. A Borland viene assegnata una delle sale pi buie di tutto il palazzo, e vengono concessi solo cinque minuti per lo scatto. Senza darsi per vinta, Polly decide di dorarsi la foto... da sola e prepara alcuni fondali ispirandosi alla stravagante e assai poco aristocratica catena di negozi di biancheria intima Ann Summers. Ma siccome non  una royalist, una volta montato uno sfondo di paillettes d'oro e un altro di carta da parati a fiori blu e viola firmati Marimekko, entra in agitazione: si sente totalmente impreparata ad affrontare la sovrana. Che vestito indosser Sua Maest? Come devo fare l'inchino? Quanto potr avvicinarla?
E soprattutto, come sar Elisabetta dal vivo?
La domanda non  di rito. Cercare la persona nell'accademico esercizio di dimenticare il personaggio  inutile: comunque la si ritragga, Elisabetta resta irraggiungibile, la sua bellezza  mutevole, compare e scompare nel tempo di un sorriso, lasciando in chiunque il dubbio di come sia davvero il suo volto.
La regina, cosa che le accade di rado, quel giorno  in ritardo. Dopo aver incontrato il premier giapponese, arriva ma ha fretta per un pranzo gi programmato da tempo. Quando  entrata nella sala ho perso l'orientamento, la salivazione e la capacit di parola. Tutte le domande che mi hanno tormentato per settimane mi sono apparse stupide e superflue confesser in seguito Borland, ammettendo che quella situazione era stata surreale. Ero nel panico e, per uscirne viva, ho messo il pilota automatico, consapevole di avere cinque minuti per scattare la foto pi importante della mia carriera.
Quando Elisabetta vede i due fondali, non si scompone e si limita a uno stupito Oooohhh!.
Mi era stato detto che avrei dovuto fare l'inchino se lo desideravo, ma, dopo averle goffamente presentato i miei assistenti, ho piegato le ginocchia in un rovinoso squat da palestra. Quello  stato l'inizio della fine. La regina non si sistemava dove avevo deciso, a fatica sono riuscita a chiederle di spostarsi leggermente pi a destra, ma mi  stato fatto subito notare che nessun fotografo  autorizzato a stare cos vicino a lei con la macchina.
Nonostante il panico, l'imbarazzo e i numerosi inconvenienti, i due ritratti vengono approvati ed esposti alla National Portrait Gallery. Diventeranno un punto fermo nella carriera di Borland, che dopo quell'incarico, per, cambia definitivamente strada, chiude con la ritrattistica e passa alla fotografia d'arte: Dopo la regina, cos'altro avrei potuto fare di meglio?.

La cerimonia degli addii.

Di nuovo tutto cambia.
Il cinquantesimo anno del regno di Elisabetta inizia con un dramma, atteso, ma non per questo meno doloroso: l'8 febbraio 2002, la principessa Margaret, gi ridotta all'ombra di se stessa, viene colpita da un ictus nella sua residenza a Kensington Palace e trasferita all'ospedale King Edward settimo. Non appariva in pubblico da prima di Natale.
La principessa degli scandali, la protagonista della vita mondana della Londra degli anni Sessanta, tuttora un mito per la generazione che ne ricorda gli eccessi e le avventure amorose, si spegne alle prime luci dell'alba. Con lei ci sono i figli, Lord Linley e Lady Sarah, nati dal matrimonio con Snowdon, da cui Margaret ha divorziato nel 1978, aprendo la strada ai divorzi dei nipoti Anna, Carlo e Andrea.
15 febbraio 2002. Un rintocco di campane in lontananza. Esattamente cinquant'anni dopo il funerale di Giorgio sesto, in una sobria cerimonia nella cappella di Windsor, si compone lentamente il momento dell'addio. La minuscola figura di Elisabetta, stretta in un cappottino nero, le mani intrecciate all'altezza del petto, per cinque lunghissimi minuti resta sola sui gradini della cappella. Fissa la bara della sorella, quasi che quell'ondata di dolore trattenuto sia il solo modo per arrivare a lei. A Margaret la ribelle, Margaret l'impulsiva, Margaret che ha vissuto in un costante paradosso di altezzosit e insicurezze. Margaret, che era tutto ci che Elisabetta non . E viceversa.
Difficile conoscere le sfumature del loro rapporto: si sa che Elisabetta ha sempre definito Margaret la sua migliore amica, malgrado le rinunce che il suo ruolo (non la persona) ha imposto alla sorella; si sa che ciascuna trovava nell'altra una confidente fedele, e che si sentivano ogni giorno bench i loro orari fossero asimmetrici, perch quando Margaret si svegliava, di solito intorno a mezzogiorno, la regina era gi al lavoro da ore. Sorelle legate da un affetto profondo, nonostante le loro differenze, come amava sottolineare Margaret, ricordando con sottile piacere alla sorella: Di pap tu eri l'orgoglio, ma ero io la sua gioia.
Al termine della funzione, il corpo della principessa viene cremato e le sue ceneri deposte accanto alle spoglie di Giorgio sesto. Ignorando il parere dei medici, la regina madre vuole essere presente alla funzione. Sopravvivr alla figlia per 49 giorni. Il 30 marzo la morte la coglie nel sonno. Elisabetta, a differenza di quanto era accaduto con il padre, pu darle un'ultima carezza.
Marted 9 aprile 2002. Alle 11,30 l'annuncio dei funerali solenni viene diffuso dagli altoparlanti in tutte le stazioni della metropolitana, sui treni e sui bus. Come era successo per Giorgio sesto, milioni di inglesi si preparano all'estremo saluto. Mentre il feretro, coperto dal drappo con lo stemma reale, viene condotto a Westminster, la campana batte 101 rintocchi, uno per ciascuno degli anni di vita della regina madre. Ad attenderla all'interno dell'abbazia, Elisabetta, gli altri membri della famiglia reale e duemila invitati, che assistono alla cerimonia religiosa officiata dall'arcivescovo di Canterbury, George Carey: re e regine, ex sovrani come Costantino di Grecia, principi come Felipe di Spagna, i capi dei paesi del Commonwealth, alte cariche di Stato di paesi repubblicani, il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan, la first lady americana Laura Bush, Tony Blair con i suoi ministri e gli esponenti dei partiti di opposizione, i capi di stato maggiore della Marina, dell'Esercito e dell'Aeronautica. Ma, soprattutto, le sue dame di compagnia, i suoi amici - poeti, scrittori e uomini di teatro -, gli allenatori e i fantini dei suoi cavalli da corsa e tutta la servit - maggiordomi, giardinieri, stallieri e guardacaccia -, che lei stessa aveva chiesto di includere fra gli invitati.
Non aveva previsto e forse nemmeno desiderato la presenza di Camilla Parker Bowles, ammessa invece alle esequie su indicazione di Elisabetta. Siede in fondo all'abbazia, lontana da familiari, cortigiani e amici che accompagneranno la regina madre a Windsor, dove sar sepolta accanto alla figlia Margaret e all'amatissimo marito.
Ma quell'invito lascia un segno. Soprattutto nella vita del principe Carlo.

Infine, la libert.

La regina  stata travolta da un doppio lutto, eppure le fotografie di quell'anno lasciano intravedere una nuova Elisabetta: in ogni scatto  pi solare, quasi che, rotto il guscio vittoriano in cui  stata costretta a vivere da una madre che non ha mai lasciato il centro della scena, inizi a godere di un'inedita sensazione di libert. C' in lei qualcosa di ardente, come se la donna sempre controllata concedesse a se stessa un'indulgenza finora sconosciuta, e, dall'abito al cappello, fosse diventata persino pi colorata.
La prima settimana di giugno in tutta la Gran Bretagna  dedicata al Giubileo d'Oro. Le bandiere con l'Union Jack sventolano ovunque: alle finestre, nelle vetrine dei negozi, sulle tovaglie, nelle decorazioni delle torte dei pasticceri. I festeggiamenti sono colorati come gli abiti della regina: quattro giorni di picnic nei parchi, concerti e spettacoli improvvisati nelle strade, disseminate di maxischermi che moltiplicano l'effetto dei cortei che portano a Londra milioni di persone. A sfilare per le strade ci sono vigili del fuoco, cantanti gospel, giovani scout e veterani, ragazzi sullo skateboard e maschere del carnevale di Notting Hill. Un'unica interruzione appare doverosa anche alla sovrana: la partita della nazionale di calcio contro la Svezia, preceduta da un caloroso telegramma di auguri di Sua Maest al capitano Beckham.
La sera del 3 giugno, il pirotecnico concerto rock Party at the Palace, prodotto e diffuso dalla BBC, chiude le celebrazioni. La lunga kermesse della musica davanti a Buckingham Palace inizia nella luce di un magnifico (e caldo) tramonto con l'inno nazionale, ma anzich da una banda o da un'orchestra sinfonica, le note di God Save the Queen risuonano da una chitarra elettrica. Le migliaia di persone che gremiscono il Mall intorno al Victoria Memorial sollevano lo sguardo verso l'alto e vedono (o ascoltano, ma pu bastare) il chitarrista dei Queen Brian May, non ancora Sir, che graffia il suo strumento in abito di paillettes bianco e oro.
 l'ennesimo colpo di genio di Elisabetta, che per la prima volta nella storia concede il tetto di Buckingham Palace per un'esibizione: La nostra regina ha visto nascere il rock and roll, questi sono i suoi cinquant'anni di regno e anche i cinquant'anni del rock e non c' nulla di pi intrigante che festeggiarli entrambi sul tetto di casa sua(1). Nemmeno i Sex Pistols avrebbero immaginato il gran finale con Elisabetta che intona il bestseller dei Beatles (scelto come canzone ufficiale del giubileo) All You Need Is Love insieme a Paul McCartney, Joe Cocker, Eric Clapton e Rod Stewart. Venticinque anni dopo la loro incursione sul Tamigi, i Sex Pistols sono spariti, Elisabetta  ancora l, circondata da alcuni dei massimi esponenti del pop e del rock mondiale.
Sugli spalti, quella sera, c' anche Camilla. Discreta, ma con un sorriso smagliante stampato in volto. Passati trent'anni nel ruolo di amante,  finalmente ammessa in pubblico in quello di fidanzata (quasi) ufficiale.
Qualche mese dopo, l'immancabile sondaggio commissionato dalla casa reale tasta il polso ai sudditi: l'80 per cento della nazione si schiera al fianco della monarchia, che  forte, salda e anche poco costosa, dato che per mantenerla in tutto il suo splendore ogni contribuente britannico scoprir di sborsare 58 pence (pi o meno 90 centesimi di euro) all'anno. La notizia non  un'ipotesi, ma una certezza. Poich ogni giubileo porta con s una piccola, grande rivoluzione, a cinquant'anni dalla sua ascesa al trono e dieci anni dopo aver iniziato a pagare le tasse, Elisabetta compie un ulteriore gesto di trasparenza verso i sudditi: rende pubblici, voce per voce, i costi della monarchia, ovvero come vengono spesi gli 8 milioni di sterline della Civil List che il Parlamento paga ogni anno alla casa reale, quanto costano i palazzi, gli impegni mondani, i viaggi, le cerimonie, la sempre pi numerosa famiglia. Il conto finale  di 47,3 milioni di sterline, ma poich Elisabetta produce per lo Stato un utile annuo di pi di 100 milioni di sterline, si conferma non solo regina amatissima ma anche un ottimo investimento.

Rock around the clock.

Archiviato il pop dorato di Polly Borland, la regina si concede a due superstar del clic: a catturare l'atmosfera di quell'anno cos speciale sono il canadese Bryan Adams e il britannico John Rankin Waddell, in arte Rankin. A unire i due artisti c' il costante desiderio di sperimentare, il segno rock delle loro immagini e - come essi stessi ammettono - della loro anima. Eppure, ancora una volta la storia sembra ripetersi: entrambi confessano di sentirsi paralizzati dalla paura di non essere all'altezza di fotografare Sua Maest.
Dopo aver gi venduto milioni di dischi e ritratto, fra le altre celebrit, Liz Hurley, Naomi Campbell, Hillary Clinton, Annie Lennox e Kate Moss, il fotografo-rocker Bryan Adams riceve una telefonata. Il dialogo con l'agenzia fotografica che lo rappresenta  surreale: Vorresti andare a fotografare la regina?. Certo, sarebbe fantastico. Dove devo andare? Be', dovresti andare a casa sua. E dove abita? In un palazzo chiamato Buckingham Palace... Pensavo non ci vivesse nessuno, ma so dove si trova.
Le premesse per un lavoro complicato ci sono tutte.
Nel giorno fissato per il ritratto, Adams va dunque a palazzo portando con s una macchina fotografica cos obsoleta che persino Elisabetta e Filippo osservano che non ne vedono una simile da anni.
Invece nessuna complicazione. Per i dieci minuti di tempo che gli vengono accordati, Adams sceglie un set mai utilizzato prima e lo scatto in bianco e nero di Elisabetta seduta su una panca nella stanza degli stivali (infangati) di Buckingham Palace  davvero unico. I solerti addetti stampa, per, lo bocciano senza riserve, sostenendo che ritrarre la regina in un ambiente domestico  vietato. Le regole di corte prevedono che la fotografia debba essere mostrata comunque a Sua Maest, la quale, essendo molto meno paludata dei suoi collaboratori e comprendendo il valore dell'immagine, non esita ad approvarla e a chiederne una copia personale da conservare nell'album di famiglia. E quel ritratto sar talmente apprezzato che il Canada lo sceglie per un nuovo francobollo.
Sono finiti da un pezzo i tempi di Baron o di Beaton che frequentavano il palazzo anche per il t delle cinque e, prima di accettare la lusinghiera proposta della National Portrait Gallery, Rankin, il vulcanico ritrattista di star, fondatore e direttore di riviste d'avanguardia, video musicali e campagne pubblicitarie, ci rimugina a lungo.  nato in una famiglia scozzese assai poco monarchica, si chiede se e come deve fare l'inchino, non  abituato a un abbigliamento formale e non sa se jeans e T-shirt a palazzo verrebbero considerati un affronto. Insomma,  prevenuto. E teme di fallire.  anche meno fortunato di Bryan Adams: a lui, di minuti, ne vengono elargiti cinque.
Non riuscivo a immaginare la regina come persona, ammetter a cose fatte ma quando l'ho vista arrivare da un lunghissimo corridoio mentre rideva e chiacchierava con un valletto in livrea alto due metri al suo fianco, lei, cos minuta, che guardava all'ins per parlare con quel gigante, ho pensato: Ecco, la voglio esattamente cos.
In molti ritratti della sua lunga carriera di modella, Elisabetta  seria, compunta, e talvolta persino tetra. E Rankin progetta di farla ridere cos in cinque minuti. Un'impresa. Ma, vincendo la timidezza e certo rischiando un'occhiataccia di disappunto, glielo chiede in tutta semplicit: Ma'am, dovrebbe sorridere, per favore. E la regina, con altrettanta semplicit, non si fa pregare e sorride. Per me la fotografia  anzitutto collaborazione e lei, per quei cinque meravigliosi minuti, la sua me l'ha data tutta. Ero felice come un bambino. E curioso della sua reazione rispetto alle foto.(2).
La regina sorridente davanti all'Union Jack: dopo aver visto lo scatto, Elisabetta scrive di suo pugno all'artista che ha molto amato le cuciture sulla bandiera.
 stato il suo modo di dirmi che approvava la fotografia, ma che non  solita fare commenti o esprimere opinioni su se stessa.
Verissimo.
Fedele al principio To keep a stiff upper lip (Non lasciar trasparire nulla), Elisabetta ha visto moltissimo e detto pochissimo, non si  mai fatta pubblicit, n ha concesso un'intervista o cercato di spiegare le sue versioni. Della sua vita conosciamo i fatti, di lei sappiamo solo ci che vediamo. Non si confessa pubblicamente, non si presta a scambi dialettici e a colloqui. Su questo, il protocollo  d'aiuto: vieta di porle domande, concede solo di rispondere alle sue, naturalmente nel caso le faccia. E quando qualcosa di malevolo o sbagliato viene scritto su di lei - e accade -, si morde la lingua. Ma dopo cinquant'anni di regno, la regina che ha attraversato ogni epoca e sviluppo della comunicazione, dalle grandi lastre alle fotocamere, dai cinegiornali alla televisione, dai radio-discorsi di Natale all'impertinenza dei tabloid, dall'innocente bianco e nero del 1926 alle foto glamour di quest'anno,  ormai universalmente riconosciuta come un'icona.
Anche grazie all'arrivo a palazzo di una bionda signora.

Il piantone.

Sebbene il titolo formale sul biglietto da visita reciti ANGELA KELLY. PERSONAL ASSISTANT, ADVISER AND CURATOR TO HER MAJESTY THE QUEEN (assistente personale, consigliera e curatrice di Sua Maest la regina), a palazzo la chiamano il piantone. Ma pi che una sentinella non armata,  la royal stylist di una delle donne pi famose del mondo. Diversamente dalla discreta e misconosciuta Bobo MacDonald, che ha vestito Elisabetta da quando si faceva chiamare Lilibet, la bionda e statuaria Angela Kelly  una presenza decisamente riconoscibile. E al vedere insieme lei e la regina, si direbbe che hanno la confidenza di due vecchie amiche. Potrebbe forse essere altrimenti? Cucire, spillare, provare e ritoccare un abito richiede un'intimit che sarebbe impossibile se non ci fosse autentica fiducia. La loro relazione ricorda il rapporto, letterario, inventato di sana pianta (e con genialit) da Alan Bennett nel romanzo La sovrana lettrice, fra un'immaginaria Elisabetta seconda e il libraio errante Norman Seakins, che scatena nella sovrana un inedito entusiasmo per la lettura. La regina e io parliamo di vestiti, make-up, gioielli, normali faccende di donne ha confidato Kelly a una giornalista, implicitamente suggerendo che, dopo la scomparsa di Margaret e della regina madre,  lei ad averne, almeno in parte, colmato il vuoto.
Figlia di un portuale di Liverpool, Kelly incrocia il suo destino con quello di Elisabetta nel 1992, durante una visita di Sua Maest a Sir Christopher Mallaby, ambasciatore inglese in Germania, per il quale lavorava come governante. Non si  formata nel mondo della moda, ma la mamma le ha insegnato a cucire e ci che le manca in formazione lo recupera in ambizione. Torna a Londra con il sogno di lavorare per Sua Maest. Per arrivarci, in pochi anni scala tutti i gradini della gerarchia di palazzo, da domestica a senior dresser fino alla promozione ad assistente personale nel 2002. Divorziata, Kelly vive sola a Windsor in un appartamento di propriet della corona (grace-and-favour house). Vede Elisabetta tutti i giorni, insieme decidono gli outfit, i gioielli e gli accessori, Kelly la segue in ogni residenza e durante i viaggi. La loro complicit suscita invidie e gelosie soprattutto fra quelli che sono a servizio della regina da decenni, ma lei non se ne cura anche se, scherzando ma non troppo, confessa di non avere abbastanza posto per i coltelli nella schiena.
Una cosa riconoscono amici e nemici: grazie alla complicit con lo stilista Stewart Parvin, ha trasformato la settantacinquenne Elisabetta in una regina dello chic. Una soddisfazione tardiva, forse, visto che il vecchio sarto di corte Hardy Amies di lei diceva: Non  donna da vestiti. Ascolta i miei consigli ma, appena pu, si infila il primo golf che trova nell'armadio.
Se anche fosse vero, questo non fa che rendere simpatica una regina che ha attraversato i decenni, passando dalle divise militari durante la guerra all'era delle minigonne, e che cambia abito tre o quattro volte al giorno (con divieto di ripetersi) senza mai dipendere dalle griffe, ma ricorrendo solo ai suoi sarti inglesi. Elisabetta non  particolarmente vanitosa, ma sempre impeccabile. Raramente sbaglia una mise e, anche quando sbaglia, viene perdonata, come dimostrano i complimenti che le hanno fatto negli anni sarti come Emilio Schuberth o Hubert de Givenchy e, pi di recente, stilisti del calibro di Krizia, Gianni Versace, Gianfranco Ferr, Miuccia Prada e Giorgio Armani.
Indifferente ai codici imposti dai sarti,  lei a determinare e non a farsi determinare dalla moda, e proprio per questo forse fa scalpore quando, il 20 febbraio 2018, a novantadue anni, per la prima volta assiste a una sfilata accanto a un'altra regina, la direttrice di Vogue America, Anna Wintour.
Da ragazza, per l'abbigliamento Elisabetta segue i consigli della madre, decisamente pi vanitosa di lei, adeguandosi ai dettami sartoriali del conservatore Norman Hartnell, sparito di scena come un arnese fuori tempo nel fatidico 1968. Diversamente dal collega francese Christian Dior, Hartnell non trova il suo Yves Saint Laurent e sar costretto a ridurre gli spazi della sua celebre sartoria al 26 di Bruton Street per la scomparsa delle aristocratiche clienti.
Dal 1955, e per quarantotto lunghi anni, a prendersi cura del guardaroba reale  Hardy Amies, che per la trentenne Elisabetta - dal petto formoso e dal vitino sottile - crea vaporosi abiti sotto il ginocchio, altri da giorno interi (con la cerniera, pi pratica) e da sera lunghi, ricamati e sontuosi. Pochi i tailleur, qualche scivolone, negli anni Ottanta, con le spalline imbottite tanto alla moda, e un unico tentativo con i pantaloni, indossati durante un viaggio in Canada, ma senza successo e relegati a capo utile solo per uscire dalla clinica dopo un'operazione al ginocchio.
Terminata l'epoca Amies, nel 2000 debutta a palazzo - con un guardaroba da cocktail disegnato per un viaggio della regina in Giamaica - Stewart Parvin, 48 anni e studi all'Edinburgh College of Art.  gi un sarto affermato, ha fondato e dirige un atelier che va per la maggiore nell'aristocrazia, ma al suo debutto a palazzo anche lui  nervoso, sebbene la regina faccia di tutto per metterlo a suo agio. Con l'arrivo di Angela Kelly e uno staff di dodici assistenti, Parvin assume ufficialmente il ruolo di stilista personale.

Dress code.

Armadi di mogano a tenuta stagna, scatole e custodie di cotone per cappotti, abiti, cappelli, accessori e pellicce (che non indossa pi), scarpiere a parete e scaffali per le borsette: l'organizzazione dell'immenso guardaroba di Elisabetta  marziale. Ogni abito  schedato con un nome, la data, il luogo e l'occasione in cui  stato indossato e anche chi era presente, per scongiurare il rischio che la regina possa incontrare qualcuno che l'ha gi vista con quel vestito. Di ogni abito vengono disegnati quattro bozzetti e il preferito viene creato in cotone grezzo nella sartoria interna di Buckingham Palace. Insieme a Elisabetta si decidono i tessuti (predilige chiffon, lino e seta); dopo una prima prova vengono apportate le correzioni, poi si fa una seconda prova e cos via fino al capo definitivo che, prima di essere consegnato alla sovrana, viene indossato da un manichino posto accanto a un ventilatore per testare la reazione dell'abito ai colpi di vento. Come ulteriore misura di sicurezza, tutti gli abiti hanno l'orlo rinforzato da piombini che, oltre a resistere al vento, consentono a Sua Maest di salire e scendere dall'auto senza inciampi. Elisabetta ha una spalla leggermente pi bassa dell'altra, un piccolo difetto che viene superato correggendo ogni abito con una spallina un po' pi alta.
Come un generale che perlustra il campo di battaglia, mesi prima di un viaggio di Stato Angela Kelly va in avanscoperta: verifica di persona gli scenari nei quali la regina apparir, il colore del podio dal quale terr eventuali discorsi, se - come nel caso in cui dovesse entrare in una moschea - dovr togliere le scarpe o portare il velo. Controlla che colori e modelli degli abiti da indossare non offendano il paese che la ospiter e siano adatti all'occasione: il verde, per esempio, va evitato per un garden party oppure, se  in programma la visita di una scuola, meglio puntare su fantasie associabili a un pubblico di bambini.
 raro che la regina scelga colori neutri (le si attribuisce la frase: Se mi vestissi di beige, nessuno saprebbe chi sono), a eccezione del nero nei momenti di lutto e per il Remembrance Sunday di novembre, in cui si ricordano i caduti in guerra e Sua Maest depone una corona di papaveri al Cenotafio di Whitehall. La scelta dei colori vivaci non  un vezzo,  anche una questione di sicurezza: la sovrana deve essere riconoscibile da lontano e a ogni latitudine. Ma ormai, anche su questo,  lei a fare tendenza; non stupisce infatti che Vogue UK le dedichi nel 2016 un omaggio in technicolor, includendola nella lista delle cinquanta donne pi eleganti del pianeta.
La sua palette  degna della tavolozza di un pittore: azzurro, rosa, lilla, giallo burro, giallo canarino, acquamarina, ardesia, corallo, glicine, rosso geranio, rosso ravanello, rosso pomodoro, verde lime, turchese, rosa pallido, banana e verde evidenziatore sono i colori pi amati. E poich ufficialmente Elisabetta non esprime pareri, quando vuol far sapere qualcosa, spesso lo fa proprio con gli abiti. Susciter scalpore, il 23 giugno 2016, quando al tradizionale discorso in Parlamento che inaugura la legislatura, per la prima volta in sessant'anni si presenter in abito civile e senza corona indossando una mise blu Europa e un vistoso cappellino circondato da bottoni gialli, provocando cos la reazione dei giornali che strilleranno in prima pagina La regina sostiene l'Europa. A volte, attraverso la scelta di un colore rende un suo personale omaggio, come quando, massimo dello chic, nel 2016 si presenter agli scavi della nuova linea viola della metropolitana, la Elizabeth Line a lei intitolata, indossando un completo nell'identica sfumatura color glicine.
Ogni mise ha naturalmente il suo cappello: lo stile Windsor non pu escluderli, tanto che secondo il biografo Robert Lacey: A corte il cappello si porta al posto della corona.  un simbolo, non un semplice accessorio.
Decorati da piume, fiori, fiocchi, rafia, nastri, pietre, i cappelli sono il cuore dell'universo estetico di Elisabetta, il segno distintivo del suo stile: fra quelli indossati e quelli ormai da collezione, i suoi armadi ne raccolgono pi di cinquemila, quanto basterebbe per organizzare una mostra.
Oltre a Christian Dior che ha firmato alcuni tra i suoi cappelli pi iconici, come quello indossato in occasione dell'investitura di Carlo, nel 1969, fra gli stilisti e le modiste che si sono avvicendati a Buckingham Palace c' Aage Thaarup. Di origine danese, un atelier su King's Road,  pi amato dalla regina madre, i cui cappelli erano vere e proprie opere d'arte. A parte qualche escursione nei modelli dell'americana Sally Victor (la preferita di Jacqueline Kennedy), negli anni Sessanta e Settanta il nome di riferimento  l'eccentrica francese Simone Mirman, allieva di Elsa Schiaparelli, che passa il testimone all'australiano Frederick Fox e al neozelandese Philip Somerville, il primo a codificare il cappello elisabettiano: non deve essere n troppo piccolo e stretto, n troppo grande e largo, non deve nascondere il viso e lasciare sempre visibili i boccoli. C' una certezza su cui il cappellaio reale sa di poter contare: il taglio dei capelli. Elisabetta, infatti, ha adottato la sua ben nota acconciatura negli anni Sessanta e non l'ha mai cambiata. Non le piace sperimentare, non ha mai pettinato i capelli in modo strano e quando, nel 1990, ha iniziato ad avere i primi fili grigi, ha smesso di tingerli con il suo colore preferito, Chocolate Kiss. Il suo parrucchiere personale  Ian Carmichael, che la raggiunge due volte la settimana ovunque lei si trovi e l'accompagna nei viaggi reali per tenere in piega i suoi inconfondibili riccioli.
Sar Angela Kelly, nel 2013, a scoprire il talento per i cappelli della stilista Rachel Trevor-Morgan, che prender il testimone del leggendario Freddie Fox quando questi, dopo 500 cappellini e 34 anni di onorato servizio, si ritirer.  cos devota al colore, da preparare le tinte a mano in una pentola e cuocerle fino a che non ha ottenuto la sfumatura che cerca.
Minor fantasia  richiesta per le scarpe di Sua Maest: sono pi o meno dello stesso modello da oltre cinquant'anni e, prima di essere consegnate, vengono indossate da un'assistente per essere ammorbidite. Le firmano i calzolai italiani Anello & Davide, azienda fondata nel 1922 che produceva scarpe da ballo e da teatro ed  famosa, fra l'altro, per aver creato le scarpette rosse di Dorothy nel Mago di Oz, i tacchi a spillo di Marilyn Monroe, gli stivaletti dei Beatles, ma anche calzature per film come Star Wars e Indiana Jones. A partire da una forma in legno che ricalca esattamente l'anatomia del piede di Sua Maest, gli artigiani della maison si occupano di scegliere i pellami, tagliarli, cucirli e rinforzarli e di aggiungere la tomaia. Ogni paio costa all'incirca 1000 euro, ma Elisabetta - nota anche per la sua parsimonia - le indossa per anni, facendo risuolare i tacchi quando necessario. I colori sono i classici nero, beige e bianco, in pelle o vernice. Quando era pi giovane, la regina indossava tacchi un po' pi alti e affusolati, ma nel tempo la loro altezza si  gradualmente ridotta (ora non devono superare i 7 centimetri).
Dall'anno del suo matrimonio, i guanti di Elisabetta, che li indossa per praticit e per proteggere le mani, sono firmati Cornelia James. L'azienda, che serve anche Lady Gaga, Madonna, Taylor Swift e Rihanna, oltre al cast della serie Downton Abbey,  oggi gestita dalla figlia. Il suo modello si chiama Regina ed Elisabetta li preferisce in cotone con rifinitura in pelle scamosciata o jersey svizzero, color avorio, bianchi o neri; li calza in modo che finiscano sempre perfettamente al di sotto della manica del cappotto, per non lasciare scoperto neppure un centimetro di pelle.
Alla regina piace molto camminare sotto la pioggia, indossando vecchi impermeabili, stivali di gomma e foulard, ma nel suo guardaroba non possono mancare gli ombrelli, che devono essere trasparenti, perch tutti possano vederla anche mentre passeggia. Il fornitore ufficiale  Fulton, marchio inglese nato nel 1956, che ogni anno riceve un ordine con le varie tonalit per la bordatura, che corrisponder al colore dell'abito e del cappotto. Il modello di Elisabetta  a voliera, trasparente con fascia e manico colorato, e costa la modica cifra di 20 sterline.
Ultima, ma non ultima, la borsetta: la porta al braccio sinistro e non se ne separa mai; ci tiene alcune foto di famiglia (tra cui quella scattata al principe Andrea al ritorno dalla guerra delle Falkland, nel 1982), un gancio di metallo a forma di S che usa per appenderla ai bordi del tavolo, mentine per s, caramelle per i corgi, i cruciverba che i camerieri le ritagliano ogni giorno dal giornale, uno specchio per il trucco che Filippo le regal come dono di nozze(3) e alcune banconote da 5 e 10 sterline per le offerte in chiesa(4). Il suo modello preferito  la Traviata di Launer, azienda fondata da un ebreo fuggito da Praga nel 1941, a cui  fedele da quando la regina madre compr il primo esemplare negli anni Cinquanta da regalare alla figlia. Altri modelli prediletti: Susanna (senza manici), Lydia, Lulu, color crema.
La borsetta  spesso usata anche per mandare segnali al personale: appoggiata sul tavolo significa portatemi via entro cinque minuti, se passa da un braccio all'altro indica che la conversazione deve finire, posata a terra  un invito alla dama di compagnia a trarla in salvo da un interlocutore che la annoia(5).

Gi, ma chi sono e che cosa fanno le dame di compagnia? Di solito sono signore nate bene che stanno accanto a Elisabetta da decenni, sempre all'erta per intercettarne i desideri e capaci di affrontare ogni decisione di etichetta. Anche se la regina sembra ignorarle, sa sempre dove sono e quando rivolge loro lo sguardo significa che devono intervenire. Sono in grado di interpretare il suo linguaggio del corpo, quando va soccorsa in una situazione imbarazzante, e sanno calmare chi  agitato prima di essere condotto al suo cospetto. Quando la accompagnano a un incontro ufficiale, in automobile ripassano con lei gli appunti: le ricordano chi incontrer e che cosa dovr fare, rileggono insieme il discorso da tenere. Ma se la regina ripassa, stanno zitte.

L'istante del silenzio.

Pur avendo altre colleghe in tutto il mondo, a ogni latitudine, Elisabetta  semplicemente (e definitivamente), the Queen. Il suo prestigio e la sua chiara fama non dipendono dall'et o dal fatto che sieda sul trono d'Inghilterra da pi di cinquant'anni. Se a tutti sembra di conoscerla - o meglio, di averla sempre vista -  anche perch il suo regno ha coinciso con l'et dell'oro della fotografia e i suoi ritratti l'hanno resa, nel tempo, un'icona globale. Eppure nessuno pi di lei ha maggiori capacit di metamorfosi, e con artisti e fotografi accetta anche le sperimentazioni pi ardite. Nonostante la timidezza che lei stessa si riconosce, davanti all'obbiettivo si mette in posa senza alcuna riserva.
Forse, nel 2004, l'unico a stupirsi dell'audacia di Elisabetta  il canadese Chris Levine, classe 1960. Quando riceve la telefonata del Jersey Heritage Trust che, per celebrare gli ottocento anni di fedelt dell'isola di Jersey alla corona inglese, gli chiede di realizzare un ologramma della regina, pensa a uno scherzo. L'idea che la sovrana abbia accettato di posare per un ritratto olografico (la cui realizzazione richieder almeno due giorni di lavoro) gli sembra cos remota che  pronto a un ripensamento e al rinvio dell'appuntamento. Invece  tutto vero e, per la prima volta in vita sua, Chris Levine mette piede a Buckingham Palace.
La regina, in semplice abito blu, un filo di perle e la cappa di ermellino scelta per il ritratto, entra nella Yellow Drawing Room e trova un set ingombro di complicate attrezzature, a met fra l'avanguardia e le atmosfere di un passato previttoriano: una macchina fotografica ad altissima risoluzione che si muove su un binario, uno scanner 3D, diverse lampade ma, soprattutto, tante candele. Equanimity  il titolo che Levine ha scelto per il ritratto. Equanimit, per lui,  sinonimo di equilibrio, e di come la chiarezza mentale e percettiva pu manifestarsi in una mente serena.
Levine sorride alla sovrana, accenna un inchino, attende che sia lei a rivolgersi a lui, per poterla guidare nell'insolita avventura del suo primo ritratto olografico e spiegare lo spirito che lo anima.
Lei va verso lo specchio, indossa la corona e si accomoda sul piccolo trono temporaneo sul quale poser per i due giorni di shooting previsti dal progetto. Per generare il ritratto tridimensionale, Chris Levine scatter 10.000 immagini in 3D, elaborate e sovrapposte, e l'ologramma finale sar montato in vetro, illuminato da una striscia di LED blu. Durante lo shooting, ci sar una luce forte, e rumore; Levine spiega alla regina che ogni esposizione dura otto secondi, un tempo lunghissimo per stare fermi, e la invita, se lo desidera, a riposare fra uno scatto e l'altro.
Un sospiro, poi Elisabetta chiude gli occhi, come in attesa, quasi che, per un lungo attimo, dimenticasse di respirare. E in quella pausa breve e infinita davanti all'obbiettivo, Levine, ascoltando il respiro della sovrana, colpito da quell'irripetibile momento di apparente immobilit, scatta.
Ritrae l'istante. L'istante del silenzio.  un incidente felice, un trascurabile contrattempo che crea Lightness of Being (Leggerezza dell'Essere).
L'immagine, frutto del caso,  potentissima: mai si  visto un regnante o capo di Stato che si lascia ritrarre a occhi chiusi, ma viene approvata dalla regina senza riserve.

Sessant'anni insieme.

L'unione fra Carlo e Camilla (ex) Parker Bowles non  pi un segreto per nessuno, i due convivono a Clarence House e trascorrono i fine settimana nel bucolico rifugio di Highgrove (che Diana detestava). Amorevole esempio di donna innamorata, discreta e tenace, per il principe del Galles Camilla non  negoziabile. Cos, pur non approvando il matrimonio tra due persone divorziate, ma consapevole che un erede al trono convivente rappresenta un rischio per la corona, la regina cede e d il consenso alle seconde nozze del suo primogenito.
Il 9 aprile 2005, in una giornata fredda e ventosa, dopo trentaquattro anni di un amore contrastato, sopravvissuto alla pubblica ostilit e a una lunga serie di avversit, Carlo e Camilla si sposano in una piccola sala del municipio di Windsor. L'amante reale diventa Sua Altezza Reale Camilla, duchessa di Cornovaglia, moglie del futuro re d'Inghilterra. A festeggiarli, la famiglia al completo: William e Harry, i fratelli dello sposo Andrea duca di York, con le figlie Beatrice ed Eugenie, Edoardo conte di Wessex con la moglie Sophie, la principessa Anna con il marito Timothy Laurence e i figli Peter e Zara. Assente giustificata: Elisabetta che, in quanto capo della Chiesa anglicana, riconosce solo i matrimoni religiosi.
Dimenticate le critiche, gli amori sbagliati, le nuore indisponenti, le telefonate registrate e quelle anonime, le (presunte) trame che hanno avvolto la morte di Lady D con il processo intentato da Mohamed Al-Fayed, la disfunzionale famiglia reale sembra ora marciare in perfetta armonia.
Anna si gode un tranquillo matrimonio con Timothy Laurence, la figlia Zara e il figlio Peter, privi di titolo reale per desiderio della madre, che ha voluto per loro una vita lontana dagli obblighi di corte. Nessuno scandalo all'attivo, se si esclude la caduta di stile di Peter Phillips, che ha venduto al settimanale popolare Hello! le foto delle sue nozze.
Andrea, che mantiene un ottimo rapporto con l'ex moglie, vive insieme alle figlie Beatrice ed Eugenie a Frogmore House e, anche se in modo maldestro e poco efficace, si occupa dell'immagine (e degli affari) delle aziende britanniche all'estero.
Edoardo nel 1999 ha sposato la figlia di un grossista di pneumatici e di una segretaria part time, Sophie Rhys-Jones, che ha lasciato il suo impiego nelle pubbliche relazioni e ora fa la reale a tempo pieno, supportando Elisabetta nelle sue attivit benefiche. Hanno due figli, Louise e James.
Il 19 novembre 2007 il traguardo dei sessant'anni di matrimonio di Elisabetta e Filippo si pu festeggiare in grande spolvero.
Abbazia di Westminster. Davanti a duemila ospiti, centinaia di teste coronate, tutti e trenta i membri della famiglia reale, cinque coristi che cantarono al loro matrimonio nel 1947, dieci coppie che si sposarono in quello stesso 20 novembre di sessant'anni prima, davanti all'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e in diretta televisiva, Elisabetta seconda (in cappottino e cappello bianco ghiaccio) e il duca di Edimburgo rinnovano nei loro cuori le promesse che si erano fatte allora. Il poeta di corte Andrew Motion ha composto per l'occasione la lirica Diamond Wedding, che viene recitata dall'attrice Judi Dench.
Immancabile il francobollo celebrativo della Royal Mail con il loro ritratto (l'ultimo firmato da Lord Snowdon), che arricchir l'album fotografico di oltre sessant'anni: non una biografia, ma certo un diario da sbirciare con piacere. Il set  all'aperto, un angolo del balcone di Buckingham Palace. Davanti all'obbiettivo dell'ex cognato, sempre amatissimo e mai ripudiato a corte, Elisabetta in abito blu e perle al collo e Filippo in completo grigio posano l'una accanto all'altro guardandosi negli occhi. Lui dimentica - per una volta, almeno! - i doverosi passi indietro. Entrato in quel palazzo convinto di poter violare certe regole, avendole violate spesso e probabilmente con piacere,  ancora l accanto a lei.
Ma l'immagine pi romantica dell'anniversario porta la firma di Tim Graham, che accetta con entusiasmo la sfida di ricreare la foto scattata sessant'anni prima alla coppia reale, durante il viaggio di nozze. Sotto un grande albero a Broadlands, nell'Hampshire, nel medesimo luogo in cui venne scattata allora. Il cielo ha la luce fredda di un sole che sembra non voler sorgere n tramontare. Dopo aver studiato la fotografia originale, i modelli reali si posizionano esattamente nello stesso punto, lei con la stessa spilla, la stessa collana, lo stesso orologio d'oro al polso. Gli anni sono stati gentili con loro e, anche se la giovinezza  svanita, Elisabetta guarda adorante il marito proprio come sessant'anni prima, mentre Filippo ha la stessa piega di ironia agli angoli degli occhi e lo stesso accattivante sorriso.
Poi Elisabetta e Filippo volano all'isola di Malta per ventiquattr'ore appena. Finalmente soli per ricordare quello che  stato uno dei periodi pi sereni e certo pi divertenti della loro vita insieme.

Maest, potrebbe togliersi la corona?

Primavera 2007. I giardini di Buckingham Palace sono in fiore. Annie Leibovitz, 58 anni, arriva sul set allestito nella White Drawing Room in pantaloni militari e scarpe basse, i capelli grigi sciolti, gli inseparabili occhiali da vista e dieci assistenti (pare che Elisabetta, vedendoli schierati il fila come valletti, abbia borbottato: Jane Bown veniva qui da sola e io la aiutavo a spostare le attrezzature, riferendosi alla leggendaria fotografa dell'Observer). L'americana, che alle star planetarie  abituata, incontra la regina per la prima volta. Come una scolara diligente, si  preparata da settimane studiando i celebri colleghi che l'hanno preceduta, per fare del suo ritratto una summa di citazioni: pensa alla Dorothy Wilding del 1952, al primo Cecil Beaton con la regina madre nel 1939 e alla sua ultima fotografia a Elisabetta in mantello da ammiraglio. Ha immaginato di mettere in scena lo sfarzo della monarchia con i suoi maggiori simboli di regalit: la corona, il mantello di ermellino, gli abiti da cerimonia, possibilmente dorati. Vuole dare agli americani un'immagine della monarchia inglese in controtendenza rispetto a ci che va di moda negli ultimi anni, cio la propensione a mostrare persino lei, la regina delle regine, nella sua quotidianit, priva dello sfavillio tipico del passato. Ma lo vuole fare rimanendo fedele allo stile al quale ha abituato il pubblico sin dai suoi esordi sulla rivista Rolling Stone: provocatorio e unico. Come dimenticare John Lennon, a letto in posizione fetale, abbarbicato a Yoko Ono nella fotografia scattata poche ore prima che venisse assassinato? O Demi Moore incinta, di profilo sulla copertina di Vanity Fair? E Whoopi Goldberg immersa in una vasca da bagno piena di latte, inquadrata dall'alto? Anticonvenzionale eppure nel rispetto della ritrattistica pi classica.
Leibovitz vuole ritrarre Elisabetta in un abito di rappresentanza (che pesa pi di quaranta chili), con una stola di pelliccia bianca, la collana di diamanti e il diadema della regina Mary. Le condizioni per il servizio fotografico alla sovrana, in procinto di partire per una visita ufficiale negli Stati Uniti, sono rigide: potr posare per quindici minuti, non uno di pi.
Disciplinata, Elisabetta si mette in posa. Leibovitz toglie il cappuccio all'obbiettivo, avvicina l'occhio e inquadra. Poi, osa l'inosabile, come lei stessa ricorda: Mi rendevo conto che i tempi erano ormai stretti, soprattutto considerando che avevamo gi perso minuti preziosi, cos domando alla regina di togliere la tiara (ma faccio una brutta gaffe chiamandola corona). Le dico che avrei preferito un look un po' meno regale. Meno regale? ribatte Elisabetta. Chi crede che io sia? Penso che si tratti di una battuta. Umorismo inglese. Ma mi accorgo che tutto il suo personale si mantiene ad almeno sei metri di distanza(6).
La tensione sale, il silenzio si taglia con il coltello. Leibovitz sar anche abituata a comandare sul set, ma non ha fatto i conti con una modella che non prende ordini dai fotografi. La regina, infatti,  visibilmente seccata, il suo sguardo  di ghiaccio ma, da professionista qual  (e naturalmente senza togliersi la tiara), porta a termine la seduta e se ne va.
La sua espressione viene catturata dalle telecamere della BBC, che stanno girando il documentario A Year with the Queen. E dall'uso maldestro di quelle riprese, qualche mese dopo, nascer uno scandalo senza precedenti.
La BBC produce un trailer per lanciare il documentario, una clip di pochi minuti nella quale sono montate alcune delle scene principali, che i produttori hanno la pessima idea di mostrare alla conferenza stampa di presentazione. Peccato che una delle inquadrature mostri la regina mentre lascia il set arrabbiata, dicendo alla dama di compagnia: Io non cambio niente. Ne ho abbastanza di vestirmi cos, grazie tante. La scena  inedita, e nessuno si  premurato di verificare che cosa fosse successo chiedendo a chi era presente.
 vero che la regina aveva manifestato la sua irritazione per la richiesta della fotografa di indossare il pesantissimo mantello dell'Ordine della Giarrettiera, ma poi si era sottoposta alle foto senza replicare. Non stava andandosene sbuffando, ma camminava in fretta perch stava arrivando all'appuntamento con qualche secondo di ritardo, e voleva evitare di essere scortese.
Che cosa  successo, allora, alla BBC? Un banale errore di montaggio, che dipinge la regina come una vecchia signora arrabbiata, o l'emittente ha truccato le immagini, descrivendole davanti ai giornalisti come una memorabile sequenza?
La frittata ormai  fatta, le scene sono state montate al contrario, tagliate e mal ricucite e mostrate alla stampa. Morale: la BBC ha mentito. Il direttore della rete BBC One Peter Fincham si arrampica sui vetri ammettendo lo sfortunato errore, ma l'emittente  costretta a fare pubbliche scuse alla sovrana durante l'edizione del telegiornale pi seguito. Poche ore dopo, il signor Fincham si dimette. Nel Regno Unito la lesa Maest  ancora un reato.

Il discorso della regina.

La tradizione del messaggio natalizio del sovrano risale al 1932, quando in un piccolo studio radiofonico allestito nella tenuta di Sandringham, Giorgio quinto, nonno di Elisabetta, lesse un breve discorso scritto da Rudyard Kipling, che iniziava con le parole: Sto parlando dalla mia casa e dal mio cuore a voi tutti.
Era il suo quinto anno di regno quando, sollecitata da Filippo, Elisabetta scelse di abbandonare la radio e di passare alla televisione: stesso microfono, stessa sedia e stessa scrivania usati dal padre, e lezioni di dizione impartite da Sylvia Peters, annunciatrice della BBC, che insegna alla giovane sovrana come stare davanti alle telecamere con naturalezza. Inquadrata nella Long Library di Sandringham in abito di Hardy Amies, la regina tiene davanti una copia del Pellegrinaggio del cristiano di John Bunyan, per leggerne un brano durante il messaggio. Il successo  clamoroso, e da allora il messaggio di Natale diventa una tradizione come il tacchino in tavola.
Quel testo del 1957, in particolare il passaggio dedicato alla tecnologia - Il fatto che alcuni di voi possano vedermi  solo un altro esempio della velocit con cui le cose, nel mondo, stanno cambiando -, si riveler l'incipit perfetto per il discorso di Natale esattamente cinquant'anni dopo.
L'inquadratura, le luci, la posizione davanti alla telecamera sono gi state provate e riprovate con Ella Slack, controfigura della regina dal 1988.
Un lavoro, il suo, capitato per caso.
Nel 1988 Ella Slack  a Whitehall, dove una troupe della BBC sta facendo le prove per le celebrazioni del Remembrance Sunday davanti al Cenotafio, nel punto esatto in cui il mattino successivo Sua Maest avrebbe deposto le corone. Il regista si ricord che l'anno prima Elisabetta si era lamentata perch il sole le era arrivato negli occhi proprio nel momento pi solenne della cerimonia. Mi chiese se potevo simulare il percorso della regina per regolare senza incertezze le telecamere. In fondo, tu sei un paio di centimetri pi bassa di lei, mi disse. E dal quel giorno Slack siede, saluta e si muove dove dovr farlo Elisabetta, in modo che gli operatori possano sistemare le luci e preparare le inquadrature. Da allora, la si vede spesso sulla carrozza reale prima dei cortei e alle cerimonie di apertura dei lavori del Parlamento inglese. Unica eccezione: non  autorizzata a sedersi sul trono.
Alle ore 15 del 25 dicembre 2007, dunque, Elisabetta arriva sul set e si posiziona davanti alle telecamere, ma quel giorno, per la prima volta, il suo messaggio natalizio non sar trasmesso soltanto in tv. Dopo che la regina ha verificato per sei mesi i contenuti del nuovo sito internet della Royal Family, il discorso di Natale sbarca su YouTube (e dunque davanti a un pubblico planetario), all'interno del neonato canale online dedicato ai Windsor, con grande gioia dei nipoti.
La regina  sempre stata consapevole del fatto che, per mantenere il contatto con la gente,  necessario stare al passo coi tempi utilizzando mezzi di comunicazione pi adeguati commenter un portavoce di Buckingham Palace, che sta dicendo una mezza bugia, perch esattamente due anni prima, mentre gli conferiva un'onorificenza, Sua Maest aveva confessato a Bill Gates di non aver mai usato un computer. Dopo quella confessione, a 80 anni, ha recuperato in fretta: ha imparato a usare il pc e se ne serve - in parte - per smaltire la corrispondenza e per restare in contatto con i nipoti, entusiasti di una nonna che loro stessi formano, sollecitandola con regali e gadget elettronici di ogni tipo (cellulari, tablet e un iPod per ascoltare musica).


UN LAVORO PER LA VITA.
(2010-2019).

Obbiettivi sul giubileo.
In questo anno speciale, dedico di nuovo me stessa al vostro servizio.
Sandringham. 6 febbraio 2012. Con queste parole Elisabetta rinnova la promessa fatta nel 1947 in Sudafrica, quando dai microfoni della BBC dichiar che la sua intera vita sarebbe stata consacrata al servizio della grande famiglia imperiale alla quale tutti apparteniamo. Nello stesso momento, a Londra echeggiano i tradizionali 41 colpi di cannone sparati da Hyde Park e i 62 dalla Torre di Londra, che rievocano la sua ascesa al trono. A sessantacinque anni dalla sua prima promessa, l'impero  assai ridotto, nonostante Elisabetta regni ancora su due miliardi e mezzo di persone e sia capo di Stato di 16 dei 53 paesi membri del Commonwealth.
Anche per i maestri della fotografia l'appuntamento con il Giubileo di Diamante  un'occasione unica. Impegnati in un'immaginaria competizione, sono pronti allo start di un evento di portata storica: prima di Elisabetta, l'unica sovrana britannica a celebrare sessant'anni di regno  stata la regina Vittoria, nel 1897.
Una delle tessere pi romantiche del mosaico fotografico dell'anno  firmata da Julian Calder, che, ispirandosi a un dipinto del pittore scozzese Henry Raeburn, chiede a Sua Maest di posare in veste di regina di Scozia. Lo scenario individuato, dopo i sopralluoghi nei dintorni del castello di Balmoral,  da fiaba gotica: davanti a cime montuose avvolte nella nebbia, all'ombra scura degli alberi e fra i cespugli di erica che crescono sulle rive di un ruscello, accanto al cottage preferito dalla regina Vittoria. Pioviggina da ore, ma quando Elisabetta arriva sul set con indosso un pesante mantello verde, le insegne dell'Ordine del Cardo (l'equivalente scozzese dell'Ordine della Giarrettiera) e la tiara di smeraldi Vladimir, appartenuta alla famiglia dell'ultimo zar di Russia Nicola secondo, anche la pioggia rende omaggio a Sua Maest: miracolosamente s'interrompe, per poi riprendere dopo l'ultimo scatto.
Se sessant'anni di regno sono stati indagati dagli obbiettivi di straordinari fotografi  anche grazie alla National Portrait Gallery, che nella mostra The Queen. Art and Image espone sessanta immagini storiche della sovrana, offrendo al tedesco Thomas Struth l'occasione per realizzare il primo ritratto di Elisabetta e Filippo di grande formato. Maestro nell'arte delle gigantografie, presenti nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo, Struth non  mai stato interessato a raffigurare personaggi famosi, e infatti, dopo aver accettato la proposta,  disorientato: Sar capace di dire qualcosa di nuovo?(1).
Fa un sopralluogo a Buckingham Palace, che giudica troppo pieno, ma quando, in alternativa, gli viene proposto come set il castello di Windsor, le cose non vanno meglio. Anche l gli eccessi dell'arredo non lo convincono: la White Room  troppo logora e vecchia, la Red Room semplicemente troppo. Cos deve rassegnarsi allo stile reale e accetta di lavorare nella pi sobria Green Drawing Room. Intanto si documenta, studiando vecchie fotografie reali, che trova per scadenti, con fondali che distraggono chi guarda e fanno l'errore di rendere quei due bei vecchi la ridicola personificazione delle loro funzioni e non persone. Nonostante gli ostacoli, il lavoro si rivela di inattesa semplicit: la regina arriva sul set puntuale, con i capelli e il trucco perfetti e con una scorta di spille e accessori vari da sottoporgli.
Struth non le rivela il modello a cui si ispira, quanto di pi lontano dalla sovrana e dal duca di Edimburgo: una coppia anziana che ha posato per lui pochi mesi prima, in una sala da ballo di Minneapolis, in occasione del sessantesimo anniversario di matrimonio. Il ritratto, di un metro e sessanta per due, verr giudicato (pare anche dagli stessi protagonisti) esemplare: Filippo ed Elisabetta siedono su un divanetto, a pochi centimetri l'uno dall'altra. Lui, l'ampia fronte solcata dalle rughe, appoggia la mano sinistra sul divano; Elisabetta la tiene in grembo con elegante distacco. Sono vicinissimi, eppure lei appare al centro della scena inondata di luce, mentre lui sembra recedere nell'ombra.
Come ritrattista ufficiale per il suo giubileo, per, Elisabetta sceglie l'inglese John Swannell.

In tanti anni di lavoro non mi sono mai personalmente proposto alla regina. La telefonata da Buckingham Palace  stata una vera sorpresa racconter.  stata lei in persona a chiedere di me; forse dopo il casino successo con Annie Leibovitz ha preferito puntare su qualcuno di cui si fidava. Nel suo portfolio ci sono modelle, attrici, uomini politici, ma Swannell confesser che nessuno  come lei: Nei decenni ho fotografato centinaia di celebrit - Elton John, Bob Geldof, Judi Dench, Twiggy, Joanna Lumley... potrei continuare ancora -, ma nessuna mi ha dato la stessa soddisfazione e lo stesso orgoglio(2).
Per il ritratto gli viene concessa un'ora di tempo, un'eternit se paragonata all'incontro del 2002, quando ha dovuto condividerla con altri sette fotografi per soli dieci minuti! Swannell chiede alla regina di posare davanti a uno specchio della Centre Room, la sala di Buckingham Palace dove si aspetta prima di uscire sul celebre balcone, il luogo sacro della famiglia nei giorni della gioia, delle celebrazioni, ma anche dei lutti, e che raramente viene utilizzato per le fotografie. L'effetto finale, a doppia prospettiva, si riveler unico: il volto pubblico della sovrana  fisso in camera, ma nello specchio, rivolto verso l'interno,  riflesso il volto privato, che sembra guardare altrove, in una perfetta alchimia fra la regalit e la sua incredibile semplicit.
Anche il Victoria & Albert Museum dedica al Giubileo di Diamante una spettacolare esposizione, Queen Elizabeth seconda by Cecil Beaton: 100 scatti fra i 18.000 provini del grande ritrattista, selezionati dalla responsabile del settore foto del V&A, Susanna Brown. Ci sono anche molti inediti, che Beaton scattava (di nascosto) quando si trovava a corte e che aveva lasciato in eredit alla sua segretaria: donati al museo, vengono ora esposti per la prima volta.
Emozionante, il giorno dell'inaugurazione, il momento in cui Brown fa incontrare, esattamente sessant'anni dopo, John Drysdale e Ray Harwood, che erano i due assistenti di Beaton quando realizz il suo capolavoro: l'iconica fotografia dell'incoronazione. Ormai anziani, emozionati e commossi di rivedersi per la prima volta dopo tanto tempo, rievocano il lavoro con il loro maestro e, ridendo, ricordano che per quel ritratto rimasero letteralmente rinchiusi a Buckingham Palace per due giorni di fila.

Sessanta volte regina.

3 giugno 2012, ore 14,15. Pioviggina, il cielo e il Tamigi sono color piombo e le strade, trasformate in lunghe tavolate innaffiate da boccali di birra, sono chiuse al traffico.  giorno di festa nazionale e, nonostante il tempo poco clemente, migliaia di londinesi sono schierati da ore sulle rive del fiume, pronti a godere della Diamond Jubilee River Pageant. L'imponente regata di barche di ogni modello e dimensione, ispirata a un dipinto del Canaletto, parte da Battersea Bridge e passer sotto undici ponti per poi raggiungere il Tower Bridge: velieri, piroscafi, scialuppe, motoscafi, gommoni, yacht e rimorchiatori. Come a Dunkerque ma con pi allegria afferma l'esuberante sindaco di Londra Boris Johnson, evocando la clamorosa operazione Dynamo della seconda guerra mondiale.
In testa al corteo, a bordo della lussuosa chiatta dorata Gloriana, c' la protagonista dei festeggiamenti: bianchi il cappello, il soprabito, la sciarpa, i guanti e le perle, la regina festeggia i suoi sessant'anni di regno rimanendo stoicamente in piedi per tutto il tempo (quattro ore), accanto a Filippo in uniforme militare, spada al fianco e medaglie sul petto. La coppia saluta e sorride tra le urla e gli urr della folla, mentre le campane suonano a festa e decine di cori intonano God Save the Queen.
Leggermente distanti da loro, secondo protocollo, Carlo e Camilla (in abito color crema), subito dietro Kate (in rosso), William, Harry e gli altri membri della famiglia reale.
A renderle omaggio anche i suoi cigni.
S, perch Elisabetta, in qualit di Seigneur of the Swans, possiede i cigni non marcati in acque libere (essendo selvatici, si tratta di animali protetti dal Wildlife and Countryside Act del 1981) ed esercita la podest su quelli di alcuni tratti del Tamigi e degli affluenti circostanti, e ha anche il dominio su una grande variet di altri animali presenti nelle acque britanniche, come storioni, balene e delfini. Non aveva mai partecipato all'annuale censimento dei suoi cigni, lo Swan Upping, fino al 20 luglio 2009, quando in abito e cappello arancione, seguita dall'obbiettivo dei fotografi Dan Kitwood e Toby Melville,  stata accompagnata alla cerimonia - tanto romantica, quanto pittoresca - dal guardiano dei cigni in giacca scarlatta, calzoni bianchi e cappello a visiera, e da una dozzina di marinai su piccole barche a remi.
Gran finale il 4 giugno. Al Queen's Diamond Jubilee Concert, su un gigantesco palco montato davanti a Buckingham Palace, dei pi famosi musicisti britannici, americani e degli altri paesi del Commonwealth non manca nessuno: Elton John, Robbie Williams, Tom Jones, Cliff Richard, Paul McCartney, Shirley Bassey, Grace Jones, Cheryl Cole, Kylie Minogue, Stevie Wonder, Rene Fleming, Lang Lang e Annie Lennox. E quando, alle dieci di sera, Sua Maest appare con Carlo e Camilla in tribuna d'onore, l'unico grande assente  Filippo che, a causa della sfiancante regata,  stato ricoverato in ospedale. Dopo due ore di musica, Elisabetta conclude le celebrazioni accendendo l'ultimo dei quattromila fal che ardono in suo onore in tutto il Regno Unito. Poi ringrazia i sudditi con un messaggio trasmesso alla radio e alla tv: Spero che il ricordo degli eventi felici del giubileo illumini le nostre vite per molti anni a venire.
Alla faccia di tutti quelli che da mesi mormorano, seppure sottovoce, la parola abdicazione.

Bond Girl.

Nel 1948, alla seconda edizione delle Olimpiadi londinesi, la principessa Elisabetta entra dagli spalti dello stadio di Wembley con Filippo e i genitori. Il 27 luglio 2012, all'Olympic Stadium di Stratford ci arriva dal cielo, sorprendendo 900 milioni di telespettatori. Il primo a essere stupito, un anno prima, era stato il regista Danny Boyle che, lavorando a un cortometraggio da proiettare allo stadio con protagonista la donna pi celebre di Gran Bretagna, aveva immaginato di ricorrere a una controfigura o a un'attrice come Helen Mirren - che gi aveva vestito i panni di Elisabetta nel film The Queen -, e di girare in un set che riproducesse il palazzo. Non c' alcuna conferma di un suo eventuale sentimento nei confronti dello special movie, ma Elisabetta, con un colpo di scena, spiazza tutti, compreso il suo segretario particolare: Una controfigura? Solo io posso essere me stessa e, come set, non immagino nulla di pi adatto di Buckingham Palace!. Dimostrando, ancora una volta, di avere un inglesissimo senso dell'umorismo. Al regista, Sua Maest pone solo due condizioni: massima segretezza sulla sua presenza, anche con la famiglia reale, e la scelta dell'abito. L'unica che viene messa al corrente, con largo anticipo, dell'operazione Bond Girl e della misteriosa ragione per cui occorrono due vestiti da cocktail identici  Angela Kelly.
A Boyle  sufficiente un'ora di lavoro: le riprese si rivelano perfette al primo ciak. Il plot  semplice: James Bond (l'attore Daniel Craig)  convocato a Buckingham Palace per scortare la regina alla cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici. Giunto nel cortile del palazzo, sale la scala regia, attraversa la East Gallery e viene accompagnato nello studio privato di Elisabetta, che, inquadrata di spalle in abito rosa pesca,  intenta a esaminare alcuni documenti. Sollecitata da un educato colpo di tosse, Elisabetta si volta verso di lui e, con un misto di ironia e understatement, pronuncia la sua unica battuta: Good evening, Mister Bond. Poi percorre i corridoi di Buckingham Palace insieme al pi raffinato degli agenti segreti, agli inseparabili corgi Monty, Holly e Willow e a Big Paul, il valletto Paul Whybrew (uno dei pi fedeli servitori della regina, soprannominato cos per la sua altezza). Saliti a bordo di un elicottero, la regina e James Bond volano sui cieli di Londra salutati dalla statua di Churchill che si anima al loro passaggio, e poi da turisti e studenti, mentre i corgi, rimasti a terra, li osservano sconfortati. La missione speciale termina nello stadio: due controfigure si calano con il paracadute sulle note di Missione Goldfinger e infine Sua Maest fa il suo regale ingresso nello stadio olimpico al fianco di Filippo e del presidente del CIO Jacques Rogge, davanti alla sbigottita famiglia reale. Un coro di bambini intona God Save the Queen e la regina, impassibile di fronte all'ovazione che sale dagli spalti, dichiara aperti i Giochi di Londra, che celebrano la trentesima Olimpiade dell'era moderna.

Brand ambassador.

25 ottobre 2013. Gruppo di famiglia in un interno, ovvero quattro generazioni di reali e tre eredi al trono: seduta in poltrona in piena luce, Elisabetta, d'azzurro vestita, ha il volto incipriato e sereno; Carlo, un po' arretrato alla sua destra, in monopetto blu, ha l'aria da padre e neononno felice, fiero del figlio William che tiene in braccio il suo battezzando primogenito, principe George di Cambridge. Definire storico lo scatto non  un azzardo:  la prima volta, da pi di un secolo, che un sovrano britannico ha vissuto abbastanza a lungo da poter assistere alla nascita di un pronipote destinato a salire al trono.
Era il 1894 quando un gruppo di famiglia analogo posava per i fotografi di corte, i fratelli William e Daniel Downey, al battesimo del futuro Edoardo ottavo, poi duca di Windsor: il neonato, il padre Giorgio quinto, il nonno Edoardo settimo e la bisnonna, una grassa e sofferente regina Vittoria vestita a lutto.
Per arrivare pronto allo scatto, Jason Bell, 44 anni, una laurea in economia, filosofia e politica a Oxford, la passione fin da ragazzino per la camera oscura, si documenta su un secolo di battesimi reali e ne studia i ritratti. L'occasione richiederebbe gioia, sorrisi, felicit, ma Bell trova quelle vecchie fotografie ingessate, fredde e cos poco allegre che vira a 360 gradi: ignora gli arredi pomposi e le pose artefatte, illumina il salotto di Clarence House con luci artificiali posizionate fuori da ogni finestra, chiede ai reali di posare rilassati e il pi possibile naturali e trasforma una grigia giornata d'autunno in un luminoso giorno d'estate.
Se quella foto vuole ricordare al mondo che la monarchia  al sicuro per i prossimi decenni, ci che evoca  anzitutto il mito di Elisabetta, che fluisce perenne, perch lei ignora le mode e rimane sempre fedele a se stessa. Dall'estetica distanza dei primi anni di regno alle fotografie rubate nell'attimo in cui uno smartphone la ritrae come una di noi mentre cammina o saluta con la mano dalla sua Rolls-Royce, l'effige su monete e banconote di 49 diverse nazioni e su magazine patinati ( stata la donna dell'anno per dodici volte su Time Magazine), eccola protagonista di una campagna pubblicitaria.
Il tab viene infranto nel 2014 in occasione dei suoi 88 anni, quando, con la campagna Great, accetta di diventare un marchio. Chi meglio di lei pu promuovere il Regno Unito nel mondo? E chi meglio di un ottuagenario con la storia inglese sulle spalle (e dietro l'obbiettivo) per ritrarla come brand ambassador? A catturarne lo sguardo, a esprimere in uno scatto in bianco e nero il suo sense of humor  la star della fotografia David Bailey, l'uomo che ha raccontato nel modo pi incisivo la Swinging London e che nel 1966 ispir a Michelangelo Antonioni il personaggio di Thomas in Blow-up.
Quasi in una sotterranea - ma del tutto casuale - competizione fra grandi vecchi, poche settimane dopo, a prendersi la scena nell'iconografia elisabettiana  un altro gigante della fotografia: Harry Benson.
Anche lo scozzese, che nel 1964 ha immortalato i Beatles in una stanza d'albergo mentre si prendono a cuscinate, che era a Berlino quando il Muro  stato costruito e nel 1989 quando  caduto, che era accanto a Bob Kennedy ferito a morte nelle cucine all'Ambassador Hotel di Los Angeles il 6 giugno 1968 e che ha fotografato tutti i presidenti americani da Eisenhower a Obama, all'idea di ritrarre la regina si emoziona come un novellino. Non  la prima volta che si incontrano: era con lei cinquant'anni prima, quando la giovane regina inaugur una miniera di carbone, e anche altrove, come dimostra un rullino del 1966 mai sviluppato, dimenticato da Benson in un vecchio archivio e scovato dallo scrittore e editor Reuel Golden mentre preparava un monumentale volume fotografico dedicato al giubileo.
Il viso morbido di rughe, con il rossetto che penetra nella cipria intorno alle labbra, Elisabetta posa per lui nella sala delle udienze di Buckingham Palace, in abito viola e spilla di diamanti. A fine lavoro, Benson confessa di considerare l'occasione offertagli dalla Scottish National Gallery una delle pi eccitanti della sua carriera: La regina non  un soggetto facile, ammetter ma credo mi abbia scelto perch io, da lei, ci sono andato da solo e non con dieci assistenti che fanno solo casino. E lei lo detesta, il casino! L'unico ostacolo, almeno per me,  stata la conversazione: davanti a Sua Maest, temevo di non avere argomenti interessanti con i quali intrattenerla. Cos mi sono preparato e ho puntato sul sicuro: fra uno scatto e l'altro, ho simulato competenza e ho dissertato con una certa vivacit di cani e cavalli(3).

Un posto nella Storia.

Nelle immagini di Elisabetta scorre quasi un secolo ed  la sua stessa vita ad aver accompagnato i capitoli di un romanzo dalla trama unica. Fra le pi recenti, non si pu dimenticare il suo debutto in Irlanda il 17 maggio 2011, quando, in abito e cappellino verde smeraldo, accanto al duca di Edimburgo e al ministro degli Esteri britannico William Hague, posa il piede sulla pista dell'aerodromo di Dublino.  una visita che segner una pagina nei libri di storia: Elisabetta  infatti il primo monarca britannico a visitare la Repubblica irlandese negli ultimi cento anni e il primo a farlo dopo che l'Irlanda ha ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito, nel 1921. L'ultimo era stato suo nonno, Giorgio quinto, nel 1911, quando l'Irlanda era ancora parte dell'impero.
In pubblico, della morte di Louis Mountbatten, l'amatissimo zio Dickie, Elisabetta ha sempre taciuto. Non ne parler nemmeno in questa occasione, che inaugura una nuova era nel rapporto tra i due paesi, impensabile fino a pochi anni prima: la stretta di mano al vice primo ministro Martin McGuinnes - l'uomo che, all'epoca in cui Mountbatten fu ucciso dall'IRA, ne era il leader - vale pi di ogni parola. Il gesto commuove il presidente irlandese Mary McAleese che, visitando con lei lo stadio Croke Park, dove nel 1920 le truppe britanniche uccisero tredici persone durante una partita di calcio gaelico, disse:  un momento straordinario nella storia dell'Irlanda.  una manifestazione del successo del processo di pace e di un nuovo futuro tanto diverso dal passato.
Nei suoi sessant'anni di regno, Elisabetta ha vissuto e condiviso anche le tragedie che hanno colpito il popolo inglese, ne ha saputo ascoltare le esplicite (e implicite) richieste: la guerra civile nell'Irlanda del Nord, i novantasei morti dell'Hillsborough Stadium di Sheffield nel 1989; pi recentemente il terrorismo islamico, che il 7 luglio 2005 con un attentato nella metropolitana di Londra ha ucciso cinquantasei persone e ne ha ferite centinaia. Le sue parole, il suo sincero dolore, la sua partecipazione alle tragedie che hanno colpito la nazione non sono mai mancati.
Ma tutto il regno di Elisabetta  costellato di debutti: 1965, la prima visita in Germania di un monarca britannico in pi di mezzo secolo; 1979, la prima visita di un sovrano inglese in Arabia Saudita, 1986 in Cina, 1994 in Russia. Altamente simbolico, nel 1995, il suo ritorno a Citt del Capo, accolta dal presidente Mandela, dopo il suo famoso viaggio d'esordio del 1947.
E ancora, il 6 giugno 2014, anniversario del D Day, la troviamo sulla spiaggia pi celebre del Novecento. A settant'anni dal giorno pi lungo, in una perfetta giornata d'inizio estate, i contorni di Sword Beach, teatro dello sbarco in Normandia, sembrano incisi in un cameo. Tutto appare com'era. Elisabetta, unico capo di Stato presente alla cerimonia che  stato testimone del conflitto, incede a passo lento davanti ai leader del mondo, a re e regine, e ai reduci a cui stringe la mano, a uno a uno, in una commovente cerimonia del ricordo.
Pochi mesi dopo, un altro appuntamento cruciale, limitato alla nazione, certo, ma non meno significativo: con un referendum, la Scozia deve decidere l'indipendenza dal Regno Unito. Se il 18 settembre gli scozzesi voteranno s, il nome Gran Bretagna diventer una semplice espressione geografica. Ancora una volta, pur osservando il consueto silenzio, la regina parla con i fatti: rimane a Balmoral, terra d'origine degli antenati della dinastia Stuart, quasi a voler ricordare agli scozzesi che nel giorno della sua incoronazione giur di vegliare sull'unit del regno. Il pomeriggio del 17 partecipa al varo della nuova portaerei militare Elizabeth seconda nei cantieri navali di Rosyth, non lontano dalla sua residenza; un evento programmato da tempo, che per ora assume un significato fortemente simbolico.
Il mattino del 19 settembre, la cornamusa reale sveglia Sua Maest con una buona notizia: all'invito del leader del fronte indipendentista Alex Salmond gli scozzesi hanno risposto con un fragoroso No, grazie.

63 anni, 216 giorni, 16 ore e 23 minuti.

Mercoled 9 settembre 2015. Fosse per lei, sarebbe un giorno di lavoro come tanti altri: inaugurazione della Scottish Borders Railway (la rete ferroviaria pi lunga costruita in Inghilterra negli ultimi cento anni), poi con Filippo a Balmoral per trascorrere la serata in famiglia. Ma questo non  un giorno che passa inosservato, perch alle 17,30 in punto il regno di Elisabetta seconda diviene il pi lungo nella storia della monarchia britannica, superando quello della regina Vittoria, durato 23.226 giorni, 16 ore e 23 minuti (63 anni e 216 giorni).  l'ennesimo - e forse il pi eclatante - primato di questa anziana, interessantissima signora, che ha saputo trasformarsi per sessantatr anni in regina e nel pi anziano capo di Stato al mondo. Eppure lei, disinteressata a competere con i suoi antenati, sembra non attribuire molta importanza alla data. Ma l'eco del prestigioso record lievita fino a diventare un fiume di giornalisti. La notizia sui media monta come panna, in Scozia arrivano le tv di mezzo mondo e la regina  costretta a rilasciare una dichiarazione.
Inevitabilmente una lunga vita pu attraversare molte tappe fondamentali - la mia non fa eccezione -, ma ringrazio tutti voi e tutti gli altri, qui e nel mondo, per i vostri toccanti messaggi di grande gentilezza.
Immancabile il sondaggio, pochi giorni dopo, realizzato da YouGov e pubblicato sul Sunday Times: Elisabetta  votata la regina preferita di sempre, con una popolarit identica a quella del 1952, quando sal al trono.
Il principe Carlo festeggia (con il sorriso tirato) i sessantatr anni di regno della madre, che segnano un record anche per lui: non  ancora capitato a nessuno di aspettare il trono cos a lungo. La loro fotografia insieme  firmata da Nick Knight: Elisabetta seduta con un abito fantasia nei toni dell'azzurro e dietro di lei, in piedi, l'uomo in attesa perenne che la guarda con un (rassegnato?) sorriso.
Lo stesso sorriso che, poche settimane dopo, l'erede al trono sfoggia davanti all'obbiettivo di Ranald Mackechnie, il fotografo della Royal Mail chiamato a immortalare il record di regno e i novant'anni di Sua Maest. Lavorare per un francobollo, nella vita di un fotografo,  un traguardo: prima di lui  toccato a Marcus Adams, Dorothy Wilding, Yousuf Karsh e pochi altri eletti. Ma le foto di Mackechnie sono speciali perch devono ritrarre quattro generazioni di Windsor.
Sul set, a rubare la scena  il principe George, che posa nella White Drawing Room di Buckingham Palace per il suo primo francobollo. Non ha ancora tre anni, ma, essendo terzo in linea di successione al trono, posa insieme a pap William, a nonno Carlo e alla bisnonna, in piedi su una pila di libri. Nulla pu essere lasciato al caso e l'escamotage  necessario: per poter ricavare dalla fotografia singoli francobolli dedicati a ognuno dei protagonisti, George deve essere ben distanziato dagli altri ma alla stessa altezza. Tutti vestono nelle sfumature del blu, il colore della Gran Bretagna e il preferito dalla regina, che ha scelto di indossare un abito del 1919 ereditato da sua madre. Ma 90 anni sono un traguardo davvero sensazionale, cos le poste reali emettono anche una sestina speciale che ritrae Elisabetta nei momenti pi importanti della sua vita: nel 1930 insieme a suo padre, nel 2012 in attesa dell'ingresso in Parlamento, nel 1952 con i figli Anna e Carlo, nel 1957 con il duca di Edimburgo, nel 1977 durante una visita in Nuova Zelanda e nel 1996 in carrozza con Nelson Mandela.

Vanity Corgis.

Aprile 2016. Le librerie e le edicole del regno (ma anche degli Stati Uniti e del resto d'Europa) espongono magazine con corpose monografie e inserti patinati che ripercorrono la vita di Elisabetta, firmati dalle star della fotografia che l'hanno ritratta nei decenni. La copertina pi intrigante, certo la pi personale,  quella di Vanity Fair. Elisabetta ha chiesto che - relegati marito, figli, nipoti e pronipoti nelle pagine interne - Annie Leibovitz la fotografi nel giardino di Windsor, in gonna di tweed e maglioncino azzurro, insieme agli unici esseri viventi che la amano incondizionatamente pur non trattandola come una sovrana: i corgi Holly, Willow, eredi della capostipite Susan, e i dorgi Vulcan e Candy.
La devozione dei reali inglesi ai loro cani  nota fin dai tempi della regina Vittoria, appassionata di bassotti tedeschi e di collie scozzesi che, senza fare eccessivo sfoggio di fantasia, chiamava Noble, Noble primo, Noble secondo. Eppure nessun sovrano  mai stato identificato con i suoi cani come Elisabetta, che, se potesse dialogarci in una favola di La Fontaine, riceverebbe da loro solo latrati di pura gratitudine. Non le obbediscono come valletti, ma le sono enormemente riconoscenti e lei ricambia il loro affetto lasciandoli scorrazzare in ogni stanza, anche la pi privata, liberi di dormire su divani e tappeti, a Buckingham Palace e nelle altre residenze reali.
Quando, trent'anni fa, uno dei suoi collaboratori le chiese che cosa le mancasse di pi durante i lunghi viaggi intorno al mondo, Elisabetta non esit a rispondere: I miei cani. Per questo se li porta sempre dietro, aiutata da collaboratori che li fanno salire e scendere da treni, aerei, elicotteri e limousine. Negli anni Novanta  arrivata al punto di girare con tredici esemplari - memorabilmente descritti da Lady Diana come un tappeto mobile - intorno alle sue gonne o, spesso, aggrappati ai polpacci di autisti, primi ministri e diplomatici, senza fare alcuna distinzione di censo. E visto che per godere della benevolenza di Sua Maest  importante avere un buon rapporto con i corgi, valletti e maggiordomi li conquistano nel pi classico dei modi: infilandosi nelle tasche gustose salsicce da distribuire all'occorrenza.
Dal 1950, con l'aiuto di esperti cinofili e indispensabili allevatori, la regina supervisiona personalmente l'allevamento dei cuccioli che vengono registrati sotto le insegne dei Windsor, ne sceglie il padre, che deve essere di bell'aspetto e avere il colore rosso dei Pembroke. Non ha mai autorizzato la loro partecipazione a gare e competizioni, non ne ha mai venduto nessun esemplare, ma ne ha regalati molti e oggi la capostipite Susan ha stuoli di discendenti in Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia.
Se pu, Elisabetta se ne occupa di persona e spesso si defila insieme a loro in lunghe passeggiate sui prati, per quella che Filippo chiama la dog mechanism therapy della moglie. In una vita governata dal protocollo, i cani svolgono anche un'altra, importantissima funzione: servono a rompere il ghiaccio con gli estranei, anche di rango, come iniziale e facile argomento di conversazione.
A Buckingham Palace i viziatissimi corgi dormono in ceste di vimini nella stanza degli stivali - vicina agli appartamenti reali -, dalla quale sono liberi di uscire; quando la loro padrona fa la prima colazione o durante il tea time, hanno il permesso di scodinzolare intorno al tavolo in attesa di biscotti e avanzi di toast imburrati. Se si escludono questi sporadici momenti di coccole gastronomiche, i corgi seguono un regime alimentare da gourmet, di cui si occupa lo chef reale in persona: carne bollita e tagliata a dadini e servita con cavolo e riso bianco. Su qualit e freschezza del cibo, Elisabetta  intransigente. Quando dalle mura del castello di Balmoral trapel l'affaire della pappa surgelata, i tabloid inglesi se ne occuparono per settimane come se si trattasse di uno scandalo reale: la regina aveva scoperto che il cibo servito ai corgi era stato cucinato insieme al pasto del giorno precedente congelato e riscaldato, e il povero chef in carica, Mark Flanagan, rischi il posto.
Alla soglia dei novant'anni, Elisabetta ha smesso di allevare cuccioli. A svelare una delle ragioni di questa decisione  il suo consigliere in materia Monty Roberts: la regina  preoccupata che qualcuno dei suoi amati cagnolini possa sopravviverle. Nessuno in famiglia condivide la stessa passione, come ammisero il principe William e il principe Harry in un'intervista televisiva alla BBC: Non riusciamo a capire come faccia Sua Maest a sopportarli.
Quando nel 2012 il cane Monty muore, Roberts le offre un nuovo corgi. Ne parleremo in un altro momento risponde la sovrana. Ma non succede. Nel 2016 adotter Whisper, il cane del suo guardiacaccia rimasto orfano del suo padrone, ma Holly e Willow, nati nel 2003, saranno gli ultimi della lunga dinastia: averli fra le gambe col rischio di inciampare  diventato troppo pericoloso.
17 aprile 2018. Un giorno primaverile di bel tempo al castello di Windsor. Elisabetta cammina a capo chino accanto al giardiniere di corte, che tiene fra le braccia il corpicino dal pelo rossastro di Willow, diretta verso il luogo della sepoltura. La sua morte chiude una storia iniziata nel 1948 con i due cuccioli di Susan, Sugar e Honey, e mai interrottasi per quattordici generazioni. Willow sar sepolto accanto a Monty e a Holly (coprotagonista dello spot delle Olimpiadi), che l'hanno preceduto di pochi mesi, in una delle tombe nel Windsor Great Park, dove giacciono i suoi antenati, insieme ai labrador e ai cocker spaniel (Sandringham Slipper, morto nel 1958; Sandringham Brand, descritto come a gentleman amongst dogs e deceduto nel 1980 dopo otto anni di onorato servizio; Sandringham Fern e molti altri), sotto una piccola lapide bianca con il nome, la data di nascita e morte e il devoto ringraziamento di FEDELE COMPAGNO DELLA REGINA.
Dall'ottobre 2018, quando la regina dir addio anche a Whisper, nessuno vedr pi scorrazzare corgi nelle residenze reali. A far compagnia alla sovrana rimangono Candy e Vulcan, due dorgi, nati dall'incrocio di un corgi di Elisabetta con il bassotto di Margaret, Pipkin. Esemplari meno celebri, non compaiono nelle photo opportunities, n sono immortalati in film e documentari.
Dell'amore di Elisabetta per i suoi cani resteranno centinaia di fotografie, lo strepitoso cortometraggio delle Olimpiadi del 2012 e The Queen's Corgi del 2019, il primo cartone animato realizzato sulla sovrana. Con silenziosa, regale approvazione.

Due passi indietro per settant'anni.

4 maggio 2017. Buckingham Palace annuncia che a breve verr data un'importante notizia. Elisabetta convoca tutti i dipendenti delle sue residenze sparse per il regno in una riunione di emergenza. C' grande preoccupazione.
Escludendo (per scaramanzia?) che l'amata sovrana sia in pericolo di vita o, peggio ancora, che abbia preso la decisione di abdicare, la rete si scatena e gli internauti danno sfogo alle ipotesi pi creative.
Re Art sta tornando da Avalon!
 stata riaperta la camera dei segreti!
Elisabetta ha deciso di diventare la regina dei sette regni e di sedersi sul Trono di Spade!
Quando il comunicato ufficiale di palazzo informa che dopo 22.219 impegni pubblici individuali, 637 visite oltremare, 5500 discorsi, Filippo Mountbatten, duca di Edimburgo, ha deciso di ritirarsi a vita privata lasciando la guida di 780 organizzazioni, il paese tira un respiro di sollievo.
Alla vigilia del suo novantaseiesimo compleanno, Filippo va dunque in pensione. Si ritira da un lavoro complicato e usurante: quello di essere stato - e di essere ancora - senza ruolo, senza definizioni, senza compiti precisi, ma sovraccarico di impegni accanto a una primadonna.
Non li abbiamo mai visti tenersi per mano e hanno perlopi vissuto in quartieri separati, non hanno mai ritenuto necessario rendere conto dei loro sentimenti, ma quando il 20 novembre 2017 le campane di Westminster Abbey suonano per tre ore, tutti i londinesi sanno perch: la Gran Bretagna festeggia settant'anni di matrimonio della pi longeva e inossidabile coppia reale, scampata a lutti, tradimenti e figli scapestrati per buona parte del secolo. Una coppia dove a portare i pantaloni  una donna e lui, col fascino di un vecchio Casanova,  riuscito a ritagliarsi un suo ruolo di uomo sapendo di affascinare e far sorridere. Una delle definizioni pi spiritose e azzeccate del duca di Edimburgo la d il nipote Harry, affermando che anche se sembra farsi i fatti suoi, come un pesce che vaga nel fiume,  comunque l e non penso che lei ce la farebbe senza di lui.
Lei ha sempre parlato di lui definendolo la mia forza; lui in pubblico ha sempre frenato la sua falcata da spilungone e rispettato i due passi indietro. Nessuna coppia reale  mai stata insieme cos a lungo. E poche altre possono vantare un simile record.
Potevano mancare le fotografie per le nozze di ferro?
A occuparsi dell'album di famiglia  il fotografo britannico Matt Holyoak. Elisabetta in abito Kelly color crema, sulla spalla sinistra la spilla Scarabeo in oro giallo, rubini e diamanti che il marito le ha donato nel 1966; Filippo dietro di lei, il mento leggermente appuntito e l'aria di sentirsi sollevato per la libert ritrovata: due bei vecchi, l'immagine della devozione. Alle loro spalle il ritratto di Giorgio terzo e della regina Carlotta, sposati per cinquantasette anni, dipinto da Thomas Gainsborough nel 1781.
Novantun anni Elisabetta e 96 Filippo, la regina d'Inghilterra e il principe consorte sono una coppia pi contemporanea persino di Kate e William, ingabbiati nei ruoli tradizionali di futuro sovrano e moglie-madre. Un marito casalingo, cos ha definito Filippo la biografa della regina Ingrid Seward, ricordando come lui si sia trovato a dover badare ai bimbi mentre la moglie era costretta a incontri ufficiali ogni venti minuti.  anche grazie a suo marito che Elisabetta regna con fermezza e autorevolezza, e in privato Filippo  l'unico che si rivolge a Sua Maest come un pari. La sua Lilibet, per lui  un cabbage (cavoletto), nomignolo svelato dal drammaturgo inglese Peter Morgan nel film The Queen.
Essere marito di una donna e consorte di una regina! Mica semplice, anche per Filippo che non ha mai dismesso i panni di principe irrequieto, come dimostra il clamoroso incidente del 17 gennaio 2019, quando la sua Land Rover (lui al volante e senza guardia del corpo) finisce fuori strada in prossimit di Sandringham, schiantandosi contro un'auto con tale violenza da ribaltarsi. Salvo per miracolo, ne  uscito solo con qualche graffio e sotto shock; per fortuna nessuna delle due passeggere dell'altra auto si  ferita gravemente. Illeso anche il bambino di otto mesi che viaggiava sul sedile posteriore. Prima di tornare a Sandringham, Filippo ha comunque dovuto sottoporsi all'esame dell'etilometro, a un'accurata visita medica e, non ultimo, all'incontro con la moglie, l'unica persona al mondo che potrebbe (e sicuramente, vorrebbe) vietargli di guidare, alla sua et. Ma solo ventiquattro ore dopo l'incidente, Filippo  stato avvistato e fotografato al volante di una Land Rover nuova di zecca, senza cinture di sicurezza. La disapprovazione popolare  esplosa sui media, persino con le voci dei solitamente accomodanti royal watcher. Annoiato e ribelle, il duca di Edimburgo deve avere mal vissuto il pensionamento e nel novantottesimo anno di vita fare un giro fuori dalla tenuta in auto forse rappresenta per lui - ancora! - una via di fuga, o un'affermazione di senile e incosciente autonomia.
Un mese dopo l'incidente, Buckingham Palace annuncia che dopo un'attenta considerazione, il duca di Edimburgo ha preso la decisione di consegnare volontariamente la sua patente di guida.
Volontariamente o su ordine della sua pi giudiziosa moglie?

Tempesta nella coppa di un reggiseno.

Se si lavora per la regina, c' una regola da rispettare: tacere. Per perdere la sua fiducia basta una frase fuori posto e June Kenton, star della biancheria di lusso Rigby & Peller e fornitrice ufficiale della lingerie di Buckingham Palace dal 1961, l'11 marzo 2017 ha parlato. Poche ore dopo, come nel finale di un immaginario reality show,  stata eliminata. Cos lo stemma reale  stato rimosso dal suo lussuoso negozio al 13 di King's Road (e negli altri dieci punti vendita della capitale), sulla carta da lettere e su ogni sorta di scatola o sacchetto della maison.
Forse Miss Kenton non conosceva il caso Crawford e le sue conseguenze. Se avesse saputo che  vietato raccontare cosa accade nelle segrete stanze di palazzo, non avrebbe osato descrivere le prove dei reggiseni di Elisabetta e di altre signore della famiglia nell'autobiografia Storm in a D-Cup (gioco di parole con teacup, tazza di t). Niente di scandaloso in verit, il libro  parco di dettagli e soprattutto non fa cenno alla taglia di seno di Elisabetta (dettaglio protetto da segreto di Stato), ma l'aver anche solo evocato una prova di lingerie con la regina seminuda  stato considerato pi che inopportuno. Un autentico smacco per il brand e probabilmente una seccatura anche per Elisabetta, che alla sua et forse non aveva intenzione di cambiare il fornitore di un capo cos intimo.
Desolata per l'accaduto, ma per niente pentita di non aver tenuto la bocca chiusa, Kenton si  limitata a commentare che, persa la regina, si accontenter di rifornire la regina dei reality Kim Kardashian, Lady Gaga e Scarlett Johansson.
E dire che al prestigioso Royal Warrant - il sigillo conferito dalla regina, dal duca d'Edimburgo o dal principe del Galles a persone o aziende che abbiano regolarmente, e almeno per cinque anni consecutivi, fornito prodotti o servizi a un membro della casa reale - era arrivata dopo lo scrupoloso esame di una commissione, il Royal Household Tradesmen's Warrants Committee. Nato durante il regno di Enrico secondo nella forma del Royal Charter, un documento in cui la casa reale annotava il nome dei suoi fornitori, nella forma che conosciamo oggi, cio con marchio dedicato,  stato introdotto dalla regina Vittoria, che in sessantatr anni di regno ne rilasci circa duemila.
La concorrenza per ottenerlo  spietata: ciascun membro della famiglia pu conferirne uno solo per ogni tipologia di prodotto o servizio, il riconoscimento ha una durata di cinque anni, trascorsi i quali viene sottoposto nuovamente alla Commissione reale, che si riserva il diritto di revocarlo se le garanzie e le motivazioni che l'avevano indotta a concederlo vengono meno. Non sono molte le aziende che possono vantare la piena benedizione con ben tre sigilli: le giacche Barbour, gli abiti di Daks, i gioielli di Bennet, le lavanderie Blossom & Browne's Sycamore, ma anche le attivit di alcuni immigrati italiani che in Gran Bretagna hanno fatto fortuna, come la catena di ristoranti Carluccio's, il re dell'import-export Donatantonio, l'emporio alimentare di lusso Valvona & Crolla di Edimburgo. Va detto per che ci sono anche italiani speciali, che pure senza stemma reale possono vantare Elisabetta come illustre cliente. Fra questi, la creatrice di fragranze torinese Laura Bosetti Tonatto, che su richiesta di Buckingham Palace ha creato un profumo personale per la regina, declinato in eau de parfum, candele e profumi per l'ambiente. La formula? Rigorosamente segreta.

Windsor srl.

Per loro  semplicemente Gan Gan, vezzeggiativo di Grand-Ma, anche se, quando la incontrano, non sono esentati da riverenza e inchino. Lei ammette pubblicamente di adorarli (come ha fatto negli ultimi discorsi di Natale) e non a caso li ha scelti come coprotagonisti nell'omaggio di Annie Leibovitz ai suoi 90 anni. In teoria  difficile che un nuovo ritratto di Elisabetta possa sorprendere, ma questo del 2016, diverso da ogni altra foto di famiglia, lo fa. Elisabetta, in camicetta bianca, golfino beige e gonna grigia, tiene in braccio Charlotte, 11 mesi, figlia del nipote William e di sua moglie Catherine Middleton. Accanto all'affettuosa bisnonna, gli altri quattro pronipoti: Mia (2 anni) figlia di Zara Phillips e del giocatore di rugby Mike Tindall; George, primogenito di William; Isla (3 anni) e Savannah Phillips (6 anni) figlie di Peter Phillips e di sua moglie Autumn; oltre ai due nipoti ancora bambini, James (8 anni) e Louise (12 anni), figli dell'ultimogenito Edoardo e della moglie Sophie. Assenti nello scatto Louis, che nascer nel 2018 e l'erede di Harry, classe 2019.
L'impressione  che, da nonna e da bisnonna, la regina si conceda (e mostri in pubblico) un'affettivit inconsueta, quasi che tutto quello che non ha fatto come madre, possa permetterselo con i piccoli di famiglia. Primattrice della dinastia pi celebre e potente del Regno Unito, in realt Elisabetta non  mai veramente cambiata, ma si  via via adattata, a partire dal 1997, dalla morte di Lady Diana, quando ha iniziato a seguire da vicino la formazione del nipote William.
Lo ha fatto per la corona?
Non solo. William e il fratello Harry hanno un effetto benefico su di lei, la rendono meno rigida e austera, la coinvolgono in un universo affettivo che con i figli la regina non ha mai conosciuto fino in fondo. A loro concede ci che non ha mai concesso nemmeno a se stessa: la tenerezza. Di William segue da vicino anche l'educazione sentimentale e, memore della fretta con cui  stato deciso il disastroso matrimonio di Carlo e Diana, ha consigliato al nipote di non seguire l'esempio paterno. Prima di sposarsi ci si deve conoscere bene, cos, nulla in contrario se prima di impalmare la signorina Catherine Middleton (soprannome Katie Waitie, colei che aspetta), lui la frequenta per sette anni, convivendoci per quattro durante gli studi all'Universit di St. Andrews. E quando, venerd 29 aprile 2011, nell'abbazia di Westminster, William porta all'altare la facoltosa borghese, Sua Maest in soprabito e cappellino color giallo zafferano ha davvero l'aria raggiante. Pur non essendo un'aristocratica, Kate ha tutto ci che le piace:  perfetta quanto basta per non portare scompiglio a corte come aveva fatto la suocera (della quale porta al dito l'anello di fidanzamento), indossa abiti sotto il ginocchio, parla poco e solo in occasioni ufficiali, ha un sorriso dolce, una personalit fortissima e una spiccata vocazione materna: partorir tre figli in sette anni (George nel 2013, terzo in linea di successione; Charlotte nel 2015; Louis nel 2018) senza trascurare il suo impegno in diverse organizzazioni caritatevoli.
Per i tre pronipoti, Elisabetta fa un ulteriore passo avanti: nell'ottobre 2011 modifica la legge voluta da suo nonno nel 1917 e cancella la discriminazione a svantaggio delle eredi femmine, decidendo che sia i figli che le figlie di William godranno del titolo di Altezza Reale. Cos il primogenito di William, se anche fosse stata una femmina, sarebbe stata in ogni caso terza in linea di successione al trono.
Il copione del rinnovamento, garbato ma inesorabile, funziona: i giovani Windsor e i loro figli non solo sono amatissimi dai sudditi inglesi che ne seguono la crescita passo dopo passo - e, ovviamente, foto dopo foto -, ma diventano vere e proprie calamite per il turismo e manna per le aziende che li vestono: gli abiti che Kate e i principini indossano nelle fotografie (pubblicate sugli account Twitter, Facebook e Instagram della famiglia reale) vengono venduti nel giro di poche ore.
Diversamente dal fratello maggiore, e ormai accomodato nel pi confortevole quinto posto in linea di successione (diventer sesto dopo la nascita del nipote Louis), Harry fa tutto in fretta. Dopo alcune fidanzate pi o meno aristocratiche, nel 2017 chiede alla nonna il consenso per portare all'altare la signorina Meghan Markle, che frequenta da pochi mesi. Sull'opinione e sulla reazione privata della regina nulla si sa, se non che d il suo immediato consenso (obbligatorio per gli eredi fino al sesto grado di successione) dopo aver invitato l'aspirante sposa per un t. E il 19 maggio 2018 entra (per ultima) nella cappella di St. George a Windsor, insieme a Filippo, per assistere al matrimonio del nipote prediletto Harry con un'ex attrice afroamericana, che ha tre anni pi di lui,  figlia di divorziati, ha un padre in bancarotta, una sorella che concede rancorose interviste televisive a pagamento insultandola, e ha informato il mondo del suo amore per il principe con una lunga intervista corredata di foto sexy su Vanity Fair: tre generazioni prima, un copione analogo port dritto a un'abdicazione.
Kate  destinata a diventare una regina e viene tenuta sotto stretto controllo; Meghan Markle, duchessa del Sussex,  meno ligia, o forse ancora troppo inesperta di etichetta e doveri reali. Dopo i primi mesi di idillio con la stampa, durante i quali i due fratelli e le loro consorti vengono chiamati Fab Four (i favolosi quattro), sui magazine  un florilegio di pettegolezzi e illazioni, come non si vedeva dai tempi di Lady D e Sarah Ferguson: si attribuisce a Meghan la volont di allontanare Harry dal resto della famiglia reale, viene giudicata troppo glamour e spendacciona, tirannica con i suoi collaboratori che dopo pochi mesi si sono dati alla fuga e, soprattutto, si vocifera che il trasloco dalla residenza londinese di Kensington Palace - la comune reale di Londra dove continuano a vivere William e Kate con i tre figli - al cottage di Frogmore a Windsor derivi dalla rivalit con la cognata.
Quanto ci sia di vero in simili illazioni non si sa. Quel che  certo  che Megan e Harry, Kate e William, e qualunque cosa si possa inventare su di loro, fanno notizia, infinitamente di pi delle due figlie del duca di York e dell'ex moglie Sarah Ferguson, Beatrice ed Eugenie. Ed Elisabetta? Lei le adora entrambe: non hanno mai creato problemi o dato scandalo, hanno studiato e hanno anche un lavoro. E deve avere sicuramente apprezzato che, a differenza di Meghan Markle, al termine del suo matrimonio con Jack Brooksbank celebrato a Windsor il 12 ottobre 2018, la ventottenne Eugenie si sia rivolta con un lungo e profondo inchino alla nonna. La quale, perfetta in cappotto celeste nuvola con bottoni dorati e un magnifico cappello con un fiore color crema, l'ha ricambiata con un affettuoso sorriso, il primo, e unico, di tutta la cerimonia.

London Bridge is down.

Mercoled 3 giugno 2015 alle 9,30 del mattino un tweet della reporter BBC Ahmen Khawaja allarma il mondo: Breaking news: la regina Elisabetta  stata ricoverata all'ospedale King Edward's settimo di Londra. In aggiornamento. E, pochi secondi pi tardi, un secondo tweet scatena il panico: La regina Elisabetta  morta. Questione di pochi secondi e la notizia viene smentita da un successivo tweet. Ma la frittata  fatta: la CNN e la Bild tedesca l'hanno gi ripresa. Da Buckingham Palace sono costretti a rilasciare un laconico comunicato sulla salute della regina confermando che s, Sua Maest si  recata al King Edward's settimo Hospital, ma per un un controllo di routine. Per zittire la sprovveduta cronista (e magari darle una lezione di giornalismo), la regina avrebbe potuto twittare un selfie, dimostrando di essere in forma e di godere ancora di una salute eccellente. Infatti anche Elisabetta ha un account twitter, @BritishMonarchy, dal quale comunica firmandosi Elizabeth R.. La svampita reporter Ahmen Khawaja e tutta la BBC si prostrano in mille scuse, spiegando che l'incidente  avvenuto durante una prova di necrologio di primo grado, un'esercitazione che i giornalisti della BBC fanno ogni sei mesi per non arrugginirsi. Un po' come nei giornali, quando vengono scritti in anticipo gli articoli sulla morte di personaggi celebri, i cosiddetti coccodrilli.
L'arte di pianificare un funerale cos impegnativo, con una solennit pari soltanto al cerimoniale del Vaticano,  frutto di una rodata competenza:  dal 2000 che una task force formata da centinaia di persone, a corte e al governo, lavora all'evento, immaginando un possibile perch (l'et avanzata) e un ipotetico come, nel caso accadesse dopo una breve malattia.
Solo - fortunatamente - non il quando.
La morte di un sovrano non  mai una questione privata: pu essere inattesa, come quella di Giorgio sesto, o accelerata, come quando il nonno di Elisabetta venne aiutato dal medico di corte con un'iniezione di morfina perch non soffrisse troppo e morisse in tempo per la prima edizione del Times.
Due anni dopo l'infelice tweet, a svelare che cosa accadr alla morte di Elisabetta e a raccontare la pianificazione delle sue esequie,  il giornalista Sam Knight del Guardian, che riesce a procurarsi una copia del dossier segreto intitolato The Bridge. La regina, consapevole che tutto  gi perfettamente organizzato, pur non gradendo che il suo funerale venga spiattellato su tutti i giornali del mondo ( stato ripreso ovunque), non ne fa un dramma: Succede a tutti avrebbe detto, evocando il poeta John Donne (that death comes equally to us all and makes us all equal when it comes).
E tutto avr inizio nelle sue ultime ore di vita, quando a sovrintendere a ogni aspetto sar il suo medico personale, che decider chi ammettere nella stanza e quali informazioni rendere pubbliche. Buckingham Palace emetter allora alcuni comunicati preparatori che informeranno sullo stato di salute di Sua Maest. Dopo la morte della regina, la responsabilit del protocollo passer nelle mani del segretario privato che, con la frase in codice London Bridge is down (Il ponte di Londra  caduto), informer il primo ministro attraverso una linea telefonica sicura. La notizia rimarr un segreto di Stato fino a quando il ministro degli Esteri, dal cosiddetto Foreign Office's Global Response Centre, ubicato in un luogo ignoto di Londra, avvertir i governi dei paesi di cui Elisabetta  sovrana e quelli delle nazioni che fanno parte del Commonwealth. Subito dopo, il resto del mondo ne verr a conoscenza con un lancio dell'agenzia di stampa britannica, anche se la monarchia inglese affida ormai ogni sua comunicazione ufficiale ai tweet dell'account @RoyalFamily. Un tempo, l'unico interlocutore della casa reale era la BBC, ma oggi  molto probabile che i social media e i giornali online invaderanno gli schermi dei cellulari pochi secondi dopo. Regola vuole, comunque, che un valletto vestito a lutto uscir da Buckingham Palace e appender al cancello una nota ufficiale, la stessa che aprir la home page del sito della casa reale. Il giorno successivo all'evento saranno a disposizione del pubblico libri di condoglianze nei musei, nei palazzi pubblici, nelle biblioteche.
E l'erede al trono? Diventer re (Carlo terzo o Giorgio settimo?) dall'ultimo respiro della regina e terr il suo primo discorso da sovrano la sera stessa della morte della madre. La mattina successiva, lo stendardo reale, tenuto a mezz'asta in ogni residenza solo per poche ore, sar nuovamente issato alle 11 in punto, quando Carlo sar ufficialmente proclamato re.
Tutti i media nazionali (e internazionali) sono preparati all'evento: il Times ha 11 giorni di articoli e fotografie pronti per essere mandati in stampa e pubblicati online, e i principali esperti di affari reali sono gi sotto contratto per commentare in televisione, in radio e sui magazine. Alla BBC, nel momento in cui la notizia potr essere resa pubblica, la luce blu, che viene accesa in caso di catastrofe nazionale, inizier a lampeggiare. Chi dovr andare in onda in quel momento sa gi cosa fare: indossare abito e cravatta scuri (pronti nell'armadietto della redazione), mentre verr sospesa la programmazione per diffondere un notiziario a reti unificate, anticipato dal classico incipit: This is BBC, from London. Lo stemma reale apparir sullo schermo, accompagnato dalle note dell'inno nazionale in sottofondo. Sul fronte musicale, sono pronte diverse playlist da triste a molto triste e fino al giorno dei funerali non saranno trasmessi programmi di genere comico.
Ma la morte di Elisabetta sar diversa da tutte le altre che l'hanno preceduta, inclusa quella della regina Vittoria, per milioni di persone.  l'unica regina che la maggior parte di noi ha conosciuto; tre dei quattro suoi primi ministri, Tony Blair, Cameron e la May, sono nati durante il suo regno fanno notare i giornalisti intervistati dal Guardian(4).
Se Elisabetta dovesse morire all'estero, un jet del 32 squadrone dell'aeronautica militare decollerebbe da Londra con una bara a bordo. Diverso lo scenario se la regina dovesse morire a Balmoral: prima di essere riportato a Londra, il suo corpo sarebbe trasportato a Holyroodhouse, il palazzo reale di Edimburgo, dove sarebbe vegliato dalla Royal Company of Archers, e da l trasportato alla cattedrale di St. Giles, per un primo rito funebre. A quel punto sarebbe caricato sul treno reale, che procedendo a velocit ridotta permetter ai cittadini di salutare Sua Maest.
A sovrintendere alle cerimonie funebri sar il duca di Norfolk insieme a una task force del governo: polizia, servizi di sicurezza, forze armate. Quattro giorni dopo la morte, il corpo della regina sar spostato a Westminster Hall, dove rimarr esposto per altri quattro giorni. La bara verr sistemata su un catafalco drappeggiato da un velo color porpora, sul quale saranno collocati i gioielli della corona. A fare la guardia ci saranno quattro soldati - della RAF, dell'Esercito, della Marina Reale, delle Guardie della Torre di Londra - che si daranno il cambio ogni venti minuti.
Il protocollo prevede che i funerali solenni siano celebrati dodici giorni dopo la morte della sovrana per consentire ai capi di governo e alle famiglie reali di presenziare. Quel giorno tutti gli uffici pubblici del Regno Unito, la Borsa e le banche resteranno chiusi o faranno orario ridotto e si terranno messe funebri in molti stadi del regno.
Alle 9 del mattino il Big Ben inizier a suonare.
Con una cerimonia solenne la bara sar trasportata da Westminster Hall all'abbazia di Westminster, dove giunger alle 11. All'interno avranno gi preso posto duemila ospiti, seguiti dalle telecamere delle televisioni che trasmetteranno l'evento in diretta e su maxischermi, con l'unico divieto di non inquadrare i volti della famiglia reale. Nelle stazioni dei treni e della metropolitana, gli autobus si fermeranno e gli autisti scenderanno dai loro mezzi. Al termine della cerimonia, i portatori poggeranno la bara su un affusto di cannone che sar trainato da 138 marinai (tradizione che risale ai tempi del funerale della regina Vittoria, nel 1901) per 37 chilometri, dal centro di Londra alla cappella di St. George a Windsor, dove a porte chiuse il corpo della regina sar calato nella cripta e il nuovo re lascer cadere sulla bara una manciata di terra.
Per gli inglesi la morte di Elisabetta sar un evento del quale non si pu prevedere la portata affettiva. Ci che invece si pu prevedere  la spesa, che sar esorbitante dal punto di vista economico. I funerali e l'incoronazione di Carlo costeranno milioni di sterline, ai quali si dovr aggiungere l'aggiornamento di tutto ci che oggi porta la scritta QEII (Queen Elizabeth seconda): monete, francobolli, banconote, uniformi di polizia e di militari, cassette della Royal Mail. Non ultimo, saranno via via ritirati e sostituiti i passaporti, che permettono al portatore di passare liberamente senza alcun impedimento nel nome di Sua Maest la Regina.
Il 21 aprile 2019 Elisabetta compir 93 anni. E London Bridge is Falling Down sembra destinato a rimanere ancora a lungo soltanto il titolo della filastrocca pi amata dai bambini inglesi.


INQUIETO GIACCIA IL CAPO CHE PORTA LA CORONA.

14 gennaio 2018. Minuta, il passo lento e le spalle un poco curve, Elisabetta seconda fa il suo ingresso nella sala del trono di Buckingham Palace. Abito blu elettrico impreziosito da una spilla di diamanti, tre fili di perle, la sua Launer modello Traviata nera, capelli d'argento scolpiti a piccole onde. Ignora il trono con la sua insegna e si accomoda in una poltroncina di velluto rosso. Di fronte a lei siede, elegante e distinto, il giornalista Alastair Bruce. A separarli c' un piccolo tavolo sul quale  appoggiata la corona di Sant'Edoardo, una delle pi pesanti del mondo: 2 chili e 155 grammi di oro zecchino, brillanti, zaffiri, smeraldi, rubini e perle. La sovrana non la indossa dal 2 giugno 1953, quando l'arcivescovo di Canterbury gliela pose sul capo. Per l'apertura del Parlamento e per altre occasioni ufficiali preferisce la pi leggera Imperial State Crown.
Quasi a volersi aggrappare con gli occhi a un punto invisibile davanti a s, Elisabetta guarda in macchina, esponendo il suo volto a coraggiosi primi piani. La vecchiaia sembra esserle indifferente:  rimasta la donna timida che evita le telecamere e che, fino a oggi, si  trincerata dietro un monastico silenzio, concedendo la sua voce fuori campo in una sola occasione, nel 1992, per il documentario della BBC Elizabeth R. Ma Sua Maest ha il senso della Storia e forse, arrivata al crepuscolo del suo regno, sessantacinque anni dopo l'incoronazione vuole dire la sua, concedendo la prima - e finora unica - intervista alla BBC. L'occasione  il documentario The Coronation, sessanta minuti di conversazione dedicati alla sua incoronazione, che si trasformano da subito in un irresistibile one woman show.
La corona: il suo paradiso, o anche il suo inferno, certo il simbolo che ha illuminato la sua strada. Oltre al duca di Edimburgo, l'amore della sua vita. Amare Filippo, amare la corona, comunque  amare. E lei ha amato. Ricambiata. Perch non  mai venuta meno al suo impegno, non ha fatto capricci e, nonostante l'et, fa il suo dovere tutti i santi giorni.
Sorridendo a Bruce, la regina prende fra le mani l'emblema supremo intarsiato di pietre preziose, lo solleva verso l'alto e lo guarda da vicino con la stessa concretezza che ha sempre mostrato di avere nell'osservare le cose del mondo. Anche quando riguardavano lei. Rigira la corona come fosse un giocattolo:  impossibile riconoscere il fronte dal retro. Sono identici, ma una volta che la indossi rimane ferma da sola. L'idea di inserire una piuma (di diamanti, NdA) nell'elmetto  divertente. Un po' forzata, forse, ma allora (nel 1661!, NdA) si usava cos. Vede, queste sono le perle di Elisabetta prima, ma a guardarle da vicino sembrano davvero infelici... Per vivere, le perle hanno bisogno di essere indossate.
... pesante, Maest?
Be' s, abbastanza pesante.
Ed  comoda?
Con formidabile istinto per le battute, Elisabetta risponde ridendo: Certo che no! Una cosa del genere non pu essere comoda. Come vede c' qualche svantaggio nelle corone, ma restano dei simboli importanti.
La tiene fra le mani e, come svelando a un'amica il segreto di una ricetta, aggiunge: Bisogna alzare le pagine del discorso del giuramento verso gli occhi e non abbassare la testa per leggerle, correndo il rischio di rompersi il collo o di vederla ruzzolare via.
Su uno schermo accanto a loro, scorrono rare immagini d'archivio. Negli spezzoni in bianco e nero dell'incoronazione di Giorgio sesto e nelle fotografie del quaderno ingiallito intitolato Da Lilibet a Mamma e Pap in ricordo della loro incoronazione, Elisabetta rivede se stessa a 11 anni e, con la forza trattenuta dell'emozione, commenta: Ho assistito a un'incoronazione e sono stata la destinataria di quella successiva, ma ricordo molto meglio quella del 1937, perch allora non avevo altro da fare che stare seduta l.
Poi, sullo schermo, irrompe la giovinezza.

E il ricordo distinto, quasi intatto, di quella ragazza dal collo fragile e dagli occhi azzurri e oblunghi prende vita. Elisabetta rivede se stessa com'era quel 2 giugno 1953: bella, pallida e magra. Rievoca la pena del lungo tragitto sulla Gold State Coach attraverso le strade di Londra bardate a festa, e, mentre continua nel suo racconto, ride di gusto:  stato orribile! Quella carrozza era pesantissima... Si muoveva a passo d'uomo, traballava tutta, e ho dovuto rimanerci seduta per ore!.
Elisabetta possiede la grazia del tempo ritrovato e indossa i suoi sorrisi come un abito che, forse, toglie solo quando resta sola.
Il commiato dall'unico giornalista con il quale ha accettato di rivivere il momento pi alto del suo regno  in perfetto stile elisabettiano quando, con la grazia di un'irripetibile regina, si congeda: Vede, Alastair, lei ha studiato questo per tutta la vita. Io, l'ho semplicemente vissuto.
...
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...
FINE.
...
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...
NOTE al testo.
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Infanzia.
1. Kate Williams, Young Elizabeth. The Making of Our Queen, Weidenfeld & Nicolson, London, 2012.
2. William Shawcross, Counting One's Blessings. The Selected Letters of Queen Elizabeth the Queen Mother, Macmillan, London, 2012.
3. Lettera di Elizabeth a Beryl Poignand riportata in The Royal House of Windsor, dir. Richard Sanders, Channel Four 2017.
4. Dal video H.R.H. The Princess Elizabeth at Marcus Adams studio, January 22nd 1931.
5. Marion Crawford, The Little Princesses, Cassell & Co. Ltd, London, 1950.
6. Ibid.
7. Olwen Hedley, Round and about Windsor and District, Oxley and Son, Windsor, 1949.
...
Erede al trono.
1. Marion Crawford, The Little Princesses, cit.
2. Ibid.
3. Indro Montanelli, La stanza di Montanelli, in Corriere della Sera, 19 gennaio 2000.
4. Anne Sebba, That Woman. The Life of Wallis Simpson, Duchess of Windsor, Weidenfeld & Nicolson, London, 2011.
5. Andrew Roberts, How the King found his voice, in The Telegraph, 6 gennaio 2011.
6. Marion Crawford, The Little Princesses, cit.
7. Anne Edwards, Royal Sisters. Queen Elizabeth seconda and Princess Margaret, William Morrow and Company, New York, 1990.
8. Mark Logue e Peter Conradi, The King's Speech. How One Man Saved the British Monarchy, Quercus, London 2010; trad. it. di Simonetta Bertoncini, Il discorso del re. Come un uomo salv la monarchia britannica, Tecniche Nuove, Milano, 2011.
9. Dorothy Wilding, In Pursuit of Perfection, Robert Hale Limited, London, 1958.
10. Roger Eldridge, Tom Hustler. Fast-living society photographer, in The Independent, 9 agosto 2006.
11. David Millward, Queen's letter describing falling in love sells for 14,400, in The Telegraph, 26 aprile 2016.
12. Marion Crawford, The Little Princesses, cit.
13. Ibid.
14. Cecil Beaton, The Unexpurgated Beaton Diaries, Weidenfeld & Nicolson, London, 2003.
15. Ibid.
16. Kate Williams, Young Elizabeth. The Making of the Queen, Weidenfeld & Nicolson, London, 2012.
...
Moglie e madre.
1. Michele Smargiassi, La Brexit del sigaro di Churchill, in Fotocrazia. Evoluzioni e rivoluzioni nel futuro, nel presente e nel passato del fotografico (blog), 24 giugno 2016.
2. Da una lettera di Yousuf Karsh a Tom Blau del 1977.
3. Marion Crawford, The Little Princesses, cit.
4. Ibid.
5. Anonimo, Queen Elizabeth II Recalls Secretly Mingling with Crowds on V-E Day, agenzia Associated Press News, 8 maggio 1985.
6. Sam Greenhill, Revealed: The devastatingly attractive dashing young Army captain who set the Queen's heart a-flutter at the age of 19, in Daily Mail, 9 agosto 2013.
7. Nicholas Davies, Queen Elizabeth II: A Woman Who is Not Amused, Birch Lane Press, New York, 1994.
8. Ibid.
9. Marion Crawford, The Little Princesses, cit.
10. The Royal House of Windsor, dir. Richard Sanders, Channel Four 2017.
11. Baron, Baron, Frederick Muller Ltd, London, 1957.
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Regina.
1. Tom Corby, Sir Edward Ford. Courtier who gave the Queen's worst year in office its Latin tag, in The Guardian, 28 novembre 2006.
2. Robert Lacey, A Brief Life of the Queen, Duckworth Publishers, London, 2012.
3. Discorso riportato sul sito dell'International Churchill Society.
4. Philippe De Baleine, Pour ses vingt-six ans Elizabeth II entre  Buckingham, in Paris Match, 26 aprile 1952.
5. The Queen's Coronation: Behind Palace Doors, dir. Lucy Swingler, Channel Four 2008.
6. Ibid.
7. Ibid.
8. Norman Hartnell, Silver and gold, Evans Brothers Ltd, London, 1955.
9. Vittorio Buttafava, L'amore ha messo in crisi la spensierata Margaret, in Oggi, 16 luglio 1953.
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Solitudine.
1. The Queen's Coronation: Behind Palace Doors, dir. Lucy Swingler, cit.
2. Nicholas Davies, Queen Elizabeth II: A Woman Who is Not Amused, cit.
3. Lady Colin Campbell, The Royal Marriages, St. Martin's Press, New York, 1993.
4. Ibid.
5. Christopher Hitchens, Windsor Knot, in The New York Times, 12 maggio 1991.
6. Sarah Bradford, Elizabeth. A Biography of Her Majesty the Queen, Penguin, London, 2002.
7. Kitty Kelley, The Royals, Grand Central Publishing, New York, 2010.
8. John Parker, Prince Philip. A Critical Biography, Sidgwick & Jackson, London, 1990.
9. Anne De Courcy, Snowdon. The Biography, Weidenfeld & Nicolson, London, 2008.
10. Dal video Fotografare la Regina presente sul sito web Memoro la Banca della Memoria.
11. Marion Crawford, The Little Princesses, cit.
12. Nigel Nicolson, The Queen & Us. The Second Elizabethan Age, Orion Publishing, London, 2003.
13. The Queen and Her Prime Ministers, dir. Tristan Chytroschek e Katharina Wolffdir, Yesterday, 2012.
14. David Montgomery, The day I photographed the Queen and her dogs in the living room at Balmoral, in The Guardian, 24 settembre 2017.
15. Jonathan Dimbleby, The Prince of Wales. A Biography, William Morrow and Company, New York, 1994.
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Windsormania.
1. Penny Junor, The Duchess. Camilla Parker Bowles and the Love Affair That Rocked the Crown, Harper, New York, 2018.
2. The Royal House of Windsor, dir. Richard Sanders, Channel Four 2017.
3. Arthur Edwards, The Diana I Knew, in The Sun, 29 luglio 2017.
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In ombra.
1. The Diamond Queen, dir. Sally Norris, BBC 2012.
2. Robert Hardman, Our Queen, Hutchinson, London, 2011.
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La guerra dei Windsor.
1. Jonathan Dimbleby, The Prince of Wales. A Biography, cit.
2. Robert Jobson, Charles at Seventy. Thoughts, Hopes & Dreams, John Blake Books, London, 2018.
3. Ibid.
4. Kay Richard e Geoffrey Levy, A cold, distant mother? Come off it, Charles, in Daily Mail, 11 marzo 2016.
5. Ingrid Seward, The Queen's Speech. An Intimate Portrait of the Queen in Her Own Words, Simon & Schuster, London, 2015.
6. Diana: 7 Days That Shook the Windsors, dir. Ben Ryder, BBC, 2017.
7. Nicholas Davies, Queen Elizabeth II: A Woman Who is Not Amused, cit.
8. Tina Brown, The Diana Chronicles, Arrow Books, London, 2007; trad. it. di Romina Tappa e Monica Ferrari, Lady Diana Chronicles, TEA, Milano, 2007.
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Nuovo millennio.
1. The Diamond Queen, dir. Sally Norris, BBC, 2012.
2. Roya Nikkhah, Rankin: how I shot the Queen, in The Telegraph, 11 luglio 2009.
3. Phil Dampier e Ashley Walton, What's in the Queen's Handbag and Other Royal Secrets, The Book Guild Ltd, Kibworth, 2007.
4. Sally Bedell Smith, Elizabeth the Queen. The Life of a Modern Monarch, Random House, New York, 2012.
5. Phil Dampier e Ashley Walton, What's in the Queen's Handbag and Other Royal Secrets, cit.
6. Annie Leibovitz, At Work, Random House, New York, 2008; trad. it. di Francesca Stignani, De Agostini, Novara, 2010.
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Un lavoro per la vita.
1. Janet Malcolm, Depth of Field. Thomas Struth's way of seeing, in The New Yorker, 26 settembre 2011.
2. John Swannell, A regal bearing with an incredible sense of modesty: why I love photographing the Queen, in The Telegraph, 16 febbraio 2012.
3. Mark Duell, One is amused: New portrait of the Queen by acclaimed Scottish photographer shows her with a smile and a twinkle in her eye at Buckingham Palace, in Daily Mail, 1 luglio 2014.
4. Sam Knight, London Bridge is down: the secret plan for the days after the Queen's death, in The Guardian, 17 marzo 2017.
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Documentari
Diana: 7 Days That Shook the Windsors, dir. Ben Ryder, BBC, 2017.
The Diamond Queen, dir. Sally Norris, BBC, 2012.
The Queen and Her Prime Ministers, dir. Tristan Chytroschek e Katharina Wolffdir, Yesterday, 2012.
The Queen's Coronation: Behind Palace Doors, dir. Lucy Swingler, Channel Four, 2008.
The Royal House of Windsor, dir. Richard Sanders, Channel Four, 2017.

Chi volesse approfondire pu visitare il sito della casa reale: https://www.royal.uk.
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RINGRAZIAMENTI.
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Desidero anzitutto ringraziare Nicoletta Lazzari e Vicki Satlow per avermi quasi costretta a scrivere un ritratto della donna pi fotografata e celebre del pianeta; per aver insistito, pazienti, determinate e sempre al mio fianco, anche nei momenti di (inevitabile) sconforto. Per aver corretto i miei errori e seguito passo dopo passo, decennio dopo decennio, il percorso del libro.
Indagare il forte legame di Elisabetta seconda con la fotografia, al mio spirito di cronista  parso da subito un buon punto di vista, ma dopo l'idea che ha dato l'avvio alle ricerche in un incredibile mare magnum di informazioni, altri segni mi hanno convinta di essere sulla strada giusta, quasi che le fotografie (come mi ha insegnato l'amico Efrem Raimondi) non smettano mai di parlarci, anche a distanza di anni.
Forse  un caso che una piccola bottega di Parigi dove passavo per la prima volta avesse in vetrina il prezioso numero di Paris Match dedicato ai funerali di Giorgio sesto e altre reliquie giornalistiche su Elisabetta; e magari  stato ancora il caso, negli stessi giorni, a far trovare alla mia agente Vicki Satlow un ciondolo dorato dell'incoronazione del 1953 a forma di libriccino, contenente le pi belle fotografie della regina.
Ma scoprire, dopo averne ignorato per anni l'autore, di avere in casa un ritratto di Bertram Park alla moglie Yvonne Gregory, i due soci di Marcus Adams, primo fotografo di Elisabetta,  stata l'esortazione finale: avventurarmi in quei fotogrammi, seguire le tracce, attraversare le biografie dei grandi maestri che l'hanno ritratta  diventato un dovere. Un'operazione impossibile senza l'aiuto e la consulenza di Livia Corb, che a questo libro ha dato con generosit la sua esperienza di photo editor, e a me la possibilit di accedere all'archivio di Camera Press, visionare decine di scatti dai quali scegliere quelli che vedete pubblicati.
Grazie a Michele Neri, lui sa perch.
A Joseph Calanca, che ha setacciato archivi e biblioteche per cercare vecchi articoli e notizie preziose.
Grazie a Emma Blau, Daryl Bradford, Jaqui Wald di Camera Press per l'introvabile autobiografia di Baron e per i loro racconti sulla vita e la carriera di Tom Blau.
Grazie a Jerry Fielder, assistente di Yousuf Karsh e responsabile della fondazione a lui intitolata per i suoi ricordi sul grande maestro. E a Dmitri Kasterine e Brian Aris per il tempo che mi hanno concesso, regalandomi indimenticabili fotogrammi del loro rapporto con Sua Maest.
Infine grazie a Gio', Davide e Giulia che hanno sopportato l'assenza di una moglie e una mamma, per mesi immersa nella vita di una signora che non avranno mai la gioia di incontrare.
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FINE.